«Studiare e smascherare Mitterrand per opporsi a Craxi e a Berlinguer»

Giovanni Cantoni 38 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 82-83 (1982)

 

Anche il Partito Socialista italiano, come quello francese, conosce negli anni settanta l’inizio di un nuovo corso, con la segreteria dell’on. Bettino Craxi. Questo nuovo corso – che vuole rilanciare il Partito come forza egemone all’interno della sinistra, liberandolo da ogni complesso di inferiorità nei confronti tanto del Partito Comunista quanto della Democrazia Cristiana, – vede nascere, in occasione del Congresso di Torino del 1978, un Progetto Socialista per la società italiana, sostanzialmente simile a quello francese. Questo Progetto – che sancisce il ritorno degli intellettuali socialisti alla collaborazione con la segreteria del Partito – non conosce una grande utilizzazione propagandistica a causa del dissidio tra i suoi estensori dopo l’ingresso dei socialisti al governo successivo alle elezioni del 1979 e il conseguente e momentaneo abbandono della «alternativa di sinistra», lo slogan che aveva caratterizzato il Congresso di Torino. Ma le tesi del Progetto Socialista rimangono le tesi del Partito e in particolare del suo segretario, forsennatamente impegnato nell’autocandidatura alla Presidenza del Consiglio. Queste tesi parlano di «democrazia industriale» – l’adattamento per l’Italia dell’autogestione francese -, di marxismo liberato da ogni dogmatismo, di socialismo diverso, alla «francese», nemico di quello «reale» dell’Unione Sovietica, ma sembra sufficientemente amico per aiutarla economicamente – come dimostra l’accordo franco-sovietico per il gasdotto siberiano – e per schierarsi incondizionatamente dalla parte dei suoi manutengoli quando lo scontro diventa frontale, – come dimostra la polemica sollevata da Craxi e da Mitterrand sulla guerra civile in Salvador. Oggi, – dopo la «rottura», detta anche «strappo», tra il Partito Comunista e Mosca – anche i comunisti italiani diventano possibili artefici – e forse co-artefici con i socialisti e magari una parte della Democrazia Cristiana – dell’esperienza mitterrandiana. In questo panorama politico italiano – che sembra preludere a una nuova «mossa» della Rivoluzione per uscire dalla tregua successiva al fallimento della strategia di «compromesso storico» – assume importanza straordinaria l’esperimento del socialismo autogestionario francese, che rappresenta la «terza via» proposta a tutto l’Occidente affinché diventi sempre più socialista e sempre meno cristiano. Da qui la necessità, per tutti i cattolici e per gli anticomunisti di «studiare e smascherare Mitterrand per opporsi a Craxi e a Berlinguer».

 

Di fronte all’inganno della “terza via” o “terza fase”

«Studiare e smascherare Mitterrand per opporsi a Craxi e a Berlinguer»

 

Dal 9 dicembre dello scorso 1981 ha preso il via, in numerose nazioni del mondo occidentale – e, se non in tutte, certo nelle principali -, una imponente campagna propagandistica consistente nella pubblicazione, sotto forma di inserto a pagamento. su grandi organi della stampa di informazione (1), di un messaggio alla opinione pubblica mondiale firmato da tredici tra società di difesa della tradizione, della famiglia e della proprietà e associazioni dello stesso genere (2).

Il testo del messaggio è uno studio del professor Plinio Corrêa de Oliveira – il noto pensatore brasiliano e presidente del consiglio nazionale della TFP del suo paese – intitolato O socialismo autogestionário: em vista do comunismo, barreira ou cabeça-de-ponte?.

La importante iniziativa – che è ancora in corso – si è sviluppata anche in Italia (3), e questo rende necessario spiegare, se non giustificare, il perché della ripresa di tale studio su Cristianità, pur essendo esso già noto, e da poco tempo, al pubblico della nostra nazione.

 

Le ragioni di una ripresa

Le ragioni che spingono a tale ripresa, in apparenza superflua, sono almeno di due ordini; alcune si potrebbero definire sostanziali, altre squisitamente congiunturali, ma, come vedremo, non per questo meno importanti.

Dunque, lo scopo primo di questa ripresa sta nella volontà di fornire ai nostri lettori in particolare, e al pubblico italiano in generale, il testo in questione in una veste meno materialmente deperibile dell’inserto in un quotidiano, e quindi, più oggettivamente favorevole all’analisi e propizia alla riflessione.

