Alfie è ancora vivo

Alfie vive nonostante la voglia di morte del laicismo imperante
Chiara Mantovani 2 anni fa
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Di Chiara Mantovani

Alfie è ancora vivo. E qualcuno ha già iniziato le lamentele: cosa c’entra l’Italia? come può un governo in carica per l’ordinaria amministrazione pensare di occuparsi di affari altrui? è Michela Marzano su Repubblica. L’antica domanda torna sempre a galla: perché impicciarsi, sono forse io il custode di mio fratello? Parola d’ordine: lasciar fare ciò che si condivide, tuonare per i ‘nuovi’ diritti, ma tacere per quello antico di difendere la vita dell’innocente.
I paradossi si moltiplicano. In un ospedale europeo del XXI secolo, un manipolo di scienziati supportati da vari giudici decidono che ci sono vite futili. Perciò, come il lupo di Fedro, anche di fronte all’evidenza contraria impongono la legge del più forte, la loro. Doveva essere moribondo Alfie. Senza il respiratore non doveva sopravvivere che pochi minuti. Senza respiratore continua a vivere e soffre più di prima. Be’, siamo franchi, senza respirare anche un campione olimpico non se la passa allegramente. Quante persone nel mondo vivono con un aiutino di ossigeno, persino escono, passeggiano, vanno in gita. Aiutati, certo. O vogliamo fare a meno di impicciarci?
Ma le avete viste le foto di Alfie di stanotte? quelle già con il respiratore staccato? anche se non siete medici, vi sembra un bambino moribondo? Tonico, abbracciato alla mamma, il suo cervello evidentemente non è ‘bruciato’ come ci avevano raccontato, i nuclei che presiedono al battito cardiaco e alla respirazione funzionano. Non benissimo, altrimenti non sarebbe in ospedale, evidentemente. Sembra che si sia dimenticato che il bambino è ammalato.
Ma se gli ospedali sono diventati i luoghi in cui gli ammalati sono messi a morte, anzichè i luoghi in cui si muore nonostante le cure, non stiamo diventatando ciechi, insensibili e folli? Siamo diventati ostinati portatori di morte.
Altro che non impicciarsi. Se fossi tifosa della Roma, e oggi fossi a Liverpool, prima di sera farei un salto all’Alder Hey Hospital a fare il tifo bello, caciarone, travolgente e impiccione per Alfie e la sua famiglia.

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 Chiara Mantovani

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Chiara Mantovani, nata a Ferrara nel 1953, si è laureata presso l'Università della sua città in Medicina e Chirurgia. Sposata con Massimo, conosce per suo tramite Alleanza Cattolica e ne condivide idee e stile associativo dal 1972. Dopo alcuni anni di matrimonio e quattro figli, si appassiona alle tematiche bioetiche e nel 1995 inizia a frequentare l'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore dove, sotto la direzione del prof. mons. (ora Cardinale) Elio Sgreccia, consegue il Perfezionamento in Bioetica. Dal 2003 al 2006 è membro dei Comitati Etici dell’AUSL, dell’Azienda Ospedaliero Universitaria e dell’Ordine dei Medici di Ferrara. Impegnata nel volontariato del Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara dal 1988, resta a lungo alla presidenza della locale sezione dell'Associazione Medici Cattolici Italiani e viene chiamata a far parte del Consiglio Nazionale. Incaricata di supportare la nascita di Scienza & Vita nella sua città, entra a far parte del Consiglio Esecutivo nazionale. Collabora con l'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa con articoli e conferenze. Svolge a tutt'oggi incontri pubblici e corsi di formazione per professionisti della sanità e per giovani, con particolare attenzione ai temi della vita, della famiglia e della salute, declinati secondo le prospettive delle ricadute personali e sociali e dei loro legami con la Dottrina Sociale della Chiesa.