La TFP francese è una «setta»?

Alleanza Cattolica 24 anni fa
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Marco Tangheroni, Cristianità n. 254-255 (1996)

 

Nel Rapport Guyard — registrato presso la presidenza dell’Assemblea Nazionale della Repubblica Francese il 22 dicembre 1995 come rapporto n. 2468, con il titolo Les Sectes en France — fra i «movimenti settari da 50 a 500 adepti» (1), come pure fra i gruppi che sono stati consultati telefonicamente dall’ADFI, l’Association de Défense de la Famille et de l’Idividu (2); infine, «fra i movimenti pseudo-cattolici più attivi» (3) è menzionata la Société Française pour la Défense de la Tradition, Famille et Propriété-TFP, la TFP francese.

In tutti e tre i casi si tratta di richiami nominativi privi di contenuto. Nel documento citato vi è un unico riferimento con elementi specifici. Si tratta anche del riferimento maggiore, che trascrivo: «Fra i movimenti pseudo-cattolici più attivi, si ricorderà […] Tradition Famille Propriété, legata all’associazione Avenir de la Culture.

«L’obbiettivo di TFP è di restaurare la civiltà cristiana (campagne di Avenir de la Culture contro il Minitel rosa, la distribuzione di preservativi, campagne della TFP contro i film Je vous salue Marie, o L’ultima tentazione di Cristo) ma anche di lottare contro la riforma agraria in Brasile (il fondatore di TFP è il brasiliano Plinio Correa [sic] de Oliveira), contro il socialismo e di restaurare la monarchia» (4).

Questa descrizione potrebbe sembrare insignificante, non certo perché non abbia importanza la commissione parlamentare che l’ha redatta, ma per la qualità scadente delle osservazioni, che stupiscono per la loro genericità. Si direbbe che sia frutto di una svista, di un errore umano, del cattivo funzionamento dell’apparato statale, molte volte denunciato in certi ambienti e anche in documenti ufficiali; purtroppo, il problema non è questo. Si tratta piuttosto di un’offensiva che ubbidisce a una certa volontà politica.

Questo mi spinge a dimostrare l’ovvio, e anche prima che l’ovvietà divenga straordinaria e/o obsoleta; oppure che venga dichiarata tale.

1. Vediamo, anzitutto, i bersagli presi di mira dalla denuncia, la TFP francese e l’associazione Avenir de la Culture. Comincio indicando punti di riferimento cronologici e ricordando le loro azioni più significative, sia nell’ottica di queste associazioni che in quella dei loro accusatori.

Nel 1974 le Società per la Difesa di Tradizione, Famiglia e Proprietà, allora esistenti in tutta l’America Meridionale, negli Stati Uniti d’America, in Spagna e in Portogallo, si fanno rappresentare a Parigi da un Bureau che mira a stabilire uno scambio di idee con i movimenti d’ispirazione cattolica e antimarxista operanti in Europa. Numerosi giovani manifestano interesse per l’ideale di lotta per la civiltà cristiana e per i princìpi e i metodi d’azione esposti e raccolti nell’opera Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, del professore universitario brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), opera di riferimento delle TFP, nella quale la grande crisi contemporanea è descritta come il risultato di un lungo processo di rottura con le fonti cristiane della nostra civiltà (5). Nel 1975, essi costituiscono l’associazione Jeunes Français pour une Civilisation Chrétienne che, due anni dopo, dà a sua volta origine alla Société Française pour la Défense de la Tradition, Famille et Propriété-TFP.

La TFP francese è un’associazione civica d’ispirazione cattolica — tanto nella sua vita interna che nelle sue campagne pubbliche, essa si fonda sugli insegnamenti del Magistero della Chiesa — e ha lo scopo di promuovere nell’opinione pubblica i valori fondamentali della civiltà cristiana che costituiscono la sua divisa, e di combattere — con mezzi pacifici e legali — la rivoluzione culturale atea, immorale e socialista che mira a scalzarli. Difendendo la tradizione, la famiglia e la proprietà privata, la TFP vuole contrastare l’espansione del movimento rivoluzionario, di cui il socialismo, il comunismo e l’anarchismo sessantottino sono stati, nel secolo XX, le espressioni più radicali. Infatti, malgrado lo scacco cocente del capitalismo di Stato all’Est, questo movimento rivoluzionario continua a infettare la nostra società con i suoi princìpi collettivistici o libertari, e continua in questo modo nella sua opera di distruzione della civiltà cristiana. La TFP guarda anche con particolare vigilanza all’infiltrazione di dottrine rivoluzionarie negli ambienti cattolici.

