La legge morale naturale e le terribili conseguenze derivanti dalla sua trasgressione

Alleanza Cattolica 38 anni fa
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Giovanni Paolo II, Cristianità n. 81 (1982)

 

Omelia alla Parrocchia di Gesù Divino Lavoratore, del 25-10-1981, in L’Osservatore Romano, 26/27-10-1981.

 

Magistero pontificio

LA LEGGE MORALE NATURALE E LE TERRIBILI CONSEGUENZE DERIVANTI DALLA SUA TRASGRESSIONE

 

[…] nella […] lettura del libro dell’Esodo, ascoltiamo gli appelli che l’autore del testo rivolge da parte di Dio agli uomini dell’Antica Alleanza, e che non perdono la loro attualità in nessuna epoca: «non molesterai…» «non opprimerai…» «non maltratterai la vedova o l’orfano» «non ti comporterai … da usuraio» «se prendi in pegno … lo renderai».

L’autore del libro dell’Esodo con questi ordini così forti e perentori vuole farci riflettere sulla fondamentale realtà dell’esistenza di una «legge morale naturale», insita nella stessa struttura dell’uomo essere intelligente e volitivo. Dio non ha creato l’uomo a caso, ma secondo un progetto di amore e di salvezza. Per il fatto stesso che una persona è vivente e cosciente, non può lasciarsi condurre e dominare dall’arbitrio, dall’autonomia, dall’impulso degli istinti e delle passioni. Purtroppo viene oggi insegnato e propalato dai mezzi di comunicazione, specialmente dagli audiovisivi, un «umanesimo istintuale», che esalta il valore arbitrario della spontaneità istintiva, dell’edonismo, dell’aggressività. Ma non è così: c’è una legge morale inscritta nella coscienza stessa dell’uomo, che impone di rispettare i diritti del Creatore e del prossimo e la dignità della propria persona; legge che praticamente si esprime con i «Dieci Comandamenti».

Il trasgredire la legge morale naturale è fonte di terribili conseguenze e già lo notava San Paolo nella Lettera ai Romani: «Tribolazione e angoscia per ogni uomo che opera il male…: gloria invece, onore e pace per chi opera il bene» (Rm 2, 9-10). Ciò che San Paolo riferiva ai popoli pagani, che non avevano agito in conformità con la conoscenza razionale di Dio, unico Creatore e Signore, e avevano disprezzato la legge morale naturale, ha un impressionante riscontro in tutti i tempi, e quindi anche nella nostra epoca: «Poiché disdegnarono la vera conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa di una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia…» (Rm 1, 28-29). L’abbassamento della morale, sia in campo sociale sia nell’ambito personale, causato dalla disubbidienza alla legge di Dio inscritta nel cuore dell’uomo, è la più terribile minaccia alla singola persona ed all’intera umanità.

GIOVANNI PAOLO II

 

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