“La profezia di Celestino” e la “fine” del New Age

Massimo Introvigne 26 anni fa
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Massimo Introvigne, Cristianità n. 236 (1994)

 

“La profezia di Celestino” e la “fine” del New Age

 

Le classifiche dei libri più venduti sono spesso un punto di partenza interessante per comprendere le mode e le correnti dominanti della nostra epoca, che talora sfuggono a rilevazioni di altro genere. Non si deve dimenticare, naturalmente, che le classifiche dei best-seller, negli Stati Uniti d’America come in Italia, sono — da un certo punto di vista — “false”, perché vengono spesso elaborate su campioni di librerie non specializzate, che escludono le librerie religiose. Così i veri best-seller — in Italia i libri di Vittorio Messori, negli Stati Uniti d’America i testi del fondamentalismo apocalittico protestante (1) che annunciano l’imminente fine del mondo — compaiono raramente nelle classifiche, che inoltre non comprendono i testi non venduti nelle librerie; se così non fosse certi titoli dei testimoni di Geova, venduti quasi solo di porta in porta, sarebbero sistematicamente ai primi posti. Nonostante queste riserve, le classifiche mantengono un indubbio interesse. Negli Stati Uniti d’America, da quasi un anno, il libro indicato come più venduto è The Celestine Prophecy. An Adventure, di James Redfield (2), che — dopo essere già stato tradotto in quindici paesi — è uscito nell’agosto del 1994 in Italia e nel successivo ottobre è entrato nelle classifiche italiane dei libri più diffusi. In Italia — in modo per qualche verso discutibile — il titolo è stato tradotto come La profezia di Celestino. Romanzo (3): nel romanzo, infatti, non vi è nessun Celestino e il titolo fa allusione a un “Campo Celestino” — chiamato anche “Campo del Paradiso” — e a “Rovine Celestine”, che si troverebbero in Perù. In spagnolo l’aggettivo “celestino” può fare riferimento a un colore — ma l’uso è raro e letterario —, all’ordine religioso dei Celestini o a un uccello chiamato appunto “celestino” (4).

Spesso dietro il perdurante successo di un romanzo vi è la sapiente propaganda dell’ufficio stampa di un grande editore: in questo caso, tuttavia, il grande editore — il gruppo Warner — è intervenuto quando il successo era già cominciato, e il volume aveva scalato le classifiche in una versione che l’autore aveva fatto stampare a proprie spese. Quindi, non vi è dubbio che La profezia di Celestino abbia successo — a prescindere dalla campagna pubblicitaria, che pure oggi certamente esiste — per la sua capacità di interpretare tendenze e aspirazioni che sono, per così dire, nell’aria.

 

1. La trama del romanzo è semplice. Un americano — incuriosito dal racconto di un’amica — si reca in Perù per scoprire quanto vi sia di vero nella storia della scoperta di un antico manoscritto, che contiene le risposte ultime alle domande fondamentali dell’uomo. In Perù l’americano scopre che il manoscritto esiste davvero, ma è diventato la posta in gioco di una corsa mortale fra due gruppi rivali. Scienziati “aperti” e “progressisti“, ricercatori spirituali “alternativi” e sacerdoti cattolici liberal, in conflitto con la gerarchia ecclesiastica, cercano il manoscritto per fare beneficiare il mondo della sua saggezza. Militari peruviani e scienziati ottusi e scettici cercano invece il manoscritto per toglierlo dalla circolazione o distruggerlo: tutti costoro — i “cattivi” del romanzo — prendono ordini dalla parte “retriva” della gerarchia cattolica peruviana guidata da un moderno inquisitore, il cardinale Sebastián. I “buoni” — a poco a poco — riescono a scoprire le nove “illuminazioni” o parti in cui si articola il manoscritto, ma la forza dei “cattivi” prevale e le illuminazioni vengono sistematicamente confiscate. Giacché, tuttavia, i “cattivi” non sono sanguinari — il cardinale Sebastián raccomanda di non spargere sangue — nessuno dei protagonisti positivi principali viene ucciso, e l’autore viene semplicemente espulso e rimandato negli Stati Uniti d’America. Qui potrà raccontare al mondo la storia del manoscritto e prepararsi a cercare la decima illuminazione ancora perduta; il che permetterà, naturalmente, di dare un seguito al fortunato romanzo (5).

