La Quaresima è scavare in noi stessi per ritrovare l’acqua pura del Signore. Ma nelle comunità cattoliche siamo davvero capaci di ascoltare come faceva Gesù?
di Michele Brambilla
Papa Leone XIV spiega, all’inizio dell’Angelus dell’8 marzo, che con la pagina della Samaritana si inizia a leggere nella liturgia domenicale una serie di Vangeli che, «fin dai primi secoli della storia della Chiesa, illuminano il cammino di chi, a Pasqua, riceverà il Battesimo e inizierà una vita nuova. Queste grandi pagine evangeliche, che leggiamo a partire da questa domenica, sono donate ai catecumeni, ma nello stesso tempo vengono riascoltate da tutta la comunità, perché aiutano a diventare cristiani oppure, se lo si è già, a esserlo con più autenticità e più gioia».
«Gesù, infatti, è la risposta di Dio alla nostra sete. Come suggerisce alla Samaritana, l’incontro con Lui attiva nel profondo di ciascuno “una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14). Quante persone, in tutto il mondo, cercano anche oggi questa sorgente spirituale», esclama il Papa, che cita in proposito la filosofa ebrea Etty Hillesum (1914-43), deportata ed uccisa nei lager nazisti: «A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo» (Etty Hillesum, Diario, Milano 2012, 153). Come dice il Pontefice, «non c’è energia spesa meglio di quella che dedichiamo a liberare il cuore. Per questo, la Quaresima è un dono: entriamo nella terza settimana e possiamo ormai intensificare il cammino».
Nessuno dei discepoli si aspettava che Gesù perdesse tempo a convertire una samaritana, dato che la Samaria era una regione “scismatica” fin dalla morte di re Salomone. Cristo allora li rimprovera utilizzando un proverbio allora in voga: «Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35). Lo Spirito soffia dove vuole e predispone le anime ad accogliere la Verità, pertanto «il Signore dice ancora alla sua Chiesa: “Alza gli occhi e riconosci le sorprese di Dio!”. Nei campi, quattro mesi prima della mietitura, non si vede quasi nulla. Ma là dove noi non vediamo nulla, la Grazia è già in azione e i frutti sono pronti da raccogliere».
Certo, «forse gli operai sono pochi, perché distratti da altre attività», osserva il Papa, ed è un salace doppio rimprovero: a chi potrebbe accogliere la vocazione, ma preferisce non pensarci, e ai discernitori (gli operai “già in campo”), che non riservano molto tempo all’ascolto e non creano le condizioni perché le vocazioni autentiche possano essere davvero accolte. «Gesù, invece, è attento» sia alle dinamiche del gruppo che ai bisogni del singolo. «Quella donna samaritana, stando alle consuetudini, avrebbe dovuto semplicemente ignorarla; invece Gesù le parla, la ascolta, le dà credito senza secondi fini e senza disprezzo», suscitando la meraviglia di chi, essendo da un po’ alla sequela del Maestro, avrebbe dovuto comprendere i suoi metodi.
Che Leone XIV stia pensando proprio alle comunità ecclesiali ne è prova l’inciso successivo, nel quale rimarca «quante persone cercano nella Chiesa questa stessa delicatezza» dimostrata da Gesù e «come è bello quando perdiamo il senso del tempo per dare attenzione a chi incontriamo, così com’è. Gesù dimenticava persino di mangiare, tanto lo nutriva la volontà di Dio di raggiungere tutti nel profondo (cfr Gv 4,34)».
Molte voci cercano le orecchie del Papa. In particolare, «dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione. Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità». Allora «eleviamo la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli. Affido questa supplica a Maria, Regina della Pace», la Donna per eccellenza. Nella festa laica dell’8 marzo «rinnoviamo l’impegno, che per noi cristiani è fondato sul Vangelo, per il riconoscimento della pari dignità dell’uomo e della donna. Purtroppo molte donne, fin dall’infanzia, sono ancora discriminate e subiscono varie forme di violenza: a loro in modo speciale va la mia solidarietà e la mia preghiera».
Lunedì, 9 marzo 2026