Il secondo obiettivo di questa ripresa consiste nel rendere omaggio all’autore del messaggio, del cui magistero contro-rivoluzionario Alleanza Cattolica si avvale tematicamente, schierando così la nostra associazione civico-culturale a fianco delle TFP e delle società dello stesso genere di tutto il mondo, alle quali – pur nella più completa autonomia organizzativa e operativa – si sente legata da molteplici elementi di sostanziale affinità.

Venendo alle motivazioni che ho definito congiunturali, tra esse primeggia la importanza crescente della materia – cioè la descrizione del vero volto del socialismo autogestionario francese – in una Europa nella quale il presidente del parlamento europeo, grazie alla divisione tra democristiani e conservatori, è un socialista; nella quale per citare soltanto qualche caso, la Repubblica Federale di Germania, la Francia, l’Austria, la Grecia e Malta sono rette da governi socialisti: in una Italia con un presidente della Repubblica socialista e con un probabile futuro presidente del consiglio della stessa parte politica.

Segue quindi il fatto, tutt’altro che trascurabile e insignificante, che il testo non ha ancora trovato spazio sulla stampa «indipendente» della Francia socialista, nonostante la forma della sua diffusione, cioè l’inserto a pagamento, che – almeno in via di principio – dovrebbe non incontrare ostacoli particolarmente rilevanti nel nostro mondo tutt’altro che insensibile alla tesi secondo cui pecunia non olet. E invece, nella Francia della liberté, a tutt’oggi questi ostacoli ci sono stati, ci sono e sembrano insormontabili, venendo per altro a confermare ex parte obiecti la bontà di un testo che – se fosse palesemente infondato oppure ridicolizzabile – non troverebbe certamente difficoltà a circolare.

Lo studio, dunque, che Cristianità riprende, per favorirne la meditazione da parte dei lettori italiani, è un esame accurato – alla luce dei principi della dottrina sociale della Chiesa – del progetto socialista francese, sulla base di una documentazione di prima mano, e condotto secondo la fondamentale direttiva contro-rivoluzionaria di «Mostrare il volto totale della Rivoluzione» (4).

 

La sostanziale conformità del Progetto Socialista italiano con quello francese

Importa chiedersi se questo progetto sia specifico per la Francia – a parte la volontà ideologico-imperialistica confessa del Partito Socialista francese -, oppure abbia analogia con progetti italiani. Ebbene, basta la lettura del progetto socialista italiano per rendersi conto che gli elementi di differenziazione da quello francese sono, solamente quelli prevedibili, locali, di tono, mentre la sostanza è identica, così che l’attenzione che conviene portare allo studio non è semplicemente informativa – cioè tesa a soddisfare la eventuale curiosità relativa a cosa progettano i socialisti in Francia, anche se non solo per la Francia, ma straordinariamente puntuale a illustrare cosa progettano i socialisti in genere, non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e per il mondo intero (5).

Questa sostanziale identità del progetto socialista francese e di quello italiano esenta da un lavoro di trascrizione e di attualizzazione del messaggio per il nostro paese, dal momento che l’unico elemento che può seriamente colpire il lettore italiano che prende conoscenza del progetto socialista francese e il fatto che molte misure e molti provvedimenti progettati a suo tempo oltralpe, e oggi in via di attuazione, nel nostro paese sono già stati realizzati nel corso della nostra storia – e non solamente di quella più recente – e, quindi, fanno già tragicamente parte del patrimonio istituzionale della nostra nazione: non più, dunque, da progettare, da programmare e quindi da tradurre in pratica per opera dei socialisti, ma già realizzati, talora, per opera di non ufficialmente socialisti, quando non di cosiddetti «nemici del socialismo»! Il che, evidentemente, ha più stretta relazione con l’inganno – teso e patito – che con una ipotetica «ironia della storia».

Se, dunque, la identità dei progetti toglie il compito di un esame sostanziale del progetto italiano e consente di rimandare senza difficoltà di rilievo a quello francese e, quindi, allo studio che lo espone e ne evidenzia tratti significativi spesso impliciti, rimane solamente il compito di illustrare la congiuntura politica nazionale, che sottolinea fattualmente la importanza della denuncia del socialismo in genere e di quello autogestionario in specie.

 

Dal fallimento della strategia di «compromesso storico» al lancio della nuova «mossa» della Rivoluzione

1. Dopo la tornata elettorale del 3 giugno 1979, è cominciata, nella lotta politica nel nostro paese, una «tregua» avente lo scopo di permettere alla Rivoluzione di studiare le modalità di conquista del potere sulla nostra nazione, e, quindi, di procedere alla sua realizzazione, dopo la rilevazione del fallimento della politica di «compromesso storico» (6).

