Antigone cercasi. Quella vera

La capitana non è l’eroina che disobbedisce alle leggi in nome dei princìpi che fondano la dignità dell’uomo, ma un’ideologa che strumentalizza gli uomini per violare le leggi
Domenico Airoma 12 mesi fa
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di Domenico Airoma

Tutti pazzi per Carola. La capitana, che, chioma al vento, forza il blocco navale e irrompe nel porto con il suo carico di migranti, affascina. Anzi, abbaglia. Impedisce di vedere tutta la realtà. E forse anche di rispondere a qualche domanda, rispettando i fatti.

Si è detto che non è provato il collegamento fra ONG, che pattugliano il Mediterraneo con navi del tipo “Sea Watch 3”, e le organizzazioni criminali dedite al traffico di migranti. Ma è proprio vero?

La Corte di Cassazione, in un caso analogo (sentenza nr. 56138 del 23 aprile 2018), quello della motonave “Iuventa”, operante per conto di un’altra ONG tedesca, ha descritto così le operazioni di “salvataggio”: «[…] il rhib di colore verde e di piccole dimensioni proveniente dalla Iuventa si è diretto verso le coste libiche incontrando il barchino con i presunti trafficanti, con affiancamento durato per alcuni minuti, alla conclusione del quale, mentre il rhib si dirigeva verso la Iuventa, il barchino si allontanava verso le coste libiche per poi riapparire sullo scenario scortando un gommone carico di migranti e arrestando la navigazione solo in prossimità della Iuventa; anche tale secondo episodio faceva emergere comportamenti inequivocabilmente dimostrativi del collegamento fra i trafficanti libici e i membri dell’equipaggio della Iuventa, dato che i trafficanti avevano anche recuperato il motore del gommone durante le operazioni di trasbordo dei migranti ed avevano intrattenuto un dialogo finale con i membri dell’equipaggio della Iuventa presenti sul gommone, con saluto finale al momento di ripartire per le coste libiche: dinamica costituente l’attuazione di una vera e propria consegna concordata dei migranti dai trafficanti all’equipaggio della Iuventa».

Si è detto che la capitana Carola non avesse scelta e che l’unico porto sicuro fosse l’Italia. Non la Libia, e questo lo si può comprendere. Ma neppure la Tunisia, e qui la cosa è già meno chiara, dal momento che il Paese nordafricano risulta essere interessato né da guerre o conflitti né essere poco ospitale, almeno a giudicare dai flussi turistici.

Si è detto, ancora, che sono pochi i migranti che preferiscono la via del Mediterraneo per raggiungere l’Europa, almeno se comparati a quelli che scelgono altre rotte. Vero. E ciò dovrebbe essere motivo per riflettere sulla inefficacia della strategia dei porti chiusi.  

Ma se è vero, investire denaro per pattugliare il Mediterraneo alla ricerca (talora guidata dai trafficanti) di profughi per traghettarli al grido di “O Italia o morte!” verso Lampedusa non sembra avere le caratteristiche dell’attività umanitaria bensì di un’operazione pianificata per altri fini.

Peraltro la stessa Corte di Cassazione, nella vicenda della Iuventa, ha osservato che i membri della ONG in questione «avevano posto in essere comportamenti eccedenti i limiti di una doverosa attività di soccorso in mare e l’ambito di operatività delle scriminanti dello stato di necessità […] o del soccorso umanitario […] o ancora dell’adempimento del dovere».

Se, dunque, ci si ripara dall’abbaglio propagandistico e si osservano i fatti, il quadro si fa più chiaro. Ci sono degli uomini che qualcuno, per profitto, ha messo in mare, verosimilmente contando sul recupero che altri, per motivazioni ideologiche, hanno organizzato. Forse non c’è un accordo preventivo, certo vi è una convergenza di interessi.

Quel che è sicuro però è che in questa storia non c’è Antigone, che disobbediva alle leggi in nome dei princìpi che fondano la dignità dell’uomo e che non strumentalizzava gli uomini per violare le leggi.

Intanto, non molto lontano dalla terra italiana c’è un uomo che si vuole far emigrare a forza non dal proprio Paese, ma dalla vita stessa. Si chiama Vincent Lambert e agonizza in un ospedale francese. Ma per lui non c’è una capitana coraggiosa che sperona norme e sentenze, quelle sì ingiuste, onde far rispettare la legge che è scritta nel cuore di ogni uomo. E non c’è nessuno che in nome della libertà e della dignità dell’uomo alza la voce contro i nuovi tiranni dal volto umano e dalla toga abbagliante.

Giovedì, 04 luglio 2019

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Autore

 Domenico Airoma

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Domenico Airoma, napoletano, 55 anni, sposato con Paola, tre figlie, magistrato dal 1989.