I Comitati Civici

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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di Marco Invernizzi

 

1. Le premesse

La presenza politica dei cattolici nella storia dell’Italia unita, cioè dopo il 1860, conosce diverse modalità operative: anzitutto il tentativo di organizzare il paese reale contro quello legale senza una diretta partecipazione alla competizione politica, con l’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici, dal 1874 al 1904; poi gli accordi con i liberali moderati in funzione antisocialista attraverso l’UECI, l’Unione Elettorale Cattolica Italiana, dal 1906 al 1919; quindi la costituzione di partiti politici — prima il PPI, il Partito Popolare Italiano, fondato da don Luigi Sturzo (1871-1959), nel 1919; poi la DC, la Democrazia Cristiana, sorta nel 1944 — con le caratteristiche dell’aconfessionalità e dell’indipendenza nei confronti del mondo cattolico e con un’ambiguità di fondo circa l’impegno a costruire una civiltà cristiana; infine la fondazione nel 1948 dei Comitati Civici, allo scopo di svolgere un’opera di formazione civica, prevalentemente nell’ambito della cultura politica, e di costituire uno strumento di pressione e di controllo sulla DC.

I CC nascono in vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, per volontà di Papa Pio XII (1939-1958) e per iniziativa del vicepresidente dell’ACI, l’Azione Cattolica Italiana, Luigi Gedda, al fine di fronteggiare il pericolo dell’astensionismo e d’impostare la campagna elettorale nel senso di una scelta di civiltà. L’esigenza di un organismo che contempli e contemperi l’impegno religioso e quello partitico-parlamentare, che sciolga le incertezze manifestate dalla DC nella contrapposizione alle forze socialcomuniste e che funga da portavoce degl’ideali del mondo cattolico nei confronti del partito d’ispirazione cristiana si manifesta durante i lavori dell’Assemblea Costituente (1946-1948) e dopo i preoccupanti risultati delle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, che segnano un incremento del blocco socialcomunista e un regresso della DC. Inoltre, il malessere verso la DC, espresso dagli elettori cattolici con la preferenza accordata ai partiti di destra, in particolare al Movimento dell’Uomo Qualunque — fondato nel 1946 dal commediografo e regista, poi giornalista e uomo politico Guglielmo Giannini (1891-1960) —, era presente anche fra i dirigenti dell’ACI e in una parte del clero, e riproponeva il dilemma che aveva diviso la curia vaticana, dopo il 1944, fra quanti volevano l’unità dei cattolici intorno alla DC, come il sostituto alla segreteria di Stato monsignor Giovanni Battista Montini (1897-1978) — poi Papa Paolo VI (1963-1978) — e quanti auspicavano la neutralità della Santa Sede di fronte all’ipotesi di diversi “partiti cattolici”, come i cardinali Domenico Tardini (1888-1961) e Alfredo Ottaviani (1890-1979). Fra i sostenitori di quest’ultima soluzione vi è chi pensa a un partito cattolico conservatore — i componenti di quello che è stato indicato come il “partito romano” — e chi desidera la costituzione di “blocchi”, come dice Gedda alla prima riunione della giunta centrale dell’ACI, il 18 marzo 1947: “un blocco di uomini più che di partiti, mettendo in lista, a seconda delle regioni, uomini di specchiata fama e capacità”. Gedda auspica inoltre “la creazione di una unione cattolica-elettorale” nella quale avrebbero dovuto trovar posto, accanto ai democristiani, candidati indipendenti.

 

2. La nascita

L’idea di Gedda incontra resistenze all’interno dell’ACI, soprattutto da parte del presidente generale Vittorino Veronese (1910-1986), dell’assistente generale monsignor Giovanni Urbani (1900-1969) e della vicepresidente generale Armida Barelli (1882-1952), tutti convinti della necessità dell’unità politica dei cattolici attorno alla DC. Ma Papa Pio XII scioglie gl’indugi e chiede a Gedda di costituire l’organismo che prenderà il mome di CC. L’intenzione non è né di sostituire la DC, né di affiancare a essa un altro partito cattolico, ma anzitutto e soprattutto quella di portare al partito un incremento elettorale che da solo non avrebbe potuto procurarsi. I risultati daranno ragione a chi aveva voluto i CC, perché la DC guadagna quasi cinque milioni di voti rispetto alle elezioni politiche del 1946, passando da 8.101.004 a 12.741.299. Il 7 marzo 1975 l’arcivescovo di Genova, card. Giuseppe Siri (1906-1989), si rivolge agli attivisti del CC zonale con queste parole: […] chi è che ha salvato l’Italia nel 1948? Il Comitato Civico. Direte tutti i cattolici italiani e il partito che più di tutti gli altri li rappresentava! D’accordo. Ma tutti i cattolici italiani hanno avuto modo di essere orientati e il partito che più li rappresentava ha potuto essere vittorioso perché c’è stata dietro questa armatura, che si è dimostrata inattaccabile”.

