Mons. Giuseppe Casale, arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, Nuova religiosità e nuova evangelizzazione. Lettera pastorale, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1993, pp. 108, L. 12.000

Alleanza Cattolica 27 anni fa
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Domenico Airoma, Cristianità n. 215-216 (1993)

Mons. Giuseppe Casale nasce a Trani, in provincia di Bari, il 28 settembre 1923; ordinato sacerdote il 3 febbraio 1946, è eletto vescovo di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, il 26 ottobre 1974; dal 7 maggio 1988 è arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino.

Docente di storia della Chiesa nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Giovanni Paolo II, di Foggia, nel 1988 fonda, con un gruppo di specialisti della nuova religiosità contemporanea, il CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, di cui è presidente.

L’eco del lavoro del CESNUR si avverte — come segnala lo stesso presule — nella lettera pastorale Nuova religiosità e nuova evangelizzazione, senz’altro il maggior documento finora dedicato nel mondo da un vescovo cattolico al problema della nuova religiosità, e non solo per la mole. Infatti, se esistono precedenti pregevoli su temi specifici — fra cui la stessa lettera pastorale cita spesso, e con particolare rilievo, la relazione generale di S. Em. il card. Francis Arinze al Concistoro Straordinario del 1991 in tema di nuovi movimenti religiosi —, mons. Giuseppe Casale affronta per la prima volta in un quadro di sintesi quattro diverse dimensioni del fenomeno: le sette e i nuovi movimenti religiosi, il “ritorno della magia“, la nuova religiosità e il “ritorno dello gnosticismo”.

 

La lettera pastorale si articola in un’Introduzione e in quattro parti. Nell’Introduzione (pp. 5-11), l’arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino trae spunto dal discorso d’inaugurazione dell’assemblea del CELAM, il Consiglio Episcopale Latino-Americano, pronunciato da Papa Giovanni Paolo II a Santo Domingo il 12 ottobre 1992, in cui, fra gli ostacoli alla nuova evangelizzazione, il regnante Pontefice cita da una parte il secolarismo, dall’altra le “sette e movimenti pseudo-spirituali”; quindi collega queste preoccupazioni pontificie alla categoria e all’epoca del “post-moderno”, in cui cadono le ideologie moderne che tanti mali hanno arrecato alla Chiesa e agli uomini, ma emergono pure nuovi pericoli: non si tratta soltanto dei nuovi movimenti religiosi o magici, ma più ancora della nuova religiosità, come insieme di credenze che toccano anche persone che non penserebbero mai di aderire a un nuovo movimento religioso e pure, in particolare, cattolici. In quest’ottica, il problema riguarda anche l’Italia, dove — con la rilevante eccezione dei testimoni di Geova — gli aderenti ai nuovi movimenti religiosi sono relativamente pochi, ma la diffusione delle credenze della nuova religiosità è invece amplissima, come provano — nella stessa arcidiocesi di Foggia-Bovino — le statistiche relative alla credenza nella reincarnazione, specialmente fra i giovani.

Nella prima parte — Descrizione del fenomeno (pp. 13-33) —, mons. Giuseppe Casale distingue quattro aspetti del problema, certamente collegati, ma da non confondere. Il primo aspetto è costituito dalle sette e nuovi movimenti religiosi (pp. 13-19), a loro volta numerosissimi e bisognosi di tipologie e di classificazioni. Il presule ricorda la classificazione — proposta dall’autore di questa recensione, utilizzata dal CESNUR e già citata da altri documenti del Magistero —, che parte dagli elementi della verità cattolica negati da ciascuna “famiglia” o “ondata” di movimenti e distingue così fra movimenti che rifiutano la Chiesa — “Cristo sì, Chiesa no”: nuovi movimenti religiosi “di origine protestante”, dove la rottura riguarda solo l’idea di Chiesa, e “nuovi movimenti di origine cristiana” — detti anche “sette” in senso stretto — dove la rottura investe pure elementi teologici; movimenti che rifiutano il ruolo unico di Gesù Cristo, e si rivolgono in genere all’Oriente — “Dio sì, Cristo no”; movimenti che rifiutano l’idea di un Dio creatore e personale — “religione sì, Dio no” — per concentrarsi sull’uomo e sul suo “potenziale”; e movimenti che rifiutano anche la religione — “sacro sì, religione no”, tipici quelli della galassia del New Age — per cercare un rapporto più immediato con il sacro, di tipo spesso sciamanico. Il secondo aspetto del problema è costituito dal “ritorno della magia” (pp. 19-28), discusso in un lavoro del CESNUR (Il ritorno della magia. Una sfida per la società e per la Chiesa, Effedieffe, Milano 1992), che ha distinto fra magia popolare — a sua volta diversa a seconda che sia “vecchia” o di campagna e “nuova” o di città —, “nuovi movimenti magici” e cultura esoterica. Il terzo aspetto riguarda la nuova religiosità (pp. 28-31), un insieme di credenze neo-religiose, non sempre accompagnate da appartenenze, che tocca anche alcuni che pure si dicono cattolici. Vengono segnalate tre aree a rischio: la credenza nella reincarnazione, la partecipazione alle sedute spiritiche e il “cattolicesimo di frangia”, che presta fede a rivelazioni private spesso di dubbia ortodossia, da non confondere con il “genuino e lodevole movimento di devozione mariana”, che si rivolge ad avvenimenti “studiati e riconosciuti dalla Chiesa” (p. 30), come le apparizioni di Lourdes e di Fatima. Infine, un quarto aspetto del problema è il “ritorno dello gnosticismo” (pp. 31-33), cioè il ripresentarsi di aspetti e di tendenze dell’antica eresia gnostica in vari ambiti della religiosità e della cultura e anche all’interno del mondo cattolico in quei “modi erronei di pregare”, spesso impropriamente affascinati dall’Oriente, denunciati nel 1989 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana, che la lettera pastorale esplicitamente richiama (p. 32).

