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Gli USA in ginocchio innanzi al Sacro Cuore

21 Giugno 2026 by Daniele Fazio

L’episcopato statunitense ha voluto consacrare la nazione al Sacro Cuore di Gesù proprio nell’imminente 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza

di Daniele Fazio

Che cosa significa consacrare una nazione al Sacro Cuore di Gesù? La consacrazione richiama almeno due aspetti: il primo è direttamente religioso e spirituale. Si chiede al Verbo incarnato, in cui palpita un vero cuore d’uomo, quale Persona della Santissima Trinità e Dio Egli stesso, di proteggere e benedire un determinato popolo, non in maniera esclusivistica o nazionalistica, ma perché, arricchito dalla grazia che viene dal cielo, possa vivere nel perseguimento del bene comune e diventi veicolo di pace e giustizia al suo interno e nel consesso delle nazioni. Il secondo aspetto riguarda la visione politica della gestione del potere. Ossia ci fa considerare che il potere degli uomini non può essere esercitato in maniera totalizzante. Esso, infatti, deve riconoscere un limite che sta nel diritto naturale, confine che nessuna legge positiva, elargita da qualsiasi forma istituzionale (monarchia, aristocrazia, democrazia), deve violare proprio nell’ottica del rispetto della dignità della persona umana e dello sviluppo umano integrale. È altresì preghiera perché la politica si apra alla trascendenza (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 205), considerandola come bussola per le importanti e gravi scelte governative e legislative.

In altri termini, consacrare un popolo al Sacro Cuore vuol dire riconoscere la regalità sociale di nostro Signore Gesù che nulla toglie al potere terreno, ma lo orienta al suo giusto fine.

La pratica affonda le sue radici nelle rivelazioni private che proprio il Signore, presentandosi come il Sacro Cuore, nel XVII secolo, concesse ad una suora francese, Margherita Maria Alacoque (1647-1690), successivamente canonizzata. Tra le richieste fatte in relazione alla conversione personale di ogni uomo e donna, il Sacro Cuore si rivolgeva, tramite l’umile suora, al Re Sole, Luigi XIV (1638-1715), affinché si consacrasse a Lui, introducesse nella corte e nelle insegne ufficiali del regno di Francia la sua effige, costruisse e gli dedicasse un tempio e chiedesse autorizzazione alla Sede Apostolica per la celebrazione della Messa in onore del Sacro Cuore. Comprendiamo meglio tali richieste se consideriamo che il re di Francia allora era una delle massime autorità politiche cattoliche e che nella Cristianità europea, a partire dalle élite aristocratiche, si stavano diffondendo sempre di più il malcostume e la frivolezza. A livello religioso e culturale il protestantesimo, il giansenismo e l’Illuminismo, soprattutto quello francese, rappresentavano i prodromi di quella grande cesura che fu la Rivoluzione del 1789, i cui principi fondarono un nuovo paradigma culturale e politico anticristiano non solo in Francia. Tali indicazioni, però, non furono soddisfatte, inaugurando un contesto culturale, con le sue ricadute politiche, in cui Dio venne escluso dall’orizzonte dell’uomo, con gravissime conseguenze certificate dagli avvenimenti storici successivi: ideologie, guerre mondiali, lager, gulag etc.

Tuttavia, nel corso della storia, in diversi frangenti, vi sono stati esempi importanti di consacrazione di Stati al Sacro Cuore, sia da parte di governanti che di episcopati. Si pensi, ad esempio, all’Ecuador del presidente Gabriel Garcia Moreno (1821-1875) e ad altre nazioni latinoamericane, come la Colombia ed El Salvator, alla Spagna di re Alfonso XIII (1886-1931), al Portogallo e alla Polonia. Lo stesso Papa Leone XIII (1878-1903), nel 1899, consacrò l’umanità intera al Sacro Cuore.

Non vi è nulla di antiquato in tutto questo, soprattutto dal punto di vista teologico, tant’è che, ultimo in ordine di tempo, anche Papa Francesco ha voluto dedicare proprio la sua ultima enciclica, la Dilexi nos, all’amore umano e divino del Cuore di Gesù quale elemento centrale della fede cristiana. Anzi, Papa Bergoglio esorta proprio a leggere i suoi precedenti documenti sociali alla luce ermeneutica di quest’ultimo (cfr. DN, n. 217). Anch’egli dedica spazio alla dimensione sociale e di riparazione di questa devozione, che possiamo sintetizzare in questa affermazione: «In Lui diventiamo capaci di relazionarci in modo sano e felice e di costruire in questo mondo il Regno d’amore e di giustizia. Il nostro cuore unito a quello di Cristo è capace di questo miracolo sociale» (DN, n. 28).

In questa cornice s’inserisce la decisione dell’episcopato statunitense, che alla vigilia della solennità del Sacro Cuore di quest’anno, l’11 giugno, riunito ad Orlando in Florida, ha voluto consacrare la nazione leader dell’Occidente proprio al Sacro Cuore. Ciò è avvenuto dopo una seria preparazione, con meditazioni sui testi magisteriali di Francesco e Leone XIV, novene, preghiere, ore di adorazione e realizzazione di opere di misericordia, che hanno coinvolto tutta la comunità cattolica, e alla presenza delle reliquie di santa Margherita Maria Alacoque, provenienti dalla Francia.

L’episodio è significativo, dal momento che quest’anno ricorrono i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza delle colonie americane dalla Corona britannica. Nel testo della consacrazione si afferma che il Cuore di Cristo brucia d’amore affinché tutti i popoli tornino ad una retta relazione con Lui, si richiamano i diritti naturali di cui il Creatore ha dotato tutti gli uomini (e che sono presenti nella suddetta Dichiarazione: il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità), si chiede perdono per le offese commesse contro Dio e contro la dignità umana, si prega perché la Chiesa cattolica funga da segno che orienti tutti i popoli verso l’amore infinito di Dio e si implora: «O Desiderio delle Genti e Centro della Storia, ti chiediamo di benedire gli Stati Uniti d’America».

Anche la Casa Bianca non è stata insensibile a tale atto, tant’è che il presidente Donald Trump – nonostante certe sue assurde e profondamente sbagliate esternazioni, come gli attacchi al Papa e al  premier italiano Giorgia Meloni – è stato capace anche di un gesto pubblico, generoso ed entusiasta. Ha infatti inviato un messaggio ai vescovi statunitensi in cui non solo plaude all’iniziativa, ma ricorda alcuni snodi della storia degli Stati Uniti, a suo dire molto significativi, come la consacrazione degli USA a Maria fatta dal primo vescovo cattolico americano, John Carrol (1735-1815), e il legame tra il presidente Ronald Reagan (1911-2004) e Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) nella lotta contro il comunismo sovietico.

In un contesto mondiale particolarmente segnato dai conflitti  e da aggressioni continue alla dignità della persona umana, un tale richiamo, che denota una viva fede che si esplica nella relazione personale e sociale con il Dio vivo e vero, incarnatosi in Gesù Cristo, non può che essere un seme di speranza, perché l’uomo si apra all’amore salvifico del Sacro Cuore, e un monito per tutte le nazioni, a partire dagli episcopati, affinché lo sguardo al cielo diventi prioritario su ogni piano pastorale meramente umano.

Domenica, 21 giugno 2026

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