Penitenza e Penitenzieria al tempo del Giansenismo (secoli XVII-XVIII)

Culture, teologie, prassi
Michele Brambilla 3 mesi fa
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L’opera raccoglie la documentazione di un convegno tenutosi nella Penitenzieria Apostolica il 15 febbraio 2018 sotto il patronato de cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, e destinatario di una lettera di saluto del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. Come suggerisce il sottotitolo, scopo dei lavori è scandagliare il vasto orizzonte culturale e pastorale in cui si innestò il movimento ereticale del Giansenismo, sorto dalla predicazione del vescovo di Ypres Cornelius Jansen (1585-1638). Questi, italianizzato in «Giansenio», nel trattato Augustinus intendeva reagire alla “casuistica” applicata dalla Compagnia di Gesù nella prassi penitenziale per contrapporvi una spiritualità basata sull’enfatizzazione del ruolo imperscrutabile della Grazia divina e sul pessimismo antropologico, motivo per cui divenne un alfiere della dilazione dell’assoluzione sacramentale nei confessionali e della comunione eucaristica infrequente, ridotte a premio per colui che, nella lontananza forzata dai sacramenti, avesse raggiunto una conversione perfetta.

La teologia cattolica dell’epoca intuì immediatamente le contraddizioni della dottrina giansenista, che, nel momento stesso in cui pretendeva la conversione del penitente senza l’ausilio dei sacramenti, precipitava dall’assolutizzazione della Grazia al suo esatto contrario, ovvero il pelagianesimo, poiché trasformava la vita di fede in un mero sforzo volontaristico individuale. I Papi che si succedettero dal secolo XVII al secolo XVIII condannarono ripetutamente gli errori di Giansenio specialmente con la bolla Unigenitus (1713) di Clemente XI (1700-21), ma il fenomeno non si estinse. Contribuì, anzi, alla penetrazione del razionalismo e del giurisdizionalismo illuministi nella Chiesa fino al Sinodo diocesano di Pistoia (1786), i cui atti furono condannati da Papa Pio VI (1775-99) nel 1794 e che, in un certo senso, rappresentò l’apoteosi del movimento giansenista, nato nelle Fiandre ed attecchito soprattutto in Francia.

Tuttavia il Giansenismo non si presentò mai come un fronte unitario e giocò molto sulle “sfumature” per schivare le condanne papali e prosperare all’ombra delle corti regaliste e dei circoli intellettuali fino a palesare il vero volto nell’ecclesiologia “repubblicana” della Rivoluzione del 1789 e a preparare, così, la propria stessa dissoluzione.

Nella miscellanea curata dalla Penitenzieria Apostolica si distinguono i lavori di Simona Negruzzo, che presenta il quadro teologico e culturale europeo in cui nacque l’eresia; di Josep-Ignasi Saranyana, che ritiene centrale il problema della libertà; e di Maurizio Tagliaferri, che illustra un elemento particolarmente paradossale della pietà giansenista. Tale pietà criticava il “miracolismo” gesuita, il culto del Sacro Cuore e la canonizzazione dei personaggi che in vita avevano dimostrato la falsità dei presupposti teorici giansenisti, ma poi cercava in tutti i modi di ottenere il riconoscimento canonico del culto dei propri beniamini. I giansenisti contestarono, per esempio, la canonizzazione di san Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) e obbligarono la Santa Sede a rimandare (fino al 1930) quella di san Roberto Bellarmino (1542-1621), ma cercavano al contempo di diffondere la fama di santità del “loro” diacono François de Pâris (o François Pâris, 1690-1727).

Di grande interesse anche l’esperimento, descritto da Simona Gavinelli, di don Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), che nel trattato Della regolata divozione de’ cristiani (1747) tentò la via di una razionalizzazione del culto cattolico (anche qui appare evidente l’ostilità alla devozione al Sacro Cuore) senza aderire al pessimismo antropologico dei giansenisti. Tuttavia, conclude Sabatino Majorano, l’unica vera soluzione alla crisi giansenista venne dalla teologia morale di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), proclamato dottore della Chiesa il 23 marzo 1871 dal beato Papa Pio IX (1846-78).

Lettura consigliata a chi voglia avere un quadro del dibattito teologico del Settecento europeo, nel quale affonda le radici il pensiero controrivoluzionario del secolo successivo

Categoria:Saggio


Autore:AA.VV.


Pagine: 392 pp


Prezzo: € 37,00


Anno: 2019


Editore:Libreria Editrice Vaticana (Città del Vaticano)


ISBN: 978-88-266-0260-8


Libreria San Giorgio

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.