Fatima e Alleanza Cattolica

Marco Invernizzi 11 mesi fa
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Marco Invernizzi, Cristianità n. 383 (2017)

Il legame fra Alleanza Cattolica e le apparizioni di Fatima risale alle origini stesse dell’associazione, negli anni Sessanta, quando il messaggio di Fatima sembrava essere stato accantonato. Le apparizioni risalgono al 1917 e annunciano la Rivoluzione in Russia che porta al potere il partito bolscevico poche settimane dopo l’ultima apparizione del 13 ottobre. Da allora il messaggio si diffonde progressivamente nella Chiesa universale e diventa di grande attualità proprio di fronte alla grande espansione del comunismo, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Ma accanto a chi intuisce la grande importanza del messaggio della Madonna, che viene a mettere in guardia l’umanità dalla diffusione degli errori del comunismo a opera della Russia, vi sono quanti, anche dentro la Chiesa, guardano con sospetto un messaggio accusato di strumentalizzazione anticomunista, perché sono convinti che l’ideologia comunista non sia un errore oppure non vada combattuta frontalmente.

È la paura di contrapporsi al male, con coraggio e con chiarezza, che spesso entra nei cuori di molti, attanagliandoli con il timore e con il rispetto umano, che frequentemente tentano anche noi cristiani. Questa paura porta molte persone ad allontanarsi dal messaggio di Fatima, a metterlo da parte. Non accadde così ai giovani che in quegli anni cominciano a dar vita ai primi gruppi di Alleanza Cattolica, i quali invece si accostano quasi naturalmente alla visione della storia contenuta nel messaggio della Cova da Iria e cominciano a diffonderlo, facendolo diventare una componente importante della propria spiritualità.

Vengono così organizzati i primi pellegrinaggi, pubblicati i primi articoli e numeri di Cristianità su Fatima, per arrivare poi, superato il periodo difficile per l’associazione e per il mondo cattolico degli anni Sessanta e Settanta, al giorno dell’attentato a san Giovanni Paolo II (1978-2005), nella ricorrenza della prima apparizione, il 13 maggio del 1981. Fatima torna allora al centro dell’attenzione, perché il Papa attribuisce a Maria la sua sopravvivenza e il 13 maggio successivo va alla Cova da Iria a ringraziarla e fa inserire nella corona della Sua statua la pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo.

Da quei giorni si assiste a un rapido succedersi di avvenimenti importanti e drammatici, che cambiano il corso della storia: il Papa consacra il mondo al Cuore Immacolato di Maria lo stesso 13 maggio a Fatima, ma ancora una volta, come i suoi predecessori, il venerabile Pio XII (1939-1958) e il beato Paolo VI (1963-1978), senza il concorso di tutti i vescovi del mondo, come la Madonna aveva richiesto tramite suor Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande dei tre pastorelli testimoni delle apparizioni. Quest’ultima avverte il Papa, tramite il nunzio apostolico in Portogallo mons. Sante Portalupi (1909-1984), e finalmente, il 25 marzo 1984, davanti alla statua di Maria fatta arrivare appositamente a Ro­ma da Fatima, e dopo avere richiesto a tutti i vescovi di fare altrettanto, san Gio­vanni Paolo II consacra il mondo. «Da quel momento, la consacrazione è compiuta» scriverà suor Lucia in una lettera del 29 agosto 1989 (1), perché i vescovi del mondo furono avvertiti: io stesso ricordo di aver partecipato, con altri militan­ti dell’associazione, a Milano, nel santuario di San Celso, sempre il 25 marzo 1984, in comunione con il Pontefice, all’atto di affidamento pronunciato dall’ar­ci­vescovo ambrosiano, card. Carlo Maria Martini S.J. (1927-2012).

Ancora oggi molti lamentano il fatto che la Russia non sia stata esplicita­mente nominata nell’atto di affidamento. Suor Lucia rispose direttamente al padre verbita Luis Condor (1928-2009), che le poneva la domanda: «Guardate ver­so Est. La risposta si è vista!» (2). E in effetti, come commentò anche Giovanni Cantoni, qualcosa è accaduto perché qualcosa è stato fatto (3). Molto infatti è cam­biato nei Paesi dell’Europa orientale e la Russia ha cessato di diffondere il comunismo nel mondo, e tutto ciò è avvenuto senza alcun spargimento di sangue, così che il mondo è passato da un forte rischio di guerra nucleare e da una situazione di persecuzione religiosa sistematica a un mondo completamente diverso, anche se con altri problemi. «Chi, se non Dio — scriverà sempre suor Lucia — poteva essere capace di agire in queste intelligenze, in queste volontà, in queste coscienze, in modo da portarle a un tale cambiamento, senza paura, senza timore di rivolte da parte dei loro e degli stranieri? Solo la forza di Dio, che ha agito, portando tutti ad accettare tale cambiamento, nella pace, senza rivolte, senza opposizioni e senza condizioni. Chi è come Dio?» (4).

Qualcosa è accaduto, ma molto rimane ancora da fare. Il mondo è uscito dalla fase totalitaria della modernità, superando la tentazione comunista e in generale quella delle ideologie razionalistiche, ma nel mondo cosiddetto post-mo­derno oggi domina il relativismo, che cerca d’imporre, con una sorta di dittatura, un pensiero unico. Un relativismo che distrugge l’uomo dal di dentro, togliendogli ogni legame con la Verità che salva e porta alla gioia eterna.

Il messaggio di Fatima non riguarda soltanto il passato e l’interpretazione del secolo XX, ma anche il futuro, a cominciare dalla possibile conversione della Russia. Il suo invito alla penitenza e alla conversione, ripreso anche da tutte le successive apparizioni mariane, sia da quelle già riconosciute dalla Chiesa sia da quelle ancora in corso, merita di essere ripreso e diffuso. I militanti di Alleanza Cattolica non si tireranno indietro.

 

Note:

(1) Cit. in Carmelo di Coimbra (a cura di), Un cammino sotto lo sguardo di Maria. Biografia di suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, OCD, Roma 2016, p. 225.

(2) Ibid., p. 226.

(3) Cfr. Giovanni Cantoni, Fatima e la Contro-Rivoluzione del secolo XXI, in Cristianità, anno XXVIII, n. 301-302, settembre-dicembre 2000, pp. 3-14 (p. 10).

(4) Un cammino sotto lo sguardo di Maria. Biografia di suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, cit., p. 227.

 

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 Marco Invernizzi

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