2. Tali modalità parevano consistere nella instaurazione di un nuovo centrosinistra, di una coalizione partitica sui generis in quanto inglobante, attraverso la presenza del Partito Liberale, anche la eredità storica del centrismo e, quindi, riproposizione di tutta la vita politica seguente la seconda guerra mondiale.

3. Pendente tale centro-sinistra – un «passo indietro» della Rivoluzione -, attraverso la sollevazione della cosiddetta «questione morale» si è proceduto alla umiliazione e, quindi, alla emarginazione della classe dirigente democristiana; poi, contemporaneamente e contestualmente, alla esposizione di un uomo politico, il sen. Giovanni Spadolini, allo scopo di preparare la nazione ad accettare un presidente del consiglio proveniente da una forza partitica minoritaria.

4. Tappa della operazione doveva essere verosimilmente costituita da un governo a presidenza del consiglio socialista, con ridotto protagonismo politico delle due forze partitiche maggiori, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, impacciate da diverse «questioni morali», nel primo caso da quella nata attorno alla loggia P2, nel secondo da quella derivante dalla invasione sovietica dell’Afghanistan e, in genere, dalla immagine che offre di sé il «socialismo reale».

In prospettiva, da questo centro-sinistra egemonizzato dai socialisti si sarebbe tentata una fuoruscita non più sulla direttrice del «compromesso storico», cioè sulla linea dell’incontro e della collaborazione tra democristiani e comunisti, ma su quella della «alternativa», cioè sulla linea dell’incontro e della collaborazione tra socialisti e comunisti.

5. A breve termine, intanto, si dibatteva – e si dibatte – se tale governo a esplicita direzione socialista dovesse essere il risultato di una «verifica» politica e programmatica, con un conseguente «patto di legislatura», oppure derivare dal consueto rimpasto che segue ogni consultazione elettorale, in questo caso da indire anticipatamente; e se, in subordine, la «verifica» dovesse o meno precedere il congresso democristiano di aprile, che dovrebbe tradurre in pratica quanto suggerito dalla Assemblea Nazionale del novembre dello scorso 1981.

6. Mentre questo processo era in via di regolare svolgimento – compatibilmente con le esigenze e le vischiosità di ogni sceneggiata -, con le scelte necessarie nei punti alternativi, ecco, il 13 dicembre, l’autogolpe polacco portare a suppurazione la tragedia maturata dall’agosto del 1980, e, più in generale, rendere sempre meno sostenibile la rappresentanza in Occidente del «socialismo reale». Il fatto ha prodotto una presa di posizione del Partito Comunista italiano (7), che ha dato la stura a una querelle con Mosca ancora pendente (8).

7. Al momento, quindi, il Partito Comunista sta rimontando rapidamente il gap da «socialismo reale», con la collaborazione di tutte le forze politiche – partitiche e non -, che lo aiutano a superare la sua «questione morale» (9); esce dallo stallo in cui il processo seguente il fallimento della politica di «compromesso storico» lo aveva relegato sine die e si presenta anticipatamente all’incontro con il Partito Socialista e con la coalizione di governo in via di egemonizzazione da parte del Partito Socialista stesso. Merita attenzione il fatto che, mentre tutte le forze partitiche portano il loro contributo alla «liberazione» del Partito Comunista dalla criminalizzazione da «socialismo reale», le stesse forze partitiche aggravano in qualche modo la situazione democristiana attraverso la enfatizzazione del «caso El Salvador», retto da una giunta guidata dal democristiano Duarte!

8. La turbativa al processo ipotizzato, costituita dall’abile manovra comunista, non è piccola, anche se più di ritmo che di sostanza, e apre problemi di non lieve portata, anzitutto a proposito di una cooptazione del Partito Comunista nel governo, o del riproporsi della politica detta di «alternativa»: è possibile un governo di tutte le forze sedicenti «costituzionali», che appalti esplicitamente, o almeno di fatto, ogni opposizione al Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale? È possibile un governo di «alternativa», con la Democrazia Cristiana alla opposizione, senza che si inneschi una reazione di tipo cileno?

Questa problematica lascia intravedere due ipotesi, destinate, sia insieme che separatamente, a mutare in modo rilevante il quadro politico nazionale.

