Lettera pastorale della Conferenza episcopale cattolica della Cina continentale

in occasione del 700° anniversario della missione di Giovanni da Montecorvino, primo arcivescovo di Pechino in Cina a tutti i preti, religiosi e fedeli laici 
Alleanza Cattolica 25 anni fa
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Cristianità n. 240 (1995)

 

Papa Clemente V, in una lettera del 1307 al futuro arcivescovo Montecorvino, scrive: «Dopo che sarete ordinato vescovo, avrete l’autorità di ordinare altri vescovi, preti, diaconi […]. Questa speciale autorità […] è basata su una condizione: obbedienza e sottomissione alla suprema autorità del Romano Pontefice». Anche oggi è questa la condizione fondamentale per l’appartenenza dei cristiani cinesi alla Chiesa cattolica.

Documento trascritto — titolo compreso — con qualche ritocco stilistico, dall’agenzia del PME, il Pontificio Istituto Missioni Estere, Asia News, supplemento a Mondo e Missione, [anno 124,] n. 3, marzo 1995, pp. 28-31; trad. dal cinese e inserti fra parentesi quadre della redazione di Hong Kong della stessa agenzia.

 

Lettera pastorale della Conferenza episcopale cattolica della Cina continentale in occasione del 700° anniversario della missione di Giovanni da Montecorvino, primo arcivescovo di Pechino in Cina a tutti i preti, religiosi e fedeli laici

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo, l’amore di Dio nostro Padre, la grazia di nostro Signore Gesù Cristo e i doni dello Spirito Santo siano con tutti voi. 

Quest’anno è il 700° anniversario della missione del beato Giovanni da Montecorvino, arcivescovo di Pechino, in Cina. Esso coincide anche con il quinto anniversario della fondazione della Conferenza episcopale. Benedetti da queste due grandi occasioni, desideriamo parlare a voi con questa lettera pastorale. 

La Cina ha avuto una lunga storia di evangelizzazione. Dall’ascensione di nostro Signore e il suo comando di proclamare la Buona Novella di salvezza a tutte le nazioni, san Tommaso apostolo ha viaggiato lontano almeno fino in India. Alcune ulteriori ricerche hanno mostrato che egli ha pure raggiunto la Cina. Una pubblicazione francese ha discusso questo tema durante il periodo precedente alla venuta del comunismo in Cina nel 1949. Un archeologo scoprì una croce di ferro e un dittico relativi alla Chiesa e con un emblema di Sun Wu [del periodo] dei Tre Regni come prova delle attività missionarie in Cina durante i primi tempi [dell’era apostolica]. Tai Zong, imperatore della dinastia Tang, ordinò al suo primo ministro di accogliere un missionario nestoriano come un ospite di riguardo. Ancora, al tempo di padre Matteo Ricci S.J. è stato scoperto un monumento in pietra con l’iscrizione La diffusione del nestorianesimo in Cina. Il nestorianesimo è un’eresia ed è legato a una Chiesa scismatica. 

La storia cinese parla dell’arcivescovo Montecorvino come di un pioniere delle attività missionarie occidentali in Cina. In questo 700° anniversario della sua missione in Cina è nostro dovere commemorarlo. Tempo, luogo e modo di questa commemorazione non sono importanti. Lo è invece molto di più modellare le nostre vite sulle sue attività con gli altri, la sua proclamazione del Vangelo percorrendo migliaia di chilometri, dimentico di difficoltà e pericoli per la sua vita e fedele allo spirito di Gesù Cristo. Abbiamo in lui un modello della fedeltà alla Santa Sede e di obbedienza e fede al mandato del Santo Padre.

