La riforma costituzionale avrà costi enormi, vengono modificati sette articoli della Costituzione, ad essere eletti al CSM finiranno degli incapaci, potevano fare una riforma che accelerasse i tempi dei processi e via dicendo: tutte queste fandonie sono circolate per mesi e, purtroppo, si sono radicate nella mente di molti cittadini. Proviamo a smentirle nell’ultima pillola prima della chiamata alle urne.
di Stefania Ragaglia
Caro Elettore,
Ultimamente, e devo dire anche in modo rabbioso, i sostenitori del “no” affermano che la riforma comporterebbe per lo Stato un inutile spreco di danaro pubblico per creare il secondo CSM e l’Alta Corte (si parlerebbe di circa 100 milioni di euro).
Come abbiano stimato questi costi resta oscuro, ma intanto “sparano” cifre che naturalmente allarmano il cittadino sempre più ridotto in miseria dall’aumento del costo della vita che non è, purtroppo, compensato adeguatamente dall’aumento di stipendi e pensioni e che dunque sceglie di votare con la “pancia”. Ma questa è una trappola per pressapochisti, per cittadini miopi e accecati dalla politica un tanto al kilo. Ogni riforma comporta dei costi che, tuttavia, sono valutati in anticipo e che comunque non possono bloccare un qualsiasi cambiamento sociale e strutturale che si sia reso necessario nel tempo.
Non ha senso preoccuparsi del costo di una riforma che modifica l’assetto giudiziario separando le carriere dei magistrati, creando due CSM e istituendo un’Alta Corte, perché se essa garantirà una maggiore adesione al dettato costituzionale come riformato nel 1999 con l’introduzione del cosiddetto “giusto processo”, non vi è prezzo alcuno affinché si attui il disegno dei padri costituenti e si completi una riforma rimasta monca per 40 anni (e cioè, come già visto nelle scorse puntate, la riforma del codice di procedura penale del 1988 che trasformò il nostro sistema da inquisitorio ad accusatorio).
Se il sistema giustizia uscirà dal cancro delle correnti, dall’immobilismo e sostanziale inutilità dell’organo di autogoverno che promuove praticamente tutti i magistrati (quelli bravi come quelli meno diligenti), allora non vi sarà costo alcuno che non valga la pena sostenere perché il cittadino avrà la giustizia che merita di ricevere. Del resto, se così non fosse e se contasse unicamente il costo economico, come vorrebbe la vuota retorica di chi non ha argomenti, si dovrebbero azzerare tutti gli organi esistenti (compreso l’attuale CSM o perfino gli stessi tribunali) perché tutti dotati di costi, anche se essi hanno una funzione vitale per i cittadini.
Un’altra lamentela, propinata sui media dai sostenitori del “no”, sarebbe quella in base alla quale verrebbero modificati ben “7” articoli della Costituzione, come se ciò fosse un reato.
Ora, posto che i famosi 7 articoli che verrebbero modificati subiscono quel minimo di modifica necessaria per rendere effettiva la presenza dei due CSM e dell’Alta Corte, posto che vengono modificati solo parzialmente (alle volte solo alcune parole, come per esempio all’art. 87, decimo comma, della Costituzione, dove sono aggiunte, alla fine, le seguenti parole: «giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura requirente»), posto che nessun articolo viene snaturato, ci si chiede quale sia il problema anche se fossero 10. Se è necessario modificare 1, 2, 5 o 10 articoli, ben venga la modifica, se fatta con criterio e per finalità che sia giusto perseguire.
La nostra Costituzione è definita “rigida” ma ciò non equivale a dire immodificabile. D’altronde, è essa stessa a prevedere l’esistenza del meccanismo di modifica del proprio testo tramite riforme costituzionali. Dove sarebbe lo scandalo? Non si sa.
Se così non fosse, i testi costituzionali diventerebbero gabbie per le popolazioni.
Qualcuno lamenta poi la presunta inutilità della riforma costituzionale perché «sarebbe stato meglio riformare la giustizia cercando di accelerare i tempi dei processi». A parte il fatto che non basta riformare i processi perché la giustizia funzioni, dovendo essere semmai assunto più personale nei tribunali, e posto che comunque a questo scopo è stata recentemente varata la riforma cosiddetta Cartabia, che per di più in alcune parti è divenuta effettiva solo nel 2025 (si pensi a tutta la parte inerente il processo penale minorile) e della quale, dunque, ancora oggi non possiamo valutare gli effetti o la “riuscita”, foss’anche stata essa un sonoro flop, questo non esclude il pensare a una riforma costituzionale su altri punti per risolvere altri tipi di problemi. I due piani non possono essere sovrapposti. Non si può essere contrari a una riforma costituzionale — che comunque migliorerà il sistema giustizia, anche se verosimilmente non abbrevierà i tempi dei processi — solo perché i processi continueranno a durare anni. Una cosa non esclude l’altra. Un conto è una riforma che tocchi i codici di procedura (penale, civile o amministrativo), un altro conto è riformare il sistema di organizzazione della magistratura. Sono due piani distinti, anche se si incrociano, ma appunto restano separati anche da un punto di vista legislativo. Le modifiche alle norme procedurali vengono realizzate con legge ordinaria, le riforme costituzionali sul sistema istituzionale avvengono, invece, con il procedimento legislativo più lungo e complesso (detto, appunto, “aggravato”).
Ed infine, è molto triste sentire magistrati, spaventati dalla perdita di potere a causa del sorteggio, preoccuparsi di chi verrà estratto perché danno per assodato che non sarà capace, non idoneo, non rappresentativo. Ebbene, ribadiamo anche in questa pillola che i magistrati non devono essere rappresentativi, né rappresentanti di alcuno perché non sono un corpo politico, e che poi non possono non essere idonei se per diventare magistrati hanno dovuto superare uno dei concorsi più ostici che ci siano e ogni giorno si confrontano con tematiche delicate e complesse: quale magistrato direbbe che il proprio collega sarebbe inadeguato a stabilire le tabelle degli uffici giudiziari o altre simili questioni amministrative se è in grado di decidere su delicate questioni giuridiche ogni giorno? Ribadiamo che ciò che verrebbe meno col sorteggio è invece la spartizione di posti ambiti per chi si ritrova in certe correnti e scende a patti con le altre: già dunque nell’attuale sistema il merito, l’idoneità o la capacità non hanno mai alcun ruolo, contando le appartenenze correntizie. Per cui, perché preoccuparsi del sorteggio — già, tra l’altro, utilizzato in tantissimi ambiti altrettanto delicati, come stabilito dalla nostra Costituzione (si veda, per esempio, l’estrazione a sorte dei giudici che devono processare il Presidente della Repubblica secondo l’articolo 90 della Costituzione)?
Fatta questa carrellata di obiezioni del “no”, smontate pezzo per pezzo, siamo giunti alla fine di questo nostro percorso. Spero tu sia arrivato a un livello di consapevolezza maggiore rispetto a quando abbiamo iniziato a smontare le falsità che circolano da mesi sul prossimo referendum e che possa così andare a votare libero da ideologie partitiche e slogan ad effetto.
Buon voto!
Giovedì, 19 marzo 2026
