La diffusione dei buoni libri per la gloria di Dio e la salvezza delle anime

Alleanza Cattolica 38 anni fa
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San Giovanni Bosco, Cristianità n. 81 (1982)

 

Circolare ai Salesiani per la diffusione dei buoni libri, del 19-3-1885, in S. GIOVANNI BOSCO, Scritti sul sistema preventivo nell’educazione della gioventù, Introduzione, presentazione e indici alfabetico e sistematico a cura di Pietro Braido, La Scuola, Brescia 1965, pp. 599-603.

 

Verità dimenticate

LA DIFFUSIONE DEI BUONI LIBRI PER LA GLORIA DI DIO E LA SALVEZZA DELLE ANIME

 

Carissimi figliuoli in G. C.

[…] desideroso di vedervi ogni giorno più crescere in zelo ed in meriti al cospetto di Dio, non lascierò di suggerirvi di quando in quando i varii mezzi che io credo migliori, onde possa riuscire sempre più fruttuoso il vostro ministero.

Fra questi quello che io intendo caldamente raccomandarvi, per la gloria di Dio e la salute delle anime, si è la diffusione dei buoni libri. Io non esito a chiamare Divino questo mezzo, poiché Dio stesso se ne giovò a rigenerazione dell’uomo. Furono i libri da esso ispirati che portarono in tutto il mondo la retta dottrina. Esso volle che in tutte le città e in tutte i villaggi della Palestina ve ne fossero copie e che ogni sabbato se ne facesse  lettura nelle religiose assemblee. Sul principio questi libri furono patrimonio solamente del popolo ebreo, ma, trasportate le tribù in cattività, nell’Asia e nella Caldea, ecco la Santa Scrittura venir tradotta in lingua siro-caldaica e tutta l’Asia centrale possederla nel proprio linguaggio. Prevalendo la potenza Greca, gli Ebrei portarono le loro colonie in ogni angolo della terra e con esse si moltiplicarono all’infinito i Libri Santi; e i Settanta, colla loro versione, arricchirono con questi eziandio le biblioteche dei popoli pagani; sicché gli oratori, i poeti, i filosofi di que’ tempi attinsero dalla Bibbia non poche verità. Iddio, principalmente co’ suoi scritti ispirati, preparava il mondo alla venuta del Salvatore.

Tocca adunque a noi imitare l’opera del Celeste Padre. I libri buoni, diffusi nel popolo, sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime. I pensieri, i principii, la morale di un libro cattolico sono sostanza tratta dai libri e dalla tradizione Apostolica. Sono essi tanto più necessari in quanto che l’empietà e l’immoralità oggigiorno, si attiene a quest’arma per fare strage nell’ovile di Gesù Cristo, per condurre e per trascinare in perdizione gli incauti e i disobbedienti. Quindi è necessario opporre arma ad arma. Aggiungete che il libro, se da un lato. non ha quella forza intrinseca della quale è fornita la parola viva, da altro lato presenta vantaggi in certe circostanze anche maggiori. Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote, è tollerato eziandio dai cattivi come memoria e come regalo. Presentandosi non arrossisce, trascurato non s’inquieta, letto insegna verità con calma, disprezzato non si lagna e lascia il rimorso che talora accende il desiderio di conoscere la verità; mentre esso è sempre pronto ad insegnarla. Talora rimane polveroso sovra un tavolino o in una biblioteca. Nessuno pensa a lui. Ma vien l’ora della solitudine, o della mestizia, o del dolore, o della noia, o della necessità di svago, o dell’ansia dell’avvenire, e questo amico fedele depone la sua polvere, apre i suoi fogli e si rinnovano le mirabili conversioni di S. Agostino, del Beato Colombino e di S. Ignazio. Cortese coi paurosi per rispetto umano si intrattiene con essi senza dare sospetto a veruno; famigliare coi buoni è sempre pronto a tener ragionamento; va con essi in ogni istante, in ogni luogo. Quante anime furono salvate dai libri buoni, quante preservate dall’errore, quante incoraggiate nel bene. Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio. Eppure quanto di meglio si ottiene. Un libro in una famiglia, se non è letto da colui a cui è destinato o donato, è letto dal figlio o dalla figlia, dall’amico o dal vicino. Un libro in un paese talora passa nelle mani di cento persone. Iddio solo conosce il bene che produce un libro in una città, in una biblioteca circolante, in una società d’operai, in un ospedale, donato come pegno di amicizia. Né bisogna temere che un libro possa essere da certuni rifiutato perché buono. Al contrario. Un nostro confratello, tutte le volte che a Marsiglia andava sui moli di quel porto, recava sue provviste di libri buoni da regalare ai facchini, agli artigiani, ai marinai. Or bene, questi libri furono sempre accolti con gioia e riconoscenza, e talora erano letti subito con viva curiosità. 