Dal 1978 la TFP svolge numerose attività in campo politico nazionale e internazionale, come, per esempio, le campagne contro il socialismo autogestionario nel 1981, a favore dell’indipendenza lituana nel 1990 e della libertà dei cattolici sudanesi nel 1993. In campo culturale, la campagna contro il film Je vous salue, Marie, di Jean-Luc Godard, nel 1985, che giudica un’empietà senza precedenti e una parodia blasfema e oscena della vita della Vergine Maria. Questa campagna della TFP francese trova una conferma significativa nell’atteggiamento assunto da Papa Giovanni Paolo II, che guida e incoraggia preghiere di riparazione per questa offesa tanto grave nei confronti della Santa Madre di Dio. Nello stesso tempo, la stampa annuncia altri film offensivi per Nostro Signore Gesù Cristo o per i santi. Davanti a questa metodica offensiva sacrilega, la TFP dà inizio a una campagna per sollevare nell’opinione pubblica una barriera di indignazione. Così, nell’ottobre del 1986, quando esce il film Thérèse, di Alain Cavalier, la TFP mette in luce l’ispirazione freudiana e agnostica di questa produzione. Contro-corrente rispetto ai mass media, quasi unanimi nel tessere l’elogio del film, mette in guardia il pubblico cattolico. Anche L’Osservatore Romano pubblicherà vivaci critiche su questo film (6).

Nello stesso 1986, la TFP denuncia un vasto piano interministeriale del governo socialista inteso a incoraggiare diversi organismi pubblici a intromettersi nelle famiglie, per controllare se l’educazione data ai bambini è conforme ai princìpi laicisti. La TFP attira l’attenzione degli ambienti d’opposizione su questo tentativo di socializzazione dell’infanzia, come nel caso drammatico di bambini separati dal loro padre perché, a seguito di una denuncia, un tribunale aveva giudicato che vivevano in un’atmosfera di religiosità eccessiva.

Quanto ad Avenir de la Culture, creata nell’aprile del 1986, è un’associazione non a fini di lucro, che denuncia il degrado morale e culturale dei mezzi di comunicazione sociale e cerca di ottenere un risanamento delle trasmissioni televisive. Oltre a questo obiettivo prioritario, ha svolto campagne contro il martellamento pubblicitario, le pubblicazioni con annunci equivoci diffuse gratuitamente e il minitel rosa, i preservativi nelle scuole superiori così come diverse attività culturali. Quanto ai metodi utilizzati, raccoglie per corrispondenza tutti i francesi che condividono i suoi punti di vista sulla televisione e offre loro il modo di far sentire la propria voce ai responsabili. Interpella il pubblico con spedizioni e con inserti sulla stampa.

2. Dunque, la TFP francese nasce dall’azione pubblica e dall’esempio portato in Francia dalle TFP americane e iberiche. Il rapporto con queste organizzazioni obbliga a proseguire l’indagine e a chiedersi che cosa sono e qual è la loro storia.

Dal punto di vista dell’ideale perseguito, le TFP sono una filiazione dottrinale, ma non giuridica, di un organismo fondato nel 1960, in Brasile, da laici impegnati nella vita intellettuale del paese, la Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição, Família e Propriedade. Esse formano una famiglia spirituale, costituita dalle decine di migliaia di membri e di simpatizzanti delle sedici TFP, unita attorno al pensiero e all’azione del compianto professor Plinio Corrêa de Oliveira.

3. A questo punto s’impone un cenno sul fondatore della TFP brasiliana e ispiratore delle altre TFP, compresa quella francese. Chi è Plinio Corrêa de Oliveira? Prescindendo dal contesto della storia del Brasile e del mondo cattolico brasiliano in cui è vissuto — a proposito del quale non si può evitare di ricordare lo scrittore Jakcson de Figueiredo (1891-1928) —, Plinio Corrêa de Oliveira è figura di spicco — per dire il meno — della vita culturale cattolica del secolo XX, il «secolo breve» — secondo l’espressione di Eric J. Hobsbawm (7) —, che di fatto ha attraversato, dalla nascita nel 1908 alla morte nel 1995.