La prima riguarda una eventuale scissione del Partito Comunista stesso, con la nascita di un organismo politico «filosovietico»: questa eventualità darebbe spazio alla «alternativa», garantendo formalmente, agli occhi della opinione pubblica nazionale e internazionale, la possibilità della «alternanza», cioè un insediamento dei comunisti al governo non definitivo.

La seconda riguarda una scissione della Democrazia Cristiana – che l’on. Emanuele Macaluso si augura «a destra» (10) – allo scopo di ridurre ulteriormente l’effetto cileno, già svigorito dalla prospettiva della «alternanza». Di questa scissione potrebbe essere occasione il non recepimento dei suggerimenti della Assemblea Nazionale da parte del prossimo congresso democristiano, così come non sarebbe difficile trovarne il presupposto culturale nel recentissimo Convegno promosso dal Comitato di collegamento di cattolici, organizzato a Napoli nel gennaio 1982, che ha visto lo scontro tra la linea detta della «scelta religiosa» e quella che si richiama alla unità tra fede e impegno sociale, cioè della linea che sembra rifarsi alla dirigenza della Conferenza Episcopale Italiana e quella che fa proprie le indicazioni pontificie: dette linee di spaccatura potrebbero concretizzarsi nella separazione tra «democratici» e «cristiani», tra «conservatori» e «democristiani», ecc.

9. Arresto a questo punto le ipotesi, notando come si inseriscano all’interno di una prospettiva internazionale che vede l’Europa sostanzialmente abbandonata alla influenza sovietica – come in seguito a una nuova Yalta -, ma non secondo le modalità «colonialistiche» del periodo immediatamente seguente la seconda guerra mondiale, ma secondo prospettive di un «neo-colonialismo» inconsueto, dal momento che vede il nostro continente dipendere non certo dalle tecnologie e dai capitali dei paesi oltre la cortina di ferro, ma dai loro mercati, adibito al soddisfacimento delle sempre più disperate necessità della «economia di sussistenza» di tali paesi, impegnati unicamente nello sviluppo della loro «economia di potere» (11).

 

Conoscere il socialismo autogestionario per combatterlo

Stando così le cose, il futuro dell’Italia e dell’Europa appare ampiamente caratterizzato dalla lotta contro il socialismo nella sua versione autogestionaria – o «alla francese», non più alla jugoslava -, sostanza dottrinale e programmatica del progetto post-comunista, contemporaneamente craxiano e berlingueriano, di estinzione dello Stato «nazionale», nella cui prospettiva è sempre meno necessario, dal momento che alla coesione delle società europee e occidentali può bastare il potere incombente dello Stato sovietico (12). Perciò, la lotta contro questo nuovo volto della Rivoluzione – o meglio, contro questo suo volto aggiornato – presuppone la conoscenza adeguata del nemico, previa a ogni decisione strategica e tattica. E in questa conoscenza corretta consiste il non trascurabile contributo dello studio sul socialismo autogestionario francese, che pare almeno opportuno offrire alla meditazione dei nostri connazionali, perché, volendolo, realizzino la verità del proverbio secondo cui un «uomo avvisato è mezzo salvato», senza dimenticare che alla costanza di questa volontà è indispensabile la grazia.

Giovanni Cantoni

 

Note:

