La religione in Francia: uguaglianza dei culti ufficiali fondata sullo scetticismo, tolleranza rifiutata agli altri culti

Alleanza Cattolica 19 anni fa
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Frédéric Le Play (1806-1882), Cristianità n. 308 (2001)

 

La Réforme sociale en France déduite de l’observation comparée des peuples européens, 7a ed. in tre tomi, tomo primo, La religion, la propriété, la famille, cap. 13, État de la religion en France: égalité des cultes officiels fondée sur le scepticisme. Tolérance refusée aux autres cultes, Alfred Mame et Fils-Dentu Libraire, Tours-Parigi 1887, pp. 182-192. Traduzione, titolo e inserzioni fra parentesi quadre redazionali.

 

 

§ I. L’irreligione e il degrado della razza. Corruzione nei grandi centri

Non devo addentrarmi in lunghe spiegazioni per provare che le idee correnti fra noi, in materia di religione, si distanziano molto (1) da quelle correnti presso i tre popoli di cui ho parlato [russo, inglese e nordamericano].

Scrittori legati agli errori del secolo XVIII professano quotidianamente, senza ferire l’opinione pubblica, che i culti religiosi hanno avuto un’utilità solo temporanea per l’organizzazione delle società europee; che, da allora, i trattamenti riservati presso di noi alle convinzioni religiose sono le ultime vestigia di una “civiltà arretrata”; dichiarano che queste necessità d’altri tempi verranno meno nella misura in cui si consoliderà la ragione.

In verità, queste dottrine non vengono più propagate con la passione e lo spirito proselitistico che animava gli enciclopedisti; ma si fanno largo sulla stampa periodica (2) e nelle produzioni letterarie (3), con la calma e l’autorità propri di un’idea dominante. Ispirano le classi dirigenti sia nella vita privata che in quella pubblica. Penetrano sempre di più nelle classi popolari, nella misura in cui l’insegnamento statale e i nuovi mezzi di trasporto restringono la porzione del territorio nazionale in cui si perpetuava l’antica tradizione.

Diffondendosi, nel corso dell’ultimo secolo [il XVIII], nelle classi illuminate, e minando sordamente, come l’esperienza ci ha fin troppo provato, le fondamenta dell’ordine sociale, lo scetticismo non vi aveva distrutto, in un primo momento, né il gusto delle lettere e delle arti, né diversi altri sintomi della prosperità. Lo stesso impulso continua a operare oggi sui ranghi inferiori della nazione; ma vi comporta risultati completamente diversi. Infatti, quando le popolazioni non sono più protette dalle abitudini al lavoro e al risparmio, perdendo i convincimenti religiosi, cadono in un grossolano materialismo. L’ubriachezza diventa il solo diversivo al lavoro, e ne assorbe i frutti. Le donne e i bambini restano nella privazione, e i vecchi genitori, considerati come un carico inutile, subiscono trattamenti odiosi. Immerse in questo disordine, le classi inferiori attribuiscono naturalmente all’organizzazione sociale i mali che provengono soprattutto dai loro stessi vizi. In questo modo aumenta incessantemente un odio brutale contro le classi dirigenti e contro l’ordine stabilito. Questa forma di corruzione si mostra anzitutto nei grandi centri abitati (4), a contatto con i focolai di scetticismo alimentato dai ricchi dediti all’ozio. Si comunica poi ai distretti rurali, attraverso la diffusione clandestina di libri osceni, e con l’aiuto di cantieri mobili di lavori pubblici (5), che invadono successivamente tutti i punti del territorio (6).

Questa inclinazione verso il dubbio e il materialismo non esisteva all’epoca in cui l’ammirazione unanime degli altri popoli poneva la Francia alla testa dell’Europa. Essa non si manifesta neppure presso i tre popoli prosperi, fra i quali non infieriscono i mali che desolano la nostra società. Si è visto, per esempio, che i russi, gl’inglesi e gli americani settentrionali si distinguono nello stesso tempo per i loro fermi convincimenti e per la pace sociale. Quindi, il metodo d’osservazione mi autorizza a vedere la causa dei nostri mali nello scetticismo e il rimedio nel ritorno ai convincimenti religiosi.

