Massimo Introvigne, Sì alla famiglia. Manifesto per un’istituzione in pericolo, Sugarco, Milano 2014, pp. 184, € 15,00

Domenico Airoma 6 anni fa
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Domenico Airoma, Cristianità n. 374 (2014)

Sì alla famiglia è un libro per reagire, per fondare e organizzare la reazione contro il volto più aggressivo della dittatura del relativismo, l’ideologia di genere.

L’autore, Massimo Introvigne, sociologo delle religioni di fama internazionale e reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, fissa due date come inizio del processo di reazione. La prima è quella del 13 gennaio 2013, quando in Francia un milione di persone, senza il supporto di alcuna forza partitica, scendono in piazza per protestare contro la legge sul «matrimonio per tutti», che estende la nozione di matrimonio alle coppie omosessuali: è la Manif pour tous, la «manifestazione per tutti» — contrapposta allo slogan del governo «Marriage pour tous» —, che mette insieme persone di fedi e di culture diverse, anche omosessuali, e che finirà per mettere in grave difficoltà il governo francese. La seconda è quella del 1° dicembre 2013, quando a Torino viene lanciato il manifesto dei comitati Sì alla famiglia«un evento a suo modo storico» (p. 17) —, che registra la nascita di aggregazioni destinate a riunire non singoli ma associazioni, con l’obiettivo di opporsi al primo passo dell’itinerario normativo che conduce al «matrimonio» fra persone dello stesso sesso, e cioè al disegno di legge in tema di omofobia.

«Questo piccolo libro — chiarisce l’autore in esordio — riproduce il Manifesto nazionale di Sì alla famiglia e nella prima parte propone un succinto itinerario, presentato per tesi e approfondito in ogni capitolo in letture, non essenziali sull’argomento, ma che approfondiscono singoli aspetti rilevanti. […] Nella seconda parte il libro presenta l’elenco dei testi essenziali del Magistero della Santa Sede e alcuni documenti del Magistero episcopale in tema di omosessualità e unioni omosessuali, strumenti di lavoro essenziali per chi, sul campo, si batte per la famiglia ogni giorno» (p. 13).

Fra le due date prima ricordate vi è un evento, pure verificatosi nel 2013, che l’autore pone all’origine della reazione: si tratta dell’iniziativa denominata Dieci piazze per dieci comandamenti, promossa dal Rinnovamento nello Spirito Santo e alla quale sia Benedetto XVI (2005-2013) sia Papa Francesco hanno voluto partecipare con videomessaggi. Un’iniziativa che ha invitato i cattolici a «riprendersi le piazze» (p. 10) in occasione dell’Anno della Fede; e Riprendiamoci le piazze (pp. 9-13) è appunto il titolo del primo capitolo, corredato, come altri, da unaLettura, intitolata Ordini del giorno. Il buon esempio di Vercelli (pp. 14-16) e dedicata al documento approvato dal consiglio comunale del capoluogo piemontese «contro la legge-bavaglio sull’omofobia» (p. 13), un invito ad alzare la voce «contro l’oscuramento della ragione e del bene comune» (ibidem).

Infatti, «l’indignazione individuale non basta più. Ci vuole un movimento corale, di popolo». (p. 13). E occorrono argomenti, poiché«oggi dire sì alla famiglia — e trarne le conseguenze in materia di unioni omosessuali — non è più ovvio per tutti» (p. 23).