Titolare delle cattedre di Storia della Civiltà e di Storia Moderna e Contemporanea all’Università cattolica di San Paolo, è eletto deputato all’Assemblea Costituente a 24 anni nella lista della Lega Elettorale Cattolica. Collaboratore assiduo di parecchi quotidiani del suo paese, autore di numerose opere, fra cui Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, come pure di due altri studi che sono stati oggetto di lettere di encomio da parte della Santa Sede.

Sinteticamente — ma con la concisione necessaria per dare la misura del personaggio —, nel 1995, in occasione della scomparsa del pensatore e uomo d’azione brasiliano, il cardinale ecuadoriano Bernardino Echeverría Ruiz O.F.M. ha scritto: «Ancora in gioventù, più di mezzo secolo fa, pubblicò un’opera che anche oggi scuote le coscienze, In difesa dell’Azione Cattolica, per la quale ricevette una calorosa felicitazione di Pio XII, inviata tramite monsignor Giovanni Battista Montini, Sostituto della Segreteria di Stato, che, decenni dopo, fu elevato al Soglio pontificio con il nome di Paolo VI.

«L’opera produsse entusiasmo negli uni e irritazione negli altri, perché denunciava errori, che germinavano negli ambienti cattolici, verso i quali alcuni mostravano indulgenza e altri indifferenza, ma nei quali Plinio Corrêa de Oliveira vedeva — come la storia ha confermato — germi di una grave crisi futura nella santa Chiesa. Se si considera retrospettivamente la storia recente, ricordando questo lucido avvertimento e l’autentico cataclisma che ha scosso la Chiesa negli ultimi decenni e che non finisce ancora, possiamo solo esclamare: “Ah, se questa voce fosse stata ascoltata!”» (8).

4. Il quadro che ho tracciato al fine di situare adeguatamente e di comprendere la TFP francese e le altre TFP attraverso la prima di queste associazioni, quella brasiliana, e il suo fondatore, Plinio Corrêa de Oliveira, m’induce a trascrivere un passo di un discorso di Papa Pio XII al I Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici, in cui il Pontefice definisce la natura del movimento cattolico attraverso la descrizione della nascita dei movimenti cattolici, risposta alla separazione fra la Chiesa e lo Stato prodotta dalla Rivoluzione francese. Secondo Papa Pio XII, mentre l’indipendenza degli Stati Uniti d’America favorisce un pacifico sviluppo dell’azione della Chiesa nell’America Settentrionale, la Rivoluzione francese ha richiesto l’organizzazione di una difesa energica dello spazio vitale della Chiesa stessa, nella misura in cui i princìpi del 1789 si diffondevano nel mondo.

«Alla fine del secolo diciottesimo, entra in gioco un fattore nuovo. Da una parte, la Costituzione degli Stati Uniti dell’America Settentrionale — che si sviluppavano in modo straordinariamente rapido e ove la Chiesa doveva presto crescere considerevolmente in vitalità e in vigore — e, d’altra parte, la rivoluzione francese, con le sue conseguenze tanto in Europa che oltremare, che finirà per staccare la Chiesa dallo Stato. Senza realizzarsi ovunque e allo stesso livello, questo distacco ha avuto ovunque come conseguenza logica di lasciare che la Chiesa provvedesse con i propri mezzi a garantire la propria azione, il compimento della sua missione, la difesa dei suoi diritti e della sua libertà. Questa è stata l’origine di quanto viene chiamato movimenti cattolici che, sotto la guida di sacerdoti e di laici, trascinarono, forti dei loro effettivi compatti e della loro sincera fedeltà, la grande massa dei credenti alla lotta e alla vittoria. Nel caso, non si tratta già, di un inizio e una introduzione dei laici all’apostolato?» (9).

5. A questo punto delle mie considerazioni è indispensabile situare le associazioni TFP in questione nel quadro giuridico della Chiesa. Non approfondisco l’esame di Avenir de la Culture, i cui temi richiamano l’etica naturale più che la morale cattolica.