Fondati l’8 febbraio 1948 e costituitisi nel giro di due settimane con una semplice articolazione che va dal Comitato Civico Nazionale a livello centrale a quelli zonali e locali, corrispondenti alle diocesi e alle parrocchie, i CC attivano subito oltre ventimila comitati di base, che riescono a drammatizzare la campagna elettorale, impressionando soprattutto i comunisti — che devono affrontare un contendente attivo sul territorio, in grado di contrapporre alla cellula del Partito Comunista Italiano il Comitato Civico Zonale — e riuscendo a portare fisicamente alle urne centinaia di migliaia di anziani e di ammalati, che altrimenti non avrebbero potuto votare. Organismo di quadri e non di massa, i CC non mirano ad avere una propria base associativa, ma propongono ai dirigenti delle organizzazioni già esistenti di collaborare alla formazione civica e alla mobilitazione elettorale dei cattolici.

L’irruzione sulla scena politica della Repubblica Italiana di una inusuale forza politica non partitica è indubbiamente una delle principali novità del secondo dopoguerra. E della vocazione dei CC parla Papa Pio XII il 14 aprile 1953 ricevendone in udienza un folto gruppo di appartenenti e di dirigenti. Ma tale vocazione è autenticamente sviscerata da Papa Paolo VI nel discorso tenuto ai dirigenti dei CC il 30 gennaio 1965, in cui il Pontefice delinea l’identità dell’organismo: […] “e i Comitati Civici che cosa sono?”. Nasce uno strano dialogo: “Siete un Partito politico?”. Risposta: “No, non siamo un Partito politico”. “Una corrente sociale?”. Risposta: “Nemmeno”. Allora: “Siete un’associazione cattolica?”. La risposta è ancora negativa: “Non siamo un’associazione cattolica, nel senso proprio della parola”. Che cosa siete allora: un Comitato elettorale? un blocco sociale? una agenzia “doxa”? una compagnia di pubblicità? un’espressione spontanea e momentanea di opinione pubblica? Chi siete?””. Nello stesso discorso, il Pontefice fornisce una risposta definitoria: “Oggi la vita pubblica riconosce ai cittadini molti diritti; e fra tutti importante è quello di scegliersi col voto i propri rappresentanti nelle magistrature amministrative e politiche, l’esercizio dei quali diritti dev’essere illuminato, libero ed ordinato; ed è opera di non piccolo merito educare e guidare il cittadino a tale esercizio. In pratica sarà vostro programma svolgere azione informativa e formativa fra le varie categorie sociali circa i problemi della vita civica; non sarete soli a far questo, concorrendo allo scopo molti altri fattori; ma laddove questi fattori (come la scuola, la stampa, i partiti) si diffonderanno a illustrare gli aspetti tecnici, economici, politici, giuridici di tali problemi, voi, senza trascurare questi aspetti stessi, avrete cura di metterne in evidenza gli aspetti superiori, che sono quelli morali; e vi farete onore e dovere di collegare tali insegnamenti con la dottrina sociale della Chiesa, da cui tanta luce, tanta sicurezza, tanto vigore possono scaturire per chi l’accoglie con attenzione e fiducia”.

 

