Dolore di Dio, redenzione dell’uomo

Chiara Mantovani 3 anni fa
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Siamo a pochi giorni dall’inizio della Settimana Santa, nella memoria della Sofferenza che ha redento il mondo. Siamo anche a pochi giorni dalla ripresa della discussione, in Parlamento, sulle modalità di esprimere le proprie volontà in caso di malattia. Il nodo principale di quel disegno di legge non è politico, ma la politica alla fine sarà decisiva. Non è economico, eppure le spinte a risparmiare sulle cure per anziani e disabili avranno un peso importante. Non è medico, nonostante si voglia caricare sulle spalle degli operatori sanitari il fardello della rinuncia alla responsabilità e alla professionalità. Il vero nodo è antropologico: rispondere alla domanda sul senso della vita, della malattia e della sofferenza. La sofferenza nell’uomo è causata dalla sua natura: gli animali sentono dolore, ma nessuna angoscia. Non si può cogliere il senso della vita e della morte se non ci si pone davanti al Creatore e al Salvatore.

Al Creatore, per non pensarsi in una solitudine autodeterminata, che scimmiotta la libertà ma realizza la disperazione. Al Salvatore, per coltivare la speranza che ci sia una spiegazione al dolore. Ancora una volta, la risposta non è un insieme di parole retoriche, ma una Persona viva e vera che ci mostra una impensabile via: Dio che si fa uomo, e in questa natura soffre, sopporta dolore e angoscia, muore e poi risorge e sana, e salva.

Scriveva Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Salvificis doloris (1984): «Cristo ha operato la redenzione completamente e sino alla fine; al tempo stesso, però, non l’ha chiusa: in questa sofferenza redentiva, mediante la quale si è operata la redenzione del mondo, Cristo si è aperto sin dall’inizio, e costantemente si apre, ad ogni umana sofferenza. Sì, sembra far parte dell’essenza stessa della sofferenza redentiva di Cristo il fatto che essa richieda di essere incessantemente completata. In questo modo, con una tale apertura ad ogni umana sofferenza, Cristo ha operato con la propria sofferenza la redenzione del mondo. Infatti, al tempo stesso, questa redenzione, anche se compiuta in tutta la pienezza con la sofferenza di Cristo, vive e si sviluppa a suo modo nella storia dell’uomo. Vive e si sviluppa come corpo di Cristo, che è la Chiesa, ed in questa dimensione ogni umana sofferenza, in forza dell’unione nell’amore con Cristo, completa la sofferenza di Cristo.»

Quando quest’anno contempleremo Cristo sulla croce, paragoniamolo alle situazioni che una legge vorrebbe regolamentare, immedesimiamoci nell’esempio dei santi, guardiamo alla Madre dolorosa. C’è più di quello che gli uomini di oggi sono disposti ad ammettere, nel racconto della morte di Gesù. Rileggiamolo e meditiamolo.

«Quanto più l’uomo è minacciato dal peccato, quanto più pesanti sono le strutture del peccato che porta in sé il mondo d’oggi, tanto più grande è l’eloquenza che la sofferenza umana in sé possiede. E tanto più la Chiesa sente il bisogno di ricorrere al valore delle sofferenze umane per la salvezza del mondo.»

Non abbiamo bisogno della morte per togliere la sofferenza, abbiamo bisogno di Dio per darle pienezza di significato.

Chiara Mantovani

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 Chiara Mantovani

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Chiara Mantovani, nata a Ferrara nel 1953, si è laureata presso l'Università della sua città in Medicina e Chirurgia. Sposata con Massimo, conosce per suo tramite Alleanza Cattolica e ne condivide idee e stile associativo dal 1972. Dopo alcuni anni di matrimonio e quattro figli, si appassiona alle tematiche bioetiche e nel 1995 inizia a frequentare l'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore dove, sotto la direzione del prof. mons. (ora Cardinale) Elio Sgreccia, consegue il Perfezionamento in Bioetica. Dal 2003 al 2006 è membro dei Comitati Etici dell’AUSL, dell’Azienda Ospedaliero Universitaria e dell’Ordine dei Medici di Ferrara. Impegnata nel volontariato del Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara dal 1988, resta a lungo alla presidenza della locale sezione dell'Associazione Medici Cattolici Italiani e viene chiamata a far parte del Consiglio Nazionale. Incaricata di supportare la nascita di Scienza & Vita nella sua città, entra a far parte del Consiglio Esecutivo nazionale. Collabora con l'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa con articoli e conferenze. Svolge a tutt'oggi incontri pubblici e corsi di formazione per professionisti della sanità e per giovani, con particolare attenzione ai temi della vita, della famiglia e della salute, declinati secondo le prospettive delle ricadute personali e sociali e dei loro legami con la Dottrina Sociale della Chiesa.