(1) Il messaggio è fino a ora comparso sui seguenti organi di stampa: nella Repubblica Federale di Germania: Frankfurter Allgemeine Zeitung, Francoforte, 9-12-1981; in Inghilterra: The Observer, Londra, 13-12-1981; in Portogallo: O Comércio do Porto, Oporto, 13-12-1981; Diário de Noticias, Lisbona, 13-12-1981; in Spagna: La Vanguardia, Barcellona, 12-12-1981; Hoja del Lunes, Bilbao, Madrid, Siviglia, Valencia, 14-12-1981; in Canada: Globe and Mail, Toronto, 11-12-1981; La Presse, Montreal, 12-12-1981; negli Stati Uniti: Washington Post, Washington, 9-12-1981; The New York Times, 13-12-1981; Los Angeles Times, 13-12-1981; Dallas Morning News, Dallas, 13-12-1981; in Argentina: La Nación, 15-1-1982, Buenos Aires; in Bolivia, El Diario, La Paz, 17-1-1982; El Mundo, Santa Cruz, 17-1-1982; in Brasile: Folha de S. Paulo, San Paolo, 8-1-1982; Ultima Hora, Rio de Janeiro, 8-1-1982; A Tarde, Salvador, 11-1-1982; Estado de Minas, Belo Horizonte, 12-1-1982; Jornal do Commércio, Recife 12-1-1982; Estado do Paraná, Curitiba, 12-1-1982; O Popular, Goiânia, 12-1-1982; Jornal de Santa Catarina, Blumenau, 12-1-1982; Correio do Povo (riassunto), Porto Alegre, 5-2-1982; Zero Hora (riassunto), Porto Alegre, 6-2-1982; in Cile: El Mercurio, Santiago, 20-1-1982; in Colombia: El Tiempo, Bogotá, 21-1-1982; El Pais, Cali, 22-1-1982; El Colombiano, Medellín, 23-1-1982; in Ecuador: El Comercio, Quito, 23-1-1982; El Tiempo, Quito, 23-1-1982; El Universo, Guayaquil, 23-1-1982; in Uruguay: El Pais, Montevideo, 20-1-1982; in Venezuela: El Universal, Caracas, 18-12-1981 e 14-1-1982; Diario de Caracas, Caracas: 19-12-1981; El Mundo, Caracas, 21-12-1981; El Impulso, Barquisimeto, 11-1-1982; Panorama, Maracaibo, 14-1-1982.

(2) Gli organismi che hanno firmato il messaggio sono: l’American Society for the Defense of Tradition, Family and Property (Stati Uniti), l’Association Française pour la Défense de la Tradition, de la Famille et de la Propriété, il Centro Culturale Reconquista (Portogallo), i Jovenes Bolivianos pro Civilizacion Cristiana, la Sociedad Argentina de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad, la Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição, Família e Propriedade, la Sociedad Chilena de Defensa de la Tradición, Familia y Propriedad, la Sociedad Colombiana de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad, la Sociedad Cultural Covadonga (Spagna), la Sociedad Ecuadoriana de Defensa de la Tradición, Familia y Propriedad, la Sociedad Uruguaya de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad, la Sociedad Venezolana de Defensa de la Tradición, Familia y propiedad e gli Young Canadians for a Christian Civilization.

(3) In Italia il messaggio è comparso su Il Tempo, 13-1-1982, e il Giornale nuovo, 13-1-1982. La sua pubblicazione ha avuto eco in Avvenire, 14-1-1982; Il Messaggero, 14-1-1982; Paese Sera, 14-1-1982; Bergamo Oggi, 14-1-1982; Brescia Oggi nuovo, 14-1-1982; Il Giorno, 20-1-1982; Europeo, anno XXXVIII n 5, 1-2-1982 e Forum News, anno II, n. 3, 1-2-1982. Ne dò notizia per pura completezza di cronaca, dal momento che si tratta di interventi assolutamente irrilevanti e scadenti sia dal punto di vista della informazione che, soprattutto, da quello della polemica dottrinale.

(4) PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, 3ª ed. it. accresciuta, Cristianità, Piacenza 1977, pp. 149-150.

(5) Cfr. l’alternativa dei socialisti. Il progetto di programma del PSI presentato da Bettino Craxi, documenti Mondo Operaio Edizioni Avanti!, Roma 1978, e, a monte, FRANCESCO ALBERONI, GIULIANO AMATO, LUCIANO CAFAGNA, ROBERTO GUIDUCCI, FRANCO MOMIGLIANO, GIORGIO RUFFOLO, CORRADO SERRA e ALTIERO SPINELLI, Progetto socialista, Laterza, Bari 1976. Cfr. anche, per gli aspetti operativi, Francia e Italia: i problemi dell’alternativa, tavola rotonda con Bassanini, Chiarante, Ledda, Magri, Reichlin, Rodotà e Tamburrano, in critica marxista, anno 19, n. 4, luglio-agosto. 1981, pp. 5-54, dove si possono cogliere affermazioni come la seguente, dell’esponente socialista Giuseppe Tamburrano: «In Francia Mitterrand ha il 38 per cento che è diventato il 60. Abbiamo detto tutti che le istituzioni golliste l’hanno favorito, il che significa che le istituzioni sono una gamba, perché favoriscono certi processi… » (ibid., p. 49), affermazione che potrebbe e dovrebbe illuminare sulla natura di progettate riforme costituzionali, e sul loro scopo recondito, nonché interessare al carattere anche artificiale dell’astensione. In quest’ultimo punto cfr. il mio Un «Aventino di massa» per instaurare il regime socialista, in Cristianità, anno IX, n. 75-76, luglio-agosto 1981.

