Pepperdine, Cristoforo Colombo e Russell Kirk

Marco Respinti 3 anni fa
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Stati Uniti, California. Malibù ‒ gli statunitensi scrivono “Malibu”, senz’accento, gl’ispanofoni “Malibú”, con l’“altro” accento ‒ è un angoletto di “paradiso terrestre” a una cinquantina di chilometri a ovest di Los Angeles, nella contea omonima. Molte star americane ci si sono fatte la villa, ma tutto ebbe inizio quando il navigatore Juan Rodríguez Cabrillo (1499-1543), celebre esploratore della Costa Orientale di quelli che oggi sono gli Stati Uniti per conto della corona imperiale spagnola, entrò nel 1542 nella foce dell’“Humaliwo”, cioè “la risacca risuona fragorosa”, il nome che gl’indiani della tribù Chumash davano, ammutolendo la sillaba “hu” iniziale, al corso d’acqua dolce che dalla sierra si tuffa nella laguna. Poi quel territorio divenne parte del maestoso sistema delle missioni spagnole ed entrò nella storia della California dalla porta principale.

A Malibù sorge una università privata, la Pepperdine, affiliata alle Chiese di Cristo, un network protestante di tipo congregazionalista fatto di comunità autonome legate da un credo comune, il “restaurazionismo”, ovvero il desiderio di tornare alla Chiesa cristiana primitiva manifestatosi originariamente, ancorché in forme varie, nel secolo XIX. La Pepperdine è una delle grandi università americane, con campus in Germania, Regno Unito, Italia, Svizzera, Argentina e Cina. La fondò l’imprenditore e filantropo George Pepperdine (1886-1962) nel 1937 durante la Grande Depressione con l’intenzione di farne un centro di eccellenza e una fucina di “imitatori di Cristo”. Allora stava a Los Angeles, ma, bisognosa di nuovi spazi, l’università si spostò a Malibù nel 1972. Ha sempre avuto fama di gran conservatorismo.

Nel suo campus svetta una statua. Una statua di Cristoforo Colombo (1451-1506). Sta lì dal 1992, quando fu donata all’università dal comitato Columbus 500 Congress nato per celebrare il quinto centenario della scoperta e dell’inizio dell’evangelizzazione dell’America. Adesso però Colombo da lì se ne andrà; sfrattato, finirà nel campus della Pepperdine di Firenze. Lo ha deciso il presidente e amministratore delegato dell’ateneo, Andrew K. Benton. Colombo è infatti stato a lungo un simbolo di eroismo, ma poi, dice Benton, si è scoperta “la verità”, cioè la «tragedia umana» che la sua impresa causò agl’indigeni. Non accade solo a Malibù, ma in diversi altri luoghi del mondo, specie in Spagna. Colombo è diventata l’ultima trovata pubblicitaria in tema di relativismo, l’ultimo simbolo da abbattere per rinnegare completamente la storia di fede e di cultura di cui siamo figli. È ‒ com’è stato scritto ‒ l’Occidente che si odia e che cancella la memoria. Non abbiamo bisogno, non avremo bisogno di barbari alle porte, di alieni scatenati. A noi bastiamo noi stessi; male ce lo sappiamo fare benissimo da soli. Un gran conservatore che oggi nessuno ricorda più, James Burnham (1905-1987), uno che aveva speso la vita a fare il comunista per poi rendersi conto che la vita vera è altrove, uno che però in gioventù aveva studiato a Oxford con J.R.R. Tolkien (1892-1973) e il padre gesuita Martin C. D’Arcy (1888-1976), e quindi uno che alla fine morì cattolico, lo chiamava Il suicidio dell’Occidente (trad. it. I libri del Borghese, Roma 1965); e la stessa idea l’ha ripresa il filosofo conservatore inglese Roger Scruton con un libro-intervista dal titolo uguale (a cura di Luigi Iannone, Le lettere, Firenze 2010).