In una lettera al futuro arcivescovo Montecorvino, del 1307, Sua Santità Papa Clemente V lo elogia: «Noi sappiamo da fonti affidabili che per molti anni voi avete posseduto un grande zelo missionario. Con il permesso del vostro superiore siete andato fino alla capitale della Mongolia per proclamare il Vangelo alle genti. Sotto la guida dello Spirito Santo avete fatto tanto e battezzato molti. Per questo noi ora vi affidiamo una speciale autorità. Dopo che sarete ordinato vescovo, avrete l’autorità di ordinare altri vescovi, preti, diaconi e inviare religiosi nel regno estremo orientale della dinastia Yuan, insieme con autorità di governarli allo stesso modo in cui noi governiamo la Chiesa in Occidente. Noi affidiamo perciò questo stesso speciale potere al successore dell’arcivescovo di Han Ba Li [Pechino]. Questa speciale autorità, comunque, è basata su una condizione: obbedienza e sottomissione alla suprema autorità del Romano Pontefice; allo stesso modo l’accettazione del pallio arcivescovile. Desideriamo pure ricordarvi, come tradizione, di usare quadri con scene descritte nel Nuovo Testamento per adornare le vostre future chiese, così che perfino coloro che non sanno leggere né scrivere possano contemplare i misteri dell’opera di Dio attraverso questi dipinti».

Da questa lettera papale possiamo trarre lezioni molto importanti, ricevere ispirazione e benefici. Anzitutto, sappiamo che l’arcivescovo Montecorvino era obbediente al suo superiore. A quei tempi gli spostamenti erano molto difficili. Durante il lungo viaggio dall’Italia alla Cina, molti compagni dell’arcivescovo morirono. In secondo luogo, veniamo a conoscenza che lo speciale potere di ordinare vescovi non risale a tempi recenti. Questa pratica data in Cina da 700 anni. Ancora più importante è che i vescovi ordinati devono obbedire e sottomettersi alla suprema autorità del Romano Pontefice; perché l’obbedienza al Papa come vicario di Cristo sulla terra è il requisito fondamentale (conditio sine qua non) della stessa autorità episcopale. È perciò molto importante che teniamo conto di questo essenziale insegnamento del Papa che si applica anche al tempo presente. Per questo chiediamo a tutto il clero, ai fratelli e sorelle in Cristo dell’intera Cina di radunarsi e studiare con serietà questo perenne insegnamento dei Papi, di renderlo presente nelle nostre menti e metterlo in pratica. Vi chiediamo di condividere questo insegnamento con i vostri familiari e amici, per compiere la gloriosa missione che Dio ci ha affidato.

Sfortunatamente, a causa dell’interferenza di fonti esterne alla Chiesa, la Chiesa cattolica di Cina è oggi divisa. Una parte della Chiesa è riconosciuta dal Governo, ed essa viene definita «Chiesa ufficiale» e i suoi vescovi sono detti «vescovi ufficiali». Sebbene questi vescovi si definiscano cattolici e riconoscano san Pietro come il principe degli apostoli e il Papa come suo successore, essi considerano il Papa soltanto come un leader spirituale della Chiesa cattolica universale. Essi rifiutano di riconoscere l’autorità papale nel nominare e governare i vescovi cattolici del mondo intero, compresa la Cina. La nostra fede cattolica, comunque, insegna che il Papa è il supremo pastore della Chiesa universale e che egli ha l’immediata, piena, suprema, universale e ordinaria potestà su tutti i fedeli cattolici del mondo intero. Tutti i membri del clero e del laicato, senza eccezioni, sono legati al dovere di sottomissione al supremo potere del Romano Pontefice.

