Triptorelina – intervista all’On. Carlo Fidanza

La politica rischia di abdicare clamorosamente al proprio ruolo, lasciando campo libero a una tecnocrazia sempre più irresponsabile.
Michelangelo Longo 1 anno fa
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Abbiamo intervistato l’On. Carlo Fidanza, autore di un intervento in aula alla Camera dei Deputati sulla vicenda del farmaco a base Triptorelina.

Onorevole, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ente regolatorio del Ministero della Salute, ha autorizzato l’uso di un farmaco (a base di Trp-triptorelina) per il trattamento della disforia di genere nei minori, condizione nella quale l’adolescente ha dubbi sulla propria identità sessuale dettata biologicamente alla nascita. La molecola se assunta blocca lo sviluppo puberale dell’adolescente (l’uso è consentito fino a un massimo di quattro anni) in maniera che questi possa decidere sulla propria identità sessuale. Non ritiene che questa decisione di Aifa, seppur sostenuta incredibilmente dal parere del Comitato nazionale di Bioetica, entri aggressivamente in un’area di stretta pertinenza della valutazione politica?
Siamo di fronte a una sempre più aperta sfida tecnocratica da parte delle autorità scientifiche? Perché Parlamento e Governo sono così “distratti”? 

È proprio così, la politica rischia di abdicare clamorosamente al proprio ruolo, lasciando campo libero a una tecnocrazia sempre più irresponsabile che usa la “scienza” per spostare sempre più in là il confine dell’umano. Alcuni parlamentari, tra cui il sottoscritto e Giorgia Meloni, hanno battuto un colpo. Dal Governo ancora nulla e ci aspettiamo che intervenga al più presto per fermare questa follia. Ci si appella all’analisi costi-benefici quando si tratta di bloccare infrastrutture strategiche per lo sviluppo della nazione, in questo caso invece non viene osservato nemmeno il più elementare principio di precauzione davanti ad evidenze scientifiche chiare. 

Come non porsi il problema dei test clinici che al momento non garantiscono sulle conseguenze a lungo termine del farmaco? È giusto sperimentare sui minori ancora non sufficientemente maturi una terapia così invasiva che potrebbe avere conseguenze gravissime sull’effettivo sviluppo sessuale dell’adolescente? 
I nuovi modelli di auto si sottopongono a collaudi per anni prima della loro commercializzazione e i farmaci no? È vero che esiste l’uso compassionevole dei medicinali non ancora autorizzati per condizioni in cui non rimane altra speranza di cura per pazienti affetti da patologie mortali, ma è questo il caso? 

No, non lo è. Anzi, tutti gli studi ci dicono che la quasi totalità degli adolescenti affetti da disforia di genere, se adeguatamente seguiti, tornano sui propri passi riabbracciando la proprio identità sessuale originaria e naturale. Quindi intervenire con la triptorelina per mutare questo processo, difficile e doloroso ma pur sempre libero, è da irresponsabili. 

Cosa fare se i genitori dovessero essere contrari al trattamento richiesto dall’adolescente o a essere contrario fosse l’adolescente? Questo problema il Comitato nazionale di Bioetica e l’Aifa se lo sono posto? 

Nella delibera AIFA sembra affiorare un consenso rafforzato in capo all’adolescente. Il che rappresenterebbe un’ulteriore forzatura. La famiglia non può avere un ruolo marginale in questi percorsi, anche perché centrale nella fase di accompagnamento del minore nella tragedia della disforia sessuale.  Per il resto sul comportamento di AIFA e sulle dichiarazioni del Comitato Nazionale di Bioetica preferisco stendere il più classico dei pietosi veli.

Un’ultima domanda: è possibile arrestare o almeno rallentare la deriva nichilista e libertaria sempre più violenta della cultura del gender, che Papa Francesco definisce senza mezzi termini “colonizzazione ideologica”? 

Deve essere prioritario. Il contratto di governo M5S-Lega stabilisce una non belligeranza sui temi etici, ma poi accadono cose nel mondo che impongono di scegliere. Qui c’è da decidere se autorizzare il farmaco gender oppure no, tutto il resto è noia! Allo stesso modo bisogna intervenire sulla scuola, affinché i programmi gender vengano esclusi. Paradossalmente è il grande rischio che vedo nella sacrosanta volontà di reintrodurre l’educazione civica a scuola, che possa cioè diventare un fattore che alimenta la dittatura del politicamente corretto. 

Lunedì, 11 marzo 2019

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 Michelangelo Longo

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Nato a Milano nel 1974. Rosminiano di formazione. Laureato in Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio al Politecnico di Milano. Master in Scienze ambientale presso l'Università Regina Apostolorum. Frequenta Alleanza Cattolica dal 1996 quando incontra Marco Invernizzi per poi diventare militante. Marito e papà. Divoratore di libri, amante della montagna e dei cavalli. Organizzatore tutto fare, segue per Alleanza Cattolica le pubblicazioni on-line, dove pubblica recensioni e articoli. È membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica. Facebook - Instangram -Twitter