§ II. La tolleranza nata dallo scetticismo. Retribuzione accordata al clero

Alcuni scrittori, pur cogliendo le conseguenze funeste dell’irreligione, sono troppo portati a far affidamento sull’estensione data fra noi alla libertà religiosa. La concessione di questa libertà è stata un atto meritorio da parte dei credenti che facevano violenza ai propri convincimenti per rendere la pace alla patria. Ma non si potrebbe farne titolo di merito per governanti imbevuti di scetticismo. La tolleranza è una sorta di puntello che diventa necessario all’edificio religioso, quando ha subito certe scosse; ma i convincimenti ne costituiscono la base eterna. Quando è alleata alla fede, la rende più solida; mentre diventa una sorta di derisione quando la fede viene a mancare. D’altra parte, la libertà religiosa è solidamente instaurata solo presso i popoli che sanno contenere in giusti limiti uno degli slanci più generosi della natura umana: lo spirito di proselitismo. Orbene, l’esperienza ci segnala che i fondamenti di questa libertà sono da noi poco solidi. Infatti, tutte le volte che qualche calamità sociale mette in rilievo il sentimento religioso, certi credenti non si limitano più a fare il loro dovere, cioè a propagare la dottrina a titolo privato; infrangono la legge che conserva la pace sociale, e reclamano il concorso dei poteri pubblici (7). In materia di religione è più facile essere credenti che essere moderati; bisogna temere lo zelo dei nuovi convertiti. Se, come si deve desiderare, improvvisamente in Francia fosse dato agli spiriti un impulso religioso, si potrebbe temere che la libertà di coscienza non vi sarebbe rispettata meglio che in Svezia, dove i protestanti, molto attaccati alla loro fede, opprimono i cattolici. Insomma, non siamo certi di aver realmente fondato la pace sociale sulla tolleranza, perché vi siamo giunti per la strada cattiva, attraverso lo scetticismo religioso, e non attraverso il sentire meditato della libertà altrui.

Introducendo, per spirito d’indifferenza, l’uguaglianza nell’organizzazione religiosa, siamo andati contro uno scoglio che avremmo evitato seguendo l’esempio degli Stati Uniti. Gli americani settentrionali rifiutano il principio di una religione di Stato sostenuta con la tassazione, e non si credono obbligati a dare contributi a tutti i culti. Non vogliono sollevare i problemi d’ortodossia, che farebbe rinascere la scelta delle religioni ammesse a godere di questo favore. Rifiutano soprattutto di sconvolgere gli spiriti insegnando loro, con questa pratica, che è buona cosa incoraggiare nello stesso tempo la verità e l’errore.

La retribuzione attribuita, in Francia, al clero cattolico è, senza dubbio, un giusto sgravio per la spoliazione di cui è stato vittima, quando la rivoluzione ha confiscato a vantaggio dello Stato i beni destinati al servizio religioso dalla volontà dei donatori. Quanto è dato a due comunità protestanti e agli israeliti, può essere ugualmente considerato come un giusto indennizzo per persecuzioni secolari. Ma queste compensazioni, considerate come un mezzo per liquidare definitivamente il passato, avrebbero dovuto venir accordate sotto forma di dotazioni, in relazione con i bisogni attuali. I fedeli di ogni comunità avrebbero poi provveduto con donativi volontari ai nuovi bisogni, senza nessun’altra interferenza dello Stato.

§ III. Parziale ritorno alle convinzioni religiose e riforma del clero

Tuttavia, in mezzo alle imperfezioni del nostro regime religioso, la libertà di coscienza, sostenuta dalla legge, se non dai costumi, ha già dato risultati che non si possono ammirare eccessivamente. Dopo la Rivoluzione, e soprattutto durante il corso della nostra generazione, si è realizzato un certo miglioramento nell’opinione pubblica. Le tendenze ostili alla religione persistono ancora fra le persone che hanno ricevuto l’impulso diretto degli uomini del secolo XVIII, o che sono state oppresse dal clero della Restaurazione. Crescono ancora fra le masse popolari, che seguono sempre a grande distanza le idee delle classi dirigenti. Ma ai nostri giorni non si trovano più né fra i giovani che studiano né fra i pensatori che cercano con metodo le cause della nostra decadenza. Molti uomini eminenti, posti in prima fila nella stima generale, apprezzano oggi i veri bisogni del nostro tempo, e la funzione elevata che verrà svolta dalla religione nell’opera della riforma sociale. Potrebbero imporre un nuovo indirizzo all’opinione pubblica. Quest’opera avrà fatto molti passi avanti quando il clero, dando loro ogni garanzia, avrà acquisito la loro collaborazione.