 

2. I personaggi di La profezia di Celestino sono del tutto privi di personalità e di spessore, e anche l’inevitabile storia d’amore del protagonista non riesce ad appassionare il lettore. L’unico vero personaggio del romanzo è il manoscritto, e le avventure sono solo il pretesto per svelare una dopo l’altra le nove illuminazioni. La prima (pp. 9-24) insegna a prendere sul serio le presunte “coincidenze” che si verificano nella nostra vita, che ci rivelano l’esistenza di una realtà ulteriore e nascosta rispetto al mondo fisico. La seconda (pp. 25-45) introduce a una filosofia della storia moderna, la storia di un’umanità che invia “esploratori” per superare gli angusti confini “confessionali” del mondo medioevale. Gli esploratori tornano con il progresso materiale e tecnologico, ma senza quel progresso spirituale in cui molti avevano continuato a sperare. La terza illuminazione (pp. 46-72) insegna una tecnica per “vedere” l’energia che ogni uomo emana e per imparare a dirigerla verso le persone che si vogliono aiutare. La quarta illuminazione (pp. 73-97) mostra che l’umanità fa normalmente un cattivo uso dell’energia: uomini e donne cercano di strapparsela e di dominarsi a vicenda. La quinta (pp. 98-127) insegna che i conflitti non sono veramente necessari perché, anziché cercare di rubare energia ai nostri simili, possiamo imparare ad attingerla da una fonte comune e superiore attraverso le esperienze mistiche. La sesta (pp. 128-154) classifica le relazioni interpersonali sbagliate e i “tipi” dell’intimidatore, dell’inquisitore e della vittima, a cui tutti inconsciamente ci conformiamo e che dobbiamo imparare a riconoscere per poi superarli. La settima illuminazione (pp. 155-182) insegna a interpretare pensieri apparentemente “spontanei“, sogni e coincidenze come segni che annunciano il futuro e indicano la via che dobbiamo percorrere, lasciandoci “trascinare dalla corrente” senza cercare di resistere. L’ottava illuminazione (pp. 183-219) insegna come impostare le relazioni interpersonali in modo corretto, evitando che gli altri — a cominciare dai bambini — sviluppino una relazione di dipendenza da noi come unica fonte di quell’energia che tutti devono invece imparare ad attingere da soli dall’universo. La nona illuminazione (pp. 220-248) — la più misteriosa — annuncia l’Era Nuova, il New Age in cui gli uomini rallenteranno la crescita demografica, ridaranno spazio alle foreste e ne attingeranno un’energia straordinaria. Questa energia permetterà loro di “vibrare” in modo sempre più rapido fino a raggiungere uno stato di esistenza nuovo in cui diventeranno immortali e invisibili: molti secoli fa i maya “hanno compiuto tutti insieme il grande passo” (p. 244), ed ecco spiegato il mistero della loro scomparsa (6).

 

3. La profezia di Celestino è un autentico centone di molte fra le idee in voga nel New Age: l’anti-cattolicesimo, il mondo come oceano di energia, le vibrazioni, la psicologia popolare della “dipendenza”, della “co-dipendenza” e dei “tipi” studiati tramite l’enneagramma, l’idealizzazione romantica delle culture pre-colombiane (7). Che l’antico maya, presunto autore del manoscritto, fosse così aggiornato sulle mode psicologiche popolari in voga nella California degli anni 1990 non è molto credibile, ma non sarebbe troppo grave se tutti fossero d’accordo sul fatto che, in ogni caso, si tratta soltanto di un romanzo. Purtroppo l’autore, James Redfield, pubblica una rivista — The Celestine Journal — in cui da mesi lascia intendere che il manoscritto non è solo un’invenzione letteraria, ma è stato “visto” dall’autore o gli è stato “trasmesso” in un’esperienza mistica. Negli ultimi mesi James Redfield offre anche — attraverso un’organizzazione chiamata Satori Publishing — di rivelare ai lettori, sulla base del loro oroscopo, non solo “i vostri particolari problemi di controllo”, ma anche “la vostra missione ispirata e spirituale” (8).

