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L’Eucaristia è il nostro mistero

25 Giugno 2026 by Michele Brambilla

La Messa non riguarda il solo sacerdote: è tutta l’assemblea che concelebra. Leone XIV precisa, così, il significato altamente sacramentale della actuosa partecipatio richiesta da Sacrosanctum Concilium a tutti i fedeli cattolici

di Michele Brambilla

Nell’udienza del 24 giugno, riprendendo le catechesi sulla costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, Papa Leone XIV cita anzitutto sant’Agostino d’Ippona nel punto in cui commenta la celebre frase paolina: «Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27). Sant’Agostino «aggiunge: “È il vostro mistero che ricevete. A ciò che siete voi rispondete: Amen, e la vostra risposta è come la vostra firma. Vi si dice: “Il corpo di Cristo”, e voi rispondete: “Amen”. Siate dunque membra del corpo di Cristo, perché il vostro amen sia vero. […] Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete” (Sermone 272: PL 38, 1247)».

L’Eucaristia, quindi, dice tutto della Chiesa. «Subito dopo aver rievocato l’Ultima Cena di Gesù, la Costituzione sulla Liturgia parla dell’Eucaristia con questi accenti agostiniani. Per i cristiani, prendere parte alla mensa del Signore significa infatti “essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi alla mensa del Corpo del Signore, rendere grazie a Dio” (cfr SC, 48). È ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto, assiso alla destra del Padre (cfr Col 1,18), il quale ci prepara un posto nei cieli (cfr Gv 14,3): l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene» e si intravede già nella Chiesa militante. Il SS. Sacramento, infatti, può anche essere detto «il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste, fino al giorno beato in cui “Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28)».

La perfetta comunione di tutte le creature è anticipata, sulla terra, dal Banchetto eucaristico, per il quale è bene precisare che «l’assemblea liturgica offre il Sacrificio “non solo per le mani del sacerdote, ma anche unita a lui” (SC, 48). In questa prospettiva, l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani (cfr Eb 13,16; Rm 12,1), in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca. Partecipandovi, essi imparano “ad offrire sé stessi e, di giorno in giorno, a essere consumati, per mezzo di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro”», dice sempre Sacrosanctum Concilium. «Così, incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé. Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore (cfr SC, 47)», prosegue il Pontefice. E’ questo il senso che la Chiesa dà all’espressione, più volte citata dagli esegeti senza molto comprenderla, actuosa partecipatio, che non è solo “fare qualcosa” durante la Messa, ma parteciparvi con tutto il proprio essere.

Un tempo ci si chiedeva spesso “da quale punto” del sacro rito in poi fosse “valida” la Messa per il precetto festivo: di solito, si indicava lo scoprimento del calice durante l’offertorio, riducendo la liturgia della Parola a cosa di poco conto. Il Papa corregge questo modo di pensare ribadendo che «quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove Lui stesso si offre al Padre. Queste due parti della Messa, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, “sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto” (SC, 56)», che non può quindi essere scisso o fruito solo “a metà”. «Per quanto riguarda la Parola, bisogna ricordare che non si tratta soltanto di acquisire un sapere intellettuale sulle Scritture, ma di ricevere la Parola “viva ed efficace” (Eb 4,12)»: l’omelia è quella parte della Messa che ha il compito specifico di “tradurre” i brani scritturistici nel “linguaggio” dell’assemblea, quindi non è da sottovalutare neppure lei, tantomeno da piegare a fini estranei, perché «l’Eucaristia ci apre all’intelligenza della Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura illumina e spiega a sua volta il Mistero eucaristico» (Benedetto XVI, Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 55).

«Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha chiesto di aprire più largamente i tesori della Bibbia, perché venga offerta ai fedeli con maggiore abbondanza la mensa della Parola di Dio (cfr SC, 51). La riforma liturgica ha tradotto questa richiesta in quel tesoro che è il Lezionario, cioè il libro che raccoglie tutte le Letture bibliche per le celebrazioni liturgiche. Tale ampiezza è stata attinta alla fonte più pura della Tradizione vivente, che coniuga la fedeltà alla tradizione con l’apertura a un legittimo progresso (cfr SC, 23)», quindi non può essere considerata una “colpa”, come talvolta si sostiene ancora in certi ambienti. La riforma liturgica, insiste Papa Leone XIV, è coerente al mandato ricevuto dai vescovi riuniti in concilio e congruente con la tradizione ecclesiale nel senso più alto, tanto che «l’inizio del capitolo II della Costituzione sulla Liturgia è intessuto di riferimenti al grande fiume della Tradizione, che va dai Padri della Chiesa fino a noi. Lo cito: “Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura” (SC, 47)». In poche righe è riassunta tutta la dottrina eucaristica della Chiesa cattolica, come in una vera e propria professione di fede. Non è quindi possibile continuare ad affermare che i documenti del Concilio Vaticano II abbiano solo un valore latamente “pastorale” e che non contengano punti vincolanti per tutti i fedeli cattolici.

Sono iniziate un po’ per tutti le vacanze estive: «Approfittatene per una maggiore partecipazione alla Santa Messa, la meditazione della Parola di Dio, i ritiri spirituali, i pellegrinaggi e gli incontri con i vostri cari. Preghiamo anche per i giovani, affinché scelgano con saggezza la scuola e l’Università e discernano con prudenza la propria vocazione», suggerisce il Pontefice. Come più volte ripetuto anche in questa udienza, bisogna mettere in pratica ciò che si crede: proprio «oggi celebriamo la Solennità della Natività di San Giovanni Battista, che ha preparato la via a Cristo: egli vi aiuti a riscoprire la vocazione battesimale per essere ovunque annunciatori lieti del Regno di Dio».

Giovedì, 25 giugno 2026

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