Dunque, sul piano religioso, la TFP è un movimento di laici cattolici, soggetto alla gerarchia ecclesiastica in tutta la misura richiesta dal diritto canonico. Poiché non è stata fondata né eretta dalla gerarchia ecclesiastica, gode dell’autonomia che il codice di diritto canonico riconosce alle associazioni e alle opere costituite per iniziativa dei fedeli. Esse sono soggette alla sorveglianza comune dell’ordinario in materia di fede e di costumi, come pure di disciplina ecclesiastica: così semplici laici possono fondare, erigere e dirigere di loro libera iniziativa associazioni con lo scopo di incrementare una vita più perfetta (can. 298), di seguire una via spirituale particolare (can. 214), di promuovere la dottrina cristiana e di esercitare altre attività di apostolato, come opere di pietà o di carità (can. 298), di lavorare affinché il messaggio divino della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo e ogni luogo (can. 225-1), d’impregnare di spirito evangelico e di perfezionare l’ordine delle realtà temporali (can. 225-2) animandolo con lo spirito cristiano (can. 298-1).

Perciò la TFP, anche se le sue attività sono sempre state segnate da un carattere fortemente religioso, si è costituita come un’associazione puramente civica. Infatti la vocazione della TFP è una forma di risposta all’appello di Papa Pio XII nella celebre allocuzione ai partecipanti al II Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici: «[…] i rapporti fra la Chiesa e il mondo esigono l’intervento degli apostoli laici. La “consecratio mundi” è essenzialmente opera dei laici stessi, di uomini intimamente legati alla vita economica e sociale, che fanno parte del governo e delle assemblee legislative» (10).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II — nel decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem — parla nello stesso senso: «L’opera della redenzione di Cristo, mentre per natura sua ha come fine la salvezza degli uomini, abbraccia pure la instaurazione di tutto l’ordine temporale. Perciò la missione della Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche di permeare e di perfezionare tutto l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico. I laici, dunque, svolgendo questa missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell’ordine spirituale e in quello temporale. […] il laico, che è ad un tempo fedele e cittadino, deve continuamente farsi guidare dalla sola coscienza cristiana » (11). E — nello stesso documento — prosegue: «Bisogna che i laici assumano l’instaurazione dell’ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operino direttamente e in modo concreto; occorre che come cittadini cooperino con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità, e che cerchino dappertutto e in ogni cosa la giustizia del regno di Dio. L’ordine temporale deve essere instaurato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, esso sia reso ulteriormente conforme ai principi della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo, di tempo e di popoli» (12).

Infatti, «nella Chiesa — si legge nello stesso decreto — sono degni di particolare onore e raccomandazione i laici, celibi o uniti in matrimonio, che si consacrano in perpetuo o temporaneamente al servizio delle istituzioni e delle loro opere con la propria competenza professionale» (13).

«Col nome di laici — spiega la Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium si intendono tutti i fedeli cristiani, a esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso riconosciuto dalla Chiesa: i fedeli cristiani cioè che, incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che li riguarda, la missione di tutto il popolo cristiano» (14).

Ancora relativamente al ruolo dei laici, Papa Pio XII — in un discorso citato da Papa Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici e ripreso dal Catechismo della Chiesa Cattolica — afferma che «i fedeli, e più precisamente i laici, si trovano nella linea più avanzata della vita della Chiesa; per loro la Chiesa è il principio vitale della società umana. Perciò essi, specialmente essi, debbono avere una sempre più chiara consapevolezza, non soltanto di appartenere alla Chiesa, ma di essere la Chiesa, vale a dire la comunità dei fedeli sulla terra sotto la condotta del Capo comune, il Papa, e dei Vescovi in comunione con lui. Essi sono la Chiesa» (15).

A queste considerazioni bisogna aggiungere che — secondo la citata costituzione conciliare Lumen gentium — è auspicabile «che i laici uniscano […] le loro forze per risanare le istituzioni e le condizioni di vita del mondo, quando esse inducessero comportamenti di peccato, così che diventino conformi a giustizia e favoriscano l’esercizio delle virtù anziché ostacolarle. Agendo in tal modo i laici impregneranno di valori morali la cultura e le opere umane» (16).