 

4. La religiosità americana — dal Libro di Mormon al Corso in Miracoli — è piena di libri segreti scoperti o “trasmessi” durante esperienze mistiche, e della malizia della Chiesa cattolica nel nascondere testi liberanti ma “proibiti” si era già occupato Umberto Eco ne Il nome della rosa (9). Ci si potrebbe così limitare a registrare il perdurante successo di certi temi del New Age e l’uso della letteratura come loro strumento primario di trasmissione popolare. Si può accennare, tuttavia, anche a un’altra considerazione. La profezia di Celestino — con il riferimento a nove “illuminazioni” codificate — irrigidisce il New Age in un sistema o in una sorta di “credo” preciso — proprio quello che il New Age non voleva essere —, e nello stesso tempo mette in secondo piano — senza assolutamente negarli — due elementi che nel New Age sono cruciali: l’astrologia e la reincarnazione. Così il romanzo è insieme una festa del New Age e una testimonianza della crisi che il New Age, entrato in una fase di declino, comincia a vivere oggi negli Stati Uniti d’America, anche se non ancora in altri paesi.

 

5. In una serie di interventi in congressi internazionali di sociologia nell’estate del 1994 il professor J. Gordon Melton — forse il più noto specialista internazionale di nuovi movimenti religiosi — ha sostenuto la tesi della “fine del New Age” (10). Per intendere questa tesi occorre riflettere su che cos’è, esattamente, il New Age. Se il New Age dovesse venire considerato un nuovo movimento religioso, una “setta”, una realtà organizzata e strutturata, la sua “fine” non potrebbe avvenire in silenzio, quasi in punta di piedi: occorrerebbe, se non un atto formale di scioglimento, qualche avvenimento evidente e facilmente rilevabile. Ma il New Age, precisamente, non è un movimento: non ha indirizzi, sedi, capi, fondatori, gerarchie. È un network di gruppi diversi che hanno in comune soltanto qualche tema di fondo, mentre su altri temi divergono, e trovano momenti di incontro all’insegna dell’idea comune di un “Evo Nuovo” di pace e di felicità che sta sorgendo sulla Terra (11). Così pure, se il New Age dovesse essere considerato un movimento filosofico, una corrente che si ispira alle idee di alcuni scienziati e filosofi della scienza di diverse università degli Stati Uniti d’America, i tempi lunghi della filosofia renderebbero senz’altro prematuro parlare oggi di una sua “fine”. Ma il New Age “universitario” dei filosofi e degli scienziati è solo un piccolo movimento che ha cercato di interpretare e di “inculturare” nel mondo accademico il New Age popolare, e che ha interessato poche centinaia di persone. Mentre i testi più strettamente filosofici sul New Age sono stati venduti in poche migliaia di copie, i testi dell’attrice Shirley Maclaine a base di channeling — una moderna forma di spiritismo — e di magici poteri dei cristalli hanno contato i loro lettori a milioni.

 

