Le scelte artistiche, strutturali e funzionali dell’edificio sacro sono un’espressione concreta della fede e del modo di vivere il rapporto con Dio.
di Susanna Manzin
Delft è una cittadina olandese dall’atmosfera tranquilla e ospitale, con numerosi canali, ponticelli e stradine lastricate circondate da edifici antichi. La centrale Piazza del Mercato è dominata dall’edificio rinascimentale del Municipio e dalla cosiddetta Chiesa Nuova, eretta nel XIV secolo in stile gotico. Ma la nostra visita è cominciata dalla Oude Kerk, la Chiesa Vecchia, la più antica della città. Se l’esterno è quello tipico di tante chiese gotiche europee, appena si entra ci si rende subito conto di quanto l’iconoclastia si sia abbattuta su di essa, eliminando le immagini sacre, gli altari, le decorazioni alle pareti, che sono sparite dietro alle pennellate di intonaco. Davanti al pulpito, che è rimasto al suo posto al centro della navata, sono disposte le sedie, a semicerchio. Chi partecipa alla funzione non è rivolto verso l’abside, dove un tempo c’erano l’altare maggiore e il tabernacolo, ma verso il pastore calvinista che tiene il suo sermone.
La struttura architettonica, le decorazioni e l’arredamento manifestano con chiarezza quanto sia diversa la visione teologica e liturgica tra gli edifici di culto cattolici e quelli delle confessioni protestanti. Le scelte artistiche, strutturali e funzionali dell’edificio sacro sono un’espressione concreta della fede e del modo di vivere il rapporto con Dio. Quando si entra in una chiesa cattolica si coglie subito la forte ricchezza simbolica e decorativa. Certamente qualcuno dei lettori potrebbe obiettare che nelle chiese moderne non sempre purtroppo è così, e questo è sicuramente un segno della crisi del nostro tempo, ma si tratta di eccezioni alla regola: la purezza delle linee del romanico, la verticalità stupefacente del gotico, la ricchezza del barocco sono stati per secoli espressione della volontà di trasmettere il senso del sacro e per questa ragione molti luoghi del culto cattolico sono stati realizzati e abbelliti grazie all’opera dei più grandi artisti del loro tempo. L’ampio ricorso ad affreschi, sculture, quadri, mosaici, vetrate istoriate, stucchi, marmi, legni intarsiati, arazzi e decori ha una funzione catechetica: le immagini raccontano episodi biblici e vite dei santi, educando alla fede, stimolando la devozione e la preghiera ed elevando l’anima a Dio. Anche nelle più umili chiese di campagna la pietà popolare ha collocato statue della Madonna e dei santi, quadri, decori, fiori, tendaggi e candele per arricchire la casa del Signore e aiutare i fedeli a raccogliersi nella preghiera e nell’adorazione.
Tutto è studiato per guidare lo sguardo dei fedeli verso l’altare maggiore, fulcro della celebrazione eucaristica. L’altare rappresenta il luogo del sacrificio e della presenza reale di Cristo, motivo per cui occupa una posizione molto ben evidenziata e spesso anche rialzata rispetto al pavimento delle navate. Le panche hanno l’inginocchiatoio, perché il fedele deve (o almeno dovrebbe) inchinarsi di fronte al rinnovarsi del sacrificio della Croce al momento della consacrazione eucaristica.
Quando si entra in una chiesa protestante o calvinista si coglie invece la sua forte ed austera sobrietà: la Riforma ha posto al centro la Parola di Dio, di conseguenza l’elemento architettonico principale diventa il pulpito, da cui viene proclamata e spiegata la Bibbia. L’altare, anche quando è presente, perde il carattere sacrale tipico del cattolicesimo e assume una funzione solo simbolica e comunitaria. Non vi si trova alcuna immagine della Madonna e dei santi, dal momento che ogni fedele ha un rapporto diretto e personale con Dio, che non deve essere mediato da queste venerazioni. Una chiesa della Riforma dà quindi l’impressione di essere semplicemente una sala conferenze, dove ci si reca per ascoltare la spiegazione della Sacra Scrittura, senza distrazioni visive.
Si comprende così perché, mentre nell’Europa settentrionale andava diffondendosi l’austerità protestante, nei paesi cattolici si sia rapidamente imposto lo stile architettonico barocco (definito, appunto, lo stile della Controriforma) caratterizzato da una esibita grandiosità, teatralità, ricchezza decorativa, dettagli sfarzosi che devono destare stupore ma soprattutto trasmettere al fedele la consolante consapevolezza di non essere solo ma di poter contare sempre sulla mediazione della Chiesa, sull’intercessione dei Santi e sulla potenza del Santissimo Sacramento.
Sabato, 7 febbraio 2026