Alcuni esponenti della «Chiesa ufficiale» sono andati oltre sulla strada della divisione della Chiesa. Nel 1957 essi fondarono l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Nel 1980 istituirono il Collegio dei vescovi cinesi e la Commissione per gli Affari religiosi dei cattolici cinesi. Nel settembre 1992 essi si riunirono a Pechino e celebrarono la Quinta Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici. Durante questo incontro i loro membri dichiararono: «Il consolidamento delle tre organizzazioni nazionali nel Collegio dei vescovi cattolici e nell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi… ha il vantaggio di sviluppare lo spirito d’amore per la nazione e per la Chiesa. Esso preserva il principio di una Chiesa apostolica indipendente, autosufficiente e autonoma. Dopo una fase di consolidamento, queste due organizzazioni — il Collegio dei vescovi cattolici cinesi e l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi — dovranno rendere conto alla Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici. Sebbene le due organizzazioni siano indipendenti, ognuna con i suoi doveri, esse devono coordinarsi e collaborare l’un l’altra su questioni importanti e su affari internazionali. Le due organizzazioni studieranno insieme le questioni e insieme decideranno» (La Chiesa cattolica in Cina,1992, n. 4: bollettino ufficiale dell’Associazione patriottica). 

I fedeli dovrebbero sapere che, una volta ordinato, un vescovo ha il compito di santificare, indirizzare, amministrare la Chiesa. Guidato dallo Spirito Santo, un vescovo è il pastore della Chiesa, un maestro di dottrina, un sacerdote per la sacra liturgia e un amministratore della Chiesa. I fedeli devono pure sapere che senza comunione con il Romano Pontefice, che è il capo della Chiesa universale, il vescovo non può espletare i propri compiti. Gli amministratori della Chiesa devono essere i vescovi. Invece il Collegio dei vescovi cattolici deve rendere conto alla Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici. Questa struttura di comodo mostra che la Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici ha autorità amministrativa sui membri del Collegio dei vescovi cattolici cinesi. Perciò, se gli stessi individui dovessero riscrivere il catechismo, quale sarebbe la loro risposta a questa importante domanda: «Quali sono i doveri dei vari membri della Chiesa?». Invece della giusta risposta: «I fedeli seguono l’insegnamento del prete, i preti seguono l’insegnamento dei vescovi; i vescovi seguono l’insegnamento del Papa. Attraverso questa unione, noi diveniamo un solo gregge guidato da un solo Pastore, come Cristo ha voluto», molto probabilmente la risposta formulata dal Collegio dei vescovi cattolici cinesi sarebbe: «I fedeli ascoltano il sacerdote; i sacerdoti ascoltano il vescovo; i vescovi ascoltano la Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici». E la Conferenza chi ascolta? 

L’autorità della Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici è più forte di quella del Collegio dei vescovi. Chi ha dato tale autorità alla conferenza nazionale? Cristo non ha mai insegnato così. La storia della Chiesa non ha mai insegnato così. L’autorità della Conferenza nazionale, senza precedenti, è un’invenzione dei «saggi» della nostra nazione.

Una delle caratteristiche speciali della Chiesa cattolica è la comunione della Chiesa universale con il Romano Pontefice. La Chiesa è guidata e amministrata dal Papa. Ora, il Collegio dei vescovi cattolici cinesi non possiede tale caratteristica. La sua autorità non viene dal Papa, o dal collegio dei vescovi presieduto dai Papa, ma dalla Conferenza nazionale dei rappresentanti cattolici. A causa della sua formazione, costituzione, autonomia dal Papa, sottomissione al Congresso nazionale dei rappresentanti cattolici, piuttosto che al sovrano Pontefice, noi vescovi, quali membri della Chiesa cattolica universale, dichiariamo solennemente che il Collegio dei vescovi cattolici cinesi e quelle chiese che sono guidate dal Collegio sono divenute una nuova Chiesa, diversa dalla Chiesa ortodossa, diversa dalla Chiesa protestante e certamente diversa dalla Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Quei vescovi e preti che appartengono a questa nuova Chiesa e al Collegio dei vescovi cattolici cinesi, non sono in comunione con il Papa, né con quei vescovi che sono in comunione con il Papa, e quei cristiani che non hanno espresso la loro separazione dal Collegio dei vescovi cattolici cinesi non sono più membri della Chiesa cattolica. A nessun membro del clero della Chiesa universale è permesso di essere in comunione sacramentale con loro.

