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Dal Caso Englaro alla legge sul fine vita. L’impegno culturale di Alleanza Cattolica nel contesto legislativo, politico e sociale

20 Settembre 2025 - Autore: Giovanni Cantoni

Giovanni Cantoni, Cristianità n. 434 (2025)

«Quando innumerevoli fatti sono suscettibili d’esser accostati in modo da suggerire ipotesi come quella […] della IV Rivoluzione, cosa rimane da fare al contro-rivoluzio­na­rio?

«Nella prospettiva di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione deve anzitutto sot­to­li­neare l’importanza preponderante che nel processo generatore di questa IV Rivo­luzione, e nel mondo da essa nato, spetta alla Rivoluzione nelle tendenze (vedi parte I, cap. V, 1-3). E deve prepararsi a lottare non soltanto con l’intento di met­tere in guardia gli uomini contro la preponderanza delle tendenze — fonda­men­talmente sov­ver­titrice delbuon ordine umano — che sta prendendo piede, ma an­che servirsi, sempre sul piano delle tendenze, di tutti i mezzi leciti e ammissibili per combattere la Rivoluzione nelle tendenze. Deve anche osservare, analizzare, prevede­re i nuovi passaggi del processo per opporre continuamente, il più rapi­damente possibile, tutti gli ostacoli alla massima forma di guerra rivoluzionaria psicologica che è la IV Rivoluzione.

«[…] è caratteristico dei processi di decadenza complicare tutto, quasi al­l’in­fi­nito. E per questa ragione ogni tappa della Rivoluzione è più complessa della pre­cedente e obbliga la Contro-Rivoluzione a sforzi parallelamente più parti­co­la­reg­giati e complessi» (1).

Carissimi,

1. mi esento, credo comprensibilmente, dall’erezione previa di un catasto degl’innumerevoli fatti suscettibili d’essere acco­sta­ti in modo da configurare l’identikit della IV Rivoluzione: il loro nu­me­ro è ormai legione (cfr. Mc. 5, 9). Mi limito a ricordare il loro esito nichilistico attraverso l’e­sa­spe­razione della dialettica relativistica e a prestare attenzione al momento «eutanasia», em­ble­ma­ti­ca­mente ormai relazionato, per quanto riguarda il decorso italiano del processo rivoluzionario, al Caso Englaro.

2. In primo luogo, ribadisco l’assoluta necessità — ma è già in corso, compatibilmente con le nostre forze e la nostra natura di agenzia di apostolato culturale — della promozione di, e della col­la­bo­ra­zione con, ogni attività che ribadisca, e fondi razionalmente, il carattere naturale del­l’indisponibilità della vita umana, cioè fornisca ar­go­menti al «senso comune», per quanto carsico esso sia, latente sotto i detriti del «luogo comu­ne», veicolati dai mass media di ogni ordine e grado. Illustrando co­me si radichi nella crea­tu­ralità del­l’essere umano: poiché non ci siamo fatti da soli, non abbiamo titolo a «dis-farci». Questo apostolato culturale non va dato per scontato: purtroppo, anche al­l’in­ter­no del mondo cattolico, non mancano seminatori di dubbi e di sofismi così che ogni nostro inter­vento in sede di conferenza, riunione o commento non può — purtroppo — dare per scontato che si stia parlando a persone già convinte della dottrina esposta dal Magistero e interessate solo a come tradurla e difenderla nell’attuale situazione italiana, ma deve ribadire sistematicamente sia la dot­tri­na così come il Magistero la proclama, sia le sue motivazioni di ragione e di fede. La diffusione e l’illustrazione del magistero della Chiesa costituiscono del resto l’attività prima di Alleanza Cat­to­li­ca secondo la sua natura di agenzia. Rispetto a quest’attività prima — che non è pleonastica o su­perflua neppure nel caso che ci occupa, dal momento che altri appunto o seminano dubbi oppure non difendono la dottrina e il Magistero in modo sufficientemente vigoroso e persuasivo — ogni intervento «tecnico» su specifiche traduzioni della dottrina in orientamenti politici e legislativi non può che essere secondo.

3. In secondo luogo, viene in questione il rapporto del fatto e della sua natura con il diritto positivo, in altre stagioni storiche non a questo punto invasivo del fatto: quanto si permette il totalitarismo demiurgico non sarebbe mai stato tentato da nessun assolutismo, per tacere di ogni autorità tem­pe­rata. In proposito, s’impone la denuncia dell’invasività del diritto positivo nei confronti di quello naturale, quindi la proclamazione della necessità di un intervento legislativo che mitighi il rela­ti­vi­smo dei molteplici demiurghi della magistratura, ma senza l’illusione che, almeno a breve, tale in­vasività passa essere eliminata, di nuovo: almeno in via di principio. Questo secondo passo richiede prudenza, perché — anche se involontariamente — sposta l’attenzione da un prin­cipio e dai pro­blemi che lo circondano alla soluzione indubbiamente parziale di questi ultimi.

