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La Contro-Rivoluzione in Tirolo (1796-1814)

25 Febbraio 2017 by Marco Respinti

di Marco Respinti

 

1. La tempesta rivoluzionaria

Negli anni dal 1796 al 1814 il tentativo di esportare la Rivoluzione di Francia del 1789 raggiunge il Tirolo e la terra in­tra montes, abitata da genti di lingua tedesca, ladina e italiana, rispon­de con quan­to gli storici Josef Nössing e Heinz Noflatscher chia­mano «l’e­po­pea eroica 1796-1814». Nell’autunno del 1796 l’e­sercito rivoluzionario francese invade Trento e Lavis, ma le truppe austro-tirolesi ne hanno ragione. Nella primavera del 1797 esso viene affrontato in Val d’I­sarco, battuto a Spinges e ri­cacciato verso la Carinzia. Nel corso del 1799 l’alta Val Venosta è occupata e saccheggiata dai francesi, che prendono possesso anche del Trentino. Poi l’a­van­zata generale degli austro-russi riesce a liberare l’in­tera penisola italica. Il 14 giugno 1800, però, le forze della Coalizione antifrancese vengono sconfitte a Marengo. Escluso progressivamente l’impero asburgico dall’Italia Settentrionale, Napoleone Bonaparte (1769-1821) organizza i territori riconquistati, batte gli austro-russi a Ulma il 20 ottobre e ad Austerlitz il 2 dicembre 1805, e il 26 dicembre conclude il Trattato di Presburgo con il governo di Vienna, trattato che, fra l’altro, sancisce la cessione del Tirolo e del Vorarl­berg, oltre ai principati vescovili secolarizzati di Bressanone e di Trento, al­l’alleato Massimiliano Giuseppe I di Wittelsbach (1756-1825), sovrano della Ba­viera eretta a regno nel 1806.

Il nuovo corso politico è di tipo nazional-statalistico e, se il popolo bavarese è cattolico come quello tirolese, lo stesso non si può dire dei dirigenti, spesso affiliati alla setta socialistico-mas­sonica degli Illuminati di Baviera, fondata da Adam «Spar­tacus» Weis­haupt (1748-1830). Rinominato Baviera Meridionale, il Tirolo rinnova le pene dell’occu­pa­zio­ne bavarese del 1703 a causa del centralismo e delle vessazioni. Viene coniata una nuova moneta, presto deprezzata, che confonde i commerci e colpisce i po­veri, ed è abolita l’autonomia amministrativa dei comuni, suddividendo artificialmente il territorio nei Circoli del­l’Inn, del­l’I­sar­co e del­l’Adige. La politica religiosa è durissima: i confini ecclesiastici e civili sono uniformati e i vescovi di Coira e di Trento vengono addirittura allontanati dalle proprie sedi. Il governo — con la regia del primo ministro bavarese, l’«illumi­nato» marchese Maximilian Garnerin de Montege­las, primo ministro del re di Baviera (1759-1838), e con la mal­le­vadoria del­l’altrettanto «il­lu­minato» conte Carlo Maria Ruperto d’Arco, ciambellano di re Massimi­liano Giuseppe I, nominato Commissario Generale del Tirolo a Innsbruck il 22 gennaio 1806 e noto anticattolico — impone ai vescovi il placet per le ordinazioni sacerdotali e nomina i parroci vincolandoli a un giuramento di fedeltà. Quando il popo­lo — che chiama «luterani» i nuovi governanti, anche se di fatto non lo sono, per indicare la loro estraneità religiosa — diserta le funzio­ni dei «giurati», dalla Baviera giungono nuovi sacerdoti. Chi sospende il lavoro nei campi per le ricorrenze religiose e chi la do­menica indossa l’«a­bito della festa» viene arruolato forzata­men­te. Processioni, pellegrinaggi, uffici religiosi notturni e suono delle campane vengono proibiti. Nel 1808, contravvenendo a usi plurisecolari, è imposto l’obbligo della coscrizione militare.

