In memoriam
Daniele Fazio, Cristianità n. 436 (2025)
Il 29 ottobre 2025 ha concluso la sua esistenza terrena Carmelo Bonvegna, uno dei primi militanti di Alleanza Cattolica.
Nato a Mandanici, in provincia di Messina, il 27 dicembre 1942 e guarito all’età di circa un anno dalla poliomielite che lo aveva portato in punto di morte, Carmelo Bonvegna trascorre la prima infanzia a Camporotondo Etneo (Catania) e nel 1949 si trasferisce a Rodì Milici (Messina), paese natale del padre. A undici anni entra nel seminario di Messina, dove inizia a frequentare il liceo classico, concluso però — dopo un periodo trascorso presso i padri comboniani di Lucca e l’abbandono del seminario — nei licei statali di Santa Teresa di Riva e Barcellona Pozzo di Gotto, entrambi in provincia di Messina.
Nel 1963, trasferitosi a Milano, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, trovando un impiego stagionale presso l’azienda di prodotti dolciari Alemagna e come portiere notturno nell’albergo di una scuola dell’Università Cattolica al Passo della Mendola in Trentino-Alto Adige. Si stabilizza poi come educatore presso l’istituto milanese per minori difficili Paolo Marchiondi (1780-1853) e come insegnante di Cultura Generale presso la Scuola della Fondazione Convitto Edile, nel quartiere di San Siro. In quest’ultimo ruolo, che ricoprirà per quasi vent’anni, si dedica alla formazione di centinaia di adolescenti, provenienti prevalentemente dal Sud dell’Italia in cerca di un lavoro. Si attiva non solo per insegnare loro la letteratura italiana, ma anche per trasmettere il gusto per la cultura, l’interesse per la storia dell’arte e per la musica classica e operistica, della quale è appassionato, anche in virtù della straordinaria capacità canora da tenore, ereditata dalla madre.
Nell’ottobre del 1967 Carmelo si trova nell’Aula Gemelli dell’Università Cattolica durante le «manovre preliminari» per la prima occupazione comunista dell’ateneo e resta colpito dalle parole del piacentino Agostino Sanfratello (1938-2024), studente cattolico anticomunista contrario all’occupazione, il quale sostiene che l’atto eversivo fa parte di una strategia rivoluzionaria di attacco alla tradizione cristiana e alla Chiesa. Sanfratello è supportato da due studenti più giovani, Giuseppe Manzoni di Chiosca ed Emanuele Samek Lodovici (1942-1981). Già orientato fin dagli anni del seminario su posizioni politiche di destra e anticomuniste, Carmelo stringe quindi una particolare amicizia soprattutto con Sanfratello, che frequenta fino al 1974 — spesso aiutandolo nell’attività di formazione culturale cattolica di giovani provenienti dagli ambienti dell’estrema destra —, e con Samek Lodovici.
Negli ultimi mesi del 1967, con Sanfratello, Manzoni di Chiosca, Francesco «Franco» Tofoni (1945-2021) e la sua futura moglie Maria Saibene, Sergio Luppi (1942-2024) e altri, è tra i fondatori della Comunità Universitaria di Alleanza Cattolica (CUAC), messa in campo per volere di Sanfratello, che rappresenta il primo organismo nel quale viene utilizzato ad extra il nome «Alleanza Cattolica» per designare la «cellula» milanese dell’organizzazione già progettata a Piacenza insieme a Giovanni Cantoni (1938-2020). Bonvegna entra in amicizia con quest’ultimo, presentatogli da Sanfratello nella primavera del 1968 nei pressi dell’Università Cattolica, e inizia a partecipare ai ritiri da lui tenuti a Piacenza, Busseto (Parma), San Paolo d’Argon (Bergamo) e Rho (Milano) — a chiusura dei quali Cantoni gli chiede sempre d’intonare l’inno dell’Associazione —, e alle riunioni settimanali che si tenevano a Milano, invitandovi anche milanesi più giovani.
Nel gennaio del 1971 è fra coloro che si recano a Roma, alla Corte di Cassazione, per depositare la richiesta per l’indizione del referendum abrogativo della legge sul divorzio. L’anno seguente partecipa attivamente alla campagna referendaria, sia a Milano che in Sicilia, dove, a Rodì Milici, promuove una raccolta di firme insieme al fratello minore Domenico «Mimmo» e all’allora seminarista Giuseppe Zanghì, e tiene due comizi. In questa temperie trapianterà l’interesse e la passione per l’impegno contro-rivoluzionario in Alleanza Cattolica anche in quei giovani siciliani che daranno vita al primo nucleo associativo in provincia di Messina. Poi, a partire dal 1973, «l’anno di Cristianità» — come scrive nel gennaio 2020, in occasione della morte di Cantoni, in una lettera alla moglie Sabina —, Carmelo sarà per molti anni protagonista instancabile, sia a Milano sia in Sicilia, della diffusione e della vendita della rivista associativa brevi manu e sui sagrati delle Chiese.
Il 4 luglio 1975 si laurea in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano, con una tesi in Etnologia, relatore il professor Guglielmo Guariglia (1909-1993), fondatore della prima cattedra della disciplina nell’ateneo. La tesi è dedicata alle tradizioni del suo paese «adottivo», Rodì Milici. Lì si sposa l’11 settembre dello stesso anno con Carmela Zanghì, sorella maggiore di don Giuseppe.