6. Soprattutto fuori dagli Stati Uniti d’America, e in particolare in Italia — con dovizia di argomenti — da don Aldo Natale Terrin, è stato sostenuto che il vero New Age è soltanto — o principalmente — quello dei filosofi e degli scienziati (12). Recentemente, l’autore italiano ha avuto modo di riprendere la sua tesi criticando in particolare il mio studio sul New Age, che darebbe, a suo avviso, “troppa importanza al channeling e sarebbe quindi in “difetto di ossigeno” nel ricostruire l’epistemologia del New Age, perché ricavare che cosa pensano i new ager della questione della verità da testi come quelli delle sedute di channeling di J. Z. Knight — a cui si “rivela” lo spirito Ramtha — significherebbe “partire da presupposti assolutamente impropri” (13). Al lettore dei saggi di don Aldo Natale Terrin sarà chiaro che la divergenza interpretativa nasconde un problema dottrinale: lo studioso di Padova è d’accordo con me nell’identificare come cruciale nel New Age il problema epistemologico, ma non condivide la mia valutazione del tutto negativa del relativismo volontaristico che è nel cuore dell’epistemologia del New Age. Ma vi è anche un problema di metodo. Don Aldo Natale Terrin è un filosofo della religione e non un sociologo, ed è normale che le sue preferenze vadano a testi di contenuto dottrinale più rigoroso. Il sociologo si interessa meno al vigore speculativo intrinseco dei testi, e molto di più alla loro capacità di influenza sociale. Da questo punto di vista una semplice inchiesta negli ambienti del New Age avrebbe facilmente rivelato che una percentuale infima di coloro che si considerano new ager hanno anche solo sentito nominare gli scienziati e i filosofi studiati con particolare attenzione da don Aldo Natale Terrin, mentre tutti conoscono le stelle del channeling, la reincarnazione, l’astrologia, i cristalli. Naturalmente nessuno vieta ai filosofi della religione di chiamare “New Age” il pensiero — relativista — elaborato da una piccola cerchia di scienziati e di filosofi traendo conclusioni epistemologiche e metafisiche dalla fisica quantistica. Tuttavia, quando si parla del New Age come di un fenomeno di massa — che ha toccato milioni di persone — si parla di un’altra cosa. E per questa “altra cosa” — il New Age nel senso in cui comunemente se ne parla — […] il channeling era essenziale. Non era periferico come hanno suggerito alcuni di coloro che hanno gestito la fine del New Age. Sotto il fuoco delle pesanti critiche dei media contro il channeling alcuni hanno cercato di sostenere che esso era un’aggiunta superficiale attaccata al New Age senza farne veramente parte. È tutto il contrario: il channeling è stato lo strumento attraverso cui la visione del New Age è stata articolata e si è presentata con l’autorità delle entità soprannaturali che la proclamavano. […] L’idea di un Evo Nuovo di felicità e di pace non è evidente e certamente non è suggerita dal corso degli eventi internazionali. Aveva bisogno di un’autorità che la dichiarasse vera. Questa autorità veniva dagli spiriti tramite il channeling (14).

 

7. D’altro canto, l’“autorità” degli spiriti — divenuti oggetto di consumo popolare attraverso il channeling-spettacolo e le attività di personaggi come Shirley Maclaine — poteva portare soltanto a un’identificazione debole con l’idea del New Age. Naturalmente, sulla debolezza intrinseca dell’ideologia del channeling i critici come don Aldo Natale Terrin hanno ragione. Ma proprio perché l’elemento che sosteneva il New Age era debole, il New Age era esposto a una fine precoce. Fra il 1993 e il 1994 si è assistito così a una serie di fenomeni significativi come la chiusura di una percentuale consistente delle librerie della rete del New Age negli Stati Uniti d’America; il crollo del prezzo dei cristalli — il cui successo, è bene non dimenticarlo, riposava largamente sulle rivelazioni trasmesse dal channeling —, la dichiarazione della “dipartita”, della demise, del New Age in una serie di interventi pubblici di portavoce fra i più importanti della corrente, a partire da David Spangler (15). Perché è successo tutto questo? Secondo J. Gordon Melton, il network del New Age si è andato dissolvendo come altri network precedenti che attendevano epoche di pace, di progresso e di felicità: semplicemente, l’Età dell’Oro non è venuta e la cronaca continua a offrire guerre, scandali e miserie, che fra l’altro hanno coinvolto anche alcuni portavoce del New Age, la cui vita privata non è al di sopra di ogni sospetto, e importanti organizzazioni di servizio della corrente, accusate di operare in modo troppo scoperto per fini esclusivamente commerciali (16).

