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La preghiera e la lotta contro il demonio

10 Aprile 2026 by Marco Invernizzi

La preghiera del Papa per la pace. L’opera del demonio. Le parole scomposte di Trump. Il terrorismo che non è stato sconfitto

di Marco Invernizzi

Sabato 11 aprile alle 18.00 in San Pietro ci sarà la veglia di preghiera per la pace indetta dal Santo Padre, alla quale Alleanza Cattolica aderisce con convinzione.

Perché pregare per la pace? Perché la pace è minacciata, prima che dagli uomini, dal demonio, che vuole da sempre la divisione e l’odio fra le persone e fra i popoli. E contro il demonio soltanto la preghiera, con il digiuno e la penitenza, può ottenere la vittoria. La preghiera per la pace supera ogni iniziativa diplomatica, pure necessaria e utile, perché entra nel cuore del problema, cioè nella dimensione soprannaturale della battaglia per la pace, laddove le cose umane non riescono a incidere. La preghiera penetra nel mistero dello scontro fra le due Città, quella di Dio e quella del diavolo.

Tutta la storia di Israele e poi quella cristiana ci raccontano di questa dimensione misteriosa, di quando, per esempio, il profeta Samuele pregò l’Onnipotente perché desse la vittoria a Israele contro i Filistei e così, contro ogni logica umana, Davide colpì e uccise il gigante Golia. Oppure di quando il Papa san Pio V (1504-1572) pregò Maria perché a Lepanto la flotta cristiana potesse sconfiggere chi minacciava la pace allora. Anche nel XX secolo, con le apparizioni di Fatima e di Medjugorje, il soprannaturale è sceso sulla terra per indicarci nella preghiera la via della pace, di fronte a un mondo sempre sull’orlo del conflitto, negli Anni Ottanta fra Occidente e mondo comunista, dieci anni dopo nelle guerre balcaniche, poi di fronte al terrorismo islamista con l’11 settembre 2001, poi nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina e, oggi (ma in realtà dal 1979), con la guerra fra l’Iran, Israele e Usa.

E’ giusto analizzare i motivi e le radici di questi conflitti, cercare le ragioni e i torti, ma bisogna non dimenticare l’aspetto soprannaturale del problema e l’opera del demonio, che comunque spinge verso la moltiplicazione dell’odio. E bisogna anche stare attenti all’uso strumentale della pace, come accadde durante la Guerra fredda, quando i sovietici ordinarono ai partiti comunisti occidentali di perseguire la “politica della mano tesa” per coinvolgere i cattolici nei fronti popolari per la pace e, così, “disarmare” le nazioni occidentali, creando al loro interno dei movimenti pacifisti “contro la guerra” che in realtà erano a favore dell’Urss. La Chiesa è pacifica e pacificatrice, non pacifista. Pregare per la pace significa anzitutto disarmare l’opera del demonio, le sue astuzie, i suoi tranelli.

Oggi il mondo sembra conoscere una tregua di almeno due settimane nella guerra fra Iran, Israele Usa. Speriamo per il meglio, ma attenzione a non dimenticare chi continuerà a patire, anzi, forse soffrirà  ancora più di prima del conflitto. Mi riferisco al popolo iraniano che vive all’interno del Paese, sottoposto alla violenza di un regime spietato ed efficiente. Trentamila iraniani, forse di più, sono stati uccisi dal regime nelle giornate di gennaio di quest’anno, quando gli studenti si sono riversati in piazza per denunciare il regime degli ayatollah.

Il presidente americano li ha blanditi, ha promesso loro aiuto, ha cominciato a bombardare il Paese auspicando un cambio di regime e ha finito con parole scomposte sulla fine di una civiltà millenaria che non devono avere fatto piacere agli iraniani, oppressi da un regime fondamentalista che da 47 anni ha proprio posto fine a quella civiltà (qualunque sia il giudizio che se ne voglia dare), imponendo una teocrazia sciita.

Con le sue parole, spesso contraddittorie, quasi sempre volgari, Trump ha fatto un grande danno alla causa dell’Occidente, non soltanto in Usa, ma anche nel resto dei Paesi alleati, che certamente non rinunceranno all’Alleanza Atlantica, ma dovranno sopportare il boomerang della comunicazione trumpiana.

I problemi in Medio Oriente rimangono tutti: il terrorismo di Hamas a Gaza, che continua a occupare circa metà della Striscia, l’altro terrorismo di Hezbollah nel Sud del Libano, che rimane uno Stato nello Stato libanese, il quale è troppo debole per opporsi a una presenza così invasiva. E rimane, anche con l’incubo della bomba atomica, il regime iraniano, che continuerà a finanziare il terrorismo contro Israele e contro i Paesi sunniti.

Tuttavia noi rimaniamo “testardamente occidentali”, come ha detto la Presidente del Consiglio italiana il 9 aprile alla Camera dei deputati, aggiungendo che l’Occidente è composto dall’unione di Europa e Usa e non esiste senza uno dei due componenti.

Siamo partiti dalla preghiera, ritorniamo a essa. Non vorrei che se ne sottovalutasse la potenza. Ella è in grado veramente di fermare le guerre, di sconfiggere il demonio, di preservare la pace. La preghiera ha una sua dimensione politica, come spiega il card. Jean Daniélou (1905-1974) in un suo prezioso libro (La preghiera come questione politica, Vita e Pensiero, 2024), può veramente salvare il mondo. E certamente salva coloro che ci credono.

Venerdì, 10 aprile 2026

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