• Passa al contenuto principale
  • Skip to secondary menu
  • Passa al piè di pagina
Alleanza Cattolica

Alleanza Cattolica

  • Cristianità
    • La rivista Cristianità – indici
    • Abbonarsi
    • Quaderni di Cristianità
    • Edizioni Cristianità
  • Temi
    • Libertà religiosa
    • Occidente
    • Politica internazionale
    • Famiglia
      • Matrimonio
      • Divorzio
      • Family day
      • Unioni civili
      • Omosessualità
    • Educazione
    • Vita
      • Aborto
      • Droga
      • Fine vita
  • Rubriche
    • Voce del Magistero
      • Angelus
      • Udienze
      • Regina coeli
      • Discorsi
      • Magistero episcopale
    • Dizionario del Pensiero Forte
    • Archivio film
    • Lo scaffale
    • Via Pulchritudinis
      • Santità
      • Arte
      • Architettura
      • Cinema
      • Costume
      • Iconografia
      • Letteratura
      • Musica
      • Teatro
    • Nel mondo…
      • Italia
        • Elezioni 2022
      • Africa
      • Centro america
      • Europa
      • Medio Oriente
      • Mediterraneo
      • Nord America
      • Sud America
      • Sud-est Asiatico
    • Economia
    • Interviste
    • Comunicati
    • Spigolature
    • English version
    • Versión en Español
  • Spiritualità
    • Il pensiero del giorno
    • Cammei di Santità
    • Esercizi di Sant’Ignazio
    • Le preghiere della tradizione
    • Sante Messe del mese
    • Ora di adorazione
    • Affidamento a Maria
      • Appello ai Vescovi e ai Sindaci d’Italia
      • L’affidamento alla Madonna dei Vescovi
      • Affidamento alla Madonna da parte dei sindaci
  • Lettere agli amici
  • Eventi
  • Audio e Video
    • Video
      • Riflessioni di Marco Invernizzi
      • Storia della Chiesa
      • Geopolitica
      • Islam: ieri e oggi
      • Video interviste
      • Convegni
      • Conferenze
    • Scuole estive
    • Audio
    • Radio Maria
Ti trovi qui: Home / Lettere agli amici / Le origini della violenza

Le origini della violenza

9 Febbraio 2026 - Autore: Marco Invernizzi

Analogie e differenze con il Rapporto Mazza del 1970. Una giustificazione della violenza solo parzialmente estirpata dal corpo sociale

di Marco Invernizzi

I più anziani ricorderanno Libero Mazza (1910-2000), il prefetto di Milano diventato famoso per il rapporto che, nel 1970, denunciò la presenza a Milano di ventimila estremisti di sinistra in grado di scardinare l’ordine pubblico e quindi di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Questo rapporto, che venne inviato al ministro degli interni di allora Franco Restivo (1911-1976), mi è venuto in mente osservando gli scontri di questi ultimi giorni, provocati dai cosiddetti “antagonisti” a Torino e nelle settimane precedenti dai numerosi cortei per la Palestina che hanno “spaventato” il Paese provocando numerosi feriti fra la Forze dell’ordine oltre che ingenti danni nelle città colpite dalla violenza.

Libero Mazza era stato il capo di gabinetto del Presidente del Consiglio Fernando Tambroni (1901-1963) che, dieci anni prima, aveva dato vita a un governo monocolore DC che si avvalse dei voti determinanti di monarchici e missini, una cosa mai vista nella storia della Prima Repubblica. Questo governo rimase in carica solo quattro mesi perché dovette cedere alla inaudita violenza di piazza scatenata dalle forze di sinistra, comunisti e sindacalisti della Cgil in primis. Forse proprio per questo il Prefetto di Milano era estremamente preoccupato della violenza a Milano di quegli anni, che ricordava in qualche modo quella di Genova del 1960, scatenata contro la convocazione del Congresso nazionale del MSI nella capitale ligure, evento che fu all’origine della violenza comunista che farà successivamente cadere il governo Tambroni e di fatto aprirà la strada ai governi di centro-sinistra a partire dal 1961.

Il Rapporto Mazza non venne preso in considerazione a Roma, forse per ignavia ma più probabilmente perché metteva in questione una sorta di dogma che ha sempre accompagnato la storia della Prima Repubblica, e cioè che la violenza proveniva sempre e soltanto da destra e che le eventuali violenze provenienti da sinistra erano opera di “compagni che sbagliano” o che si devono difendere e comunque non sono rilevanti perché non metterebbero a repentaglio la tenuta dello Stato. In realtà il Rapporto non aveva dimenticato la presenza di estremisti di destra a Milano, ma dalla sua lettura appariva chiaro da dove provenisse il pericolo per la sicurezza della città, ormai ritenuta la “più violenta d’Italia”. E come oggi sappiamo, alla luce di quanto accadde negli anni successivi, del terrorismo delle Brigate rosse e della crisi dell’ordine pubblico nella capitale lombarda, si può ben dire che il Rapporto sia stato profetico.

