La Riforma Costituzionale, sottoposta al Referendum del 22 e 23 marzo prossimi, non è né di destra né di sinistra. Le norme contenute nel testo di Legge sono ispirate a principi che non hanno alcun colore politico, sono universali e scaturiscono dall’esigenza di dare piena applicazione alle norme che reggono il cosiddetto “sistema accusatorio”. Motivo per cui da destra a sinistra la riforma trova ampia approvazione
di Stefania Ragaglia
Caro Elettore,
Da quando è stata approvata in Parlamento la Riforma Costituzionale oggetto del prossimo Referendum confermativo si sente con insistenza la Presidente del PD (oltre che una buona fetta di magistrati appartenenti alle correnti “di sinistra”) incitare i propri elettori a votare “no”, cercando di creare tifoserie da stadio su un terreno che dovrebbe restare oggetto solamente di disquisizioni tecniche e di mera opportunità giuridica.
Specifico che il referendum confermativo (di cui abbiamo parlato nella prima “pillola”) non ha mai rappresentato, per un governo che abbia proposto riforme costituzionali, un possibile pericolo per la tenuta dello stesso.
Dobbiamo comprendere che questo momento referendario non rappresenta in alcun modo un test sulla durata del Governo. In primo luogo perché non esiste alcuna norma costituzionale, regolamento, prassi o consuetudine in base alla quale un Presidente del Consiglio, che abbia promosso una Legge costituzionale e che perda il susseguente referendum, debba essere costretto a dimettersi.
A questo punto, se fosse così alto il rischio di far “andare a casa” un Governo, nessun Esecutivo si sognerebbe mai di proporre riforme costituzionali.
In secondo luogo, perché, nella contingenza attuale, sia la Presidente del Consiglio che il Ministro della Giustizia hanno già dichiarato che non si dimetterebbero in caso di vittoria del “no”.
Dunque, nessuno tra i proponenti ha trasformato questo momento elettorale in un momento di verifica sul gradimento dell’Esecutivo da parte dell’elettorato e non lo deve diventare per mano altrui.
Segnalo ulteriormente che moltissimi esponenti di sinistra hanno creato i comitati del “sì” e sono ferventi sostenitori della riforma. Faccio alcuni nomi solo a titolo di esempio: la ex deputata Anna Paola Concia (in quota PD), Enzo Bianco (in quota centrosinistra), l’eurodeputata Pina Picierno (sempre in quota PD), Augusto Barbera che è Presidente Emerito della Corte Costituzionale, ex parlamentare del PCI-PdS, tra le fila del “sì” ritroviamo persino Antonio Di Pietro giudice dell’epoca di Tangentopoli e così via.
Per comprendere ancora meglio la trasversalità di questa Riforma dobbiamo però tornare indietro agli anni ‘80, quando nel 1988 venne modificato del tutto l’assetto del processo penale, passando da un sistema in cui il Giudice che giudicava il presunto reo era il medesimo che effettuava le indagini (cosiddetto sistema inquisitorio) ad un sistema in cui l’organo che accusa il presunto reo è diverso dall’organo che poi lo giudica (cosiddetto sistema accusatorio) e in cui l’accusa deve essere quindi in una posizione paritaria alla difesa. A questa rivoluzionaria riforma si accompagnò la riforma costituzionale, avvenuta nel 1999, dell’art. 111 della Costituzione (fortemente avversata all’epoca dagli stessi magistrati che oggi non vogliono la riforma oggetto del referendum).
Il Governo allora in carica era presieduto da Massimo D’Alema e la riforma venne accolta favorevolmente in modo trasversale tra le forze politiche in campo. L’articolo della Costituzione appena citato riguarda i capisaldi del “sistema accusatorio”, ossia il principio del contraddittorio tra le parti nel processo, il diritto di difesa e la ragionevole durata del processo.
Il passaggio però dal sistema antecedente a quello attuale non è ancora oggi concluso. E perché? Perché, appunto, non esiste una netta, chiara e delineata differenziazione tra le due figure del Pubblico Ministero e del Giudice oggi unificate dalla partecipazione allo stesso concorso per accedere alla Magistratura e all’appartenenza allo stesso organo disciplinare, il CSM. Affinché si compia definitivamente la riforma del sistema penale è necessario, come ricordava il Magistrato Giovanni Falcone, che le due figure di magistrati (accusa e organo giudicante) siano separate, non siano legate in alcun modo, non esista tra di esse anche il solo sospetto di vicinanza, abbiano due carriere diverse e due concorsi diversi, perché i ruoli che rivestono, nell’uno e nell’altro caso, sono essi stessi differenti. Ciò potrà avvenire solo se la Riforma passerà il vaglio referendario.
Con queste piccole, ma spero chiare riflessioni, ti lascio e ti auguro di votare realmente libero.
Cordialmente
Martedì, 3 marzo 2026
