Questo volume collettivo è il primo di una collana che intende rivisitare alcuni aspetti di storia del cristianesimo in relazione all’identità dell’Occidente. Antonio Salvatore Romano, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ne firma l’Introduzione e ne identifica felicemente l’intentio: gli autori invitano a «rileggere l’esperienza cristiana alla luce del suo rapporto costitutivo con la libertà» (p. 7) e a «guardare al Cristianesimo non solo come a una religione con duemila anni di cammino […] alle spalle, ma come una forza generatrice di libertà, di umanità e di pensiero, saldamente radicata nella storia, […] fiduciosamente proiettata verso il futuro» (p. 10).
Tale idea è, di fatto, il tema centrale del saggio Perché non possiamo dirci cristiani, pubblicato nel 1942 dal filosofo Benedetto Croce (1866‑1952), di cui Giancristiano Desiderio, saggista campano studioso del pensiero liberale, indaga genesi e contenuti nel primo contributo della raccolta, intitolato La Grazia.
Benedetto Croce, pur dall’interno di una prospettiva integralmente storicistica e, quindi, chiusa a ogni prospettiva metafisica teista, ritiene che il cristianesimo costituisca la più grande rivoluzione morale della storia umana, una trasformazione così profonda da aver modificato per sempre la coscienza morale dell’Occidente. Secondo Croce, il cristianesimo ha introdotto un nuovo valore spirituale nell’intimità della coscienza, dando risalto alla dimensione interiore dell’uomo in un modo che nessuna civiltà precedente — nemmeno la grecità o Roma — aveva mai raggiunto.
Domenico De Vivo, avvocato e cultore di Storia Romana, è autore del capitolo Gesù Cristo nelle testimonianze storiche non cristiane, il più corposo del volume, che affronta un tema ritenuto centrale nella formazione dei futuri sacerdoti fino a sessanta anni fa, prima che l’apologetica – la disciplina teologica che mira a difendere razionalmente la fede cristiana, mostrando la credibilità della rivelazione rispondendo alle obiezioni di credenti e non credenti – venisse progressivamente relegata ad appendice della Teologia fondamentale.
In questo capitolo De Vivo esamina le fonti dirette delle origini del cristianesimo e le testimonianze storiche antiche non cristiane. Alcune (quelle di Thallos, storico attivo nel I secolo d.C., probabilmente originario della Samaria, e del siriaco Mara bar Serapion) sono meno note di altre (Tacito (55 ca.-120 ca.), Svetonio (69 ca.-145 ca.), Plinio il Giovane (62 ca.-114 ca., Luciano di Samosata (II secolo d.C.) e Flavio Giuseppe (37 d.C.-100 ca.)).
Don Roberto Spataro, sacerdote salesiano docente e studioso di fama internazionale, noto per la sua competenza nelle lingue classiche, nella patristica e nella teologia dogmatica nonché collaboratore della rivista Cristianità, firma il capitolo Origene il genio del cristianesimo antico. Don Spataro associa al Padre della Chiesa alessandrino vissuto tra la fine del II secolo d.C. e la metà del III la nascita della teologia intesa non più semplice commento spirituale delle verità di fede, ma come riflessione scientifica organica – dotata di un proprio metodo – che integra Scrittura e filosofia. In particolare, la posizione origeniana secondo la quale «è proprio la bontà di Dio a dare origine a creature libere che possano scegliere drammaticamente il male» (p. 81) ha «salvato» il libero arbitrio, impedendo che il cristianesimo patisse sin dai primi secoli uno sviluppo fatalista o gnostico, non fedele all’annuncio apostolico e al messaggio evangelico.
Chiude il volume il contributo Chiesa “costantiniana” di Oscar Sanguinetti, direttore dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e dell’Identità Nazionale e di Cultura & Identità. Rivista di studi conservatori. Nel 313 l’imperatore Costantino I (280-337) ordina l’attuazione delle misure previste dall’Editto di Serdica, emesso nel 311 dall’imperatore Galerio (250 ca.-311), in nome del quale il cristianesimo passa dall’essere una religione perseguitata a religio licita, ovvero un culto ammesso e legittimato dall’Impero romano.
La locuzione cui il titolo fa riferimento non è affatto neutra: il neologismo “Chiesa costantiniana” viene spesso usata in senso critico per descrivere una Chiesa istituzionale, alleata con il potere, strutturata e visibilmente influente, talvolta percepita come distante dalle origini più povere, carismatiche e autentiche del cristianesimo. Sanguinetti ricostruisce la genesi di un giro mentale nemico della promozione di qualsivoglia cristianità. Tale pregiudizio, quando è fatto proprio da cristiani praticanti, si accompagna più o meno inconsapevolmente a complessi di inferiorità e collateralismi nei confronti della mentalità dominante della propria epoca. In realtà, «il regime di cristianità […] quando la società cristiana ha cominciato a tramontare è stato difeso esplicitamente dal magistero in una linea che parte [da] papa Leone XIII (1878-1903) e culmina nella teologia ottocentesca della regalità sociale di Cristo» (pp. 99-100).
Saggio storico destinato un pubblico desideroso di comprendere il cristianesimo come evento storico e culturale, soprattutto in relazione alle luci che la sua diffusione ha comportato in Occidente sul fronte delle libertà, individuali e collettive.
Categoria: Storia
Autori: Giancristiano Desiderio, Domenico De Vivo, don Roberto Spataro, Oscar Sanguinetti
Pagine: 108 pp
Prezzo: € 20,00
Anno: 2025
Editore: Eurilink University Press
Città: Roma
ISBN: 9791280164971

