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Dalla Svezia una sveglia per i cattolici in politica

1 Maggio 2026 by Daniele Fazio

Un documento della Commissione Justitia et Pax della diocesi di Stoccolma richiama i principi fondamentali per l’azione dei cattolici in politica in previsione delle prossime elezioni del 13 settembre. Il tenore del documento è meritevole di travalicare i confini nordici. Ricorda, tra l’altro, per contenuto e stile la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica del 2002, firmata dall’allora Cardinale Ratzinger e controfirmata da san Giovanni Paolo II

di Daniele Fazio

È un piccolo gregge quello dei cattolici svedesi, oscilla tra l’1,2 e il 2% della popolazione. L’unica diocesi per tutto il vasto territorio è quella di Stoccolma, eretta nel 1783 e oggi guidata dal cardinale – il primo di origini svedesi – Anders Arborelius O.C.D. Nonostante l’esiguità dei numeri non è una comunità che si rassegna all’irrilevanza anche politica, tanto che, in previsione delle prossime elezioni, la Commissione che si occupa di tematiche afferenti alla dottrina sociale ha emanato un Appello per orientare i fedeli e gli uomini di buona volontà.

Nel testo si chiarisce che la politica è l’ambito in cui, con gli strumenti della dottrina sociale cattolica, nel tempo e nello spazio, si ha la possibilità di costruire il regno di Dio a partire dalla storia degli uomini. Regno di Dio che è compiuto definitivamente nel cielo.

Le elezioni democratiche sono occasioni in cui i fedeli possono influenzare, sia direttamente con la candidatura sia indirettamente con l’espressione del voto, gli equilibri della politica. Per fare questo, però, occorre che la loro coscienza sia ben formata a quanto insegna la dottrina sociale della Chiesa.

Innanzitutto, tale corpus dottrinale distingue tra valori di saggezza o prudenza pratica e valori assoluti. In relazione ai primi può vigere, sia pur illuminati dalla fede e dai principi della sussidiarietà, della solidarietà e dalla ricerca del bene comune, una legittima diversificazione di opinioni, che non deve creare polarizzazioni. Tuttavia anche in questo campo deve essere considerata l’adesione alla morale e l’orizzonte del significato del bene comune, che implica una crescita integrale dell’uomo, quindi anche dal punto di vista spirituale e culturale. Insomma, in altri termini, anche tali ambiti non possono essere analizzati e affrontati semplicemente secondo criteri immanentistici.

I valori assoluti – si potrebbe dire “non negoziabili”, volendo richiamare la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2002 – indicano, invece, dei limiti invalicabili. Non rientrano affatto nel campo dell’opinabilità. Essi riguardano i fondamenti della vita comunitaria ed in particolare il diritto alla vita, pietra angolare su cui si fondano tutti gli altri diritti umani, da cui ne consegue una condanna chiara dell’aborto e un’avversione verso ogni forma di suicidio assistito. Senza diritto alla vita – ricorda l’Appello – ogni altro diritto o tutela cadrebbe (giustizia, pace, cura del creato…). Tale passaggio è fondamentale perché, scendendo nel merito, il documento ricorda che in Svezia è stato avviato un processo per cui l’aborto potrebbe essere riconosciuto come diritto costituzionale. Su tale fronte nessun partito in lizza sembra contrario, invece, sembra che per quanto riguarda la battaglia sull’eutanasia il fronte sia meno compatto.

Pertanto, si dichiara: «è innanzitutto dovere dei cattolici cercare partiti e candidati per cui votare affinché alcuni di questi valori assoluti possano essere tutelati in una concreta attività legislativa durante il mandato 2026-2030».

Non meno importante è la tematica della libertà di educazione. Oltre al richiamo del principio secondo cui il diritto all’educazione spetta ai genitori, non solo si deve garantire la possibilità dell’esistenza di scuole confessionali libere da ogni ipoteca statalistica, ma si deve garantire la piena libertà di espressione anche in altri ambiti. È infatti paradossale, oltre a non rispondere a criteri di razionalità e ricerca del bene comune, che «si dedichi tempo ed energie a sanzionare la preghiera durante i pasti scolastici o le benedizioni alle cerimonie di diploma, mentre le espressioni di orgoglio LGBTQ+ e di ideologia transgender possono essere liberamente e incondizionatamente rese parte integrante dell’insegnamento».

Un documento coraggioso, vero, opportuno, realistico e profetico, che è meritevole di valicare i confini della Svezia e fungere da ispirazione e spinta, perché clero e laici cattolici di ogni nazione possano contribuire con la genuinità della dottrina sociale della Chiesa alla cura dei mali del tempo presente e alla costruzione di una società migliore, senza fughe e compromessi. Proprio come insegnano i nostri fratelli nella fede svedesi.

Venerdì, primo maggio 2026

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