 

8. I network, peraltro, hanno un modo di “finire” diverso dai movimenti: quando il network declina, le singole componenti riprendono la loro autonomia ed è anche possibile che un network “muoia” in quanto network trasformandosi in movimento, com’è accaduto — per esempio — nel mondo cristiano nel caso di molte correnti pentecostali, nate come network e in seguito trasformatesi in movimenti o denominazioni. Non solo: dopo essere passate in un gigantesco network come il New Age, le singole componenti, gruppi, correnti non sono più quelle di prima. L’interazione con altre realtà, diversissime, ne ha rafforzate alcune e ne ha indebolite altre. Secondo J. Gordon Melton alcuni gruppi hanno imparato nel New Age a mettere in secondo piano l’elemento debole — l’annuncio di una Età dell’Oro — e a dotarsi di una visione del mondo più strutturata. L’esempio principale di gruppo che esce rafforzato dall’esperienza del New Age — nonostante critiche e perfino disavventure giudiziarie — è, sempre secondo J. Gordon Melton, proprio il movimento di J. Z. Knight, costruito intorno alle “rivelazioni” dello spirito Ramtha. Questo movimento ha imparato a “lasciare nella penombra” l’elemento millenaristico di annuncio di un Evo Nuovo e ha elaborato “una “teologia” che abbraccia l’intero corso della vita umana, dalla culla alla bara e oltre, e un programma che prevede attività per tutto l’anno e per tutti i livelli di aderenti”. Così, il movimento di Ramtha è un esempio “particolarmente impressionante” di gruppo che, passato dal network del New Age, ne è uscito rafforzato e con una struttura che ne farà verosimilmente una “nuova religione”, destinata a durare nel tempo. Al contrario, per le correnti più filosofiche e accademiche il contatto con fenomeni popolari come il channeling e i cristalli — che viene normalmente rimproverato a tali correnti dai critici del New Age, nonostante i tentativi da esse fatti di prenderne le distanze — fa prevedere, dopo il passaggio attraverso il New Age stesso e a causa di questo passaggio, un declino e una crisi (17).

 

9. È davvero “finito” il New Age? Il dibattito sulla tesi di J. Gordon Melton è aperto ed è prematuro trarre conclusioni. Occorre anche ricordare che le mode culturali nascono e declinano nel mondo anglofono con un anticipo di cinque-dieci anni rispetto ad altre aree culturali: un fenomeno in declino negli Stati Uniti d’America può dunque essere al suo apogeo in Italia e ai suoi inizi in Russia o in Albania. Inoltre — come lo stesso J. Gordon Melton ha precisato — la “fine” del New Age significa per lui fine del network: dunque né fine delle singole componenti del network — che esistevano già prima del New Age ed esisteranno ancora dopo il New Age, eventualmente dopo avere subito certe trasformazioni —, né — soprattutto — fine della mentalità. Al contrario, J. Gordon Melton ritiene che una “base” di “dissenso dal cristianesimo” sui temi centrali dell’origine e del destino dell’uomo — misurabile attraverso l’indicatore principale della nuova religiosità, la credenza nella reincarnazione — esistesse già in Occidente prima del New Age. Ma, nell’ultimo trentennio, il New Age ha “allargato questa base di dissenso” in modo significativo, così che oggi si presenta “fortemente radicata nelle società occidentali”, come dimostrano i risultati convergenti delle indagini statistiche sulla credenza nella reincarnazione in parecchi paesi dell’Occidente (18).

 

10. Se anche il network — già oggi negli Stati Uniti d’America, fra qualche anno in paesi come l’Italia — fosse davvero alla fine, la mentalità rimarrà ancora per molti anni e lascerà tracce durature, che solo un’azione evangelizzatrice da parte di una solida cultura cristiana — precisamente la “nuova evangelizzazione” su cui insiste Papa Giovanni Paolo II — potrebbe permettere di rimontare e superare. Da questo punto di vista, lo sguardo deve ancora una volta concentrarsi sulla cultura popolare. L’enorme successo internazionale di un romanzo, anche se di mediocre fattura, come La profezia di Celestino, mostra da una parte quanto sia radicata la mentalità del New Age, dall’altra come un’opera di propaganda tutt’altro che priva di mezzi e di strumenti lavori per assicurarsi che questa mentalità permanga il più a lungo possibile. La profezia di Celestino è forse il testamento del New Age: ma un testamento propagandato e diffuso per assicurarsi che l’eredità non vada dispersa e continui a far sentire i suoi effetti ancora per molti anni. Tutto questo rende lo studio di che cosa è — o, forse, è stato — il New Age non meno, ma più urgente.

