«Noi cristiani abbiamo bisogno di questo spirito dei vandeani!»

Alleanza Cattolica 3 anni fa
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Card. Robert Sarah, Cristianità n. 387 (2017)

 Card. Robert Sarah, Omelia durante la Messa celebrata al Puy du Fou di Saint Laurent sur Sèvres, in Vandea, in apertura delle celebrazioni per i settecento anni della diocesi di Luçon, del 12 agosto 2017, nel sito web <https://­m.facebook.com/CardinalRobertSarah/photos/pcb.822620877894581/822620774561258/?type=3&source=48&refid=52&__tn__=EH-R>, visitato il 28-10-2017. Il titolo, ricavato dal testo, la traduzione e la nota sono redazionali.

Fratelli, questa sera offriamo il sacrificio della Messa per il riposo dell’ani­ma di tutti i volontari del Puy du Fou defunti fin dall’inizio di questa bella opera, che ha ormai quarant’anni.

Mediante il vostro lavoro, voi tutti che siete qui riuniti, risvegliate ogni sera la memoria di questo luogo. Il castello di Puy du Fou, rovina dolorosa, abbandonata dagli uomini, si eleva come un grido verso il cielo. Viscere aperte, esso ricorda al mondo che un popolo si è sollevato di fronte all’odio verso la fede: il popolo della Vandea!

Cari amici, dando vita a questa rovina tutte le sere, restituite la vita ai defunti! Restituite la vita a tutti i vandeani morti per la loro fede, per le loro chiese e per i loro sacerdoti. 

La vostra intrapresa s’innalza su questa terra come un canto che ricorda i martiri della Vandea!

Fate vivere questi trecentomila uomini, donne e bambini, vittime del Terrore! 

Date una voce a quanti si è voluto costringere al silenzio, perché rifiutavano la menzogna dell’ideologia atea!

Rendete onore a coloro che si è voluto annegare nell’oblio, perché rifiutavano di lasciarsi strappare la libertà di credere e di celebrare la Messa! 

Ve lo dico solennemente: la vostra opera è giusta e necessaria!

Mediante la vostra arte, i vostri canti, le vostre prodezze tecniche, voi offrite finalmente una degna sepoltura a tutti quei martiri che l’odio rivoluzionario aveva voluto lasciare senza tombe, abbandonati ai cani e ai corvi! La vostra opera è dunque ben più che un’opera semplicemente umana. Essa è come un’opera della Chiesa.

La vostra opera è necessaria! Giacché il nostro tempo sembra assopito! Di fronte alla dittatura del relativismo, di fronte al terrorismo del pensiero che nuovamente vuole strappare Dio dal cuore dei bambini, abbiamo bisogno di ritrovare la freschezza di spirito, la gioiosa e ardente semplicità di questi santi e di questi martiri.

Quando la Rivoluzione volle privare i vandeani dei loro sacerdoti, un popolo intero si levò. Di fronte ai cannoni, questi poveri non avevano che i loro bastoni! Di fronte ai fucili, non avevano che le loro falci! Di fronte all’odio delle colonne terroriste, non avevano che il loro rosario, la preghiera e il Sacro Cuore cucito sul petto!

Fratelli, i vandeani hanno semplicemente messo in pratica ciò che c’insegnano le letture di questo giorno. Dio non è nei tuoni e nei fulmini, non è nella potenza e nel rumore delle armi. Si nasconde nella brezza leggera!

Di fronte all’inondazione pianificata e metodica del Terrore, i vandeani sapevano bene che sarebbero stati schiacciati. Tuttavia, hanno offerto al Signore il loro sacrificio cantando. Sono stati questa brezza leggera, brezza in apparenza spazzata dalla possente tempesta delle colonne infernali (1).

Ma Dio era là. La sua potenza si è rivelata nella loro debolezza!

La storia — l’autentica storia — sa che, in fondo, i contadini vandeani hanno trionfato. 

Con il loro sacrificio hanno impedito che la menzogna dell’ideolo­gia regni sovrana. Grazie ai vandeani, la Rivoluzione ha dovuto gettare la maschera e rivelare il proprio volto di odio per Dio e la fede. Grazie ai vandeani, i sacerdoti non sono diventati gli schiavi servili di uno Stato totalitario, ma hanno potuto rimanere i liberi servitori di Cristo e della Chiesa.

I vandeani hanno inteso la chiamata che Cristo ci rivolge nel Vangelo odierno: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Mentre la tempesta ruggiva, quando la barca prendeva acqua da tutte le parti, essi non hanno avuto paura, a tal punto erano certi che, oltre la morte, il Cuore di Gesù sarebbe stato la loro unica patria!

Fratelli, noi cristiani abbiamo bisogno di questo spirito dei vandeani! Abbiamo bisogno di questo esempio! Come loro, dobbiamo lasciare le nostre semine e i raccolti, lasciare là i nostri solchi, per combattere: non per degli interessi umani, ma per Dio!

Chi dunque si leverà oggi per Dio? Chi oserà affrontare i persecutori moderni della Chiesa? Chi avrà il coraggio di levarsi, senza altre armi che il rosario e il Sacro Cuore, per affrontare le colonne della morte del nostro tempo, che sono il relativismo, l’indifferentismo e il disprezzo di Dio? Chi dirà a questo mondo che la sola libertà per la quale vale la pena di morire è la libertà di credere?

Fratelli, come i nostri fratelli vandeani del passato, noi siamo chiamati oggi alla testimonianza, cioè al martirio!

