Massimo Introvigne, Le sètte cristiane. Dai Testimoni di Geova al reverendo Moon, Mondadori, Milano 1990, pp. 192, L. 8.000

Alleanza Cattolica 29 anni fa
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Cristianità n. 200 (1991)

 

Massimo Introvigne, Le sètte cristiane. Dai Testimoni di Geova al reverendo Moon, Mondadori, Milano 1990, pp. 192, L. 8.000

Idem, I nuovi culti Dagli Hare Krishna alla Scientologia, Mondadori, Milano 1990, pp. 224, L. 10.000

Idem, I Testimoni di Geova, Mondadori, Milano 1991, pp. 128, L. 10.000

 

Massimo Introvigne è nato a Roma nel 1955. Dirigente di Alleanza Cattolica, in cui milita fin dagli anni del liceo, ha coltivato nell’ambito dell’associazione l’attenzione alla “nuova religiosità” contemporanea, di cui è oggi uno degli specialisti più noti a livello internazionale. È stato relatore ai due simposi organizzati dalla FIUC, la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, su mandato dei quattro dicasteri vaticani interessati all’argomento, tenuti a Omaha, nel Nebraska, nel maggio del 1991, e a Vienna nell’ottobre del 1991. È autore — oltre a scritti di carattere filosofico-giuridico e morale, e a numerosi opuscoli e articoli, di cui molti pubblicati in Cristianità — dei volumi Il reverendo Moon e la Chiesa dell’Unificazione (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1987), Le nuove Religioni (SugarCo, Milano 1989), Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo (SugarCo, Milano 1990), I nuovi movimenti religiosi. Sètte cristiane e nuovi culti, con Jean-François Mayer e don Ernesto Zucchini (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1990), nonché collaboratore e curatore delle opere collettive Lo spiritismo (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1989) e Le nuove rivelazioni (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1991). Dal 1988 è direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni — da lui fondato con mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino, che ne è presidente —, attualmente uno dei maggiori centri di ricerca e di formazione su questo tema in Europa e nel mondo; fra l’altro, è stato giudicato “degno di nota” nella relazione generale del card. Francis Arinze al Concistoro straordinario tenuto in Vaticano dal 4 al 7 aprile 1991.

Proprio in occasione di tale Concistoro — che ha segnalato il problema delle nuove religioni, insieme a quello dell’aborto, come una fra le grandi priorità per la Chiesa negli anni Novanta — diversi porporati hanno lamentato, nonostante i progressi degli studi specialistici, la mancanza di una letteratura agile che permetta al clero e ai laici cattolici — che pure, come nella stessa sede si è sottolineato, non possono più ignorare il problema — di acquisirne gli elementi essenziali in un tempo ragionevolmente breve. L’arcidiocesi di Torino aveva da tempo avvertito questa esigenza, chiedendo a Massimo Introvigne una serie di 64 articoli, ciascuno dedicato a un movimento o problema della nuova religiosità contemporanea, pubblicati sul settimanale di cultura cattolica il nostro tempo, e un’ulteriore serie di articoli sui testimoni di Geova apparsi sul settimanale diocesano La Voce del Popolo.

 

Il volume Le sètte cristiane. Dai Testimoni di Geova al reverendo Moon raccoglie la prima serie di articoli apparsi su il nostro tempo, integrati da una breve conclusione di carattere pastorale (pp. 172-177) e da una essenziale ma preziosa bibliografia (pp. 179-187). Dopo aver fatto il punto sulla controversa nozione di “setta” e sui rapporti fra la nuova religiosità e lo gnosticismo antico — fenomeni fra i quali non mancano analogie — (pp. 7-24), l’autore offre anzitutto un’esposizione monografica dei tratti salienti dei tre gruppi di origine cristiana tipologicamente e sociologicamente più importanti: i mormoni (pp. 25-41), la Scienza Cristiana (pp. 42-51) e i testimoni di Geova (pp. 52-66). Segue una tipologia delle sette di origine cristiana (pp. 67-70), di cui vengono distinti sette gruppi, cinque derivati dalla “Riforma radicale” — di cui l’autore non manca di mettere in luce le differenze con la Riforma protestante delle denominazioni maggioritarie —, e gli ultimi due nati rispettivamente da scismi dalla Chiesa cattolica o dall’Ortodossia orientale ovvero dai sincretismi sorti nel Terzo Mondo fra il cristianesimo delle missioni e culti locali più antichi. Per ognuna delle sette “famiglie” Massimo Introvigne presenta — nei successivi venti capitoli monografici (pp. 71-171) — gli esempi più significativi. Se per ogni movimento, in una rapida sintesi, viene presentato l’essenziale, non mancano capitoli in cui l’autore dà conto di sue ricerche originali — come nel caso del settarismo russo (pp. 142-146) e delle nuove religioni della Nigeria, uno dei fenomeni in maggiore crescita nel mondo (pp. 167-171) — offrendo informazioni che risulteranno nuove anche per chi conosce le sue opere più ampie.

