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Disarmare l’intelligenza artificiale

25 Maggio 2026 by Carlo Martinucci

La presentazione della lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

di Carlo Martinucci

L’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Queste parole forti sono al centro dell’intervento conclusivo di Papa Leone XIV alla presentazione di Magnifica Humanitas, lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Avremo modo nelle prossime settimane e mesi di leggere, meditare e riflettere su questa corposa enciclica, che si snoda in cinque capitoli dedicati ai principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, alla sua storia, al ruolo della tecnica, alla custodia dell’essere umano, alla costruzione della civiltà dell’amore.

Intanto possiamo già dire che l’evento di presentazione di Magnifica Humanitas è stato significativo, avendo visto cinque interventi di importanti personalità e la presenza e l’intervento anche del Santo Padre.

Introdotti dal Card. Pietro Parolin, hanno preso la parola il Card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, e tre membri del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: Anna Rowlands, professoressa di Catholic Social Thought and Practice alla Durham University; Léocadie Lushombo, docente presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University in California (Theological Ethics); e il Card. Michael Czerny SJ, Prefetto del Dicastero.

I loro interventi si sono concentrati sulla denuncia al post- e trans-umanesimo, sottolineando invece la dignità infinita e la magnifica capacità di amare degli esseri umani, indicando la dottrina sociale come risposta che riporta al centro la dignità, il bene comune, la sussidiarietà e solidarietà, e ricordando l’importanza della custodia della natura relazionale e comunitaria della conoscenza.

L’unico intervento di una personalità esterna al mondo cattolico è stato quello di Christopher Olah(nella foto), cofondatore di Anthropic, ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale, riconosciuto a livello internazionale per il lavoro su interpretabilità e sicurezza delle reti neurali.

Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di soggetti esterni agli incentivi (commerciali, geopolitici e delle passioni umane) all’interno dei quali operano le aziende che sviluppano l’IA di frontiera.

Olah esplicitamente rifiuta una prospettiva tecnocratica, in cui le decisioni possono essere prese dagli esperti: “Qualcuno potrebbe pensare che le questioni dell’IA siano meglio affrontate da informatici come me. Si sbaglia. Le domande sollevate dall’IA sono più grandi della comunità di ricerca sull’IA”.

Se questo è vero per ogni tecnologia, Olah lo afferma in particolare riguardo all’intelligenza artificiale, perché questi sistemi “come osserva il Santo Padre, restano, in modi importanti, misteriosi anche per chi di noi li crea”.

Infine, il cofondatore di Anthropic ha nominato “tre questioni su cui credo la voce della Chiesa sia particolarmente necessaria”: il dovere verso i poveri del mondo, la necessità di immaginazione e ambizione morale riguardo alla fioritura umana, e infine la necessità di discernimento sulla natura stessa dei modelli di IA.

Infine, il Papa Leone XIV ha concluso ricordando la Rerum Novarum del suo predecessore Leone XIII, perché anche oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di simile portata. Come lui ha ascoltato la voce di tutti coloro che hanno un contributo da portare, come anche “il silenzio di coloro che non hanno voce”.

A partire da questo ascolto ha lanciato un messaggio forte e deliberato: “l’intelligenza artificiale va disarmata”, in modo analogo al disarmo nucleare, come “servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. Ma, continua il Papa, “disarmare non basta, occorre costruire”, cioè “riparare i legami, ridare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro”.

Non è questione di avere paura: “non temiamo l’intelligenza artificiale, ma teniamo costantemente in gioco la domanda sull’umano. Non possiamo essere superficiali con gli strumenti tecnici più potenti che abbiamo”.

Il richiamo è allo sviluppo umano integrale: “Solo con una visione così integrale l’intelligenza artificiale può essere orientata al bene comune. Solo insieme — chi progetta i sistemi e chi ne è coinvolto, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e i singoli, i centri di potere e le periferie — saremo capaci di costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana. È la civiltà dell’amore, di cui parlò san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II proclamò con forza come orizzonte da cercare insieme”.

Riprendendo la conclusione del Papa, affidiamoci a Maria: il suo Magnificat, che canta la grandezza di Dio che innalza gli umili, ci accompagni. Ella “ci insegni a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amare e nel servire”.

Lunedì, 25 maggio 2026

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