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Recensione di Diego Dulcetti, Cristianità n. 437 (2026)
Il libro di Marco Invernizzi — reggente nazionale di Alleanza Cattolico e studioso di Storia contemporanea — e di Oscar Sanguinetti — pure di Alleanza Cattolica e storico — si presenta come un invito, e al contempo uno strumento, per riscoprire una «matrice ideale» del conservatorismo in Italia, approfondendo gli argomenti già affrontati nel loro precedente libro Conservatori. Storia e attualità di un pensiero politico (con Prefazione di Giovanni Orsina e contributi di Andrea Morigi, Francesco Pappalardo, Mauro Ronco, Edizioni Ares, Milano 2023).
Nella Prefazione l’on. Lorenzo Malagola presenta Il conservatorismo come visione del mondo (pp. 7-10), indispensabile affinché «[…] ogni cambiamento non sia un salto nel vuoto, ma un passo in avanti radicato in una storia e orientato a un destino comune» (p. 10).
Nell’Introduzione (pp. 11-20) gli autori partono da domande semplici ma importanti: che cos’è il conservatorismo? E soprattutto, chi sono i conservatori? Il conservatore, precisano, è «qualcuno che constata il fallimento delle utopie e delle ideologie e vuole il ritorno dei singoli e delle società al “senso comune”», cioè a «quell’insieme di principi “primi” e immediatamente evidenti sulla realtà» (pp. 14-15) che però oggi purtroppo sono in crisi. Il conservatorismo non è un’ideologia e neppure una ricetta per ricostruire il reale secondo soluzioni preconfezionate, ma «[…] solo la presa d’atto del reale, in tutte le sue dimensioni, e delle esigenze che da esso scaturiscono per il singolo e per la collettività» (p. 16).
L’idea conservatrice, secondo una nota definizione citata dagli autori, è «custodire il fuoco, non adorare le ceneri» (p. 19), quindi non una mera rievocazione nostalgica del passato, ma una valorizzazione del «reale», del «senso comune», dell’ordine inteso come «ritorno al reale», al progetto originario che Dio ha concepito per l’uomo e per la società. Questo progetto è costitutivo della sensibilità conservatrice e appare, quindi, come un tratto distintivo del libro ed evita il puro riduzionismo a cui molto spesso sembrano tendere tutte le ideologie: pertanto, il libro risulta utile non solo per chi già si riconosce come conservatore, ma anche per chi vuole capire cosa significhi oggi esserlo e magari costruire un ponte tra riflessione culturale e azione politica.
In questo senso, l’opera non si colloca semplicemente come saggio accademico fine a sé stesso, ma come vademecum: una guida orientativa che dialoga con un pubblico interessato a riflettere sulla propria identità culturale e politica. Questo accostamento è particolarmente utile in un contesto italiano che ha visto il conservatorismo rimanere «ai margini e orfano di un progetto di riferimento». In definitiva, il libro costituisce un focus sul dichiararsi «conservatore» in Italia, quale orientamento culturale e politico accompagni tale scelta, e quali siano le radici da cui partire: da conservatore, che cosa voglio effettivamente «conservare»?
L’importanza di aver pubblicato ora questo volume sta nel fatto che il conservatorismo, a differenza di decenni in cui era marginale, oggi è diventato parte viva del dibattito politico e culturale in Italia. Gli autori lo segnalano sin dalle premesse: dopo anni di marginalità, la «matrice ideale» conservatrice sembra rinata: un testo quindi tempestivo e utile per chi vuole partecipare in modo consapevole alla vita culturale contemporanea. La scelta di partire dalla storia mostra come il libro sappia fondare la riflessione su basi solide: riconoscere una frattura storica permette di capire meglio la posta in gioco del conservatorismo oggi, arrivando non solo a militanti o a specialisti, ma a chiunque voglia interrogarsi sulle radici, sul significato e sulla prospettiva del pensiero conservatore.
Dopo aver scisso il titolo ed esaminato il «conservatore» e l’«italiano», passiamo al vademecum: non un trattato specialistico ma una guida, una mappa rigorosa e orientata, semplice e chiara, non molto lungo e adatto a chiunque, purché desideroso di mettersi in gioco e desideroso di cogliere il pensiero altrui. Il libro può davvero essere una guida per chi desidera ricomporre una visione, un «senso comune».
Nella Parte prima (pp. 23-134) gli autori compiono un breve excursus nel passato, partendo dalla società europea del XVIII secolo e passando per la Rivoluzione francese e l’età napoleonica, che provocano reazioni significative: «Gli insorgenti di allora si possono considerare dei conservatori impliciti, perché si ribellano contro un regime […] che vuole sradicare l’identità che l’Italia ha maturato nei secoli» (p. 49). Anche il problematico lascito risorgimentale vede la reazione del «Paese reale», raccolto intorno al nascente movimento cattolico, che svolge un grande lavoro di animazione della società e mostra un profilo decisamente conservatore. Molti conservatori sosterranno il fascismo, senza apprezzarne l’ideologia, e se ne allontaneranno con le leggi razziali del 1938. Nel dopoguerra buona parte di quest’area sosterrà la Democrazia Cristiana, soprattutto in funzione anti-comunista, e poi le coalizioni di centro-destra nate grazie alla discesa in campo di Silvio Berlusconi (1936-2023), fino allo «sdoganamento» ad opera di Giorgia Meloni, che nel 2022 ribadirà la sua volontà di guidare un partito conservatore che governi da conservatore.
Nella Parte seconda (pp. 137-172) vengono indicate le coordinate principali del conservatorismo. Gli autori sottolineano l’importanza del radicamento, della memoria, della tradizione, della famiglia e della comunità come dimensioni non obsolete, ma vitali per un ordine sociale stabile e umano fondato sul divino, come progetto di Dio. In un tempo in cui la globalizzazione, la mobilità e la fluidità sociali rischiano di far perdere punti di riferimento, la proposta di un conservatorismo che non è rifiuto del cambiamento, ma valorizzazione della continuità e del senso della realtà condivisa, è moderna e necessaria. Inoltre, il focus sugli aspetti prettamente umani, con concretezza, radici e relazioni, rappresenta uno dei punti di forza dell’opera: mette al centro la persona inserita in un tessuto umano e morale, non un individuo astratto o isolato.
Nella Parte terza (pp. 175-183) gli autori spiegano che «essere conservatori oggi» non può essere diverso da come lo si era nel passato ma, tenendo conto della mutata situazione, richiede un discernimento attento e costante per «[…] essere criticamente fedele alla tradizione e non smettere di volere un mondo “a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”» (p. 178).
In conclusione, a differenza di molti volumi sullo stesso tema, l’intento non risulta essere denigratorio o, sbrigativamente, condannare, quanto dare un orientamento propositivo: «ritornare al reale», «valorizzare il senso comune», «riconoscere ciò che è condivisibile tra passato e presente»: una linea d’azione, più che un semplice racconto storico o teorico. Lo scopo principale del volume è indurre il lettore che trovi congeniale la prospettiva descritta a metterla, per così dire, in pratica nei vari settori della società, specialmente in quello della formazione e dell’educazione.
La Postfazione di Francesco Giubilei illustra Perché un conservatore italiano non può non dirsi cattolico (pp. 185-188): proprio l’influenza del cattolicesimo determina alcune differenze con il conservatorismo anglosassone, e cioè l’attenzione alla dottrina sociale della Chiesa e la maggiore sensibilità verso il diritto alla vita.
Chiudono il testo una Bibliografia essenziale e letture consigliate (pp. 189-196).
Diego Dulcetti
