Le parole del Presidente del Consiglio. Una riflessione sul conflitto in corso e sull’Occidente
di Marco Invernizzi
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha certamente bisogno che io rilanci le sue parole, che possiamo leggere o ascoltare sul sito del governo. Però non sono moltissimi ad averla letta o ascoltata l’11 marzo quando è intervenuta al Senato sulla crisi medio-orientale, nemmeno fra coloro che l’hanno votata. Credo allora che meriti la pena riprendere le sue parole e fare un ragionamento su questa crisi drammatica, che ha conosciuto un nuovo episodio violento dopo che il 28 febbraio è iniziato un attacco militare di Israele e Stati Uniti contro le basi del potere all’interno dell’Iran.
Quando comincia il conflitto fra Israele e Usa contro l’Iran? Se non ci ricordiamo della rivoluzione khomeinista del 1979, con cui inizia la Repubblica islamica dell’Iran e, successivamente, la rottura delle relazioni diplomatiche fra i tre Paesi, davvero non potremmo capire quanto sta accadendo. E aggiungerei la crisi seguita all’invasione dell’ambasciata americana di Teheran nel 1979, che rimase occupata dai manifestanti iraniani dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981 con l’avallo del regime. Da allora è trascorso quasi mezzo secolo, ma nulla di sostanziale è cambiato, anche se forse l’Occidente non ha saputo cogliere alcune occasioni di dialogo che si sono presentate, per esempio durante la Presidenza del riformista Khatami.
Meloni aggiunge anche un’altra data importante per comprendere quanto sta accadendo: il «7 ottobre 2023. È l’attacco, barbaro e folle, al territorio israeliano da parte di Hamas. Un attacco letale e sofisticato che è stato possibile grazie al sostegno – finanziario, logistico e di equipaggiamento – fornito dall’Iran a questo gruppo terroristico».
Per la verità la Premier aggiunge anche un’altra data di riferimento, per spiegare che atteggiamento avere di fronte alla ripetuta accusa a Israele e Stati Uniti di avere violato il diritto internazionale. E’ vero, lo hanno ribadito sia Meloni che il ministro della difesa Crosetto, l’attacco è avvenuto al di fuori del diritto internazionale. Ma se non contestualizziamo non comprendiamo, cioè non ci rendiamo conto, come ha detto Meloni, che «si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, come ho già detto, un punto di svolta ben preciso. Ovvero, l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante». Il membro permanente ovviamente è la Russia, che nel febbraio 2022 ha dato inizio all’operazione militare speciale, cioè alla guerra di aggressione all’Ucraina.
Ma torniamo alla Repubblica islamica. E alla possibile bomba atomica. L’accusa che sia vicina a possederla è una illazione propagandistica degli americani, come scrivono in molti? Meloni ha detto così: «la Repubblica Islamica – come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi – procedeva ad arricchire l’uranio fino ad una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica».
Giorgia Meloni non è infallibile e può sbagliarsi, come tutti i mortali. Ha una grazia di stato (almeno per chi crede) che le deriva dalla posizione che ricopre, come peraltro hanno avuto anche i suoi predecessori, ha maggiori e migliori informazioni, verosimilmente, del cittadino comune, come il sottoscritto, ha una cultura politica conservatrice che le fa scegliere l’alleanza occidentale non come un peso da sopportare (penso ai suoi predecessori di sinistra), ma come una cosa buona, da conservare e valorizzare. Per questo merita di essere ascoltata, sperando soprattutto che la ascoltino coloro che in buona fede hanno perso da tempo la fiducia nell’Occidente, che in Alleanza Cattolica ci piace chiamare anche Magna Europa. Ha anche una buona dose di prudenza, che per esempio nel caso specifico le ha fatto sostenere una posizione, di fronte all’intervento militare israeliano-americano, che i giornali hanno titolato “non condivido e non condanno”, cioè non conosco fino in fondo gli scopi e le modalità, ma non metto in discussione per questo un’alleanza occidentale che ha le sue radici culturali remote (Atene, Gerusalemme, Roma), ma anche quelle politiche che risalgono al Patto Atlantico del 1949.
«Il punto è che noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni», ha detto nello stesso discorso.
Ed è profondamente vero. Il mondo contemporaneo è il frutto, in Occidente, di un lungo “assalto al cielo” cominciato con la Riforma, continuato con le ideologie e arrivato alla “dittatura del relativismo”. Ma l’altro mondo, quello che odia l’Occidente, è ben peggio. E’ il mondo dei totalitarismi e dei fondamentalismi, spesso uniti nel disprezzo e nella repressione dei propri popoli, come in Iran. E allora pensiamo «ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche». Sono sempre parole di Meloni. Ci aiutano ad amare un po’ di più la nostra patria, le sue alleanze, le sue radici e anche i suoi governanti. Altrimenti, molto concretamente, potremmo domani risvegliarci in un mondo opposto e con un governo diversamente orientato. Allora sì sarebbe difficile tornare indietro.
Sabato, 14 marzo 2026