Da sempre legato indissolubilmente alle tradizioni della Sicilia, Carmelo colleziona nella sua biblioteca «insulare» anche decine e decine di volumi specialistici sulla storia locale, in particolare gli studi di Giuseppe Pitrè (1841-1916).
«Lino» per gli amici milanesi della prima ora, «Linuccio» per la moglie, i parenti e gli amici di Rodì Milici, ha tuttavia trascorso più anni a Milano che in Sicilia: a Quinto de’ Stampi, frazione di Rozzano alle porte a sud del capoluogo lombardo, la moglie Carmela ricama a mano, alla fine degli Anni Settanta, lo stendardo di Alleanza Cattolica della Regione Lombardo-Veneta, il primo a sventolare negli incontri associativi, e a Milano nascono i tre figli, Giuseppe, Antonino e Mariagrazia.
Dall’inizio degli anni 1980, conclusa l’esperienza della Scuola Edile, Carmelo insegna Lettere in istituti di scuola secondaria a Lainate (Milano), Lecco (allora Milano), Milano e, infine, a Rozzano: proprio in questa cittadina, dove risiede, a partire dall’inizio del nuovo millennio avrà modo di creare e consolidare una rete di «amici lettori» dei suoi indimenticabili «foglietti» dattiloscritti in formato A4, riguardanti i più svariati temi di attualità, da lui preferiti allo strumento telematico proprio al fine di instaurare un indispensabile rapporto umano.
Proprio questa diffusione di volantini dovunque egli si trovi — ne dà alcuni anche al card. Camillo Ruini, che risponderà con una lettera di ringraziamento — caratterizza in maniera originale un tratto importante del suo apostolato culturale. Quanto scritto e consegnato brevi manu costituisce motivo di discussione, di riflessione, di trasmissione di un insegnamento audacemente controcorrente e sempre all’insegna delle opere di misericordia spirituale, ambito proprio di Alleanza Cattolica. L’antica tecnica del volantinaggio, appresa quasi sicuramente nel caldo Sessantotto, diventa ora — in tempi di rivoluzione antropologica — cura delle persone da incontrare a una a una e con cui parlare faccia a faccia con molta cordialità. Tali fogli oggi appaiono più preziosi non solo per il contenuto, ma soprattutto per la testimonianza che rendono di un uomo che costantemente ha promosso la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo con un apostolato culturale quotidiano.
La volontà di non far spegnere nemmeno nel cuore dei figli la fiamma delle radici e di dare un contributo alla conoscenza della cultura siciliana lo porta a specializzarsi nella realizzazione di numerosi disegni e quadri in bianco e nero di paesaggi isolani e a percorrere (con i figli, i parenti e gli amici) le amate colline e montagne siciliane, ma soprattutto a pubblicare, già nel 1988, la sua tesi di laurea presso l’Editore Kappaesse di Firenze con il titolo Usi e costumi di Rodì. Indagine storico-etnologica in un centro dell’entroterra milazzese.
Il volume è frutto anche di interviste «sul campo» ai testimoni più o meno anziani di un mondo tradizionale ormai al tramonto, che ricordano personaggi e ambientazioni di Giovanni Verga (1840-1922), l’autore più letto e amato da Carmelo, e una visione della vita ruotante su due capisaldi sicuri: vita e famiglia. Al notevole interesse suscitato dal libro, specialmente fra i compaesani residenti nel Nord dell’Italia o all’estero, si accompagna il suo utilizzo come testo d’esame per l’insegnamento di Etnologia alla Cattolica di Milano e la grande valorizzazione da parte di Carmelo «Melo» Freni, scrittore e regista originario di Barcellona Pozzo di Gotto, per il quale le ricerche di Carmelo Bonvegna si pongono al livello di quelle dei più importanti storici della cultura siciliana, come Salvatore Salomone Marino (1847-1916), Giuseppe Pitrè e Giuseppe Cocchiara (194-1965). Nel 2005 il volume vedrà una seconda edizione accresciuta per l’Editore Bastogi di Foggia, con prefazioni di Alberto Maira (1956-2025), allora responsabile di Alleanza Cattolica per la provincia di Caltanissetta, e del poeta e critico letterario Carmelo Aliberti. Infine, una terza edizione sempre per Bastogi, nel 2018, con lo stesso titolo.
Parallelamente a queste pubblicazioni, Bonvegna si è dedicato alla stesura di un vocabolario siciliano di Rodì Milici, un’opera di migliaia di pagine per la quale ha condotto studi di settore e ha collaborato con il professor Giovanni Tropea (1928-2007), docente di Glottologia e Dialettologia italiana all’Università di Catania dal 1971 al 2001: il Vocabolario, che Carmelo Bonvegna ha portato a compimento pochi mesi prima della sua salita al Cielo, il 29 ottobre 2025, è il frutto di ricerche che lo hanno accompagnato per tutta la vita, e si spera possa vedere presto la luce. Negli ultimi mesi stava approfondendo il tema dei rapporti tra i Cavalieri di Malta e «il territorio» di Milici nella battaglia di Lepanto (1571).
Come molti di coloro che hanno combattuto la buona battaglia e terminato la corsa, anche Carmelo lascia un imperituro ricordo e l’esempio di un vero combattente spirituale che, ignazianamente, agisce come se tutto dipendesse da sé e prega come se tutto dipendesse da Dio.
