Catechismo: la professione di fede

La prima parte del Catechismo è dedicata alla spiegazione della professione di fede. Abbiamo la possibilità di conoscere i doni fondamentali che Dio ha fatto all’uomo aprendogli la strada della salvezza
Daniele Fazio 1 mese fa
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di Daniele Fazio

La parte più cospicua del Catechismo della Chiesa Cattolica è dedicata alla professione di fede. In essa viene spiegato in maniera molto dettagliata il Simbolo apostolico, ossia i dodici articoli, che la tradizione connette direttamente con i dodici apostoli, che sintetizzano il nucleo essenziale della fede della Chiesa.

Tuttavia, i primi tre capitoli della prima parte (CCC nn. 27-184) sono come una premessa o meglio preparazione a poter accogliere quanto la Professione di fede vuole comunicare. In questa prima sezione, infatti, il Catechismo intercetta innanzitutto il desiderio di ogni uomo di conoscere la verità, o meglio ancora di conoscere Dio. L’uomo, dunque, è capace di Dio e le culture di ogni latitudine testimoniano una conoscenza naturale di Dio, ossia poggiata soprattutto sul lume della ragione.

Dio non viene meno a questo anelito e ben sapendo che – con la sola ragione, peraltro ferita dal peccato originale, – l’uomo non potrà mai conoscere il suo vero volto, si rivela nella storia. La Rivelazione di Dio, avvenuta gradualmente e compiuta con l’invio del Suo Figlio Unigenito, è la grande risposta che Dio dà all’uomo. Non si tratta semplicemente di una trasmissione di conoscenze su Dio o di norme da rispettare, ma essenzialmente di un incontro salvifico, che appunto apre l’uomo alla grazia, rendendolo vittorioso sul male.

Per compiere questo incontro come deve rispondere l’uomo? Con la fede. Essa dunque è la risposta ragionevole al Dio che si rivela, in quanto colma e supera la stessa sete naturale di Dio che hanno gli uomini. La fede ha un duplice aspetto: è un dono di Dio, ma è anche un atto libero dell’uomo. L’uomo nella sua libertà decide di dare fiducia a Dio e tale fiducia è sostenuta dalla grazia che Dio stesso infonde all’uomo. Figure che hanno incarnato in maniera sublime il rapporto di fiducia con Dio sono Abramo e Maria, la madre del Signore.

Tale fede, dunque, creduta dalla Chiesa, grazie alla quale noi possiamo dire,in quanto battezzati, “io credo”, viene presentata in maniera essenziale nella spiegazione del Simbolo apostolico (CCC nn. 185-1065) che viene correlato con il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, che è un suo approfondimento.

Ha scritto il Cardinale Joseph Ratzinger: «la formulazione in dodici articoli […] è certo antica, ma è subordinata all’originaria struttura ternaria che segue la formula trinitaria del battesimo: Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il Simbolo battesimale nella sua essenza è una confessione del Dio vivente, dell’unico Dio in tre Persone. Questa è l’articolazione sovraordinata, che allo stesso tempo rivela l’essenza elementare della fede, che è sempre e dappertutto la stessa: noi crediamo nel Dio vivente, che come Padre, Figlio e Spirito Santo è un unico Dio. Egli si è donato a noi nell’incarnazione del Figlio e ci rimane vicino con l’invio dello Spirito Santo. L’essere cristiani significa credere in questo Dio vivente della Rivelazione. Tutto il resto è sviluppo di questo nucleo» (Joseph Ratzinger e Christoph Schönborn, Breve introduzione al Catechismo della Chiesa Cattolica, Città Nuova, Roma 2005, pp. 30-31).

Il Catechismo, dunque, s’impegna nella presentazione innanzitutto della fede trinitaria, che ha il suo fulcro nella figura del Figlio di Dio, che ci ha fatto conoscere il mistero di Dio, rivelandoci il Padre e lo Spirito Santo. Questa professione di fede giunge infine alla Chiesa, che continua l’opera di salvezza nella storia, quale Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo. Dalla storia il Catechismo ci apre alle «cose ultime», ossia alle realtà oltre la morte a cominciare dall’affermazione della resurrezione della carne.

La professione di fede, pertanto, non è semplicemente l’acquisizione di una conoscenza sul mistero di Dio, ma deve essere – come Sant’Agostino ricorda – soprattutto «come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se tu credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede» (Agostino d’Ippona, Sermones 58,11,13:PL 38, 399). Il Catechismo oggi ci aiuta a fare questo.

Giovedì, 04 giugno 2020

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 Daniele Fazio

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Daniele Fazio è nato a Sant'Agata di Militello (Messina) nel 1983. Dopo gli studi classici, ha conseguito la laurea di primo livello in filosofia con una tesi su "Verità e Persona nel pensiero filosofico di Karol Wojtyla". Ha poi conseguito la laurea specialistica in Filosofia contemporanea con una tesi su "Ontologia ed etica della Persona. Prospettive contemporanee". Entrambe le tesi sono state discusse presso l'Ateneo di Messina con la professoressa Paola Ricci Sindoni, ordinario di Filosofia morale. Dal 2009 al 2012 è stato borsista del Centro Universitario Cattolico, con progetto Robert Spaemann: cristianesimo e filosofia nella modernità. Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia (2015) ha curato una ricerca sul pensiero di Étienne Gilson. E' cultore della materia presso la Cattedra di Filosofia morale del Dipartimento Civiltà Antiche e Moderne di Messina, con cui regolarmente collabora sin dal 2009. Ha frequentato i corsi del Tirocinio Formativo Attivo per l’abilitazione all’insegnamento negli Istituti di Istruzione Secondaria per la classe ex A037 – Filosofia e Storia. Militante di Alleanza Cattolica, tra le sue pubblicazioni, oltre agli articoli su riviste scientifiche, sono da rilevare la monografia Étienne Gilson. Metafisica dell’actus essendi e modernità, ed. Orthotes, Napoli 2018 e il saggio Eric Voegelin, un maitre à penser del Novecento in E. Voegelin, Politica, storia e filosofia, a cura di Oscar Sanguinetti, D’Ettoris Editori, Crotone 2018. Facebook - Instangram - Europa Mediterraneo