Ma come mai oggi, oltre mezzo secolo dopo, si ripetono dinamiche simili? Bisogna riconoscere le grandi differenze rispetto ad allora. Il terrorismo comunista delle BR è stato riconosciuto come tale anni dopo anche dallo stesso PCI, che smise di guardare con indulgenza anche i movimenti extra-parlamentari. Poi il 1989 ha fatto il resto. Oggi non esite più un pericolo comunista e nemmeno un partito comunista, ma il tema della sicurezza dalla delinquenza, comune e politica, rimane centrale e indubbiamente ha favorito la vittoria elettorale del governo Meloni, che peraltro sta gestendo con grande prudenza ed equilibrio le manifestazioni violente di piazza, mostrando fermezza ma anche molta attenzione a non pregiudicare il diritto di manifestare. Rimane però un problema culturale che risiede in quel virus che forse, proprio a partire dai fatti di Genova del 1960, ma certamente da quelli rilevati dal Rapporto Mazza dopo il cosiddetto Sessantotto, è penetrato nel corpo sociale italiano e ancora non è stato sconfitto.

Di che virus si tratta? Torniamo agli Anni Sessanta e a quella rivoluzione culturale che prese il nome di Sessantotto. Essa non fu soltanto una rivoluzione che toccò il modo di vivere di quella generazione, ma fu anche e forse soprattutto una rivoluzione che mise in discussione il principio di autorità, nella famiglia, nella società e dunque anche nei confronti dello Stato e dei suoi rappresentanti, nel caso in questione delle Forze dell’ordine.

Se prima di allora, il padre, il padrone, il fratello maggiore, il poliziotto, in qualche modo rappresentavano l’autorità, nei cui confronti esisteva un pre-giudizio favorevole, ebbene questo principio venne messo in discussione a partire da quegli anni, poi andò in crisi e ancora oggi rimane, nei confronti di queste figure, un pre-giudizio negativo.

Credo sia questo il problema all’origine non tanto delle violenze, che nascono in un ambiente intossicato da ideologie sovversive, ma della difficoltà che incontra lo Stato, oggi come ieri, nella difesa dei propri servitori da una violenza che viene giustificata, o tollerata, da una cultura diffusa e dominante fra molti intellettuali e in una parte consistente della sinistra politica.

Prima che un problema di ordine pubblico, che esiste e deve essere affrontato con determinazione dallo Stato, c’è un problema culturale. Bisogna cioè aiutare le persone a capire che la nostra società è stata intossicata da una prospettiva ideologica contraria al principio di autorità, che ha portato troppi nostri contemporanei a guardare con sospetto, se non con ostilità, a chi serve lo Stato, così come, per analogia, ha portato a delegittimare la figura del padre in famiglia, e in generale di chi esercita a diverso titolo un’autorità.

Qualcosa si è cominciato a fare per rettificare questo pre-giudizio e i primi risultati si possono già vedere. L’immagine delle decine di migliaia di volti coperti che sfilavano negli Anni Settanta mostrando la P38 con la mano in segno di solidarietà con il terrorismo oggi sarebbe inimmaginabile in quelle proporzioni. Tuttavia, rimane quel pre-giudizio culturale che non va sottovalutato, che è presente soprattutto fra intellettuali e giornalisti, oltre che in una parte della politica. Cerchiamo di “smontare” questa menzogna residua.

Lunedì, 9 febbraio 2026

* campi obbligatori
Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla Privacy per avere maggiori informazioni.

Controlla la tua posta in entrata o la cartella spam adesso per confermare la tua iscrizione.

Condividi:

  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp

Correlati

Archiviato in:In evidenza, Lettere agli amici, Riflessioni di Marco Invernizzi

Footer

Alleanza Cattolica

Viale Parioli 40, 00197 Roma
tel. +39 349 50.07.708
IBAN: IT59N0623012604000030223995
info@alleanzacattolica.org

Privacy Policy

CRISTIANITA SOCIETÀ COOPERATIVA

Largo Toscanini n. 5 – 27058 – Voghera (PV)
tel. +39 349 50.07.708
C.F./IVA 00255140337

Chi siamo

  • Presentazione
  • Direttorio
  • Statuto
  • Riconoscimento ecclesiale
  • Decreto Indulgenza
  • Inter nos
  • Email
  • Facebook
  • Instagram
  • WhatsApp
  • YouTube

Copyright © 2026 Alleanza Cattolica · Accedi