 

Il secondo volume, I nuovi culti. Dagli Hare Krishna alla Scientologia, raccoglie la seconda serie degli articoli de il nostro tempo, dedicati alle nuove religioni di origine non cristiana. Oltre a una bibliografia (pp. 211-219), agli articoli il volume aggiunge un’importante Introduzione (pp. 5-18), dove l’autore propone una tipologia dei nuovi movimenti religiosi di carattere dottrinale, che è stata menzionata — fra le varie tipologie correnti, ma come particolarmente importante — anche nella già citata relazione generale del card. Francis Arinze al Concistoro Straordinario del 1991. Si tratta di una tipologia che vede nella nuova religiosità un rifiuto progressivo degli elementi essenziali della visione cattolica del mondo: prima la Chiesa — “Cristo sì, Chiesa no” — nel mondo delle sette di origine cristiana; quindi il ruolo unico di Cristo — “Dio sì, Cristo no” — nei nuovi culti che preferiscono rivolgersi piuttosto all’Oriente o al paganesimo antico; poi Dio stesso — “Religione sì, Dio no” — nelle “religioni” che propongono la realizzazione del potenziale umano; e infine la stessa religione — “Sacro sì, religione no” — nei gruppi che promuovono con il sacro piuttosto un rapporto di tipo magico.

Alle ultime tre categorie è appunto dedicato il volume. I primi quindici capitoli monografici (pp. 21-107) illustrano altrettanti nuovi culti — o gruppi di nuovi culti — di origine orientale, distinti a seconda del loro retroterra storico di volta in volta islamico, zoroastriano, indù, giainista, buddhista e scintoista; non manca un’importante messa a punto sulla pertinenza dell’espressione “sette” applicata a correnti dell’ebraismo (pp. 21-26). Una seconda parte — che si apre con un capitolo sulla lotta anticristiana nella Rivoluzione francese (pp. 108-113), illustra la ricerca di religioni alternative al cristianesimo in Occidente, in direzione del paganesimo antico o della magia (pp. 114-143). La terza parte — a proposito della corrente del potenziale umano — propone una distinzione fra “religioni dell’uomo”, che propongono, trascurando Dio, uno sviluppo delle potenzialità nascoste dell’individuo — l’esempio più evidente è la Scientologia, ma caratteristiche analoghe si ritrovano in alcuni culti dei dischi volanti (pp. 144-160) — e “religioni dell’umanità”, che nascono come versioni ritualizzate delle ideologie, con esiti talora tragici come nel caso del Tempio del Popolo, il movimento protagonista del suicidio di massa della Guyana nel novembre del 1978, la cui dottrina costituiva in realtà un adattamento “religioso” del comunismo marxista (pp. 161-166). La quarta parte fa cenno ai principali nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo (pp. 167-190), precisando anche che cosa si intenda esattamente per New Age (pp. 173-178). Di particolare interesse sono i tre capitoli conclusivi, dove l’autore analizza le origini e le caratteristiche del cosiddetto movimento anti-culti, mostrandone gli aspetti ambigui e inaccettabili (pp. 191-196), e si chiede infine quale debba essere l’atteggiamento del cattolico di fronte alle nuove religioni: un atteggiamento di vigilanza e insieme — almeno su alcuni terreni e con alcuni gruppi — di cauto dialogo (pp. 197-209). Le ultime pagine riguardano il ruolo nella Chiesa dello specialista che studia i nuovi culti, che ha anche bisogno del “sostegno, l’aiuto, il confronto di una comunità cristiana amica e viva”, rinnovando così in termini moderni la “richiesta antica”: “Pregate per me” (pp. 208-209).

