In Nicaragua si mette agli arresti un vescovo emerito per aver chiesto di pregare per altre vittime del regime sandinista, che se la prende anche con la categoria degli avvocati, in poche parole con tutti coloro che protestano coraggiosamente contro la protervia del duo Ortega-Murillo. Un problema ulteriore è che gli oppositori, ormai, “spariscono” dopo gli arresti, come accade in Cina.
di Stefano Nitoglia
Il 29 giugno scorso la polizia del regime sandinista di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha rapito il vescovo emerito Juan Abelardo Mata, di 80 anni, in rappresaglia per una Messa da lui celebrata il 25 giugno nella chiesa della Cruz del Calvario nella città nicaraguense di Estelí (nord), durante la quale aveva chiesto ai fedeli di pregare per la Chiesa cattolica perseguitata e aveva menzionato espressamente il vescovo Rolando José Álvarez Lagos e il sacerdote Frutos Valle.
Mons. Mata, salesiano, è stato vescovo titolare della diocesi di Estelí dal 1990 fino al 2021. In precedenza, dal 1988 al 1990, era stato ausiliare dell’Arcidiocesi di Managua e vescovo titolare della Diocesi di Coeliana. Monsignor Alvarez, 60 anni, citato, insieme al sacerdote Frutos Valle, nell’omelia incriminata, è un noto oppositore del regime sandinista. Arrestato nel 2022, dopo il rifiuto di andare in esilio negli Stati Uniti è stato condannato alla pena di 26 anni per tradimento e privato della cittadinanza nicaraguense. Il sacerdote Frutos Valle, 81 anni, è stato arrestato dalla polizia nicaraguense nel luglio 2024 e si trova agli arresti domiciliari forzati («seminario per carcere») presso il Seminario Nazionale.
Secondo quanto riportato dai media nicaraguensi, mons. Mata è stato prima trattenuto il 29 giugno per diverse ore, mentre tornava da una visita medica cardiologica e inviato «sotto sorveglianza» presso la sua abitazione nella provincia di Masaya, ma è stato poi nuovamente arrestato il 30 giugno e portato in un luogo sconosciuto.
Gli Stati Uniti hanno chiesto l’immediato e incondizionato rilascio di mons. Mata. «Chiediamo l’immediata e incondizionata liberazione del vescovo nicaraguense Abelardo Mata, arbitrariamente detenuto dalla dittatura Murillo-Ortega», ha scritto l’Ufficio statunitense per gli affari dell’emisfero occidentale sul social media X; aggiungendo che il vescovo ottantenne «non rappresenta una minaccia per il regime e la sua salute è fragile. Condanniamo la persecuzione crudele e la repressione religiosa in corso da parte della dittatura Murillo-Ortega. Gli attacchi contro la libertà religiosa devono cessare».
La dittatura sandinista sta invece cercando di fabbricare un caso contro il vescovo, per giustificarne il rapimento, tentando di accusarlo di presunta corruzione e seminando dubbi sulla sua immagine. «Dopo le necessarie indagini sull’origine dei beni e sui legami familiari che non coincidono con lo status sacerdotale del Vescovo emerito Abelardo Mata, quest’ultimo è rientrato nella sua abitazione, dove si trova in perfette condizioni», ha dichiarato il Ministero dell’Interno nicaraguense in un comunicato. Il che non corrisponde assolutamente a verità. «Il problema è che di mons. Mata non si è più saputo nulla. La sua abitazione è circondata dalle forze di sicurezza giorno e notte e neppure i parenti sono riusciti a contattare il loro congiunto.
Qualche bene informato attivista per i diritti umani ritiene che sia tutta una messa in scena e che mons. Mata non sia affatto a casa sua, bensì detenuto in qualche carcere del regime», scrive su il Foglio di sabato 11 e domenica 12 luglio 2026 Matteo Matzuzzi, che chiosa: «Il regime nicaraguense dei coniugi Daniel Ortega e Rosario Murillo ha deciso di adottare il metodo cinese, almeno per quanto riguarda il trattamento riservato ai vescovi sgraditi: farli sparire non si sa dove» (ibidem).
A causa della violenta persecuzione religiosa del regime sandinista le relazioni tra il Vaticano e Managua sono state ufficialmente sospese dal marzo 2023. Nel marzo 2023, il defunto Papa Francesco descrisse il regime di Ortega in Nicaragua come una «grave dittatura», un mese dopo che il vescovo Rolando Álvarez era stato condannato a 26 anni di carcere per «tradimento contro la patria» e privato della cittadinanza.
Negli ultimi otto anni, nella seconda fase della dittatura sandinista, il regime di Ortega, al potere dal 2007, ha espulso centinaia di sacerdoti cattolici, tra cui il presidente della Conferenza episcopale, Carlos Herrera, nel 2024, ed ha sciolto ed espropriato la Compagnia di Gesù.
Ma il regime centramericano se la prende anche con i corpi intermedi della società civile, che resistono alla dittatura socialcomunista. In questa occasione, l’obiettivo sono gli avvocati. Il 9 luglio gli avvocati e i giornalisti nicaraguensi in esilio hanno denunciato che il regime nicaraguense ha revocato le licenze professionali ad almeno 2.000 avvocati, senza fornire spiegazioni. Un provvedimento definito «un nuovo atto di persecuzione contro la professione».
Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani (cfr. Diario las Americas, 9 luglio 2026), i nomi degli avvocati coinvolti sono stati rimossi nei giorni scorsi dal registro ufficiale della Corte Suprema di Giustizia, impedendo loro di continuare a esercitare la professione.
Si tratta di una persecuzione promossa dal regime contro i cittadini che si identificano con la difesa della democrazia e che si aggiunge ad altre misure punitive, come la revoca della cittadinanza agli oppositori e ai critici del governo. Il messaggio per i nicaraguensi è che non possono scegliere un avvocato qualsiasi, ma solo quelli graditi al regime.
«Il Nicaragua non soddisfa nemmeno gli standard minimi di indipendenza della magistratura. Rimuovere gli avvocati dall’albo della Corte Suprema, senza preavviso né giusto processo, significa precludere ai cittadini l’ultima via di difesa rimasta», ha dichiarato Reed Brody, membro del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani in Nicaragua.
Anche l’organizzazione di opposizione “Liberali Nicaragua” ha condannato la decisione, ritenendo che essa trasformi l’esercizio della professione legale «in una professione soggetta agli slogan e ai capricciosi disegni politici della dinastia Ortega-Murillo».
Martedì, 14 luglio 2026
