Forse davanti alle sue opere, qualcuno potrebbe pensare che sarebbe meglio vedere l’opera antica a cui lui si è ispirato nei suoi rifacimenti; eppure guardandole si è rapiti dal profondo senso di ricerca dell’essenza dell’uomo e dalla tensione verso un mondo che vada oltre al piano fenomenico.
di Francesca Morselli
Spesso è difficile avvicinarsi all’arte contemporanea per i linguaggi difficili che utilizza, ma a volte si possono incontrare percorsi inaspettati e sorprendenti.
Riflessioni interessanti soprattutto se indagano su temi che riguardano l’uomo e la vita.
È il caso di Bill Viola (New York,1951-California 2024), uno dei più importanti pionieri della videoarte, il movimento artistico che utilizza i video come forma di espressione. Viola ha rivoluzionato il mondo dell’arte con le sue installazioni che esplorano temi profondamente umani come la nascita, la morte il tempo e la sofferenza. Nella sua opera, con le riprese lente che introducono ad un’esperienza meditativa utilizza la tecnologia per connettersi a tradizioni spirituali millenarie, sia orientali (Zen, Sufismo) soprattutto nella prima parte della sua vita, che occidentali, avvicinandosi alla cultura e alla tradizione cristiana.

I video sono in slow-motion, una tecnica che rallenta il tempo di proiezione costringendo lo spettatore a osservare ogni minima mutazione amplificando così la risposta emotiva dell’osservatore e togliendolo l’oggetto rappresentato dal tempo meccanico per immergerlo in un tempo eterno. È come se la telecamera fosse uno strumento per superare i limiti dell’occhio umano e rivelare l’interiorità delle cose, trasformando lo schermo in una finestra aperta sul significato invisibile ma reale delle cose.
Le sue installazioni creano uno spazio di silenzio e riflessione tanto che alcune delle sue opere sono state esposte in molte chiese, famosa l’installazione della cattedrale di St. Paul, a Londra, collocata nel 2014 e ancora attiva. In poco tempo essa è diventata un punto di interesse internazionale. Il tema ha come titolo Martyrs (Terra, Aria, Fuoco e Acqua), quattro pannelli al plasma che mostrano ciascuno un singolo personaggio, uomo o donna, che viene progressivamente sopraffatto da forze naturali. Le esperienze delle quattro persone risultano sincronizzate e si sviluppano simultaneamente, risultando veri martiri contemporanei che affrontano la sofferenza fisica sul proprio corpo. Secondo l’interpretazione data dallo stesso autore “le vite attive dei martiri sono esempi del potenziale umano di sopportare il peso delle “croci” e possono illuminare le nostre vite passive ora”. Viola ha anche esposto nella Cripta del Santo Sepolcro a Milano e nella chiesa di San Gallo a Venezia.
In seguito a un soggiorno in Italia inizia ad approfondire le opere sacre del rinascimento italiano, trovando in esse la dimensione spirituale che aveva già indagato in altre culture. Si ispira alle opere di Pontormo, Masolino e Piero della Francesca e vuole rendere fruibili le opere del passato attraverso un linguaggio contemporaneo. Il suo lavoro non è una semplice riproduzione dell’arte passata, ma una riscrittura che usa la tecnologia per indagare la dimensione spirituale dell’esistenza umana, rendendo l’esperienza sacra accessibile anche allo spettatore moderno.
Nelle opere di questo ultimo periodo riprende le strutture delle pale d’altare, lavorando principalmente sui momenti di passaggio della vita umana: la morte e la rinascita attraverso la resurrezione e la vita. Per rappresentare questi temi, vengono spesso utilizzati gli elementi naturali come metafore di purificazione e passaggio: l’acqua, ad esempio, appare frequentemente e in modo preminente nel suo lavoro artistico come rappresentazione della vita e del passare del tempo. L’acqua non è solo la fonte e l’origine di tutte le potenziali esistenze, ma simboleggia anche il confine tra il mondo visibile e quello invisibile. Rappresenta il battesimo, il grembo materno, ma anche l’ignoto. In opere come The Passions, l’acqua è il confine tra la vita terrena e la dimensione trascendente. Altro elemento frequente nelle sue opere è il fuoco che simboleggia la prova e l’illuminazione dell’io. “L’arte è, per me, il processo di cercare di svegliarsi.” afferma Bill Viola.
Forse davanti alle sue opere, qualcuno potrebbe pensare che sarebbe meglio vedere l’opera antica a cui lui si è ispirato nei suoi rifacimenti; eppure guardandole si è rapiti dal profondo senso di ricerca dell’essenza dell’uomo e dalla tensione verso un mondo che vada oltre al piano fenomenico.
Proviamo quindi a scoprire questo artista lasciandoci incantare da questo nuovo modo di esprimersi e cercando la spiritualità anche attraverso le inquadrature della sua cinepresa.
Sabato, 25 aprile 2026
San Marco Evangelista
*Bill Viola nell’immagine in evidenza