(6) Per una descrizione della politica di «compromesso storico» e del suo esito, rimando al mio La «lezione italiana», Cristianità, Piacenza 1980.

(7) Cfr. Riflessione sui drammatici fatti di Polonia, in l’Unità, 30-12-1981.

(8) Cfr. Contro gli interessi della pace e del socialismo, articolo comparso sulla Pravda del 24-1-1982, in l’Unità, 25-1-1982; quindi la Risposta alla Pravda, ibid., 26-1-1982; Una via scivolosa, articolo comparso su Kommunist, la rivista teorica del Partito Comunista dell’URSS, n. 2 del 1982, in Rinascita, anno 39, n. 5, 5-2-1982, che porta anche una Risposta al «Kommunist».

(9) Cfr., per tutti, le dichiarazioni dell’on. Piccoli, segretario della Democrazia Cristiana, a la Repubblica, 27-1-1982.

(10) Cfr. il Giorno, 30-1-1982. Importa rilevare come l’auspicio comunista della rottura della Democrazia Cristiana costituisca la prova maggiore, nonostante formale dichiarazione in senso contrario dell’abbandono – o almeno di un sostanziale aggiornamento – della politica di «compromesso storico», che annoverava precisamente tra i suoi elementi portanti la unità degli anticomunisti sotto la guida democristiana, non esposta a concorrenza di poli alternativi.

(11) Per la fondamentale distinzione tra «economia di sussistenza» ed «economia di potere» cfr. KARL AUGUST WITTFOGEL, Russia and Asia, in World, Politics, II, 4, 1950, p. 461, cit. in IDEM, Il dispotismo orientale, 2ª ed. it. con una nuova prefazione dell’autore, Sugarco, Milano 1980, p. 14. La stessa distinzione è sostanzialmente sottintesa in P. CORRÊA DE OLIVEIRA, La libertà della Chiesa dello Stato comunista. La Chiesa, il decalogo e il diritto di proprietà, trad. it., Cristianità, Piacenza 1978, pp. 43-44.

(12) Secondo Claude Estier, deputato del Partito Socialista di oltralpe e direttore del settimanale socialista L’Unité, «Cos’è la terza fase di Enrico Berlinguer, se non il tentativo che noi stiamo conducendo qui in Francia di imboccare un sentiero originale, tale da conciliare il rispetto assoluto delle libertà democratiche con la creazione di una nuova dinamica economica non capitalistica? Anche noi rifiutiamo al tempo stesso il socialismo cosiddetto reale e l’esperienza socialdemocratica. […]

«È proprio quando Berlinguer parla di “terza fase” che appaiono evidenti le parentele con il nostro progetto di società. […] Fin da quando è stato fondato, una decina di anni orsono, il nuovo Ps ha teorizzato l’applicazione di una terza via che fosse egualmente distante dal socialismo burocratico dell’Europa orientale e dalle socialdemocrazie tradizionali. Queste ultime hanno certo salvaguardato i principi delle libertà democratiche, ma sul piano economico non sono riuscite a rovesciare il sistema capitalista, né a instaurare un sistema fondato sull’appropriazione collettiva dei mezzi economici e finanziari, cioè dei poli essenziali su cui deve basarsi la marcia verso il socialismo. È quello che poi stiamo tentando di fare in Francia, con le nazionalizzazioni» (la Repubblica, 31-1/1-2-1982). Non diversamente si esprime l’on. Macaluso, secondo il quale «L’Italia in questo momento si trova in bilico tra una politica conservatrice, come quella della Thatcher e di Reagan, ed una progressista, di stampo mitterrandiano. Non potrà restarvi in eterno e noi premiamo, ovviamente, perché si adotti la soluzione progressista» (Il Giorno, 30-1-1982).

Di poco precedente è questo testo comunista: «L’esempio del nuovo corso politico francese indica che la questione del cambiamento è aperta nel cuore dell’Europa. Una conferma è venuta anche dalla vittoria elettorale della sinistra in Grecia. Ma anche in altri paesi, come la Svezia e la Germania federale, vi sono forze della sinistra che vanno riflettendo sui limiti delle esperienze passate e ricercano nuove strade.

«Anche in Italia siamo ad un passaggio critico che rende necessaria e non rinviabile una svolta» (Materiali e proposte per un programma di politica economico-sociale e di governo dell’economia, a cura del Pci, in Rinascita, anno 38, n. 50, 18-12-1981).

 

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