 

Dagli articoli su La Voce del Popolo — rivisti e ampliati — era nata nel 1990 un’opera in francese: Les Témoins de Jéhovah (Cerf, Parigi-Fides, Montréal 1990), che appare ora — integrata da osservazioni specifiche su Il caso Italia (pp. 57-61), e aggiornata nelle statistiche e nella bibliografia (pp. 111-112) — in versione italiana con il titolo I Testimoni di Geova. Lo sforzo dell’autore — come egli stesso precisa nell’Introduzione (pp. 5-10) — è stato quello di offrire una sintesi di un centinaio di pagine, che chiunque può leggere in poche ore, in uno stile facilmente comprensibile anche per il non specialista, che tuttavia non trascura nessuno degli interrogativi che si può porre chi viene in contatto con il geovismo, e insieme permette al lettore almeno uno sguardo sulle ricerche più recenti di carattere storico e sociologico sui testimoni di Geova, di cui viene dato conto in una letteratura quasi mai tradotta in lingua italiana. L’autore esamina così la storia (pp. 13-61), la dottrina (pp. 63-95) e la “vita quotidiana” — cioè gli aspetti sociologici (pp. 97-109) — dei testimoni di Geova. Fra i temi su cui vengono forniti chiarimenti particolarmente utili segnaliamo la questione delle trasfusioni di sangue (pp. 80-82), le ragioni del particolare successo dei testimoni di Geova in Italia — secondo una certa lettura delle statistiche, ormai il primo paese del mondo per numero di testimoni di Geova sul totale degli abitanti — (pp. 57-61), le origini del movimento (pp. 13-23), troppo spesso considerato un unicum che sorge improvvisamente nella mente dei suoi fondatori, mentre si tratta di un fenomeno con una precisa preistoria nel protestantesimo radicale anglo-americano e nelle correnti millenaristiche.

 

Benché i tre volumi non si presentino con una intentio specificamente pastorale, né si propongano di offrire una confutazione degli errori delle nuove religioni alla luce della dottrina cattolica, la loro funzione pastorale potrà essere di notevole rilevanza. Una bibliografia in corso di pubblicazione in Inghilterra, curata dall’Università di Londra, rileva per la lingua italiana una trentina di volumi di studi sulle nuove religioni — esclusi i testi pubblicati dalle nuove religioni medesime —, contro oltre trentamila in lingua inglese e diverse migliaia in lingua tedesca, mentre per quanto riguarda il francese la situazione è poco migliore dell’italiano, e per quanto riguarda lo spagnolo è peggiore. I titoli in italiano si riferiscono per una buona metà a studi specialistici, per l’altra a opere di taglio polemico che intendono soprattutto mettere in luce gli errori — e la pericolosità sociale — delle nuove religioni, senza preoccuparsi troppo di una descrizione storica, dottrinale o sociologica articolata. Mentre altre opere contengono giudizi discutibili o errori anche gravi, alcuni autori cattolici — segnaliamo, soprattutto, monsignor Giovanni Marinelli, don Ernesto Zucchini, padre Giuseppe Crocetti S.S.S., monsignor Lorenzo Minuti, don Tommaso Conticchio — hanno offerto confutazioni efficaci e puntuali degli errori dei testimoni di Geova. I loro scritti presuppongono però lettori disponibili alla lettura di opere di taglio prevalentemente — quando non esclusivamente — dottrinale, e in ogni caso potranno essere meglio compresi da chi abbia già qualche informazione sui testimoni di Geova. Quanto ai movimenti diversi dai testimoni di Geova, una letteratura di buona divulgazione in lingua italiana è pressoché inesistente. Ci si deve pertanto augurare che un numero cospicuo di cattolici acquisiscano — tramite questi strumenti — almeno le informazioni essenziali sulle sette di origine cristiana, sui nuovi culti e sui testimoni di Geova. Una delle ragioni — anche se non l’unica — per cui l’Italia costituisce il primo paese del mondo per i successi proselitistici dei testimoni di Geova — nonché un terreno fecondo per altre idee e gruppi della nuova religiosità — è certamente costituita dal fatto che gran parte del laicato cattolico — e purtroppo anche del clero — si è finora accontentato sul fenomeno di qualche informazione giornalistica o di seconda mano, pensando forse — erroneamente — che riguardi soprattutto altri paesi.

Valter Maccantelli

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