Oggi, in Oriente, nel Pakistan, in Africa, i nostri fratelli cristiani muo­iono per la loro fede, schiacciati dalle colonne dell’islamismo persecutore.

E tu, popolo di Francia, tu, popolo della Vandea, quando ti leverai con le armi pacifiche della preghiera e della carità, per difendere la tua fede?

Amici, il sangue dei martiri scorre nelle vostre vene, siatene fedeli!

Siamo tutti spiritualmente dei figli della Vandea martire! Anche noi, africani, che tanto abbiamo ricevuto dai missionari vandeani, venuti a morire da noi per annunciare il Cristo!

Ci dobbiamo fare un obbligo di essere fedeli alla loro eredità!

L’anima di questi martiri ci circonda in questo luogo. Cosa ci dicono? Cosa vogliono trasmetterci?

Anzitutto il loro coraggio! Quando si tratta di Dio, nessun compromesso è possibile! L’onore di Dio non si discute! E ciò deve cominciare con la nostra vita personale, di preghiera e di adorazione. È tempo, fratelli, di rivoltarci contro l’ateismo pratico che asfissia le nostre vite! Preghiamo in famiglia, lasciamo a Dio il primo posto! Una famiglia che prega è una famiglia che vive! Un cristiano che non prega, che non sa lasciare posto a Dio nel silenzio e nell’adorazione, finisce per morire!

Dall’esempio dei vandeani noi dobbiamo inoltre imparare l’amore del sacerdozio. È perché i loro «buoni preti» erano minacciati, che si sono rivoltati.

Voi, i più giovani, se volete essere fedeli all’esempio dei vostri pre­decessori, amate i vostri preti, amate il sacerdozio! Dovete porvi la domanda: e io, sono chiamato a essere sacerdote, alla sequela di tutti quei buoni preti martirizzati dalla Rivoluzione? Avrò anch’io il coraggio di donare tutta la mia vita per Cristo e i miei fratelli?

Ancora, i martiri della Vandea c’insegnano il significato del perdono e della misericordia. Di fronte alla persecuzione, essi hanno conservato nel cuore la preoccupazione della pace e del perdono. Ricordatevi come il generale Charles Melchior Artus de Bonchamps (1760-1793) fece graziare cinquemila prigionieri pochi minuti prima di morire. Sappiamo affrontare l’odio senza risentimento e acredine. Noi siamo l’esercito del Cuore di Gesù, e come lui vogliamo essere pieni di dolcezza!

Infine, dai martiri vandeani dobbiamo imparare il senso della generosità e del dono gratuito. I vostri avi non si sono battuti per i propri interessi. Non avevano nulla da guadagnare.

Ci danno oggi una lezione di umanità. Viviamo in un mondo contrassegnato dalla dittatura del denaro, dell’interesse, della ricchezza. La gioia del dono gratuito è ovunque disprezzata e violata.

Ora, solo l’amore generoso, il dono disinteressato della propria vita, può vincere l’odio per Dio e per gli uomini, che è la matrice di ogni rivoluzione. I vandeani ci hanno insegnato a resistere a tutte queste rivoluzioni. Ci hanno mostrato che davanti alle colonne infernali, come di fronte ai campi di sterminio nazisti, ai gulag comunisti, alla barbarie islamista, non vi è che una sola risposta: il dono di sé, di tutta la propria vita. Solo l’amore vince le potenze della morte!

Oggigiorno ancora, forse più che mai, gli ideologi della rivoluzione vogliono annientare il luogo naturale del dono di sé, della gioiosa generosità e dell’amore. Parlo della famiglia!

L’ideologia del genere, il disprezzo della fecondità e della fedeltà, sono i nuovi slogan di questa rivoluzione. Le famiglie sono diventate come altrettante Vandee da sterminare. Si pianifica metodicamente la loro scomparsa, come già un tempo per la Vandea.

Questi nuovi rivoluzionari s’inquietano davanti alla generosità delle famiglie numerose. Costoro deridono le famiglie cristiane, perché esse incarnano tutto ciò che loro odiano. Sono pronti a lanciare sull’Africa delle nuove colonne infernali per fare pressione sulle famiglie e imporre la sterilizzazione, l’aborto e la contraccezione. L’Africa, come la Vandea, resisterà! Ovunque, le famiglie cristiane devono essere la punta di lancia di una rivolta contro questa nuova dittatura dell’egoismo!

È ormai nel cuore di ogni famiglia, di ogni cristiano, di ogni uomo di buona volontà, che si deve levare una Vandea interiore!

Ogni cristiano è spiritualmente un vandeano!

Non lasciamo soffocare in noi il dono generoso e gratuito. Come i martiri della Vandea, sappiamo attingere questo dono alla sua fonte: il Cuore di Gesù. Preghiamo affinché una potente e gioiosa Vandea interiore si levi nella Chiesa e nel mondo!

Amen!

 

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Alleanza Cattolica è un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa. Il motto dell’associazione è “Ad maiorem Dei gloriam et socialem”, “Per la maggior gloria di Dio anche sociale”. Lo stemma di Alleanza Cattolica è costituito da un’aquila nera con un cuore rosso sormontato dalla croce. L’aquila è l’animale simbolico dell’apostolo san Giovanni e testimonia la volontà di essere figli di Maria, come l’Apostolo prediletto che ha riposato sul Cuore di Gesù. Circa il cuore, dice Pio XII che “è […] nostro vivissimo desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace”. Circa la croce sul cuore, cfr. il Cantico dei Cantici (8, 6): “ponimi come sigillo sul tuo cuore”.