La Colombia nella morsa fra guerriglieri comunisti narcotrafficanti e governanti arrendisti

Alleanza Cattolica 19 anni fa
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Sociedad Colombiana Tradición y Acción, Cristianità n. 303 (2001)

 

Il 3 febbraio 2001, a Cali, in Colombia, la Sociedad Colombiana Tradición y Acción ha reso pubblico un documento intitolato Consideraciones sobre una zona de despeje para el ELN, “Considerazioni su una zona sgomberata per l’ELN”. La traduzione e il titolo sono redazionali.

 

 

Negli ultimi mesi ha sollevato molte polemiche il problema di una zona sgomberata per l’ELN [Ejército de Liberación Nacional], simile a quella concessa alle FARC [Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia] nella regione del Caguán. A proposito del fatto che questo impegno governativo porterà o meno a un’autentica pacificazione della nostra Patria, la Sociedad Colombiana Tradición y Acción pensa necessario far giungere ai colombiani le seguenti considerazioni.

1. Precedenti costituiti da quanto ottenuto con le FARC

1.1. Risultati concreti della “zona di distensione” del Caguán

Sono ormai trascorsi due anni da quando il presidente della Repubblica [Andrés Patrana Arango] ha deciso di mettere in atto un esperimento rischioso, cioè di consegnare alle FARC un territorio di più di 40.000 km2, all’inizio per pochi giorni, in cambio di un dialogo con tale gruppo guerrigliero. Il meno che ci si poteva aspettare di fronte a una concessione così rilevante è che le FARC compissero qualche gesto di pace, per dare credibilità ai negoziati politici in corso.

Ma la realtà va precisamente in senso contrario. L’atteggiamento sanguinario di questo gruppo guerrigliero è sempre più radicale, e i suoi continui attacchi terroristici non danno indicazioni di nulla di diverso dal fatto che, in ultima analisi, non vuole la pace. Gli attacchi fino alla distruzione totale contro abitati poveri e indifesi, in tutte le regioni della Colombia, ne sono una prova evidente. Solo l’anno scorso, quasi un centinaio di villaggi sono stati attaccati con bombe, mitragliatrici e dinamite, producendo numerosi morti e consistenti perdite materiali, e radendo letteralmente al suolo alcuni di questi abitati. Inoltre, la zona smilitarizzata e consegnata al controllo politico, giuridico e poliziesco delle FARC è stata il luogo in cui si è preparata la maggior parte di questi attacchi contro persone e contro realtà di carattere chiaramente civico, quali i residenti negli abitati distrutti e i negozi e le costruzioni prese di mira.

1.2. I gruppi guerriglieri non smettono di rapire

Inoltre, i sequestri di persone si sono moltiplicati, e i principali protagonisti di questo orrendo crimine sono precisamente i guerriglieri delle FARC e dell’ELN. La “zona di distensione” del Caguán si è trasformata in luogo di rifugio dei rapitori e di prigionia dei rapiti, molti dei quali portati sul posto da zone molto lontane per evitare che le autorità li riscattino. In tale regione è stato quindi montato un sistema d’impunità terrificante, senza che nessuna autorità abbia fatto nulla per impedirlo.

1.3. Legami guerriglia-narcotraffico: ciò che alimenta la guerra

Il territorio concesso alle FARC coincide con la zona di maggior produzione e lavorazione di coca nel Paese. Non è un segreto per nessuno che l’organizzazione guerrigliera ha nel narcotraffico la fonte maggiore d’introiti, e che queste risorse sono tanto consistenti da permettere a essa di mantenere in attività una forza enorme, di comperare armi e munizioni, e di finanziare tutte le sue operazioni delittuose dentro e fuori del territorio colombiano.

In pratica, la politica del governo di abbandono alle FARC del territorio del Caguán ha permesso a questa organizzazione criminale di diventare il maggior cartello di produzione di coca esistente in America.

2. Conseguenze di un’eventuale zona sgomberata per l’ELN

I risultati dei negoziati con l’ELN non sono molto diversi da quelli ottenuti con le FARC. Se queste due organizzazioni sovversive hanno qualcosa in comune sta nel non avere incertezze nell’uso delle tattiche terroristiche e criminali più radicali per obbligare lo Stato e la società civile ad accettare i loro oscuri disegni. Relativamente all’ELN, i sequestri massicci, gli attentati contro l’infrastruttura economica della nazione, le continue imboscate contro pattuglie dell’Esercito e della Polizia, e i più perversi e demenziali atti di sabotaggio costituiscono una chiara strategia attraverso cui esercitano pressioni perché il governo abbandoni loro un territorio su cui possano esercitare una parodia di “sovranità”, nello stile di quella concessa alle FARC nel Caguán.