Premesse queste osservazioni e omessene molte altre […], vi pongo sott’occhio le ragioni per cui dovete essere animati a procurare con tutte le forze e con tutti i mezzi la diffusione dei buoni libri non solo come Cattolici, ma specialmente come Salesiani: 

1. Fu questa una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza, e voi sapete come io dovetti occuparmene con instancabile lena, non ostante le mille altre mie occupazioni. L’odio rabbioso dei nemici del bene, le persecuzioni contro la mia persona dimostrarono come l’errore vedesse in questi libri un formidabile avversario e per ragione contraria un’impresa benedetta da Dio.

2. Infatti la mirabile diffusione di questi libri è un argomento per provare l’assistenza speciale di Dio. In meno di trent’anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo. Se qualche libro sarà rimasto trascurato, altri avranno avuto ciascuno un centinaio di lettori, e quindi il numero di coloro ai quali i nostri libri fecero del bene si può credere con certezza di gran lunga maggiore del numero dei volumi pubblicati.

3. Questa diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della Congregazione. L’articolo 7 del paragrafo primo delle nostre Regole dice dei Salesiani: «Si adopereranno a diffondore buoni libri nel popolo, usando tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira. Colle parole e cogli scritti cercheranno di porre un argine all’impietà ed all’eresia che in tante guise tenta insinuarsi fra i rozzi e gli ignoranti. A questo scopo devono indirizzarsi le prediche le quali di tratto in tratto si tengono al popolo, i tridui, le novene e la diffusione dei buoni libri».

4. Perciò fra questi libri che si devono diffondere io propongo di tenerci a quelli, che hanno fama di essere buoni, morali e religiosi e debbonsi preferire le opere uscite dalle nostre tipografie, sia perché il vantaggio materiale che ne proverrà si muta in carità col mantenimento di tanti nostri poveri giovanetti, sia perché le nostre pubblicazioni tendono a formare un sistema ordinato, che abbraccia su vasta scala tutte le classi che formano l’umana società. Non mi fermo su questo punto: piuttosto con vera compiacenza vi accenno una classe sola, quella dei giovanetti, alla quale sempre ho cercato di far del bene non solo colla parola viva, ma colle stampe. […] Non vi dico che io abbia raggiunto il mio ideale dì perfezione, vi dirò bensì che a voi tocca coordinarlo in modo, che sia completo in tutte le sue parti.

Vi prego e vi scongiuro adunque di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione. Incominciatela non solo fra gli stessi giovanetti che la Provvidenza vi ha affidati, ma colle vostre parole e col vostro esempio fate di questi altrettanti apostoli della diffusione dei buoni libri.

Al principio dell’anno gli alunni, specialmente i nuovi, si accendono di entusiasmo alla proposta di queste nostre associazioni, tanto più vedendo che si tratta di corrispondere con una esigua somma. Procurate però che siano spontanee e non in qualsivoglia modo imposte le loro adesioni, e con ragionate esortazioni inducete i giovani ad associarsi, non solo in vista del bene che questi libri faranno ad essi, ma eziandio riguardo al bene che con questi possono fare agli altri, mandandoli a casa di mano in mano che sono pubblicati, al padre, alla madre, ai fratelli, ai benefattori. Eziandio i parenti poco praticanti la religione restano commossi a questo ricordo di un figlio, di un fratello lontano, e facilmente si inducono a leggere il libro, se non altro, per curiosità. Procurino però che queste spedizioni non prendano mai l’aspetto di predica o di lezione ai parenti, ma sempre e solo di caro dono e di affettuosa memoria. Ritornati poi a casa, col regalarli agli amici, coll’imprestarli ai parenti, col darli per compenso di qualche servigio, col cederli al parroco, pregando che li distribuisca, col procurare nuovi associati, si sforzino di accrescere i meriti delle loro opere buone.

Persuadetevi, o cari miei figliuoli, che simili industrie attireranno su di voi e sui nostri fanciulli le benedizioni più elette del Signore. 

SAN GIOVANNI BOSCO

 

 

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