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«La Chiesa del Cenacolo. Vocazione, comunione, missione». Una lettura

28 Febbraio 2026 by Roberto Cavallo

Roberto Cavallo, Cristianità n. 437 (2026)

Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca (Lecce), nel quindicesimo anniversario dell’inizio del suo ministero episcopale in diocesi ha dato alle stampe una lettera pastorale a conclusione del cammino sinodale della Chiesa italiana (2021-2025)(1).

«Il mio intento fondamentale — dichiara in premessa — è di rispondere alla domanda circa l’identità e la missione della Chiesa nel contesto dell’odierno cambiamento d’epoca […]. Non si tratta, infatti, di inventare una nuova Chiesa, ma di rendere nuova la Chiesa di sempre» (p. 6). 

Ricordando che il cammino sinodale italiano ha orientato anche la Chiesa locale, mons. Angiuli traccia le indicazioni pastorali già offerte in passato al suo gregge, iniziando dalla priorità data al sacramento del matrimonio rispetto all’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. La famiglia, infatti, nonostante le molte difficoltà che oggi la affliggono, costituisce una risorsa pastorale prioritaria, perché risponde ai desideri fondamentali e primordiali dell’uomo: desiderio di amare, di formare una famiglia, di avere figli. Per queste ragioni la famiglia deve diventare il soggetto fondamentale dell’azione pastorale, promuovendo una forma di circolarità tra la vita e la fede (cfr. p. 19).

Nel capitolo dedicato alla transizione culturale nell’attuale congiuntura di cambiamento epocale il presule sottolinea il paradosso di un’epoca moderna che, apertasi con un eccezionale e promettente rigoglio di attività umana, sta terminando «[…] nella più mortale e nella più sterile passività che la storia abbia mai conosciuto» (p. 21): così la modernità, incompiuto progetto di emancipazione, sfocia nel post-moderno, una realtà di difficile interpretazione. Resta il fatto che incertezza e disincanto caratterizzano la società post-moderna, segnata soprattutto dall’esasperante affermazione della libertà individuale e dei conseguenti c.d. «diritti civili». Si è passati dall’illuministico primato della ragione al primato della libertà intesa come assoluta autodeterminazione. Oggi il rinascente paganesimo — scrive mons. Angiuli — persegue lucidamente il progetto volto alla distruzione di ogni traccia della presenza e dei valori cristiani per costruire un «nuovo ordine mondiale»; ma — parafrasando uno scritto del 1959 dell’allora don Joseph Ratzinger (1927-2022) — vi è pure un paganesimo che cresce inarrestabile nel cuore stesso della Chiesa, minacciando di distruggerla dall’interno: «Il paganesimo risiede oggi nella Chiesa stessa e proprio questa è la caratteristica della Chiesa dei nostri giorni come anche del nuovo paganesimo: si tratta di un paganesimo nella Chiesa e di una Chiesa nel cui cuore abita il paganesimo» (p. 30)(2).

Potrebbe dirsi — chiosa mons. Angiuli — che anche in ambito religioso ci si trovi in una situazione di post-cristianità, dove però a finire non è il cristianesimo in sé ma una sua particolare, ma non accidentale, forma storica: il Vangelo, infatti, non finisce mai. Comunque, nel naufragio della civiltà occidentale «l’illusione che la secolarizzazione avrebbe espulso la religione dalla società si è dimostrata fallace» (p. 26); anzi le società a più alta forma di secolarizzazione hanno visto nascere e pullulare nuove forme di aggregazioni religiose. Come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) nella costituzione pastorale Gaudium et spes, il punto di riferimento e il fine di tutta la storia è Cristo Signore, Colui che è l’alfa e l’omega, il ponte fra il cielo e la terra, la chiave dei nostri destini. Si tratta di un oggettivo cristocentrismo che, pur tenendo conto della tremenda incidenza del peccato originale e delle sue conseguenze sociali, intende sempre muoversi sul piano della salvezza della storia.

Se a tanti sembra che oggi la Chiesa stia naufragando insieme alla modernità, quali risposte offrire? In effetti, nel tempo recente ve ne sono state di diverse. Un primo orientamento, legato all’opera dello statunitense Rod Dreher(3), propone il ritiro dei cristiani nelle «roccaforti della memoria»: dinanzi al secolarismo e al neo-paganesimo pervasivi, i cristiani, sull’esempio dei monaci dei primi secoli dell’era cristiana, dovrebbero ritirarsi in comunità piccole ma teologicamente ben motivate, dove organizzare la resistenza alla secolarizzazione. Occorrerebbe, dunque, dar vita a comunità che assicurino la trasmissione della fede in attesa di tempi migliori. Il domenicano francese Adrien Candiard, invece, non condivide l’«opzione Benedetto», perché la soluzione — afferma — non può consistere nel ritirarsi in aree protette considerate inespugnabili(4). Pur attingendo sempre alla tradizione, bisogna che essa sia declinata in modo nuovo per contagiare i tantissimi per cui essa, nel migliore dei casi, costituisce solo un ricordo sbiadito. Un altro orientamento, propugnato da Ratzinger «teologo», è quello delle «minoranze creative», piccole ma vivaci comunità di fede necessarie per superare la crisi contingente. In questo caso la Chiesa cattolica deve comportarsi come una minoranza creativa, con una eredità di valori che non sono cose del passato, ma costituiscono realtà viva e attuale. Altro approccio è quello del gesuita francese Cristoph Theobald, che propone il principio di pastoralità sottolineato dal Concilio Vaticano II, dove la fedeltà al Vangelo si accompagna all’ascolto dei segni dei tempi, in una prospettiva ecumenica e missionaria, portata avanti in modo convergente con le altre confessioni cristiane. Per il filosofo canadese Charles Taylor, infine, bisogna prendere atto che la fede è diventata un’opzione fra le altre e che diventa assolutamente problematico identificare il cristianesimo con l’Europa e con l’Occidente, perché — nella «globalizzazione del cristianesimo» — se esso arretra in Europa si diffonde invece vivacemente in Paesi dell’Asia e soprattutto dell’Africa(5).

