Le parole del Santo Padre sul Natale del Bambino Gesù, oltre la strumentalizzazione ideologica
di Marco Invernizzi
Nei giorni immediatamente successivi al Natale emerge tutta la profondità e il paradosso della vita cristiana. Il 25 dicembre nasce un Bambino che è il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. Il mondo occidentale oggi, nel terzo millennio, lo celebra ancora, ma con una festa secolarizzata, caratterizzata da regali, pranzi e cene, luminarie. E meno male che questo avviene ancora, almeno laddove resiste la famiglia, che si ritrova, e dove ci si vuole ancora bene. Infatti, l’alternativa è il Natale “un giorno come un altro”, che si diffonde dove ormai domina l’individualismo.
Tuttavia, del Bambino rimane poco, anche nelle migliori famiglie. Del Bambino come “segno di contraddizione”, intendo, di uno che ti obbliga a scegliere da che parte stare, che non ti chiede che cosa vuoi mangiare o che regali devi comprare, “segni” da non cancellare certamente, perché comunque qualcosa ci ricordano, ma che non ricordano l’essenziale.
L’essenziale lo scopriamo il giorno dopo, il 26 dicembre, dedicato a santo Stefano primo martire, soprattutto se partecipiamo alla Messa, anche se non è di precetto. Infatti, il Bambino portatore della pace è già diventato “segno di contraddizione”: c’è chi lo testimonia fino a dare la vita e chi uccide i suoi primi seguaci, tutto preso dall’odio. Ma l’amore di Stefano è più forte dell’odio e riesce addirittura a convertire il capo dei suoi assassini, Saulo, che diventerà il grande Paolo, apostolo dei Gentili.
Il Natale non è riducibile a una festa qualsiasi, ma dipende molto anche da noi cristiani riuscire a mantenere viva nella vita della Chiesa la centralità del Mistero della nascita di Gesù. Sollecitati dai media, anche noi cadiamo spesso nel “Natale politico”, che è la versione pubblica del “Natale privato” vissuto come festa secolarizzata.
Abbiate la pazienza di leggere le omelie e l’Angelus del Papa sul Natale. Leone XIV ricorda che il Bambino è un portatore di pace, ma non quella del mondo. E’ la pace del cuore, di chi sa che verrà “ridicolizzato” per questo, perché, davanti a ogni conflitto, fra persone, nelle famiglie e poi naturalmente fra le nazioni, cercherà sempre di riconciliare, di smussare i contrasti, di invitare ad amare, ricordando che il cristiano non ha nemici, ma uomini e donne di cui desidera la conversione. Ma la pace del Bambino non è pacifista, non è alternativa alla giustizia, invita a usare la “conversazione” invece della forza, ma non entra nel merito delle indicazioni militari.
Leggete il Papa, ma leggetelo veramente. Leone XIV invita a essere uomini di pace, anche e soprattutto rivolgendosi ai potenti della terra, ma non ha detto come si combatte il terrorismo (in Nigeria o quello di Hamas), non ha spiegato se un popolo aggredito come quello ucraino abbia il diritto di difendersi, non ha invaso il campo dei Paesi europei che, senza più il contributo degli Usa, hanno il compito di provvedere alle spese della propria difesa, che non è una opzione ma un dovere: il Papa ci indica una strada missionaria, «non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge». Questa è «la sapienza del Natale. Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti».
C’è una postura ideologica in tanti commentatori che è inquietante. Vorrebbero portare il Papa a ragionare secondo i loro schemi, che sono impregnati da un odio ideologico contro l’Occidente, che per loro è colpevole di tutto, e non perdono l’occasione di contrapporre il presidente Trump al Santo Padre, di criticare i Paesi europei quando cercano, come fa il governo italiano, di difendere i diritti dell’Ucraina senza “rompere” l’alleanza con gli Usa. Invece, quando il Papa chiede un gesto concreto, alla portata di tutti i belligeranti, cioè 24 ore di tregua delle armi nel conflitto russo-ucraino, allora scende il silenzio, anche per le parole con cui Leone XIV ha espresso la sua delusione per il rifiuto di Putin, che ha continuato a bombardare le città ucraine pure a Natale.
Sono temi grandi e gravi, che Papa Leone conosce meglio dei giornalisti che usano le sue parole per motivi ideologici che nulla c’entrano con la pace.
Lunedì, 29 dicembre 2025