4. Il passaggio dalla proclamazione del diritto naturale, e dal senso comune che lo coglie, al diritto positivo che lo proclama o, meglio, riduce la dannosità del suo oblio o del suo fraintendimento, in­troduce nel mondo del possibile, non nel senso metafisico del termine, ma in quello storico di es­so, affi­dato da un lato all’ordinamento giuridico di un determinato mondo umano e in secondo luogo alla presenza di uomini di volontà retta, meglio — di nuovo — rettamente ispirata e orientata. Ma, in questo mondo dell’adeguamento dell’ordinamento giuridico alla realtà cessa l’intervento di Al­leanza Cattolica e intervengono gli uomini, magari anche militanti in essa, con la loro pro­fes­sio­nalità e la loro forza — eventuale — politico-parlamentare. A questi uomini Alleanza Cattolica è particolarmente vicina, conoscendo le difficoltà che attraversano, con la preghiera e con il consiglio. Rispetto alla difesa e all’illustrazione dei princìpi proclamati dal Magistero, vi è qui un secondo tempo: la scelta dei mezzi migliori attraverso i quali, nell’attuale situazione italiana come si presenta in concreto — dunque non in astratto —, far prevalere questi princìpi nel nostro Paese. In questo secondo tempo — non, evidentemente, nel primo dove il dissenso su princìpi non negoziabili non può essere in alcun modo tollerato — è possibile che persone di volontà rettamente ispirata e orientata sostengano soluzioni diverse. All’interno dei princìpi e del rispetto tassativo delle indicazioni del Magistero, è importante che — salva evidenza del contrario — a quanti sostengono soluzioni diverse sia ri­co­no­sciuta la buona fede, che ci si astenga da estremismi verbali, da toni astiosi e da zelo amaro, e che nelle attività di propaganda e di formazione di Alleanza Cattolica l’aspetto sia posto anzitutto sui princìpi e solo in secondo luogo sulle soluzioni tecniche, evitando di confondere l’in necessariis unitas con l’in dubiis libertas, di sostituirsi al Magistero nel condannare questa o quella soluzione tecnica, oppure di «sbagliare nemico» considerando «nemico» chi sostiene soluzioni tecniche di­ver­se da quelle che ci sembrano preferibili anziché chi nega il principio e opera concretamente per la sua negazione.

5. L’esito dello scontro fra i mezzi migliori — questa o quella proposta o soluzione legislativa — prelude allo scontro ultimamente rilevante con le proposte o le soluzioni che suggeriscono l’ade­gua­mento della realtà all’ordinamento giuridico ideologico e utopistico, cioè irrealistico. A questo pun­to non viene meno la necessità della proclamazione della verità, ma subentra accanto a essa anche la necessità di costruire il consenso motivato a quanto si rivela realizzabile, a quanto in esso è vero e lecito e di non tra­sformare un’e­ventuale sconfitta parziale — di per sé inevitabile, a meno d’immaginare la possibilità di costruire il Paradiso in terra — in una rotta e in guerra civile. È prevedibile, in altre parole, che dopo il secondo tempo in cui persone di volontà rettamente ispirata e orientata — compresi i militanti di Alleanza Cattolica che abbiano la competenza e la possibilità di farlo — avranno cercato di fare prevalere nel dibattito parlamentare soluzioni tecniche il più pos­sibile conformi ai princìpi illustrati dal Magistero, ci si trovi di fronte a un terzo tempo in cui si deb­ba dire sì o no al risultato di questi sforzi sottoposto alla votazione del Parlamento ed even­tual­mente, in caso di referendum, del corpo elettorale. Delle due l’una: o tale risultato sarà palesemente immorale e in contrasto con il Magistero — un giudizio che entro certi limiti e di fronte all’ovvio potrà dare anche un fedele bene informato, ma su cui di fronte al non ovvio o al dubbio il fedele non potrà non tenere conto di quanto eventualmente dirà l’autorità ecclesiastica —, e allora chiaramente andrà combattuto nonostante qualunque considerazione politica. Oppure il risultato non farà tutto il bene possibile ma farà, a fronte della situazione creata in Italia dalla prevaricazione di una parte della magistratura, un piccolo bene, o ancora chiuderà la porta ad alcuni mali, anche se non a tutti i mali, e allora l’atteggiamento sarà duplice: da una parte, in funzione pedagogica, richiamare costan­temente il principio e l’integralità del bene; dall’altra difendere il piccolo bene e l’ostacolo parziale al male che sarà stato frapposto, non senza far notare che avremmo preferito un grande bene e un più saldo ostacolo al male.

6. Tutto questo significa non dimenticare quanto è accaduto all’e­poca del referendum sull’aborto, soprattutto quanto è accaduto a noi stessi, quando ci siamo trovati — e fu una benedizione — di fronte alla necessità di prendere decisioni ad horas. Quanto allora abbiamo vissuto e percepito come ripensamento e di cui abbiamo sofferto non poco, oggi possiamo e dobbiamo praticare come lezione di allora e come cadenza articolata e consapevole del processo contro-rivoluzionario anche alla luce delle indicazioni del Magistero nel frattempo intervenute.

Con preghiera di non leggere «fra le righe» ma di leggere «le righe» applicandole con il massimo ri­gore e aderenza alla lettera, e di non cogliere inesistenti mes­saggi trasversali, vi saluto in Jesu et Maria

Piacenza, 25 febbraio 2009, Mercoledì delle ceneri

Nota:

1) Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, presentazione e cura di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano. parte III, capitolo III, pp. 183-184.

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