2. La Contro-Rivoluzione tirolese

In tutto il Tirolo, Settentrionale e Meridionale, scoppia dunque la rivolta nella forma di difesa territoriale. I primi incidenti si verificano a Predazzo, fra il 6 e il 12 marzo 1809, an­no che vede la Contro-Rivoluzione scoppiare nuovamente in tut­to il Regno d’I­talia, costituito da Napoleone nel 1805. Ma è il 9 a­prile la data che indica tradizio­nalmente l’inizio dell’insurre­zio­ne generale, la quale incoraggerà anche altri moti popolari in Ve­neto e nell’ex Legazione di Ferrara. Carlo Botta (1766-1837), in Storia d’Italia dal 1789 al 1814, del 1824, riferisce che i paesani gridavano «senza posa, in nome di Dio, in nome della santissima Trinità», un grido misto «di terrore e di religione»: «Que­st’e­ra­no le voci di una patria santa ed offesa». Un insorto dice che «li francesi chiamavan questa massa briganti, quando questi non si sollevarono che per pura difesa della religione e della patria». Il 12 a­prile, sul monte Isel, i franco-bavaresi si arrendono al maggiore austriaco Martin Teimer (1778-1838), già attivo nei collegamenti fra Vienna e Tirolo. Trento e Rovereto sono in mano nemica, ma il 14 gl’in­sorti ritornano alle proprie abitazioni e, ripassando da Sterzing, restituiscono tutto quanto depredato nei saccheggi. Il 17, a Castel Tirolo, il barone Josef von Hormayr (1782-1848) prende possesso del paese liberato a nome della corona asburgica. Il 24 è liberata Trento e il 26 Rovereto. Quando, il 20 maggio, i franco-ba­varesi rioccupano Innsbruck minacciando Vienna, gli austriaci ripiegano in Carinzia. Gli Schützen, le «guardie», e le milizie scatenano l’of­fen­siva: il 29 vincono sull’Isel. Nello stesso giorno, a Wolkers­dorf, Francesco I d’Au­stria, imperatore con il nome di Francesco II (1768-1835), promette di non cedere mai più Tirolo e Vorarl­berg, ma, sconfitta la quinta Coalizione antifrancese a Wagram il 4 luglio, i due Länder tornano alla Baviera con l’armistizio di Znaim, siglato il 12. A fine mese, il maresciallo di Francia Fran­çois Joseph Lefebvre (1755-1820), alla te­sta di ventimila francesi, bavaresi e sassoni, intima la resa ai tiro­lesi; il governo di Vienna si offre di arruolare gl’insorti nel proprio e­sercito. Dopo gli scon­tri attorno a Bressanone del­l’i­ni­zio d’agosto i franco-ba­va­resi rien­trano a Inns­bruck, ma, nella terza battaglia dell’Isel, fra il 13 e il 14, i tirolesi vincono ancora.

In settembre i francesi occupano Trento; poi, il 14 ottobre, la firma del Trattato di pace di Schönbrunn, presso Vienna, mette fine a ogni concreta speranza. Il Tirolo viene occupato in forze, il Trentino è unito al Regno d’Italia, Innsbruck è presa il 28-29 ottobre. Gl’insorgenti sono ora considerati solo traditori e ribelli. Il 1° novembre la quarta battaglia dell’Isel segna la prima e definitiva sconfitta tirolese: è la resa, proclamata l’8 a Sterzing. In dicembre, con la fine degli ultimi moti nel­le Alpi Giudicarie ha termine definitivamente l’insorgenza tirolese. Molti riparano in Austria, altri tornano alla vita comune e gl’irri­ducibili vengono presto catturati e fucilati. Il Tirolo è spartito fra Baviera, Regno d’I­talia e Province Illiriche, per tornare libero so­lo con il declino di Napoleone seguito alla sconfitta di Russia nel 1812. Ma neanche la Restaurazione (1815-1830) dona alla «terra fra i monti» tutte le antiche libertà. L’Ot­tocento e il Novecento vedono, poi, l’af­fermarsi di ideologie radicali estranee alla vera anima tirolese, nonché l’avvento di nazionalismi contrapposti che falsificano l’i­dentità cattolica del paese e delle rivolte contro-rivo­lu­zionarie combattute da tutti i ti­rolesi, tedeschi, ladini e italiani. Questi ultimi, del resto, nella grande insorgenza del 1809 offrono ben diciottomila armati, dei quali quattromila soccombono.

