Giovanni Cantoni, Cristianità n. 434 (2025)
«Quando innumerevoli fatti sono suscettibili d’esser accostati in modo da suggerire ipotesi come quella […] della IV Rivoluzione, cosa rimane da fare al contro-rivoluzionario?
«Nella prospettiva di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione deve anzitutto sottolineare l’importanza preponderante che nel processo generatore di questa IV Rivoluzione, e nel mondo da essa nato, spetta alla Rivoluzione nelle tendenze (vedi parte I, cap. V, 1-3). E deve prepararsi a lottare non soltanto con l’intento di mettere in guardia gli uomini contro la preponderanza delle tendenze — fondamentalmente sovvertitrice delbuon ordine umano — che sta prendendo piede, ma anche servirsi, sempre sul piano delle tendenze, di tutti i mezzi leciti e ammissibili per combattere la Rivoluzione nelle tendenze. Deve anche osservare, analizzare, prevedere i nuovi passaggi del processo per opporre continuamente, il più rapidamente possibile, tutti gli ostacoli alla massima forma di guerra rivoluzionaria psicologica che è la IV Rivoluzione.
«[…] è caratteristico dei processi di decadenza complicare tutto, quasi all’infinito. E per questa ragione ogni tappa della Rivoluzione è più complessa della precedente e obbliga la Contro-Rivoluzione a sforzi parallelamente più particolareggiati e complessi» (1).
Carissimi,
1. mi esento, credo comprensibilmente, dall’erezione previa di un catasto degl’innumerevoli fatti suscettibili d’essere accostati in modo da configurare l’identikit della IV Rivoluzione: il loro numero è ormai legione (cfr. Mc. 5, 9). Mi limito a ricordare il loro esito nichilistico attraverso l’esasperazione della dialettica relativistica e a prestare attenzione al momento «eutanasia», emblematicamente ormai relazionato, per quanto riguarda il decorso italiano del processo rivoluzionario, al Caso Englaro.
2. In primo luogo, ribadisco l’assoluta necessità — ma è già in corso, compatibilmente con le nostre forze e la nostra natura di agenzia di apostolato culturale — della promozione di, e della collaborazione con, ogni attività che ribadisca, e fondi razionalmente, il carattere naturale dell’indisponibilità della vita umana, cioè fornisca argomenti al «senso comune», per quanto carsico esso sia, latente sotto i detriti del «luogo comune», veicolati dai mass media di ogni ordine e grado. Illustrando come si radichi nella creaturalità dell’essere umano: poiché non ci siamo fatti da soli, non abbiamo titolo a «dis-farci». Questo apostolato culturale non va dato per scontato: purtroppo, anche all’interno del mondo cattolico, non mancano seminatori di dubbi e di sofismi così che ogni nostro intervento in sede di conferenza, riunione o commento non può — purtroppo — dare per scontato che si stia parlando a persone già convinte della dottrina esposta dal Magistero e interessate solo a come tradurla e difenderla nell’attuale situazione italiana, ma deve ribadire sistematicamente sia la dottrina così come il Magistero la proclama, sia le sue motivazioni di ragione e di fede. La diffusione e l’illustrazione del magistero della Chiesa costituiscono del resto l’attività prima di Alleanza Cattolica secondo la sua natura di agenzia. Rispetto a quest’attività prima — che non è pleonastica o superflua neppure nel caso che ci occupa, dal momento che altri appunto o seminano dubbi oppure non difendono la dottrina e il Magistero in modo sufficientemente vigoroso e persuasivo — ogni intervento «tecnico» su specifiche traduzioni della dottrina in orientamenti politici e legislativi non può che essere secondo.
3. In secondo luogo, viene in questione il rapporto del fatto e della sua natura con il diritto positivo, in altre stagioni storiche non a questo punto invasivo del fatto: quanto si permette il totalitarismo demiurgico non sarebbe mai stato tentato da nessun assolutismo, per tacere di ogni autorità temperata. In proposito, s’impone la denuncia dell’invasività del diritto positivo nei confronti di quello naturale, quindi la proclamazione della necessità di un intervento legislativo che mitighi il relativismo dei molteplici demiurghi della magistratura, ma senza l’illusione che, almeno a breve, tale invasività passa essere eliminata, di nuovo: almeno in via di principio. Questo secondo passo richiede prudenza, perché — anche se involontariamente — sposta l’attenzione da un principio e dai problemi che lo circondano alla soluzione indubbiamente parziale di questi ultimi.
