Povera famiglia

Alla famiglia solo briciole, nei decreti del governo in tempo di Coronavirus. Eppure, come al solito, è la famiglia a tenere in piedi la società.
Susanna Manzin 3 mesi fa
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di Susanna Manzin

Parlando al telefono o in una videochiamata di Skype con le mie amiche, la descrizione che mi viene fatta delle giornate in famiglia è sostanzialmente sempre la stessa: è ormai da due mesi che ci si organizza con lo smart working, mentre i ragazzi fanno didattica a distanza, contendendosi il computer e il tablet. I genitori, oltre al normale carico di lavoro professionale e domestico, devono assicurare ai figli anche aiuto informatico e sostegno nell’apprendimento, adesso che le scuole sono chiuse. C’è chi deve anche farsi carico di anziani o parenti disabili. Fare la spesa è sempre più complicato, tra tentativi di prenotazione di consegna a domicilio o lunghe code al supermercato, cercando di non violare le strette regole di mobilità. Non è indifferente anche l’impegno da un punto di vista religioso: la famiglia è divenuta più che mai chiesa domestica in tempo di sospensione delle Messe e delle consuete attività di catechismo. Per concludere il quadro, il lockdown mette spesso a dura prova i nervi di tutti e i genitori devono diventare più che mai mediatori, giudici di pace, fantasiosi inventori di modi per trascorrere il tempo in modo gioioso e creativo, per tenere viva la speranza. In poche parole, la famiglia sta portando avanti l’Italia, tra mille difficoltà.

Eppure al centro delle decisioni economiche del governo ci sono gli aiuti per i dipendenti, per gli imprenditori, la liquidità alle imprese, la cassa integrazione. Interventi necessari per aiutare il mondo del lavoro in pesante affanno, ma alla famiglia, come al solito, vanno le briciole. 

Un esempio: a scuole chiuse, almeno fino a settembre, per dare un aiuto alle mamme che lavorano, è previsto un bonus per colf e baby sitter per i figli fino a 12 anni. Poca cosa, anche considerando che non è semplice trovare su due piedi una baby sitter e non si può pensare di affidare i propri figli alla prima arrivata. Ha suscitato poi molte proteste la decisione di limitare il bonus ai figli fino ai 12 anni, poiché quelli che hanno più di 12 anni non avrebbero bisogno di sorveglianza. Senza considerare che tutti i figli, che siano piccini o in età adolescenziale, hanno diritto ad essere considerati nelle loro esigenze educative, che spesso con il passare dell’età non diminuiscono, anzi. Sulla stessa linea le proposte del Ministro della Famiglia, Elena Bonetti: un assegno per ogni figlio a carico fino a 14 anni d’età, da aprile a dicembre, e diversificato in base al reddito Isee. Un’elargizione una tantum, solo per i figli piccoli e per di più in base al reddito. È giusto tenere in considerazione le situazioni di povertà, ma non si riesce a far passare il principio in base al quale ogni famiglia ha il diritto ad essere presa in considerazione, e non solo in tempo di Coronavirus.

L’emergenza del Covid-19 ha messo in luce una volta di più il valore insostituibile della famiglia: fino a quando potrà sostenere questo carico? “Unica e irripetibile”: così la definiva san Giovanni Paolo II. La crisi drammatica che stiamo vivendo dimostra che, se non ci fosse la famiglia, il sistema non reggerebbe. Eppure, per il nostro governo le spettano solo briciole.

Un ultimo pensiero ai nonni, che nella società svolgono un ruolo insostituibile nel dare una mano alle giovani famiglie: hanno pagato un conto molto pesante al Coronavirus, sia in termini di decessi sia per la segregazione alla quale sono stati costretti. Per coloro che, grazie a Dio, stanno bene si profila però il rischio del prolungarsi della quarantena, anche nella fase 2.  Ci si chiede se il governo abbia ipotizzato di lasciare a casa gli ultrasettantenni con l’intento di tutelare la salute di soggetti fragili, o piuttosto per una scarsa attenzione verso le dinamiche reali della vita familiare e poca considerazione verso cittadini dei quali si ritiene la vita sociale piuttosto inutile. I nonni rispettano le regole del distanziamento, sono sicuramente più attenti e prudenti di altre categorie di cittadini ma soprattutto deve essere riconosciuto il loro ruolo da un punto di vista del welfare nazionale. Perché dovrebbe essere consentita la circolazione di una baby sitter e non di un nonno, per stare accanto ai nipoti mentre i genitori sono al lavoro? Darebbero non solo un supporto pratico ma anche una vicinanza affettiva, educativa, infondendo speranza e calore familiare. Viene da pensare: non saremo forse di fronte ad una ideologia che vede nella persona ultrasettantenne un peso per la società, un anello debole da emarginare o peggio da eliminare? In molti Paesi l’eutanasia è una realtà, da noi sta entrando come strisciante mentalità. 

In conclusione, le misure del governo non aiutano la famiglia. Siamo sempre troppo lontani da una riforma complessiva del nostro “Sistema Paese” in un’ottica di salvaguardia e promozione della famiglia, a partire da un sistema fiscale a misura di famiglia. Proprio la famiglia che sta dimostrando più che mai in questo frangente drammatico di essere la spina dorsale del Paese.

N. B. I decreti e le proposte governative di cui parlo in questo testo sono riferiti alla situazione al 21 aprile 2020.

Mercoledì, 22 aprile 2020

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 Susanna Manzin

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