Nella seconda parte del documento, mons. Giuseppe Casale propone un’“analisi socio-culturale”Cause e significato del fenomeno (pp. 35-49) —, in cui si preoccupa anzitutto di evidenziare le lacune di “analisi parziali e insufficienti” (pp. 35-42), diffuse sia da un “movimento anti-sette” di ispirazione laicista, che riduce la religione a certe sue dimensioni sociali o psicologiche, sia da un “movimento contro le sette”, nato in ambienti protestanti, soprattutto evangelici e fondamentalisti, che collegano troppo facilmente e direttamente ogni fenomeno della nuova religiosità all’intervento diretto del Demonio, la cui azione pure non si deve escludere dal quadro complessivo delle cause di essa. In particolare, il presule prende le distanze dalle “leggi che i “movimenti anti-sette” propongono” sulla base di criteri puramente quantitativi e “laici”, che vorrebbero vietare le esperienze religiose “troppo intense”: leggi […] pericolose, perché esiste il rischio non teorico che gli Stati moderni, largamente secolarizzati, giudichino “troppo” intense anche esperienze religiose che si situano all’interno delle “vecchie” religioni piuttosto che delle “nuove”. Gli attacchi veementi che i “movimenti anti-sette” più noti negli Stati Uniti hanno portato contro l’Opus Dei e altre benemerite istituzioni cattoliche […] dimostrano fin d’ora che il pericolo non è puramente teorico” (p. 36). Per contro, da vari documenti di dicasteri della Santa Sede il presule ricava la categoria della “sfida” (pp. 42-49), distinguendo fra una sfida sociale, una culturale e una pastorale della nuova religiosità, che pongono ciascuna specifici problemi e nello stesso tempo identificano cause diverse del fenomeno.

Nella terza parte Analisi teologica (pp. 51-77) —, mons. Giuseppe Casale riprende lo schema della prima, ritornando sui quattro aspetti del fenomeno e proponendo su ciascuno specifiche riflessioni teologiche. Si tratta di una parte decisamente innovativa, perché molti interventi sul problema passano spesso da una analisi sociologica a conclusioni pastorali, saltando il passaggio difficile ma necessario della teologia. Non si rende giustizia a tutta la ricchezza del testo cercando di riassumerlo, ma vale la pena almeno di segnalare la riflessione — in tema di moltiplicazione delle proposte religiose — sul significato del pluralismo religioso e sulla diffidenza che il cattolico prova verso religioni e rivelazioni che si presentano con il carattere della novità radicale e sembrano contrapporsi […] alla definitività dell’evento che si è realizzato in Cristo” (p. 56). A proposito del “ritorno della magia”, a una puntuale esegesi dei brani della Scrittura che condannano il ricorso alle arti magiche fa da contrappunto una pregevolissima analisi della nozione di “esoterismo cristiano”, sempre ambigua, ma espressione di esigenze reali, che non dovranno essere rifiutate o messe in ridicolo, ma soddisfatte mediante la proposta dell’“esperienza mistica” e dell’“approfondimento amante della fede” (p. 64). In tema di nuova religiosità, in poche ma dense pagine vengono confutati gli argomenti più correnti a favore della reincarnazione (pp. 65-69), riassunte le ragioni del divieto che la Chiesa cattolica fa ai fedeli di partecipare a sedute spiritiche (pp. 69-71) e si invita a un discernimento a fronte della contemporanea “fame e sete di nuove rivelazioni” (pp. 71-72). Infine, quanto al “ritorno dello gnosticismo”, il presule denuncia “la manipolazione gnostica del problema ecologico” (pp. 73-74) e affronta il difficile tema del “maestro spirituale” (pp. 74-77), mettendo in luce le differenze fra l’autentico direttore spirituale cattolico e il guru sottilmente manipolatore, tipico della nuova religiosità.