Il secondo capitolo (Il Manifesto di sì alla famiglia, pp. 17-22) e il terzo (Perché sì alla famiglia, pp. 23-27) sono dedicati proprio alle ragioni del sì, partendo da quelle cinque parole — «Chi sono io per giudicare?»— pronunziate da Papa Francesco sull’aereo che lo riportava dal Brasile a Roma, il 28 luglio 2013, spesso citate a sproposito e talora strumentalizzate per giustificare inerzie pilatesche. Ciò avviene cancellando non solo tutta la prima parte di quella stessa frase — se una persona omosessuale «cerca il Signore e ha buona volontà» — ma anche e soprattutto il richiamo fatto, in quello stesso contesto, a quanto scritto al riguardo nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Ed è proprio sulla base del costante insegnamento della Chiesa che ilManifesto di Sì alla famiglia, se, per un verso, ribadisce «l’accoglienza rispettosa delle persone omosessuali, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione» (p. 25), per altro non può non avvertire che «“gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” e “in nessun casopossono essere approvati” o fondare riconoscimenti giuridici» (n. 2357). «Chi siamo noi per giudicare le persone omosessuali? Ma nello stesso tempo — chiarisce Introvigne —, chi siamo noi per non giudicare i comportamenti, e per non giudicare le proposte di legge, sottraendoci a quello che è un dovere di cristiani e cittadini?» (pp. 25-26).

Il quarto capitolo — L’attacco alla famiglia, storia di una storia (pp. 29-35) — si apre con le parole dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), I fuochi saranno accesi per testimoniare che due più due fa quattro. Le spade saranno sguainate per mostrare che le foglie sono verdi d’estate (p. 29), che descrivono profeticamente il punto di arrivo di un processo plurisecolare di distruzione di tutti i legami naturali e cristiani che avevano dato struttura e sostanza alla civiltà occidentale: un processo chiamato «Rivoluzione» dal pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), esponente di spicco della scuola cattolica detta contro-rivoluzionaria, e culminato nella «rivoluzione del Sessantotto», «[…] una rivoluzione culturale che proclama il divieto di vietare e il primato del desiderio» (p. 33).

Con il Sessantotto si afferma l’ideologia del gender, identificata da Benedetto XVI — nello «storico discorso alla Curia romana» (p. 29) del 21 dicembre 2012 — come la più grave minaccia contemporanea alla Chiesa e all’umanità, dal momento che con questa teoria «[…] l’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela» (p. 29), seguendo il proprio mutevole capriccio, che il diritto deve assecondare. Un caso emblematico di attivismo pro-gay. Le Femen (pp. 36-40), è la prima delle due letture a corredo del capitolo, in cui si sottolinea che con il gruppo femminista Femen «[…] giunge a compimento la parabola che porta la sessualità e il corpo femminile da realtà dotata di significato a puro “significante”, cui si può far dire qualunque cosa e il suo contrario» (p. 37).

E, laddove il legislatore fatica a tenere il passo delle crescenti rivendicazioni del movimento gay, sono i giudici a incaricarsi di «rieducare» gli elettori pronunciando sentenze «apripista», che hanno solo l’effetto di anticipare le tappe di un itinerario di aggressione alla famiglia come istituzione naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Nella seconda lettura del capitolo, Utah e New Mexico. I giudici impongono le nozze gay (pp. 41-44), vengono presentati alcuni casi in cui «[…] il giudice illuminista — espressione di un’élite tecnocratica, che ne sa di più del popolo ignorante — lo corregge, lo bastona» (p. 43). Un itinerario che — si tratti di leggi o di sentenze — conosce, sotto ogni latitudine, la stessa evoluzione, o, per meglio dire, la stessa involuzione; cosicché muovere anche solo un passo verso la legge anti-omofobia significa condannarsi a scivolare rovinosamente lungo il piano inclinato che conduce a nozze omosessuali, uteri in affitto e bambini prodotti in laboratorio.

Ecco perché nel sì alla famiglia sono racchiusi necessariamente dei «no»; così come, «se dico sì alla vita, dico no a quanto si oppone alla vita» (p. 24).

Gli altri capitoli della prima parte sono, pertanto, dedicati alle ragioni del «no».

