Misericordia et misera

Silvia Scaranari 4 anni fa
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La misericordia è il motivo di esistenza per la Chiesa in quanto perenne tramite dell’amore di Dio.

Il Padre ha manifestato fin dall’inizio il Suo amore con l’atto della creazione e lo Spirito Santo “attraverso le parole dei profeti e gli scritti sapienziali, ha plasmato la storia di Israele nel riconoscimento della tenerezza e della vicinanza di Dio, nonostante l’infedeltà del popolo.” A questo ha fatto seguito la missione di Cristo che ha dato mandato alla Sua Chiesa di essere segno permanente della misericordia nel mondo. Proprio l’operato storico di Cristo ha fatto emergere la portata della misericordia divina e significativamente sant’Agostino, commentando l’incontro di Gesù con l’adultera che la folla voleva lapidare, dice che alla fine rimasero soli, “misericordia et misera”: Gesù, la misericordia stessa che perdona, e la donna “misera” in quanto peccatrice ma pentita e quindi perdonata, liberata dal peso del suo peccato. Il perdono è l’espressione dell’amore del Padre che Gesù è venuto a manifestare nel mondo. Nulla di quanto l’uomo pentito può mettere di fronte al Padre resta senza l’abbraccio del Suo perdono, perché Lui ci ama di un amore incondizionato e assolutamente immeritato da noi, il Suo è un amore totalmente gratuito.
Come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza della misericordia divina? Il Pontefice ci offre alcuni suggerimenti per beneficiare dell’amore di Dio e farci sempre più consapevoli della necessità che ognuno ha di camminare verso di Lui.
In primo luogo siamo chiamati a celebrare la misericordia” perché Dio si manifesta nella liturgia, dove “non solo viene ripetutamente evocata, ma realmente ricevuta e vissuta”. In secondo luogo troviamo la misericordia in due sacramenti che la Chiesa ha voluto come luogo privilegiato: la confessione e l’unzione dei malati: “Nella preghiera della Chiesa il riferimento alla misericordia, lungi dall’essere solamente parenetico, è altamente performativo, vale a dire che mentre la invochiamo con fede, ci viene concessa; mentre la confessiamo viva e reale, realmente ci trasforma.
Un’attenzione particolare viene riservata dal Santo Padre alla Confessione, il luogo dove il sacerdote (ben formato e consapevole della misericordia perché l’ha sperimentata su se stesso) accoglie il penitente. Il peccatore, se è pentito, sente gravare su di sé il peso del peccato, il peso della sua inadeguatezza, della “contraddizione” fra quello che sa essere giusto e buono e quello che invece ha fatto ma “la grazia è più forte, e supera ogni possibile resistenza, perché l’amore tutto vince (cfr 1 Cor 13,7).”
Proprio l’importanza del sacramento della Riconciliazione porta il Papa ad insistere perché i sacerdoti siano sempre disponibili ad accogliere le confessioni e conferma il mandato ai Missionari della Misericordia istituiti per l’Anno Santo ma lasciati ancora per mantenere desta l’attenzione su questa importante opportunità che viene offerta all’uomo ogni minuto: pentirsi e tornare al Padre.
I sacerdoti dovranno prepararsi con cura a questo sacramento essendo accoglienti, testimoni dell’amore del Padre, solleciti nell’aiutare a riflettere sul peccato commesso, chiari nel presentare i principi morali e disponibili ad accompagnare il penitente nel suo percorso di penitenziale. E’ da sottolineare la parola percorso perché, forse troppo facilmente, si pensa alla confessione come un dovere da compiere, una formalità, mentre è il punto di arrivo di una vera presa di coscienza del male provocato. A nulla serve, a nulla vale la confessione senza pentimento. Infatti l’amore di Dio si diffonde poiché “Non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo.” I sacerdoti devono mettere il confessionale al centro della loro giornata perché a nessuno “sinceramente pentito è impedito di accedere all’amore del Padre che attende il suo ritorno”.
Il Documento elogia l’iniziativa delle 24 ore per il Signore che già in molte comunità viene vissuta intensamente e rinnova il permesso a tutti i sacerdoti di concedere il perdono a coloro che si sono macchiati del terribile crimine dell’aborto. Questo punto ha creato molto scalpore su giornali che ne hanno volutamente manipolato il senso. L’aborto comporta la scomunica latae sententiae , non solo per chi lo compie (la madre) ma anche per tutti coloro che direttamente o indirettamente vi collaborano. La scomunica, in quanto tale, poteva essere rimessa solo dal vescovo del luogo. Per facilitare il riavvicinamento, il pentimento di coloro che hanno commesso questo gravissimo peccato, il Papa ha esteso a tutti i sacerdoti la possibilità di perdonare e riammettere nella comunione della Chiesa. Questo non vuole diminuirne la gravita perché lo stesso Papa Francesco scrive “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente”.
Sempre per facilitare l’avvicinarsi al perdono di Dio per tutti coloro che si trovano in situazioni di peccato, viene concesso ai sacerdoti della Fraternità san Pio X la possibilità di amministrare lecitamente la confessione ai fedeli, come già durante l’Anno Santo, nell’attesa di poterne riconoscere la piena comunione con la Chiesa Cattolica.
«Consolate, consolate il mio popolo» dice Isaia (40,1) perché quanti sono nella sofferenza e nel dolore possano ricevere una parola di conforto, altro volto della misericordia. La confusione morale in cui siamo immersi oggi provoca tante sofferenze, soprattutto di fronte al tradimento, all’abbandono, alla violenza: “In un momento particolare come il nostro, che tra tante crisi vede anche quella della famiglia, è importante che giunga una parola di forza consolatrice alle nostre famiglie. Il dono del matrimonio è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente. [… ] Il sentiero della vita che porta un uomo e una donna a incontrarsi, amarsi, e davanti a Dio a promettersi fedeltà per sempre, è spesso interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine.
E c’è la solitudine anche di fronte alla perdita di una persona cara, il momento della morte ha bisogno di uno speciale accompagnamento sia per la persona sofferente, che deve essere preparata a questo passaggio doloroso ma ricco di senso, sia per coloro che rimangono che devono essere aiutati ad aprirsi alla speranza.
La misericordia vissuta profondamente e sinceramente redime e rinnova “perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo” e l’uomo, riscaldato e fortificato, può aprirsi agli altri anche nelle opere di carità. Occorre dare concretezza alla vita rinnovata dal perdono e porre al centro della nostra attenzione le necessità degli altri, e quindi oggi è giunto “ il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia”.
Tante sono le necessità: da chi ha fame a chi non può accedere alla più elementare istruzione, da chi soffre per la malattia a chi soffre le pene del carcere talvolta luogo disumano, da chi non ha lavoro a chi viene sfruttato, da chi è abbandonato a chi è violato nella sua dignità.
Dobbiamo far crescere una cultura della misericordia che si forma “nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito, nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai poveri.” E per dare un segno concreto il Santo Padre inizia per primo confidandoci che “ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46).”

Silvia Scaranari

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