La Chiesa si muove tra la prima e la seconda venuta di Cristo, con lo guardo rivolto al compimento ultimo della storia
di Michele Brambilla
Nell’udienza del 6 maggio, alla quale partecipa, tra i tanti pellegrini italiani, anche una delegazione di Alleanza Cattolica, Papa Leone XIV si sofferma sul cap. VII di Lumen gentium, in particolare sulla sua dimensione escatologica. «La Chiesa, infatti, cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita della comunità cristiana», rimprovera il Pontefice.
Tendiamo, infatti, a dimenticarci della «dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo», pertanto siamo invitati «a volgere lo sguardo a questo orizzonte finale, per misurare e valutare tutto in questa prospettiva», dalla nostra esistenza personale alle scelte pastorali più qualificanti. Anche nelle comunità ecclesiali si corre, infatti, il rischio di basarsi unicamente su quanto fatto negli anni precedenti e di non avere veramente a cuore la salvezza ultraterrena di chi le frequenta. Giusto, quindi, ribadire che «la Chiesa vive nella storia al servizio dell’avvento del Regno di Dio nel mondo. Essa annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, ne riceve una caparra nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, ne attua e ne sperimenta la logica nelle relazioni di amore e di servizio. Essa, inoltre, sa di essere luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza “più strettamente” (LG, 48)»: per quanto le vie del Signore siano misteriose, è indubbio che la strada maestra per raggiungere il Paradiso sia appartenere alla Chiesa cattolica, l’unica fondata, voluta e abitata da Gesù Cristo stesso.
L’affievolimento della percezione di questi importanti punti di dottrina è indubbiamente all’origine dell’attenuarsi, in molti cattolici, della spinta missionaria. «A questo proposito, la Costituzione Lumen gentium fa un’affermazione importante: la Chiesa è “sacramento universale di salvezza” (LG, 48), cioè segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio» in mezzo ai marosi della storia umana, segnata anche da ingiustizie e sofferenze. I cattolici vivono nel mondo «senza essere né illusi né disperati», tenendo sempre nella mente e nel cuore la «promessa ricevuta da “Colui che fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5)».
Per questo motivo la Chiesa, «custode di una speranza che illumina il cammino», non teme i potenti di questo mondo, dato che «essa è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 159)». Il Papa ribadisce che «la Chiesa è il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, dunque, non annuncia sé stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo», di fronte alla quale le istituzioni ecclesiali «sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione».
Ci accompagna continuamente, in questo difficile compito, la comunione dei Santi. «Lumen gentium, infatti, afferma che tutti i cristiani formano un’unica Chiesa, che c’è una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una fraterna sollicitudo tra Chiesa terrena e Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia (cfr LG, 49-51). Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità», precisa il Pontefice.
Ai pellegrini polacchi il Papa indica, non a caso, la Madonna con il titolo di Regina della Polonia e «san Stanislao, vescovo e martire, ritenuto il patrono dell’ordine morale della vostra patria. Per loro intercessione, supplicate il dono dell’unità e del rispetto dei valori cristiani nel vostro popolo», in un momento in cui, come documentato proprio sul nostro sito, essi sono messi pericolosamente in discussione.
Agli italiani il Pontefice ricorda che «la Chiesa commemora oggi san Domenico Savio, uno dei primi frutti di santità, plasmati dalla grazia divina della scuola di Don Bosco. Il suo esempio di adesione al Signore in ogni circostanza, aiuti ciascuno di voi a corrispondere generosamente ai desideri di bene» ispirati dallo Spirito Santo.
Giovedì, 7 maggio 2026
