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I cattolici e il prossimo referendum

9 Marzo 2026 by Marco Invernizzi

Perché è importante recarsi al voto? Il senso del nostro SI’

di Marco Invernizzi

C’è molta confusione “sotto il cielo” per quanto riguarda il voto dei cattolici in occasione del prossimo referendum sulla giustizia, del 22/23 marzo. Se navighiamo su internet c’è da rimanere confusi e sconcertati: NO, SI’, NON SO. Insomma, una indubbia divisione e notevole confusione.

Allora cerchiamo di fare chiarezza e cominciamo dal ricordare che si tratta di una scelta che ha a che fare con la dottrina sociale della Chiesa, perché inerisce al bene comune e al rapporto fra i poteri dello Stato, ma che è opinabile, nel senso che ci possono essere motivi diversi e opposti per confermare la legge del Governo oppure per rifiutarne la conferma. Lo ha detto ufficialmente la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il Direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado: «Si tratta, infatti, di una questione opinabile, secondo la definizione del Codice di diritto canonico e della Nota Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa “alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”. Questi due testi ricordano anche che per temi appunto opinabili non bisogna presentare la propria tesi come dottrina della Chiesa (cfr. can. 227) » (13 febbraio 2026).

Mi preme sottolineare due cose. Anzitutto il richiamo alla Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede, quella che affermava l’esistenza di “principi non negoziabili” e sembrava essere stata archiviata in ambito cattolico. Rimane, invece, un importante punto di riferimento: se esistono temi opinabili, esistono anche temi che opinabili non sono, come l’aborto e il fine vita, oppure il matrimonio indissolubile fra un uomo e una donna come unico possibile fondamento della famiglia. In secondo luogo, l’intervento del Direttore ricorda un punto assolutamente importante, contenuto nel comunicato finale dell’ultimo Consiglio episcopale permanente: bisogna «recarsi alle urne, superando il clima di disimpegno e astensionismo».

Il tema riguarda, inoltre, la dottrina sociale, per quanto la scelta sulla legge sia opinabile. Anche questo aspetto è importante. La dottrina sociale sembra la cenerentola del mondo cattolico: non se parla mai e soprattutto non è minimamente presente nei progetti pastorali, nelle proposte parrocchiali, nelle iniziative della maggioranza di associazioni e movimenti. Salvo poi ricordarsene quando ci sono scadenze importanti, nelle quali bisogna affermare una posizione cattolica che sia conforme a una dottrina che continua a esistere, anche se non viene mai evocata. Sembra che il Compendio della dottrina sociale della Chiesa non esista. Invece esiste dal 2004 e sarebbe importante studiarlo e invitare soprattutto i laici a metterlo al centro del proprio impegno di cattolici.

E’ proprio facendo riferimento alla dottrina sociale che Alleanza Cattolica ha scelto di dare indicazione per votare SI’ al prossimo 22/23 marzo.

Perché è importante votare sì?
Per almeno tre ragioni.
La prima è che in una società in cui i conflitti aumentano e la tenuta morale cala, bisogna poter confidare su giudici che siano al riparo da ogni condizionamento, sia esterno che interno alla magistratura.
L’indipendenza della magistratura, infatti, è innanzitutto una garanzia per i cittadini e non un privilegio dei magistrati. 
Separare le carriere significa porre il giudice al riparo da ogni possibile ingerenza: è qualcosa in più, non in meno rispetto all’esistente.

La seconda sta nell’urgenza di restituire al CSM il ruolo che ad esso hanno assegnato i costituenti e che la Corte Costituzionale ha ribadito: un organo di alta amministrazione e non un corpo politico. La designazione dei componenti del CSM mediante sorteggio non è un oltraggio alla magistratura, ma è il modo per spezzare il legame fra competenza e appartenenza. Non si tratta di scegliere a sorte chi è il giudice più adeguato a ricoprire determinati incarichi, ma di fare in modo che chi deve scegliere i giudici più bravi, lo faccia in base al merito e non per legami di corrente o parentele ideologiche.

La terza ragione tocca l’assetto stesso di ogni ordinamento realmente democratico, dove deve essere la legge e non la volontà arbitraria degli uomini a dominare. Ricondurre la giurisdizione entro i limiti segnati dalla Costituzione è un bene per i magistrati, per gli altri poteri e, soprattutto, per tutti i cittadini.

Perché, come ammoniva il beato Rosario Livatino, «la giustizia non è affare di pochi magistrati, ma di tutti quanti noi».

Si tratta così di riequilibrare il rapporto fra la politica e la magistratura in Italia, dopo decenni in cui quest’ultima ha esondato dai suoi compiti istituzionali, invadendo un campo che compete alla politica attraverso forme di “giustizia creativa”.

Proprio un centinaio di associazioni cattoliche raccolte nel network “Ditelo sui tetti!” ha dato vita ai Comitati Civici per un giusto SI’. Il richiamo ai Comitati Civici non è casuale, ma ricorda proprio il Comitato Civico Nazionale fondato da Luigi Gedda (1902-2000) in occasione delle elezioni del 18 aprile 1948, quelle decisive per il futuro dell’Italia, dal quale nacquero decine di migliaia di comitati civici regionali e zonali, che permisero la straordinaria vittoria elettorale che allontanò il pericolo di un trionfo socialcomunista.

Oggi non siamo allo stesso livello di pericolo per la libertà e la democrazia del Paese, ma nemmeno possiamo pensare che sia indifferente la vittoria di uno schieramento o dell’altro, soprattutto in riferimento ai principi non negoziabili sopra ricordati. E’ in qualche modo in discussione, seppure indirettamente, una certa concezione dell’umano, cioè di un uomo libero da pressioni esterne, costruttore del bene comune attraverso la politica e non per mezzo di scorciatoie giudiziarie.

Ricordiamolo e soprattutto convinciamo ad andare a votare!

Lunedì, 9 marzo 2026

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