Brevi considerazioni sulla possibile libertà per il popolo iraniano dopo l’attacco militare israeliano e americano
di Marco Invernizzi
In Iran c’è un enorme problema che attende una soluzione: si tratta della libertà. Non della libertà di cui si disquisisce qui in Occidente, dove la libertà c’è, anche se qualcuno vorrebbe toglierla a qualcun altro, ma si tratta della libertà vera, quella di potere dissentire dalla Repubblica islamica fondata nel 1979 dall’ayatollah Khomeini (1902-1989). Per questo martedì 3 marzo a Roma tante associazioni e partiti politici hanno organizzato una manifestazione per ricordare i diritti del popolo iraniano, affinché anche in Italia si levi una pur piccola forma di solidarietà nei confronti di chi muore per chiedere la libertà (diverse migliaia sembrano essere stati gli iraniani uccisi durante le ultime proteste di piazza).
L’Iran è un paese che in Italia conosciamo poco, pur avendo una lunga storia e una civiltà millenaria, che nasce in Asia, lambisce i popoli medio-orientali, ritroviamo nella Bibbia e, infine, approda nella modernità dovendosi confrontare con la diffusione delle ideologie. Negli Anni Venti del secolo scorso subisce il fascino del nazionalismo laicista di Kemal Ataturk (1881-1938) nella vicina Turchia, poi la penetrazione del marxismo, soprattutto attraverso il Partito comunista del Tudeh. Nel paese si diffonde una occidentalizzazione che dall’Occidente prende le cose peggiori, il secolarismo, le ideologie e la corruzione dei costumi, invece dei principi universali che sono alla base del pensiero occidentale, cioè la dignità e la libertà della persona creata a immagine del Creatore.
Si crea così in Iran una deleteria contrapposizione fra il laicismo di una parte della popolazione, compresi tanti stranieri, soprattutto americani, che arrivano nel Paese per ragioni di lavoro, e la cultura islamica, presente soprattutto negli strati popolari del Paese. In questa situazione l’islam si radicalizza e, alleandosi con i comunisti del Tudeh, promuove la Rivoluzione islamica del 1979, sotto la guida dell’ayatollah Khomeini. Negli anni successivi i comunisti verranno messi fuori legge e perseguitati come tutti gli altri partiti.
La complessa storia dell’Iran va studiata e compresa tenendo conto delle profonde differenze culturali rispetto ai paesi di antica tradizione cristiana. Oggi, però, il suo problema è liberarsi da un regime oppressivo, che impone con la forza la propria ideologia islamista, combatte il laicismo dell’Occidente con la violenza del fondamentalismo, disprezza la natura dell’uomo, creato libero e portatore di valori universali che ne fondano la dignità. Il peggior servizio che si può fare alla religione, anche a quella islamica, è costringere gli uomini e soprattutto le donne a seguirla, donne che sono le principali vittime della situazione drammatica in cui si trova l’Iran.
La libertà, dunque, consapevoli che essa è un valore universale, comune a tutti gli uomini di qualsiasi religione, ma che quando essa ritorna a essere rispettata da un punto di vista politico, porta con sé ogni cosa, tutto e il contrario. Ci ricordiamo la Russia dopo la fine dell’Urss e anche i paesi dell’Europa orientale, e quando i berlinesi attraversavano il confine del Muro abbattuto per cercare i porno-shop? Oltre la Cortina di ferro arrivarono le logge massoniche, oltre ai movimenti cattolici e alla costituzione delle prime parrocchie, ossia arrivarono tutto il bene e tutto il male che c’era e c’è in Occidente. La libertà politica è così, permette ogni cosa, ma l’alternativa è la barbarie del totalitarismo.
In queste ore, in un Paese martoriato da un regime dispotico, Israele e gli Stati Uniti hanno cominciato a bombardare alcuni obiettivi sensibili all’interno dell’Iran, provocando anche la morte della Guida suprema, l’ottantaseienne Ali Khamenei. Che cosa dobbiamo pensare di questo attacco militare? Prima di rispondere, credo sia doveroso pensare alle molte migliaia di persone, per lo più giovani, che sono state uccise dal regime in pochi giorni durante la recente repressione contro le proteste della popolazione iraniana. A chi, se potessero, dovrebbero rivolgersi per chiedere giustizia e libertà per il loro Paese? A chi se non a quei Paesi, come l’America, che hanno la forza per poterli aiutare? L’intervento militare in Iran è il contrario di quell’America first predicato in senso nazionalista dal presidente americano. Gli Usa non possono sottrarsi al dovere che incombe su chi possiede la forza per fare rispettare la giustizia. Questo non significa che ogni gesto sia legittimo e accettabile, ma vuol dire che chi ha il potere di aiutare i più deboli ha anche il dovere di esercitarlo, con modalità moralmente accettabili. E non c’è dubbio che i più deboli, meritevoli di essere aiutati, siano gli iraniani che dal 1979 sono oppressi da una dittatura.
Qui mi fermo, perché bisogna avere la competenza militare per capire se quanto sta accadendo possa essere veramente risolutivo e perché non conosco i veri obiettivi dell’intervento militare, se cioè abbia come scopo impedire la costruzione della bomba atomica da parte dell’Iran, oppure punti effettivamente a un cambio di regime, come ha detto il presidente Trump invitando gli iraniani a restare in casa fino a quando l’attacco non sarà terminato, per poi andarsi a riprendere il governo del loro paese. E’ indubbio che la caduta di un simile regime sarebbe un bene per gli iraniani e per il mondo intero, considerato anche che l’Iran è all’origine del terrorismo di Hamas, degli Hezbollah e degli Houthi. Ma potrà realmente avvenire e gli iraniani hanno effettivamente la forza per governare il Paese, una volta liberato da chi lo sta occupando dal 1979? Aspettiamo e preghiamo, per la loro libertà e per la sicurezza del mondo libero.
Lunedì, 2 marzo 2026