Nella quarta parte — Indicazioni pastorali (pp. 79-101) —, mons. Giuseppe Casale riprende lo schema della seconda con le tre sfide — sociale, culturale e pastorale —, e a fronte di ciascuna fornisce indicazioni, anche di dettaglio, che meritano di essere lette con particolare attenzione e che certamente non valgono solo per l’arcidiocesi di Foggia-Bovino. Dopo aver criticato reazioni inaccettabili — che, ai due estremi, vanno da una tolleranza generalizzata e irenistica alla cosiddetta “deprogrammazione”, condannata senza mezzi termini: […] non è mai accettabile ed è contraria alla morale cattolica” (p. 82) —, il presule propone un atteggiamento insieme di vigilanza e di apertura, nei casi in cui è possibile, a un cauto dialogo. Tuttavia, mai il dialogo deve essere confuso con la possibilità di “doppia appartenenza” insieme alla Chiesa cattolica e a un movimento religioso, magico, filosofico o spirituale che propone dottrine o metodi incompatibili con la fede. A questo proposito, mons. Giuseppe Casale cita l’esempio della massoneria, che spesso confonde ad arte dialogo e doppia appartenenza, mentre la doppia appartenenza dei cattolici a organizzazioni massoniche è sempre proibita ed esclusa, come ha da ultimo ricordato la Congregazione per la Dottrina della Fede nella dichiarazione del 26 novembre 1983, ampiamente richiamata dalla lettera pastorale (pp. 89-90). Circa la massoneria, il presule non rinuncia a una notazione di attualità — insieme riflessione sull’Unità d’Italia e sul Risorgimento — che merita di essere riportata: “Soprattutto nell’Italia Meridionale si è parlato spesso, e ancora in questi ultimi tempi, di intrecci occulti e pericolosi tra gruppi massonici, politica e criminalità organizzata. Come ho accennato sono presenti in Italia numerose obbedienze massoniche diverse e attribuire a tutti i gruppi massonici i comportamenti di alcuni è certamente ingiusto.

“Meritano però attenta riflessione gli studi degli storici che mettono in luce connessioni già antiche, nate nel Meridione d’Italia già all’indomani dell’Unità, fra potentati economici alla ricerca di posizioni di privilegio, logge massoniche, e forze politiche che trovavano in certe forme della massoneria insieme una cassa di risonanza per la loro ideologia anticlericale e una copertura per contatti non sempre limpidi anche con organizzazioni criminose.

“La cronaca di questi ultimi anni ci fa temere che problemi di questo genere non siano completamente scomparsi” (p. 91).

Fra i soggetti dell’apostolato in tema di nuova religiosità mons. Giuseppe Casale ricorda i centri di studio e di ricerca, illustrando ampiamente il significato e il ruolo del CESNUR (pp. 95-98); i gruppi pastorali come il GRIS, il Gruppo di Ricerca e di Informazione sulle Sette, a cui raccomanda il “coordinamento con le altre realtà — centri di ricerca, movimenti e associazioni cattoliche, parrocchie — che operano in questo campo” (p. 99); e appunto i movimenti e le associazioni, fra cui segnala quelle che […] danno a questo tema un posto privilegiato nel loro apostolato”, citando “Alleanza Cattolica, che ha svolto da questo punto di vista un ruolo di precursore” (p. 98). Infine, il presule ricorda che, di fronte alla sfida della nuova religiosità, non si tratta solo di impostare strategie pastorali. La preghiera e l’intercessione della Vergine Maria, “Aiuto dei Cristiani”, rimangono — oggi come ieri — decisive di fronte a ogni rischio di eresia, di persecuzione o di scisma (p. 101).

 

 

La lettera pastorale Nuova religiosità e nuova evangelizzazione — chiusa da una Bibliografia (pp. 103-106) di opere informative e formative in lingua italiana sul tema — è uno strumento che per anni i cattolici operanti nel settore della nuova religiosità hanno auspicato e richiesto: un intervento del Magistero episcopale bene informato sugli studi scientifici in materia, chiaro, autorevole, coraggioso e preciso. Il documento di mons. Giuseppe Casale è un grande dono offerto alla Chiesa — non solo in Foggia e non solo in Italia —, alle associazioni, ai movimenti, ai parroci e a quanti si impegnano in questo difficile settore dell’apostolato e della nuova evangelizzazione. Sta ora a chiunque ha a cuore questo problema impegnarsi perché la lettera sia diffusa, e non solo diffusa ma letta, non solo letta ma studiata, perché possa portare i frutti che anche una prima lettura già lascia intravvedere copiosi.

 

Massimo Introvigne

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