
Dallo splendore dell’arte barocca all’eclissi dell’immagine di Dio.
di Mario Vitali
L’arte barocca, frutto del Concilio di Trento dominò la scena artistica fino alla fine del secolo XVIII.

Tra il 1600 e il 1609 Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), ricevette l’incarico dai frati Capuccini di Palermo di realizzare un dipinto destinato all’Oratorio di San Lorenzo e raffigurante la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. Il dipinto è considerata dagli storici dell’arte una delle più grandi opere realizzate dal maestro lombardo. Il capolavoro venne rubato tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 dalla chiesa di San Lorenzo e mai più ritrovato. Esso è una delle dieci opere d’arte più ricercate dalle polizie di tutto il mondo. Oggi sull’altare è posta una copia perfettamente identica a quella realizzata dall’artista ma non è l’originale.
L’opera conosciuta con il nome di Natività di Palermo richiama, in parte, lo schema iconografico dei primi secoli dell’era cristiana con Maria non ancora in adorazione ma con la postura di tutte le madri dopo il parto e il Bambino nudo come tutti i bambini appena nati. Caravaggio torna così a sottolineare la vera umanità di Gesù che nasce da una donna resa stanca dalle fatiche del viaggio e della maternità.
Il volto di Maria è al centro della scena e guarda il figlio appena nato e deposto nudo su un lenzuolo steso a terra quasi una prefigurazione della sua morte.
Rimangono presenti il bue e l’asino a rappresentare il popolo ebraico e i popoli gentili. Il richiamo allo schema iconografico antico non vanifica lo schema successivo che vede la presenza di altri attori sulla scena, oltre a San Giuseppe sono presenti San Lorenzo, con abiti liturgici, e San Francesco d’Assisi che sembrano meditare su quella maternità che cambierà le sorti del mondo, e un angelo che discende sulla stalla e che indica con la mano il cielo per significarne l’unione tra esso e il Bambino appena nato.
A Messina c’è un’altra opera di Caravaggio che narra la nascita di Gesù ed è conosciuta come la Natività di Messina

Fu il Senato di Messina a commissionare a Caravaggio la Natività destinata all’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Concezione retta dai frati cappuccini.
La scena si svolge all’interno di una povera stalla di legno, Maria, esausta, stringe a sé il bambino addormentato dedita a riscaldarlo e a proteggerlo ma, nello stesso tempo, a mostrarlo ai pastori che intendono adorarlo. San Giuseppe e tre pastori guardano la madre ed il figlio adoranti e in preghiera, silenziosi e discreti, per non voler turbare il sonno del piccolo e il riposo attento della madre.
Sul fondo, a sinistra del quadro, raccolti in un cesto, il pane e gli strumenti di lavoro del falegname a voler indicare l’umiltà di quella famiglia.
In epoca più recente merita di essere ricordata l’opera del pittore pistoiese Pietro Bugiano (1905-1992) che realizzo nel 1928 l’opera intitolata “La Natività (La sera)” oggi custodita presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze

Pietro Bugiani realizzò diverse opere a tema religioso, la più nota è quella relativa alla Natività dove la scena sacra viene inserita all’interno del tipico paesaggio della campagna pistoiese.
L’opera punta all’essenziale senza trascurare il dettaglio, il suo stile richiama quelli di Giotto (1267-1337) e del Beato Angelico (1395-1445) coerente con le aspirazioni del movimento di “recupero dei primitivi”, di cui Bugiani faceva parte, che si proponeva la riscoperta e rivalutazione dei pittori e scultori attivi tra il Duecento e il Quattrocento. La Vergine coperta da un manto rosso, simbolo di regalità, è in adorazione del Bambino avvolto in fasce bianche luminose che indicano la luce della rivelazione e la purezza divina che entra nel mondo.
A partire dalla seconda metà del XVIII secolo l’arte religiosa registra un graduale ma costante declino, il tema religioso diventa marginale nel panorama artistico dell’Occidente. Gradualmente svaniscono gli schemi iconografici che hanno contribuito a proporre modelli orientativi ai quali si ispiravano gli artisti per raccontare le Sacre Scritture e per diffondere il messaggio cristiano e che ora mirano piuttosto a sorprendere più che a raccontare o adorare il mistero eclissando l’immagine di Dio.
Sabato, 27 giugno 2026
*In evidenza La Natività di Caravaggio