3. Andreas Hofer (1767-1810)

Il capo indiscusso della rivolta tirolese nasce il 22 novembre 1767 nel maso di Sand nei pressi di Sankt Leonhard, in Val Passiria. A Cles, in Val di Non, studia l’italiano. Il 21 luglio 1789 si sposa con Anne Gertrud Ladurner (1765-1836), e ha sette figli. Alla convocazione degli Stati Generali di Innsbruck nel 1790 è rappresentante nella Dieta Regionale della Passiria. Commerciante di cavalli, poi albergatore, è assai benvoluto e già piuttosto noto prima dell’insurrezione. Caporale della compagnia di Schützen di Merano, nell’agosto 1796 Hofer ferma i francesi al Passo del Tonale; comandante della prima compagnia territoriale della Val Passiria, in novembre vince in Val Sugana; nel 1797 è responsabile, con altri, del successo militare di Spinges; ancora, il 29 marzo, e poi fra il 2 e il 3 aprile, costringe il nemico ad abbandonare Bolzano; nel 1799 combatte i francesi che provengono dalla Svizzera. Noto alla polizia bavarese come patriota sin dal 1807, dopo l’Anschluß, l’«annessione», è contattatto da e­mis­sari austriaci che cercano capi naturali della popolazione tiro­lese. Nel gennaio del 1809, a Vienna per ultimare i pre­parativi del­l’in­surrezione assieme a Franz Nessing e a Peter Huber, incontra l’arciduca Giovanni d’Austria (1782-1859) e il barone von Hormayr. In aprile, comandante in capo delle forze tirolesi, consegna il paese liberato al plenipotenziario asburgico. Poi è in Trentino con seicento compagni e il 6 luglio, nel palazzo Arsio di Re­vò, organizza i volontari della regione. Il Provinciae defensor si reca quindi in pellegrinaggio al santuario di San Romedio. A Cles è det­to «vero strenuo difensore e liberatore del Tirolo tanto settentrionale che meridionale». Con «Barbòn» — il suo sopran­nome trentino — vi sono altri capi, fra cui il frate cappuccino Jo­achim Haspinger (1776-1858), Peter Mayr (m. 1810), Josef Speckbacher (1767-1820), Peter Siegmair e, nel Tirolo italiano, il maggiore Alessandro Stanchina, nonché i capitani Gioacchino Bertelli, Ot­tavio Bianchi e Bernardino dal Ponte. Dopo la terza vittoria sul­l’Isel, su richiesta di cittadini e di contadini, assume il governo della regione «in nome dell’Impe­ra­to­re»; Reggen­te del Tirolo, pur senza mandato ufficiale di Vienna, s’inse­dia nel palazzo reale di Innsbruck. Gli sono consiglieri Matthias Delama, Mat­thias Purscher, il fedelissimo Kajetan «Döninger» Sweth (1785-1864) e l’am­biguo don Josef Daney, che in seguito perde la stima del comandante. Qui, il 1° settembre, Hofer lancia un procla­ma ai tirolesi di tutte le lingue per l’orga­nizzazione del­la difesa: si costituiscono allora cinquantasei nuove compagnie, di cui quarantotto nel Tirolo italiano. Il 4 seda giustificati malumori fra i tirolesi italiani, che definisce «miei cari e bravi compatriotti e compagni d’ar­me». Il 4 ottobre l’imperatore l’in­si­gni­sce della prestigiosa Ehrenkette, l’onorificenza per l’or­ga­nizza­zione della difesa terri­toriale. In novembre, in una lettera al vicerè d’Italia, Hofer indica ne «la completa abolizione dei nostri privilegi e dei nostri statuti che solenni trattati ci avevano garantiti fino all’ul­timo giorno» la causa della rivolta: l’esercito franco-bavarese è, infatti, «nemico del trono, della religione e del benessere dei popoli». Alla fine della guerra, torna in Val Passiria. La repressione è implacabile. Rifiutata la via della fuga, il comandante si nasconde sulla montagna del Pfandleralm con la moglie, il figlio Johan (m. 1855) e l’amico Sweth. Ma l’indi­gen­za e l’avi­di­tà cre­ano nemici insospettati e Franz Raffl (1775-1830), un poveraccio attrat­to dalla forte taglia posta sul capo del «brigante», lo denuncia. Fra il 27 e il 28 gennaio 1810 è catturato. Liberati i famigliari, il prigioniero è tradotto a Merano e poi a Bolzano; al suo passaggio nel Tirolo italiano la popolazione si dispera. Condotto a Mantova, attende il processo mentre la popolazione, esasperata dai francesi, solidarizza con il prigioniero cercando, senza successo, di riscattarne la vita. Il 5 febbraio è nella fortezza di Cittadella, dove il 19 si celebra un processo di cui Napoleone ha già deciso la sentenza; condannato a morte, l’oste della Val Passiria Reggente del Tirolo viene fuci­lato a Cittadella — dove ancora sorge il Parco a lui dedicato — il 20 febbraio. Sull’Isel e a Merano due statue del comandan­te inneggiano: «für Gott, Kaiser und Vaterland», «per Dio, per l’im­pe­ra­tore e per la patria». Nel 1845, su un giornale d’In­ghil­ter­ra dove le rivolte tirolese e vandeana erano state ben viste, il teorico comunista Friedrich Engels (1820-1895) si domanda: «Il nome di Ho­fer merita di essere applaudito da democratici? Ho­fer era un contadino stupido, ignorante, bigotto, fanatico, il cui entusiasmo era quello della Vandea, quello di “Chiesa e impera­tore”. Egli combattè con coraggio, ma anche i vandeani fecero lo stesso contro i repubblicani». Botta osserva: «Di­strug­ge­va Napoleone le patrie altrui, sdegnoso anche contro gli amici: difendeva Hofer la sua, dolce anche contro coloro che la chiamavano a di­struzione e a morte».