Così facendo — prosegue lo stesso documento nello stesso punto — i fedeli devono «[…] distinguere accuratamente diritti e doveri che spettano loro in quanto membri della Chiesa, da quelli che competono loro in quanto membri della società umana. Cerchino di armonizzarli fra di loro, ricordando che in ogni cosa temporale devono lasciarsi guidare dalla coscienza cristiana, perché nessuna attività umana, nemmeno temporale, può sottrarsi al dominio di Dio» (17).

È precisamente quanto le TFP cercano di mettere in pratica nelle loro campagne nazionali come pure nelle loro attività quotidiane: restare associazioni civiche la cui azione è fortemente impregnata dal Vangelo.

D’altronde, la TFP francese è completamente indipendente dai partiti politici. Per altro, l’offensiva attuale del socialismo e del comunismo non si situa più sul piano strettamente politico o elettorale.

Questa offensiva è sostanzialmente una «guerra culturale». Essa si realizza qualunque sia il regime politico. Con l’appoggio dichiarato della sinistra e la passività compiacente di una destra che, in questo, si rivela assai poco autentica. Poiché la propaganda esplicita degli ideali socialisti e comunisti ha perso il proprio potere di seduzione sulle masse, questa guerra culturale è piuttosto un’azione sulle tendenze e psicologica che un’offensiva ideologica. Essa si rivolge al «temperamento pubblico» più che all’opinione pubblica. Dunque, l’azione della TFP si pone di fronte a questa guerra psicologica rivoluzionaria.

6. Prima di venire a conclusione generale, meritano un cenno alcune accuse specifiche. Esse fanno riferimento a una supposta campagna per il ristabilimento della monarchia e alla lotta contro il socialismo e contro la riforma agraria in Brasile.

Quanto a quest’ultimo punto, mi astengo dall’emettere un giudizio di valore sulla riforma agraria, nella misura in cui questa espressione è correttamente usata come un criterio universale e non come un provvedimento puramente politico, di natura giuridico-istituzionale, in campo economico. Infatti, in quest’ultima ipotesi, meriterebbe una valutazione precisa in ogni caso concreto.

Comunque, l’opposizione alla riforma agraria potrebbe forse essere considerata come un’accusa pertinente in Francia, se si trattasse dell’opposizione condotta dalla TFP francese alla riforma agraria in Francia. Ma è quanto meno esotico voler qualificare come «settaria» un’associazione francese a causa delle relazioni che intrattiene con un’associazione straniera, che si oppone a programmi di riforma agraria in un paese straniero.

Quanto al secondo punto, mi limito a chiedere se, per caso, non esistono in Francia altre forze culturali e politiche contrarie al socialismo. Se la risposta è affermativa, saranno anch’esse rubricate come «sette»?

Quanto al primo punto, nella prospettiva della dottrina sociale cattolica — com’è enunciata dal Concilio Ecumenico Vaticano II nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes «la determinazione dei regimi politici e la designazione dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei cittadini» (18); inoltre, nel 1963, in una lettera alla 50a sessione delle Semaines sociales de France, tenuta a Caen dal 9 al 14 luglio, Papa Paolo VI affermava: «È noto che la Chiesa non preferisce e non respinge nessuna forma di governo, posto che esso sia giusto e capace di procurare il bene comune dei cittadini» (19).

Trascuro il fatto di accusare gli aderenti alla TFP francese di avere convinzioni monarchiche. Quanto alla TFP brasiliana, mi limito a ricordare che, in occasione del referendum popolare del 1992 sulla forma di governo, questa associazione non ha preso posizione. Comunque, nella Chiesa è perfettamente lecito essere monarchici: non lo è nella Repubblica Francese? Per esempio, la storia dell’Action Française — sulla quale, chiaramente, si possono avere opinioni diverse — è storia di una società segreta, di una «setta»?

7. Ho iniziato dicendo che bisognava dimostrare l’ovvio. È quanto ho fatto sinteticamente seguendo in modo chiaro e senza incertezze la genealogia della TFP francese e la sua base storica, culturale e dottrinale per giungere alla conclusione che s’inscrive completamente nel genere «movimento cattolico».

Ebbene, nel 1996, in Francia, è stato possibile tacciare questa associazione come «setta» per aver fatto — nel rispetto della dottrina e delle leggi della Chiesa e degli obblighi derivanti dal diritto positivo — quanto ogni movimento cattolico può e deve fare. E questo senza che gli elementi concreti, sui quali questa accusa calunniosa dovrebbe fondarsi, vengono neppure enunciati o evocati.