È deplorevole e doloroso essere separati dalla Chiesa. Dobbiamo pregare spesso per questi fratelli e sorelle separati affinché il Signore misericordioso possa garantire loro la grazia del pentimento. Dobbiamo persuaderli con amore e incoraggiarli con la fede, così che pieni di Spirito Santo siano coraggiosi testimoni di Cristo. Possano essi navigare senza pericoli sulla barca della madre Chiesa con san Pietro quale timoniere e ritornare alla casa della Chiesa universale governata dal nostro Sommo Pontefice.

Per molte centinaia di anni il Vangelo è stato predicato al grande popolo della Cina. Innumerevoli persone coraggiose hanno seguito le orme di Gesù Cristo. Per il loro amore a Cristo essi sono stati arrestati, banditi e per lui hanno versato il loro sangue. Essi hanno sofferto la prova della tortura fisica e mentale. «Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. […] Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 10.12a). 

«Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 20).

Dobbiamo asciugare le nostre lacrime, pulire le nostre ferite, rinnovare il nostro spirito come testimoni pieni della fiamma dell’amore di Dio e vivere sotto la guida dello Spirito Santo. Dobbiamo camminare sul campo di battaglia per diffondere la parola di Dio con fervore, coraggio, intelligenza e offrire il dono della salvezza alla comunità attorno a noi. Per essere in compagnia di Cristo, dobbiamo essere «prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10, 16) per evitare le occasioni di peccato. Se vi è una chiesa o un’assemblea per la preghiera, fate buon uso di esse per servire Dio e adorarlo. Se non vi è chiesa o luogo di riunione, seguite l’esempio della Sacra Famiglia radunandovi insieme come una famiglia che cerca di piacere al nostro Padre celeste. Quelli che non hanno nemmeno questa opportunità, usino il loro cuore come tempio di Dio e parlino a Dio intimamente in ogni momento. Adorate Dio in spirito e verità. Glorificate Lui e salverete la vostra anima e quella dei vostri vicini. 

La persecuzione della Chiesa oggi è simile a una potentissima tempesta che sommerge il mondo intero, un primo avviso prima della fine del mondo. Questo fatto non è lavoro dell’uomo. Questo potere è stato scatenato dalle porte degli inferi. La tempesta è creata da un movimento politico per sfidare la volontà del popolo e vincerlo. Esso ha creato la presente situazione di persecuzione religiosa mondiale in modi diversi contro Dio, contro la santità, contro l’umanità, contro la santa Chiesa e contro la sacra autorità del Vicario di Cristo. Questa forza esiste in Cina e in altre parti del mondo. La nostra Chiesa in Cina deve confidare in Nostra Signora della Cina, negli angeli e nei santi perché ci guidino dall’alto e possiamo attuare opere piene di onore, diffondere il messaggio di fede nella salvezza, un modello per tutto il mondo.

Non siamo soltanto nel mezzo di un’epoca particolarmente piena di provocazioni; siamo anche in un periodo di tempeste, dolori e rivolte. Dobbiamo costruire e formare, pena la nostra vergogna per aver evitato questa grande opportunità. Preghiamo lo Spirito Santo perché riempia i nostri cuori rendendo capaci tutti noi, vescovi della Conferenza cattolica, sacerdoti fedeli, religiosi e laici di riconciliare le nostre differenze e i nostri errori. Abbiamo bisogno di esaminare le nostre coscienze, pesare con cura i consigli degli uomini di buona volontà, pentirci profondamente delle nostre manchevolezze e riaccendere il nostro spirito. Con l’aiuto dello Spirito Santo e la nostra personale responsabilità saremo in grado di creare un tempo migliore per il cattolicesimo. Quando quel tempo verrà, non ci scambieremo più saluti come bonjour o good bye [in francese e inglese nel testo cinese] ma come [usavano i cristiani] nel medioevo: Laudetur Jesus Christus, sia lodato Gesù Cristo!

La Conferenza Episcopale cattolica della Cina continentale
Dicembre 1994

 

Categorie:
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