2.1. Padrone di un territorio, l’ELN non diverrà pacifico

Se il governo, contrastando l’opinione di tutto il Paese, concede all’ELN il territorio che pretende, questo gruppo guerrigliero non lo utilizzerà per realizzare un processo di ragionevole pacificazione. Al contrario, costituirà una piattaforma per ottenere un rafforzamento politico, militare ed economico. La zona che chiede è anche uno dei comparti produttori di coca più importanti della Colombia, che, sotto il dominio dell’ELN, sfuggirà al controllo di polizia delle autorità legittime.

Così, abbandonare questo territorio all’ELN equivarrebbe a dare inizio a un enorme rafforzamento economico di questo gruppo, grazie al denaro prodotto dal narcotraffico.

2.2. La popolazione del Magdalena Medio si oppone radicalmente

In modo decisamente contrario a quanto accaduto nella zona del Caguán, gli abitanti del Magdalena Medio, contando sulla solidarietà dell’enorme maggioranza dei colombiani e vedendo gli abusi commessi dalla guerriglia delle FARC nel territorio pretesamente smilitarizzato per il dialogo, hanno manifestato la loro intenzione di opporsi con ogni mezzo possibile a un laboratorio di pacificazione così ambiguo. Non vogliono essere ostaggi su cui si commettano tutti i soprusi e i crimini dei guerriglieri, ai quali tanto le autorità quanto l’opinione pubblica della Colombia e del mondo intero stanno assistendo con terrificante indifferenza.

E, come sembra e come vanno dicendo apertamente i leader civici degli abitati in questione, sono intenzionati a non permettere che i soprusi del Caguán si ripetano nella loro regione. Imponendo la misura con un atto di forza il governo otterrà l’incremento dello scontro, perché non è un segreto per nessuno che il Magdalena Medio è stato una zona i cui abitanti hanno mantenuto per diversi anni un atteggiamento anti-sovversivo molto fermo. Abbandonando la zona all’ELN, le ritorsioni e i delitti contro i leader della reazione anti-guerrigliera non cesseranno e i comportamenti bellicosi degli abitanti contro i sovversivi saranno continui. In ultima analisi, non sarà un ambiente propizio al dialogo né favorevole alla pace.

2.3. Insomma, i gruppi guerriglieri non vogliono la pace

Oltre queste considerazioni, vi è un elemento di giudizio che il governo non ha saputo valutare nella giusta misura: Qual è realmente la volontà di pace dei gruppi guerriglieri in Colombia?

Di fronte a tante concessioni fatte dall’attuale governo, sommate a quelle già fatte dai governi precedenti, è il caso di chiedersi che cosa vogliono realmente i gruppi guerriglieri. Se per caso è la pace cui anelano tutti i colombiani, non hanno dato il sia pur piccolo segnale di andare in questa direzione.

Tutto quanto è dato vedere nell’azione dei sovversivi sono preparativi per la più inaudita violenza. Il loro atteggiamento di fronte ai negoziati di pace è di presa in giro sistematica di tutto quanto concordato al tavolo del negoziato. Il sequestro — tanto di persone quanto di gruppi —, il terrorismo e tutte le forme di criminalità e d’intimidazione dell’opinione pubblica sono strategie di conquista. Finché persisteranno questi meccanismi di pressione e d’intimidazione in ultima analisi non vi è volontà di pace, benché i leader sovversivi dicano il contrario.

Quando i gruppi guerriglieri s’impegneranno seriamente a farla finita con pratiche aberranti come il sequestro e il terrorismo, e inoltre libereranno le centinaia di sequestrati, e consegneranno le armi, si potrà credere alla loro volontà di far pace. Finché non accadrà tutto ciò, i partecipanti a questo processo continueranno a ingannarsi reciprocamente, e a ingannare il Paese e il mondo su un processo che dice di essere di pacificazione, ma che, in realtà, è una capitolazione dello Stato e del governo di fronte a un’estorsione guerrigliera, contro la volontà dell’immensa maggioranza degli abitanti della Colombia.

Eugenio Trujillo Villegas

Direttore Esecutivo Sociedad Colombiana Tradición y Acción

Cali, 3 febbraio 2001

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