Di conseguenza, la denuncia di questo movimento non è solo la denuncia della TFP francese o della presenza della TFP in Francia. Per chi sa vedere, costituisce un segno premonitore di un’eventuale persecuzione nei confronti di quanti promuovono la morale cattolica in genere e la sua applicazione alla vita pubblica in specie, cioè la dottrina sociale della Chiesa.

In conclusione, riprendendo l’insegnamento di Papa Pio XII, secondo cui «i fedeli, e più precisamente i laici, si trovano nella linea più avanzata della vita della Chiesa», «[…] essi, specialmente essi, debbono avere una sempre più chiara consapevolezza, non soltanto di appartenere alla Chiesa, ma di essere la Chiesa», e «essi sono la Chiesa», il Rapport Guyard costituisce un ennesimo episodio di persecuzione del cattolicesimo. È ancora necessario richiamare il classico provideant consules?

Marco Tangheroni

* Testo originale — con i riferimenti portati al piede e con qualche nota aggiunta per il lettore italiano — del contributo all’opera di Massimo Introvigne e J. Gordon Melton (a cura di), Pour en finir avec le sectes. Le débat sur le rapport de la commission parlementaire, CESNUR, Parigi-Torino e Di Giovanni, San Giuliano Milanese (Milano) 1996, ove compare con il titolo La TFP e le rapport alle pp. 355-364. Il volume raccoglie studi suggeriti dalla pubblicazione di un rapporto da parte di una commissione d’inchiesta dell’Assemblea Nazionale francese: cfr. Assemblée Nationale, Rapport fait au nom de la commission d’enquête sur les sectes (document n° 2468) – président: M. Alain Gest, rapporteur: M. Jacques Guyard, député, Documents d’information de l’Assemblée nationale, Parigi 1996.

 

***

(1) Ibid., p. 24.

(2) Ibid., p. 31.

(3) Ibid., p. 51.

(4) Ibidem.

(5) Cfr. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, 1959 (3a ed. it. accresciuta, con uno studio introduttivo su L’Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, di Giovanni Cantoni, Cristianità, Piacenza 1977). Sul pensatore brasiliano, cfr. elementi biografici in Plinio Corrêa de Oliveira, in Cristianità, anno XXIII, n. 247-248, pp. 5-7; elementi di bibliografia italiana, in Plinio Corrêa de Oliveira edito da Cristianità, pubblicato in «Cristianità» e in «Quaderni di “Cristianità”», ibid., p. 8; e un inquadramento dottrinale in G. Cantoni, Plinio Corrêa de Oliveira al servizio di un capitolo della dottrina sociale della Chiesa: il commento del Magistero alla «parabola dei talenti», ibid., anno XXII, n. 235, novembre 1994, pp. 17-24.

(6) Cfr. L’Osservatore Romano, 11-11-1986.

(7) Cfr. Eric J. Hobsbawm, Il Secolo breve, trad. it., Rizzoli, Milano 1995.

(8) Card. Bernardino Echevarría Ruiz O.F.M., Plinio Corrêa de Oliveira, apostolo insigne, polemista ardente e intrepido, in Cristianità, anno XXIV, n. 249, gennaio 1996, pp. 15-16.

(9) PIO XII, Discorso ai partecipanti al I Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici, del 14-10-1951, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIII, pp. 291-301 (pp. 294-295).

(10) Idem, Discorso ai partecipanti al II Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici, del 5-10-1957, ibid., vol. XIX, pp. 453-473 (p. 459).

(11) Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, n. 5.

(12) Ibid., n. 7.

(13) Ibid., n. 22.

(14) Idem, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, n. 31.

(15) Pio XII, Discorso dopo l’imposizione della Berretta Cardinalizia a nuovi cardinali, del 20-2-1946, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. VII, pp. 383-398 (p. 395); cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, del 30-12-1988, n. 9; e Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 899.

(16) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, n. 36.

(17) Ibidem.

(18) Idem, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 74, § 3.

(19) Paolo VI, La società democratica. Lettera «Les prochaines assises» del 2 luglio 1963, Cristianità, Piacenza 1990, p. 7.

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