Un altro cambiamento ancor più considerevole si è prodotto nei costumi delle autorità religiose. Agli scandali dati, durante tutto il corso del secolo XVIII, da un clero ricco e corrotto, sono succeduti i buoni esempi di un clero povero e virtuoso. Fatto strano e che mostra come lo Stato non abbia il potere d’intervenire utilmente negl’interessi religiosi! L’ancien régime, prodigando alla religione ufficiale i vantaggi sociali e perseguitando gli altri culti, aveva ottenuto il risultato di far crollare l’influenza a lungo preponderante del clero cattolico, e di suscitargli nemici irriconciliabili. Il nuovo regime, al contrario, perseguitando il clero cattolico, oppure lasciandolo esposto agli attacchi dei suoi nemici, gli aveva reso, nel 1848, l’ascendente di cui era privo da molto tempo. In questo modo l’intolleranza non nuoce solamente alle società togliendo loro il beneficio della pace sociale: produce un risultato diametralmente opposto a quello atteso. Allontana dal clero gli spiriti retti ed elevati; li porta a uscire dai limiti di una resistenza legittima, e attira sulla religione anche attacchi che dovrebbero essere rivolti solo ai persecutori.

Questi sono i mezzi imprevisti attraverso i quali la Provvidenza, riannodando la catena dei tempi, riporta la Francia al fine perseguito dalle grandi intelligenze del secolo XVII, quando Luigi XIV [di Borbone (1638-1715)] venne a spezzare la tradizione dei due regni precedenti.

§ IV. Sintomi di miglioramento fra i popoli cristiani

A questo punto si presenta l’obiezione che ho già confutato in termini generali nell’introduzione di quest’opera. Molti scrittori, convinti che le convinzioni religiose sono la principale forza degli Stati, si convincono nello stesso tempo che nessuno sforzo potrebbe arrestare il movimento che, da due secoli, porta la Francia allo scetticismo. Il loro scoraggiamento si riassume consuetamente nell’assioma secondo cui i popoli posti in questa situazione sono trascinati alla rovina da una forza irresistibile.

Alle considerazioni già presentate per combattere questa opinione aggiungerei che il cristianesimo introduce nella costituzione sociale dei moderni mezzi di riforma di cui non fruivano gli antichi. Gli europei sono inoltre sostenuti da un’emulazione che è mancata ai grandi imperi dell’antichità. Si elevano, nell’insieme dei loro atteggiamenti morali, al di sopra del livello attinto nel passato dalle nazioni più potenti. Questa superiorità è appunto dovuta alla religione cristiana; infatti è soprattutto marcata presso i tre popoli che conservano meglio la fede nella missione soprannaturale di Gesù Cristo.

In verità, i popoli non battono assolutamente con continuità le vie del bene: l’orgoglio e gli appetiti sensuali, questi eterni nemici dell’umanità, continuano a ostacolare incessantemente il loro cammino. Di solito questi due flagelli cominciano a produrre i loro danni nei periodi di prosperità. Si è potuto constatare, da tre secoli, nei principali Stati d’Europa, che i maggiori successi sono stati precursori di una rapida caduta. L’Italia, la Spagna e il Portogallo, un tempo così ammirati, sono profondamente decaduti; la Francia declina sempre di più (8); gli Stati Uniti, la stessa Inghilterra, presentano sintomi d’indebolimento. Ma dopo certe epoche critiche ogni popolo cristiano ha trovato il mezzo di reagire su sé stesso e di riguadagnare la posizione d’avanguardia che aveva lasciato conquistare dai suoi rivali. Come esempi della capacità reattiva, che distingue gli europei moderni, si possono citare: in Francia, la mirabile riforma di Enrico IV [di Borbone (1553-1610)] e di Luigi XIII [di Borbone (1601-1643)], e, in Inghilterra, quella di Giorgio III [di Hannover (1738-1820)]. Anche in mezzo alla nostra decadenza attuale, la tendenza verso il meglio è visibile negli sforzi perseveranti, benché infruttuosi, fatti, dopo il Consolato [1799-1802], per porre rimedio ai vizi del secolo XVIII e ai disastri della Rivoluzione [1789].

Per preparare alla Francia un avvenire migliore bisogna, anzitutto, risalire all’origine del male. Bisogna mettere in risalto l’interesse dei laici e dei chierici a porre fine alle loro discordie e a unirsi, finalmente, per cominciare la riforma.