Nel quinto (Tutelare le persone omosessuali, pp. 45-49; con le letture:Il caso del Senegal e la lobby gay, pp. 50-54, Russia, quando lo sport sbaglia battaglia, pp. 54-57, e La parola al «mostro di Torino». Parla Chiara Atzori, pp. 57-59) e nel sesto capitolo (Leggi contro l’omofobia: o contro la libertà di espressione?, pp. 61-83, con le letture: Stati Uniti. Fotografare le lesbiche diventa obbligatorio, pp. 84-86, e Torino. Dodicenni sul palco per le unioni omosessuali, pp. 86-89), l’autore dedica ampie e documentate riflessioni alla strategica attività di disinformazione della lobby gay, volta a presentare un’inesistente emergenza legata ad atti di violenza contro omosessuali, per poi imporre come inevitabile una legge anti-omofobia. Invece l’esperienza di altri Paesi, nei quali, come la Francia, una legge siffatta è già in vigore, dimostra che, in realtà, il vero obiettivo è quello di punire non comportamenti violenti — per i quali già basterebbero le norme vigenti — ma un modo di pensare e, ancor prima, un modo di essere: la cosiddetta «omonegatività» (p. 61) — l’opinione negativa sul comportamento omosessuale, spesso motivata dalla religione —, l’«eterocentrismo» (ibidem) — l’idea, cioè, che l’eterosessualità sia la condizione naturale dell’uomo —, l’«eterosessismo» (ibidem) — la convinzione che le unioni eterosessuali hanno un valore sociale superiore rispetto a quelle omosessuali. «Omofobo» diventa, in definitiva, il marchio d’infamia che esclude dalla comunità civile: un «fascista» versione internazionale omosessualista.

Il settimo capitolo (Matrimonio» omosessuale: perché no, pp. 91-105, con le letture a corredo: Il messaggio della settimana sociale, pp. 106-110, e Big love. Se lo Utah legalizza la poligamia, pp. 110-114), il nono«Adozioni omosessuali: perché no, pp. 131-136, con la lettura: Bambini omosessuali: che cosa dice la sociologia, pp. 137-141) e il decimo (Le unioni civili: apripista, non l’alternativa, pp. 143-149, con la lettura: La vittoria dell’«uomo delle anatre», pp. 150-152), s’incaricano di ristabilire la verità intorno a quelle che vengono presentate come «conquiste di civiltà» e che altro non sono che aspetti di quello che l’allora cardinale Bergoglio ha definito «un reale e grave regresso antropologico» (p. 162). Un regresso che porta con sé depressione e infelicità (capitolo ottavo, Il no alla famiglia non rende più felici, pp. 115-126, con la lettura: La rivoluzione di Kate Moss, pp. 127-130), privando l’uomo prima dell’amore, vittima della liberazione sessuale del Sessantotto, e poi dello stesso eros, liquefattosi in quello che il filosofo coreano Byung-Chul Han chiama l’«inferno dell’Uguale», «dove è venuta addirittura meno la capacità di vedere l’altro come altro: l’uomo moderno guarda “solo ciò in cui può riconoscere, in qualche modo, se stesso”» (p. 122).

La seconda parte (pp. 153-179) contiene i documenti essenziali del magistero cattolico sul tema: il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992-Estratti) (p. 155), l’elenco dei Documenti del magistero pontificio e della santa sede (p. 156), i Documenti del magistero episcopale (pp. 157-179) e segnatamente la Nota al riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative in materia di unioni di fatto, della Conferenza Episcopale Italiana, la Lettera ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge intesa a legalizzare il matrimonio e le adozioni omosessuali, e la Lettera al dottor Justo Carbajales, Direttore del Dipartimento dei Laici della Conferenza Episcopale Argentina, del card. Jorge Mario Bergoglio, la lettera pastorale della Conferenza Episcopale Portoghese A proposito dell’ideologia di genere; la Lettera pastorale della Conferenza Episcopale Slovacca per la prima Domenica d’Avvento 2013; e laLettera dei vescovi della Polonia per la Festa della Sacra Famiglia.

 

Domenico Airoma

 

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 Domenico Airoma

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Domenico Airoma, napoletano, 55 anni, sposato con Paola, tre figlie, magistrato dal 1989.