Oggi ci si vergogna a dirlo, ma Colombo fu un difensor fidei di cui è giusto andare orgogliosi. Fu con lui che l’Europa si ampliò fino a diventare Occidente, fino a diventare Magna Europa, la “Grande Europa fuori dall’Europa” .

La storia magnoeuropea che inizia con Colombo inizia con l’America e dall’America. È una storia meravigliosa che, partita con tre caravelle, è tornata, più di mezzo millennio dopo, donandoci un Successore di Pietro. Nel mezzo, quella storia parla di cultura e di civiltà, di arte e di letteratura, di missioni e persino di buona politica, dal presidente martire Gabriel García Moreno (1821-1875) che consacrò l’Ecuador al Sacro Cuore di Gesù ai combattenti di Cristo re del Messico martire. La scoperta dell’America, che iniziò la storia della Magna Europa, è stata un’impresa dello spirito cattolico, come dice il filosofo della storia argentino Alberto Caturelli (1927-2016) ne Il Nuovo Mondo riscoperto. La scoperta, la conquista, levangelizzazione dellAmerica e la cultura occidentale, trad. it., con prefazione di Pier Paolo Ottonello, Ares, Milano 1992).

Ma è tutta acqua passata, stagnante. Da tempo alla Pepperdine University si svolgono proteste e manifestazioni in nome di un fanatico “processo alla storia” teso a cancellare l’identità di una civiltà intera e oggi queste pagliacciate ottengono finalmente la testa della propria vittima sacrificale: la statua di Colombo.

Che tristezza pensare che fu proprio la Pepperdine University a commissionare la prima edizione di una delle opere più importanti dello storico delle idee statunitense Russell Kirk (1918-1994), il “padre” del conservatorismo nordamericano nella seconda metà del Novecento, The Roots of American Order. La Pepperdine avvicinò Kirk nel 1967 domandandogli di scrivere un libro sull’identità e l’eredità della civiltà occidentale destinato agli studenti. Kirk ci stava già pensando da tempo per conto proprio; dopo l’uscita della sua opera più importante, The Conservative Mind: From Burke to Santayana, nel 1953, stava immaginandone un seguito. La Pepperdine finanziò le ricerca e il lavoro di Kirk, e inquadrò il libro nelle iniziative pensate in vista del bicentenario della nascita degli Stati Uniti, nel 1976. Il libro uscì nel 1974 per i tipi della Open Court di LaSalle, nell’Illinois, ma il frontespizio reca ancora la dicitura “Pepperdine University Press, Malibu, California”.

Kirk e la cristiana Pepperdine si trovarono facilmente d’accordo sulla ratio dell’impresa. L’Occidente è il frutto della cultura, della civiltà, della fede europee: la Gerusalemme del vero monoteismo, la Grecia della filosofia dell’essere, la Roma del diritto e il Medioevo del cristianesimo. Le Americhe ne sono una regione e gli Stati Uniti una subregione nondimeno figlia di Gerusalemme, di Atene, di Roma e del Medioevo “tradotti” dalla Londra imperiale. Nani sulle spalle di giganti, europei fuori dall’Europa. Se c’è qualcosa da celebrare salutando l’anniversario della nascita degli Stati Uniti, quel qualcosa è questa storia.

Dal libro si progettò a lungo di trarre anche un documentario televisivo a puntate, furono fatti gli studi di fattibilità necessari, ma poi non si riuscì a concludere un’idea che lo United States Information Agency ‒ l’agenzia di diplomazia pubblica esistita dal 1953 al 1999 ‒ avrebbe potuto sponsorizzare come operazione di divulgazione e propaganda dell’autentico spirito americano. Ronald Reagan (1911-2004) e Charlton Heston (1923-2008) si offrirono di prestare le voci narranti.

Quel libro di Kirk è stato tradotto in italiano con il titolo Le radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo (Mondadori, Milano 1996). Alla Pepperdine University non se ne ricordano più.

Marco Respinti

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