Frédéric Le Play (1806-1882)

 

Note:

(1) L’indebolimento dello spirito cristiano, in Francia, è segnalato in termini energici da membri del nostro clero, che hanno la scienza e la dedizione necessarie per reagire, di concerto con i laici illuminati, contro questa funesta tendenza dell’opinione pubblica. A questo proposito si può consultare l’opera Hier et aujourd’hui dans la société chrétienne [del 1863], di don Isoard [Louis Romain-Ernest (1820-1901), vescovo di Annecy dal 1879], p. 295.

(2) La conclusione data fin dal 1855 a Ouvriers européens (cfr. 2a ed., tomo I, capitoli III, V, VIII, XVII) e in cui constato che la religione resta attualmente uno dei fondamenti delle società, ha sollevato in molti scrittori della stampa periodica reazioni ostili contro l’opera e provocato la maggior parte delle critiche a essa rivolte. Queste si appoggiano soprattutto sulla teoria storica secondo cui i convincimenti religiosi scompaiono nella misura in cui “la civiltà” si perfeziona. A questo proposito si troverà un esempio dell’opinione dominante in un articolo del giornale la Presse, del 28 novembre 1855.

(3) Secondo la tesi consueta dei nostri letterati, ormai la religione non può più contribuire al benessere della società; molti scrittori la respingono anche come un ostacolo e un pericolo. In una delle sue opere, Proudhon [Pierre-Joseph (1809-1865)], analizzando l’influenza esercitata fino a oggi dalla religione sull’educazione della gioventù, giunge a questa conclusione: “Dunque, la religione, comunque sia fatta, naturale o soprannaturale, positiva o mistica, poiché non aggiunge nulla alla moralità dell’uomo, è inutile all’educazione. Lungi dal servire a essa, può solo falsificarla, caricando la coscienza di motivi impuri e alimentando la vigliaccheria, principio di ogni degrado”.

(4) Sulla depravazione dei costumi in un comune rurale della periferia di Parigi, cfr. Les Ouvriers des deux Mondes, 1a serie, tomo II, p. 476; Le Sublime, ou le Travailleur comme il est en 1870, Parigi, 1 vol., in 8°. Non si potrebbe trovare presso nessuna razza d’uomini esempi più terribili di degrado (Nota del 1872).

(5) Cfr. Les Ouvriers des deux Mondes, 1a serie, tomo I, p. 100.

(6) A queste influenze funeste, che ho enumerato in tali termini nel 1856, si è aggiunta oggi quella dei cabaret. Ho segnalato di recente, in un’altra opera, come questo flagello abbia come collaboratori la cattiva stampa e gli agenti del fisco: cfr. La Paix sociale, 2a ed., capitolo V, nota 5 (Nota del 1872).

(7) Verso la fine della Restaurazione, i giovani educati nella religione cattolica erano ammessi all’École Polytechnique solo a fronte di un certificato di pratica religiosa rilasciato dal proprio parroco. Questa misura, criticata dalla spirito scettico e rivoluzionario incarnato nella nostra gente, ha spesso portato fuori strada giovani orientati al bene. Al contrario, l’atteggiamento d’indifferenza mantenuto dal governo dal 1830 ha cancellato a poco a poco questi sentimenti. Infine, il favore accordato dall’opinione pubblica alla religione, dopo le prove del 1848, e più tardi certe misure del governo imperiale, hanno risvegliato in determinate autorità ecclesiastiche pretese contro le quali adesso si viene producendo una nuova reazione. Molte persone illuminate delle nazioni latine d’Occidente hanno condiviso le antipatie che l’intolleranza religiosa del clero, assecondata dai governanti, aveva suscitato in Francia fra i giovani della Restaurazione. Per esempio, ne trovo traccia nel passo seguente di una lettera con cui il conte di Cavour [Camillo Benso (1810-1861)] replicava vivacemente, il 13 giugno 1860, a una reprimenda dell’arcivescovo di Chambéry [mons. Alexis Billiet (1783-1873)]: “… Non sono assolutamente disposto a vendicarmi ora dei soprusi che ho dovuto subire, in gioventù, da certi preti che invocavano il braccio secolare per forzarmi a seguire le loro dottrine e a mettere in pratica i loro precetti”.

(8) Da quando, nel 1862, queste righe sono state scritte, l’Austria e la Francia, dopo disastri inauditi, sono cadute al rango di potenze di second’ordine. Il decadimento delle grandi nazioni cattoliche è un fatto compiuto (Nota del 1872).

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