Terminata la disamina dei prevalenti orientamenti teologici e culturali, mons. Angiuli s’interroga sulla forma che la Chiesa dovrebbe assumere nel nostro tempo. Partendo dalla costituzione conciliare Lumen gentium, egli ritiene che la forma più compiuta sia quella del Cenacolo, cioè quella «stanza superiore» dove hanno avuto luogo i principali misteri della fede cristiana: la lavanda dei piedi, l’istituzione dell’Eucaristia, l’apparizione del Risorto ai discepoli, l’effusione dello Spirito Santo, la costituzione della prima comunità apostolica insieme a Maria: «Nel Cenacolo bisogna ogni volta ritornare e da lì ripartire per le strade del mondo. […] In quella “stanza superiore” è custodita la sua identità, da lì il Vangelo si è diffuso nel mondo» (p. 57). Il Cenacolo è anche immagine della Chiesa celeste, delle cose di lassù, che riguardano le realtà ultime cui dobbiamo pensare, pur tra gli affanni della vita terrena. Così la Chiesa del Cenacolo si articola nella triplice dimensione della vocazione, della comunione e della missione, perché dal Cenacolo si esce per fare missione ma poi bisogna sempre ritornare, come per ricaricare le batterie: «Ugualmente Mosé entra ed esce tanto frequentemente dal Tabernacolo: dentro è rapito dalla contemplazione; fuori è pressato dalla necessità di creature inferme. Dentro medita i misteri di Dio; fuori porta i pesi delle realtà carnali» (p. 74). Dunque, per sintetizzare, una Chiesa che è sì in uscita, ma che poi necessita sempre di «rientrare» per riprendere il contatto diretto con il Signore Gesù.

Mons. Angiuli delinea quindi le due immagini che esprimono il valore del Cenacolo: la casa e la via.«Casa» e «via» sono i principali luoghi vissuti da Gesù durante la sua vita pubblica. La casa, in particolare, suscettibile di molteplici significati, è immagine della Chiesa, della parrocchia, della famiglia. Quest’ultima, intesa anche come piccola Chiesa domestica, è chiamata nel nostro tempo «[…] a salvaguardare la differenza e la reciproca interdipendenza tra maschio e femmina» (p. 85). Inoltre, il Vangelo proclamato nelle chiese è necessario che venga poi «spezzato» nelle famiglie, nelle case private, altrimenti l’evangelizzazione si ferma. Oltre alla casa, per il cristiano c’è la via. Le vie del mondo sono la strada maestra che il discepolo deve percorrere, seguendo le orme di Gesù fino alla meta finale: «La Chiesa è, dunque, costituita dai discepoli che seguono il maestro lungo la via da lui tracciata; anzi seguono lui stesso che è la via per antonomasia» (p. 94). Tale cammino avviene fra difficoltà e persino persecuzioni, che però non debbono e non possono togliere la gioia che discende dalla preghiera allo Spirito Santo.

In conclusione — scrive mons. Angiuli — proprio camminare insieme con gioia è il grande compito che attende la Chiesa nel nuovo scenario della storia. Un cammino diocesano che sia caratterizzato dallo stile sinodale, appena vissuto; da una forma giubilare, quella del pellegrinaggio e della letizia; da una modalità esodale, cioè con lo sguardo sempre rivolto alla città eterna, meta ultima del nostro vivere.

La preghiera e l’invocazione alla Vergine de finibus terrae — la Madonna «di frontiera» del santuario di Leuca, posto all’estremo lembo d’Italia e d’Europa — chiude la Lettera pastorale, mentre un ultimo paragrafo è dedicato alla Pala della Maestà del duomo di Siena, dipinto capolavoro del pittore senese Duccio di Buoninsegna (1255 ca.-1318) nonché icona di riferimento di tutta la Lettera e copertina del libro.

Roberto Cavallo

Note:

(1)   Cfr. mons. Vito Angiuli, La Chiesa del Cenacolo. Vocazione, comunione, missione. Lettera alla Chiesa di Ugento-S. Maria di Leuca a conclusione del cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, Edizioni VivereIn, Monopoli (Bari) 2025. Il numero di pagina fra parentesi nel testo fa riferimento a questo documento.

(2)   Cfr. il testo completo in Joseph Ratzinger, I nuovi pagani e la Chiesa, trad. it., in Cristianità, anno XLV, n. 384, marzo-aprile 2017, pp. 29-40.

(3)   Cfr. Rod Dreher, L’opzione Benedetto. Strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano, trad. it., San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2018.

(4)   Cfr. Adrien Candiard, La speranza non è ottimismo. Note di fiducia per i cristiani disorientati, trad. it., EMI, Verona 2021.

(5)   Cfr. Charles Taylor, L’età secolare, trad. it., Feltrinelli, Milano 2009.

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