Una bellissima citazione agostiniana guida la lettura che Leone XIV dà del Mistero dell’Ascensione, che è un momento non di allontanamento, ma di ricongiunzione tra umano e divino
di Michele Brambilla
Domenica 17 maggio è, per tutti i Paesi in cui l’Ascensione non è una festa anche civile, la data in cui si pone davanti agli occhi dei fedeli la scena grandiosa in cui il Risorto, dopo aver ancora parlato ai discepoli per 40 giorni, torna a sedere alla destra del Padre.
Papa Leone XIV nel Regina Coeli non nasconde che «l’immagine di Gesù che – come dice il testo biblico (cfr At 1,1-11) –, elevandosi da terra, sale verso il Cielo, può farci percepire questo Mistero come un evento lontano» o allontanante, quasi Dio riprendesse le distanze dall’umanità. «In realtà», spiega il Papa, «non è così. A Gesù, infatti, noi siamo uniti, come membra al capo, in un unico corpo, e il suo ascendere al Cielo attira anche noi, con Lui, verso la piena comunione con il Padre. Sant’Agostino, in proposito, diceva: “Il fatto che il capo va avanti costituisce la speranza delle membra” (Sermo 265, 1.2)».
La frase di sant’Agostino diventa così la chiave di lettura della solennità corrente. A ben vedere, «tutta la vita di Cristo è un moto di ascesa, che abbraccia e coinvolge, attraverso la sua umanità, l’intera scena del mondo, elevando e riscattando l’uomo dalla sua condizione di peccato, portando luce, perdono e speranza là dove c’erano tenebre, ingiustizia e disperazione, per giungere alla vittoria definitiva della Pasqua, in cui il Figlio di Dio “morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” (Prefazio pasquale I)», evidenzia il Pontefice citando lo stesso Messale Romano.
«L’Ascensione, allora, non ci parla di una promessa lontana, ma di un legame vivo», una promessa che ci riguarda in prima persona, perché «di questo cammino di ascesa noi conosciamo la via (cfr Gv 14,1-6). La troviamo in Gesù, nel dono della sua vita, nei suoi esempi e nei suoi insegnamenti, come pure la vediamo tracciata nella Vergine Maria e nei santi: quelli che la Chiesa ci offre a modello universale e quelli – come amava chiamarli Papa Francesco – “della porta accanto” (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7), con cui viviamo le nostre giornate», ovvero «papà, mamme, nonni, persone di ogni età e condizione, che con gioia e impegno si sforzano sinceramente di vivere secondo il Vangelo. Con loro, col loro sostegno e grazie alla loro preghiera possiamo imparare anche noi a salire giorno per giorno verso il Cielo, facendo oggetto dei nostri pensieri, come dice san Paolo, tutto “quello che è vero […], giusto, […] amabile” (Fil 4,8) e mettendo in pratica, con l’aiuto di Dio, quello che abbiamo “ascoltato e veduto” (Fil 4,9)».
Ad esempio, «ricorre oggi, in diversi Paesi, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest’anno ho voluto dedicare al tema “Custodire voci e volti umani”. In quest’epoca dell’intelligenza artificiale incoraggio tutti a impegnarsi nel promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verità dell’uomo», che non può essere subordinata ad altri fini o alle stesse potenzialità tecnologiche. Il fatto che qualcosa “si possa fare” non significa automaticamente che sia anche un bene per sé, per gli altri o per il creato.
A ricordarci la necessità di un’ecologia integrale, che contempli e non escluda l’uomo, giunge come ogni anno la «Settimana Laudato si’, dedicata alla cura del creato e ispirata all’Enciclica di Papa Francesco. In questo anno giubilare di San Francesco d’Assisi, ricordiamo il suo messaggio di pace con Dio, con i fratelli e con tutte le creature. Purtroppo, in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono stati molto rallentati», dice Leone XIV, «perciò incoraggio i membri del Movimento Laudato si’ e tutti coloro che lavorano per un’ecologia integrale a rinnovare l’impegno. La cura per la pace è cura per la vita», ribadisce il Pontefice.
Lunedì, 18 maggio 2026