4. Il passaggio dalla proclamazione del diritto naturale, e dal senso comune che lo coglie, al diritto positivo che lo proclama o, meglio, riduce la dannosità del suo oblio o del suo fraintendimento, introduce nel mondo del possibile, non nel senso metafisico del termine, ma in quello storico di esso, affidato da un lato all’ordinamento giuridico di un determinato mondo umano e in secondo luogo alla presenza di uomini di volontà retta, meglio — di nuovo — rettamente ispirata e orientata. Ma, in questo mondo dell’adeguamento dell’ordinamento giuridico alla realtà cessa l’intervento di Alleanza Cattolica e intervengono gli uomini, magari anche militanti in essa, con la loro professionalità e la loro forza — eventuale — politico-parlamentare. A questi uomini Alleanza Cattolica è particolarmente vicina, conoscendo le difficoltà che attraversano, con la preghiera e con il consiglio. Rispetto alla difesa e all’illustrazione dei princìpi proclamati dal Magistero, vi è qui un secondo tempo: la scelta dei mezzi migliori attraverso i quali, nell’attuale situazione italiana come si presenta in concreto — dunque non in astratto —, far prevalere questi princìpi nel nostro Paese. In questo secondo tempo — non, evidentemente, nel primo dove il dissenso su princìpi non negoziabili non può essere in alcun modo tollerato — è possibile che persone di volontà rettamente ispirata e orientata sostengano soluzioni diverse. All’interno dei princìpi e del rispetto tassativo delle indicazioni del Magistero, è importante che — salva evidenza del contrario — a quanti sostengono soluzioni diverse sia riconosciuta la buona fede, che ci si astenga da estremismi verbali, da toni astiosi e da zelo amaro, e che nelle attività di propaganda e di formazione di Alleanza Cattolica l’aspetto sia posto anzitutto sui princìpi e solo in secondo luogo sulle soluzioni tecniche, evitando di confondere l’in necessariis unitas con l’in dubiis libertas, di sostituirsi al Magistero nel condannare questa o quella soluzione tecnica, oppure di «sbagliare nemico» considerando «nemico» chi sostiene soluzioni tecniche diverse da quelle che ci sembrano preferibili anziché chi nega il principio e opera concretamente per la sua negazione.
5. L’esito dello scontro fra i mezzi migliori — questa o quella proposta o soluzione legislativa — prelude allo scontro ultimamente rilevante con le proposte o le soluzioni che suggeriscono l’adeguamento della realtà all’ordinamento giuridico ideologico e utopistico, cioè irrealistico. A questo punto non viene meno la necessità della proclamazione della verità, ma subentra accanto a essa anche la necessità di costruire il consenso motivato a quanto si rivela realizzabile, a quanto in esso è vero e lecito e di non trasformare un’eventuale sconfitta parziale — di per sé inevitabile, a meno d’immaginare la possibilità di costruire il Paradiso in terra — in una rotta e in guerra civile. È prevedibile, in altre parole, che dopo il secondo tempo in cui persone di volontà rettamente ispirata e orientata — compresi i militanti di Alleanza Cattolica che abbiano la competenza e la possibilità di farlo — avranno cercato di fare prevalere nel dibattito parlamentare soluzioni tecniche il più possibile conformi ai princìpi illustrati dal Magistero, ci si trovi di fronte a un terzo tempo in cui si debba dire sì o no al risultato di questi sforzi sottoposto alla votazione del Parlamento ed eventualmente, in caso di referendum, del corpo elettorale. Delle due l’una: o tale risultato sarà palesemente immorale e in contrasto con il Magistero — un giudizio che entro certi limiti e di fronte all’ovvio potrà dare anche un fedele bene informato, ma su cui di fronte al non ovvio o al dubbio il fedele non potrà non tenere conto di quanto eventualmente dirà l’autorità ecclesiastica —, e allora chiaramente andrà combattuto nonostante qualunque considerazione politica. Oppure il risultato non farà tutto il bene possibile ma farà, a fronte della situazione creata in Italia dalla prevaricazione di una parte della magistratura, un piccolo bene, o ancora chiuderà la porta ad alcuni mali, anche se non a tutti i mali, e allora l’atteggiamento sarà duplice: da una parte, in funzione pedagogica, richiamare costantemente il principio e l’integralità del bene; dall’altra difendere il piccolo bene e l’ostacolo parziale al male che sarà stato frapposto, non senza far notare che avremmo preferito un grande bene e un più saldo ostacolo al male.
6. Tutto questo significa non dimenticare quanto è accaduto all’epoca del referendum sull’aborto, soprattutto quanto è accaduto a noi stessi, quando ci siamo trovati — e fu una benedizione — di fronte alla necessità di prendere decisioni ad horas. Quanto allora abbiamo vissuto e percepito come ripensamento e di cui abbiamo sofferto non poco, oggi possiamo e dobbiamo praticare come lezione di allora e come cadenza articolata e consapevole del processo contro-rivoluzionario anche alla luce delle indicazioni del Magistero nel frattempo intervenute.
Con preghiera di non leggere «fra le righe» ma di leggere «le righe» applicandole con il massimo rigore e aderenza alla lettera, e di non cogliere inesistenti messaggi trasversali, vi saluto in Jesu et Maria
Piacenza, 25 febbraio 2009, Mercoledì delle ceneri
Nota:
1) Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, presentazione e cura di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano. parte III, capitolo III, pp. 183-184.