Massimo Introvigne

 

Note:

(1) Cfr. George M. Marsden, Understanding Fundamentalism and Evangelicalism, William B. Eerdmans Publishing Company, Grand Rapids (Michigan) 1991, p. 159.

(2) James Redfield, The Celestine Prophecy. An Adventure, 2a ed., Warner Books, New York 1994 (1a ed. presso l’Autore, Hoover [Alabama] 1989).

(3) Idem, La profezia di Celestino. Romanzo, trad. it., Corbaccio, Milano 1994; i rimandi fra parentesi nel testo rinviano a questa traduzione.

(4) Cfr. El Vox Mayor. Diccionario general ilustrado de la lengua española. In appendice il Nuovo Vox Dizionario Spagnolo-Italiano Italiano-Spagnolo, Zanichelli-Bibliograf, Bologna 1987, p. 234.

(5) Per la verità, sembra che James Redfield abbia pronta non solo la decima — su cui fornisce qualche anticipazione, in vista del secondo romanzo, il cui titolo dovrebbe essere appunto The Tenth Insight, in An Interview with James Rdfied, a cura di Paul Ferrini, in Miracles Magazine, vol. 1, n. 8, autunno 1994, pp. 34-39 —, ma anche l’undicesima e la dodicesima illuminazione. Secondo un’ampia intervista rilasciata dallo scrittore americano a Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa, […] l’avventura divina non è finita. Redfield ha intuito che esistono altre tre illuminazioni: saranno al centro del libro che uscirà il prossimo anno” (Voglia di profeti, a cura di Bruno Ventavoli, in Tuttolibri, anno XIX, n. 926, 15-10-1994, p. 1).

(6) Anche se la magia delle illuminazioni non incita certo alla violenza e si presenta come dolce e gentile, non si può fare a meno di notare la somiglianza fra le idee esposte nel romanzo circa il passaggio a uno stato di esistenza in cui si diventa immortali e invisibili e l’ideologia del Tempio Solare, il movimento neo-templare protagonista, nei giorni 4 e 5 ottobre 1994, di un suicidio-omicidio che avrebbe dovuto permettere ai suoi membri di diventare “maestri ascesi” invisibili e onnipotenti: cfr. il mio La tragedia del Tempio Solare: il suicidio di una Rivoluzione, in Cristianità, anno XXII, n. 235, novembre 1994, pp. 5-16. Nota il rischio di un parallelo con il Tempio Solare lo stesso J. Redfield, The Mystery, in The Celestine Journal, vol. 1, n. 12, dicembre 1994, pp. 1-2.

(7) Cfr. una messa a punto e una critica su tutti questi temi, nel mio Storia del New Age 1962-1992, Cristianità, Piacenza 1994.

(8) Satori Publishing, volantino, 1994.

(9) Cfr. il mio Contro “Il nome della rosa”, in Cristianità, anno XV, n.142, febbraio 1987, pp. 7-11.

(10) Cfr., per esempio, J. Gordon Melton, The Future of the New Age Movement, relazione presentata al convegno internazionale sulle nuove religioni e la nuova religiosità RENNORD 94, Greve (Danimarca), 22-25 agosto 1994, testo diffuso dall’Institute for the Study of American Religion.

(11) È questa la tesi centrale del mio Storia del New Age 1962-1992, cit.; cfr. pure, più brevemente, il mio Che cos’è il New Age, in Cristianità, anno XXI, nn. 220-221, agosto-settembre 1993, pp. 11-18.

(12) Cfr. Aldo Natale Terrin, New Age. La religiosità del post-moderno, EDB, Bologna 1993.

(13) Idem, New Age. Religione o terapia?, in Eugenio Fizzotti (a cura di), Religione o terapia? Il potenziale terapeutico dei nuovi movimenti religiosi, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1994, pp. 55-87 (pp. 64 e 71).

(14) J. G. Melton, relazione cit., pp. 4-5.

(15) Ibid., pp. 5-6.

(16) Ibidem.

(17) Ibid., pp. 6-8.

(18) Ibid., p. 9.

 

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