3. La decadenza e il “silenzio” coatto

Molti esponenti della DC, interessati all’apporto elettorale fornito dai CC ma preoccupati per l’esistenza di uno strumento che avrebbe potuto ostacolare e controllare l’attività del partito, non desiderano una loro istituzionalizzazione, considerandoli come un organismo che ha assolto al suo compito di fronte alla sfida eccezionale di un turno elettorale particolarmente drammatico, e auspicano, al massimo, la loro trasformazione in comitati elettorali da attivare solo periodicamente. Gedda s’oppone a questo tentativo di smobilitazione e riesce a mantenere in vita i CC, che combatteranno ancora numerose battaglie negli anni successivi al 1948, dal fallito tentativo di realizzare, nel 1949, un “18 aprile sindacale” — che avrebbe dovuto portare almeno un milione di nuovi iscritti al sindacato di area cattolica appena sorto dalla scissione della CGIL, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro — fino all’impegno in occasione del referendum abrogativo della legge che introduceva il divorzio, nel 1974. Accanto a queste iniziative i CC organizzano migliaia di corsi di formazione per i propri attivisti, svolgendoli nei due centri detti Getsemani, uno a Casale Corte Cerro, nei pressi del lago d’Orta, in provincia di Novara, e l’altro a Paestum, vicino a Salerno, dedicati a Gesù agonizzante, la devozione alla base della spiritualità della Società Operaia, una specie di terz’ordine fondato dallo stesso Gedda, al quale appartenevano moltissimi esponenti dei CC. Da questi corsi, maschili e femminili — solo a livello nazionale ne sono promossi diciannove dal novembre del 1951 al marzo del 1955 — avrebbe dovuto uscire una nuova classe dirigente in grado di costruire un “mondo migliore”, secondo la celebre espressione di Papa Pio XII. Tuttavia, i CC perdono progressivamente incidenza sul mondo cattolico italiano e sulla società in generale, riducendosi talora a semplici strumenti di supporto elettorale della DC. In assenza dell’esame della documentazione archivistica, tuttora inaccessibile, restano molti dubbi sulle cause della decadenza dei CC, i quali — secondo un’espressione dello stesso Gedda, che continuava ad avere l’appoggio di Papa Pio XII e fu presidente generale dell’ACI dal 1952 al 1959 — verranno “silenziati” dalla DC. Non è ancora chiaro perché tale partito non abbia manifestato un atteggiamento favorevole verso l’azione dei CC, sebbene molti deputati eletti nel 1948 provenissero dalle file dell’ACI e le loro candidature fossero state concordate dallo stesso Gedda con i massimi dirigenti del partito stesso. Probabilmente il vertice della DC aveva una “sponda” ecclesiastica molto forte, tale da contrastare anche l’influenza del Pontefice, e comunque con la segreteria dell’on. Amintore Fanfani, a partire dal 1954, il partito riesce a dotarsi di una struttura interna e di strumenti di sostegno che consentono a esso di poter fare largamente a meno dell’attività propagandistica e di mobilitazione degli organismi del mondo cattolico e quindi pure dei CC. Senza dubbio anche l’elezione di Gedda alla presidenza generale dell’ACI toglie ai CC gran parte del tempo del loro ispiratore e principale leader, riducendone le potenzialità e lasciando di fatto all’ACI il compito di esercitare una pressione politica sul partito di maggioranza.

Al fine di rispondere a queste domande s’impone agli storici il compito di studiare, fra l’altro, le caratteristiche dei corsi di formazione promossi dai CC, anche per verificare il fondamento dell’accusa, rivolta a Gedda e alla sua conduzione dell’ACI, che tocca indirettamente anche i CC, di curare soltanto gli aspetti “di massa” dell’apostolato — come le manifestazioni oceaniche al cospetto del Pontefice in piazza San Pietro o l’enfasi posta sulla continua crescita del numero degl’iscritti —, a scapito della formazione personale e spirituale. Gedda ha fornito alcune risposte sia nelle Memorie pubblicate in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dei CC e della vittoria elettorale del 18 aprile 1948, sia in altra sede, precisando che […] la divergenza di fondo con i democristiani dipendeva dalla loro convinzione che il comunismo avrebbe ineluttabilmente conquistato il potere e che il problema dunque era quello di cercare fin da subito forme di coesistenza con il futuro vincitore”.


Per approfondire: in attesa dell’esame dei documenti d’archivio dei CC, vedi Mario Casella, Le origini dei Comitati Civici, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, anno XL, n. 2, luglio-dicembre 1986, pp. 446-534; e Gianfranco Maggi, voce Comitati Civici, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, vol. I/2, I fatti e le idee, Marietti, Casale Monferrato (Alessandria) 1981, pp. 207-209. Vedi pure Luigi Gedda, 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare, Mondadori, Milano 1998; e i miei Democrazia Cristiana e mondo cattolico nell’epoca del centrismo (1947-1953), in Cristianità, anno XXVI, n. 277, maggio 1998, pp. 19-23; e 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare”, ibid., anno XXVI, n. 281, settembre 1998, pp. 13-16. La sede cui faccio riferimento in fine è una conversazione che ho avuto con il professor Gedda, a Roma, nel 1991.

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