Marco Respinti


Per approfondire: vedi lineamenti storici in Silvio Girardi, Storia del Tirolo dal 1300 al 1918. La Confederazione del Tirolo, Asso­ciazione Culturale «Vecchio Tirolo», Mezzocorona (Tren­to) 1984; e in Josef Nössing e Heinz Noflatscher (a cura di), Storia del Tirolo. Note sulla mostra a Castel Tirolo, Provincia Autonoma di Bolzano, Bolzano 1986; sulla Contro-Rivoluzione, ve­di Candido Degiampietro, Le milizie locali fiemmesi dalle guerre napoleoniche alla fine della Ia guerra mondiale (1796-1918), Pezzini, Villalagarina (Trento) 1981; Lorenzo Dalponte, Uomini e genti trentine durante le invasioni napoleoniche. 1796-1810, Bernardo Clesio, Trento 1984; AA. VV., Andreas Hofer e la sol­levazione del Tirolo nel 1809, in Letture trentine e altoatesine, anno VII, n. 38, giungo 1984, pp. 39-127; Italo Caracciolo, Andrea Hofer nell’insurrezione antibavarese del 1809, Zanichelli, Bologna 1928; un buon romanzo storico è Francesco Mario A­gnoli, Andreas Hofer, eroe cristiano, con una prefazione di Marco Tan­gheroni, 3a ed. accresciuta, Res, Milano 1991.

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