In memoriam, Cristianità n. 434 (2025)
Sabato 16 agosto 2025 ha concluso la sua esistenza terrena Francesco Barbesino, socio fondatore di Alleanza Cattolica.
Nato a Milano il 3 marzo 1931, vive parte della sua infanzia a Dimaro, in provincia di Trento, dove viene mandato dalla famiglia nel 1941 a causa della guerra in corso. Nasce qui la grande passione per la montagna che lo accompagnerà per tutta la sua vita.
Terminato il conflitto, rientra a casa e, conseguita la maturità scientifica, si iscrive al Politecnico di Milano, laureandosi in Ingegneria Industriale, sottosezione Chimica. Ritrova le sue amate montagne durante il servizio militare, svolto a Misurina (Belluno), nel corpo degli alpini, come ufficiale di complemento dell’artiglieria da montagna.
Nel 1959 sposa Maria Teresa Daldossi, scomparsa il 9 febbraio 2023, con la quale ha cinque figlie.
Svolge la sua attività professionale presso il centro di ricerche CISE, Centro Informazioni Studi ed Esperienze, di Segrate, alle porte di Milano. Responsabile del Laboratorio Prove Materiali e poi senior scientist, partecipa a numerosi programmi multidisciplinari di ricerca in qualità di esperto di materiali e invecchiamento di materiali polimerici, studiando, fra l’altro, l’impatto delle radiazioni sui materiali,
Figlio unico di una famiglia fortemente anti-comunista e decisamente conservatrice, intorno al 1968, dopo aver riscoperto la dimensione della fede, incontra Giovanni Cantoni (1938-2020) e collabora allo sviluppo della nascente Alleanza Cattolica — in cui militerà dal 1970 —, partecipando anche all’elaborazione del simbolo associativo, l’aquila con il Sacro Cuore.
Frequenta a lungo il gruppo di studenti dell’Università Cattolica e di altri atenei milanesi che Agostino Sanfratello (1938-2024), allora stretto collaboratore di Cantoni, radunava il sabato pomeriggio presso le suore orsoline di via Lanzone, poi a Santa Maria delle Grazie e, infine, presso Santa Maria Segreta, sempre a Milano. Quando nascono le prime «croci», le cellule di formazione e di azione di base dell’Associazione, a lui viene assegnata, dal 1973, la responsabilità di più di una di esse, prima nell’hinterland milanese, poi in città.
Negli anni 1980 si trasferisce a Bergamo con la famiglia, continuando il suo lavoro di ricercatore presso il CISE.
Su sollecitazione di Giovanni Cantoni e grazie alle sue competenze tecniche studia e approfondisce le tematiche scientifiche relative alla Santa Sindone, fino a diventare uno dei maggiori esperti sull’argomento. In collaborazione con Mario Moroni (1933-2017), membro della British Society for the Turin Shroud e del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, pubblica tre volumi sul tema: L’ordalia del Carbonio 14 (Mimep-Docete, Pessano [Milano] 1996) e Apologia di un falsario. Indagine sulla Sindone di Torino (Minchella, Milano 1997) (di cui cfr. la recensione di Marco Respinti, in Cristianità, anno XXV, n. 267-268, luglio-agosto 1997, pp. 21-24), nonché Lungo le strade della Sindone. Ricerca dei possibili itinerari da Gerusalemme a Torino (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo [Milano] 2000) (sul quale cfr. la recensione di Paolo Mazzeranghi, in Cristianità, anno XXIX, n. 306, luglio-agosto 2001, pp. 19-21). Sono innumerevoli i convegni e le conferenze sul tema a cui prenderà parte in tutta Italia. Sulla scia della Sindone la sua attenzione viene catturata da altre immagini acheropite, come il misterioso Volto Santo conservato a Manoppello (Pescara), sui cui scrive un pionieristico articolo, Il Volto Santo di Manoppello (in Cristianità, anno XXX, n. 311, maggio-giugno 2002, pp. 11-16). Alla rivista associativa Barbesino ha collaborato anche con un contributo intitolato A proposito del nucleare (anno XV, n. 148-150, agosto-settembre-ottobre 1987, pp. 3-6), scritto con Stefano Crapella in vista della consultazione referendaria sul tema, indetta per l’8 novembre 1987.
La sua attività associativa è sempre stata esemplare per dedizione, tenacia e disponibilità in tutte le necessità operative. Con lo stesso impegno con cui preparava una conferenza lo si poteva vedere affiggere i manifesti in occasione di un referendum o diffondere la rivista Cristianità davanti a una chiesa.
La vita di Francesco è stata molto generosa, senza pregiudizi, con una carità che fluiva da una vita spirituale profonda. Proverbiale è stato il suo attaccamento alla pratica dell’Ora di Adorazione settimanale, cui non ha mai voluto mancare fino a pochi mesi dalla morte. Certamente in lui possiamo vedere un modello di contemplativo in azione che potrà godere il premio della beatitudine insieme a tanti amici che lo hanno preceduto nella «Croce di Alleanza Cattolica» in Cielo.
