
Un capolavoro neoclassico in riva alla Martesana
di Michele Brambilla
Entrando a Gorgonzola come nuovo prevosto, mons. Pietro Biraghi (in carica 1857-1905), cugino del beato Luigi Biraghi (1801-79), scrisse nel Liber chronicon parrocchiale che l’abbattimento della chiesa antica e la costruzione della nuova, che negli anni in cui regnò fu rifinita da Giacomo Moraglia (1791-1860), era stato il più grande errore commesso dai suoi predecessori. L’edificio che si trovava davanti nel 1857, però, era comunque degno dell’importanza ecclesiastica di Gorgonzola.

La pieve di Gorgonzola, che aveva alle sue dipendenze un vasto numero di parrocchie, risaliva infatti al VI secolo (nel 1972 sono nati gli attuali decanati). La chiesa plebana, dedicata ai SS. Gervaso e Protaso, fu dotata immediatamente di battistero, ma ad inizio Ottocento l’edificio medievale, affiancato in epoca tridentina dalla cappella della SS. Trinità, sede della confraternita del SS. Sacramento, e dal Mausoleo Serbelloni (1776), appariva cadente e ormai angusto.
Nel 1806 fu quindi posta la prima pietra della chiesa nuova da parte del prevosto mons. Giuseppe Nicolini (in carica 1794-1838), amico dei feudatari del paese, i Serbelloni, ed entrambi molto legati al regime napoleonico. Mons. Nicolini in gioventù aveva insegnato nel Seminario regionale di Pavia, voluto nel 1786 dall’imperatore “sacrestano” Giuseppe II (1780-90) per “illuminare” i chierici lombardi.
La posa della prima pietra servì anche a trasferire il cimitero, come imponeva il contemporaneo editto di St. Cloud, ma non il Mausoleo Serbelloni, che l’architetto ticinese Simone Cantoni (1739-1818) seppe inserire nella nuova facciata assieme alla cappella della SS. Trinità, allineando la chiesa alla posizione dei suoi avancorpi. Se la chiesa più antica era infatti orientata come voleva la tradizione, l’abside di quella nuova guarda invece verso nord.
Cantoni progettò originariamente un edificio a croce greca, adattandolo poi alla situazione sul terreno. Il suo vero cruccio era la cupola, che voleva simile a quella del Pantheon a Roma. Secondo una leggenda popolare, l’architetto si sarebbe suicidato gettandosi proprio dalla cupola, che temeva potesse crollare. Toccò a Giacomo Moraglia innalzare il campanile (1845). Il pronao della chiesa, sopra la scalinata d’accesso, fu portato a termine solo nel 1881.

Gli interni della chiesa, solennissimi, sono stati ornati dallo scultore Benedetto Cacciatori (1794-1871), che ha realizzato le statue dei Profeti e dei Padri della Chiesa, oltre ai due angeli dell’altare maggiore e a 16 metope raffiguranti episodi evangelici.
Nonostante la vastità della planimetria, sono solo quattro gli altari laterali: due presentano tele di relativo pregio artistico, gli altri due le statue settecentesche del Crocifisso e della Madonna del S. Rosario. In sacrestia sono conservati quattro tondi del pittore Agostino Comerio (1784-1834). Se Cantoni si preoccupò di disegnare i confessionali, i due pulpiti sono opera di Domenico Moglia (1782-1867).
Venendo al Mausoleo Serbelloni, esso è un emiciclo che ha al suo centro un altare dedicato a S. Rocco. La pala, oggi, è riprodotta solo in forma fotografica per motivi di sicurezza, mentre l’affresco della volta, dipinta da Domenico Pozzi (1745-96), raffigura il profeta Ezechiele che resuscita le ossa. Le sepolture dei Serbelloni sono collocate nella cripta: vi è anche l’urna di Simone Cantoni, come indica un’apposita lapide.
L’attuale cappella della SS. Trinità è una chiesa a navata unica con abside semicircolare. L’altare ha una bella pala settecentesca recuperata dall’oratorio più antico. Ospita l’altare della reposizione nella Settimana Santa, mostre e mercatini. L’ingresso è ornato dalle statue di S. Carlo Borromeo e S. Luigi Gonzaga, santi che rimandano entrambi al culto eucaristico.
Sabato, 20 giugno 2026
